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I test Invalsi, i normodotati illuminati e le aule Taigeto

Si sono svolte nei giorni scorsi - fra molte proteste di insegnanti, studenti e famiglie - le prove per verificare il livello di apprendimento degli studenti italiani, con una sorpresa dell’ultimo momento: l’esclusione generalizzata, di fatto e anche “fisica”, dei ragazzi diversamente abili dai test. Ne consegue un consiglio “datato”, che riporta all’antica Grecia e che forse può tornare utile per la disposizione logistico-scolastica prossima ventura.

immagine passepartoutLa settimana scorsa si sono tenute nelle scuole di tutta Italia le prove Invalsi, test che devono (dovrebbero) verificare il grado di apprendimento raggiunto dagli studenti  di alcune classi della scuola primaria e secondaria.

Il “momento educativo” prende il nome dall’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema di Istruzione e Formazione, che è l’ente incaricato di elaborare i dati - attraverso l’SNV, il Sistema Nazionale di valutazione - che ne scaturiscono. Si tratta di una disposizione ministeriale (il dicastero è quello della Pubblica istruzione) capace di scatenare una ridda di polemiche che non ha risparmiato nessuno dei soggetti coinvolti: insegnanti, alunni e famiglie. Le ragioni sono diverse. I docenti ritengono i test declassanti (se non umilianti), i ragazzi semplicemente inutili (molti dei quesiti sono stati definiti “più che elementari”), i genitori addirittura una palese violazione della privacy (visto che non sono mancate domande personali sul nucleo familiare). A dimostrazione della diffusa avversità alle prove possono valere i tantissimi casi di boicottaggio, non partecipazione o protesta vera e propria (capace di unire tutti sotto un’unica bandiera) che si sono potuti registrare un po’ indistintamente su tutto il territorio nazionale.

Ma rispetto all’evento la cosa ancor più significativa e - francamente - incredibile è data da una circolare che il ministro Mariastella Gelmini ha fatto diffondere proprio attraverso l’istituto incaricato dell’elaborazione poco prima delle prove di quest’anno, nella quale veniva affermato, testualmente, che “gli Alunni con disabilità intellettiva non possono né debbono partecipare” alle prove Invalsi.
A questa è seguita una nota dell'INVALSI in cui si precisa che le indicazioni si riferiscono solo ed esclusivamente alle prove del SNV (classe II e V scuola primaria, classe I scuola secondaria primo grado, classe II scuola secondaria secondo grado), specifica che “qualunque sia la tipologia di disabilità di un alunno, essa deve essere segnalata sulla Scheda-risposta dei singoli studenti”, aggiungendo quindi i diversi gradi di disabilità (intellettiva, visiva o altro) e specificando poi che la segnalazione “consentirà di considerare separatamente, solo se esplicitamente richiesto dal Dirigente scolastico, i risultati degli alunni con bisogni educativi speciali e di non farli rientrare nella elaborazione statistica dei risultati di tutti gli altri alunni”. In più, “la decisione di far partecipare o meno (e se sì con quali modalità) gli alunni con certificazione di disabilità intellettiva (o di altra disabilità grave), seguiti da un insegnante di sostegno alle prove Invalsi è rimessa al giudizio della singola scuola per il tramite del suo Dirigente. Solo la scuola può conoscere la specificità di ogni situazione e valutare, quindi, la scelta più opportuna”. E quali sono le scelte “opportune” fra le quali scegliere? Eccole, sempre testualmente: “Non far partecipare a una o a tutte le prove SNV gli alunni con disabilità intellettiva o altra disabilità grave, impegnandoli nei giorni delle prove in un’altra attività”, oppure “fare partecipare a una o a tutte le prove SNV gli allievi con disabilità intellettiva o altra disabilità grave insieme agli altri studenti della classe, purché sia possibile assicurare che ciò non modifichi in alcun modo le condizioni di somministrazione, in particolare se si tratta di classi campione. In generale, sono ammessi strumenti dispensativi e misure compensative, con la sola condizione che questi non modifichino le modalità di effettuazione delle prove per gli altri allievi della classe. Non è pertanto possibile la lettura ad alta voce della prova, né la presenza in aula dell’insegnante di sostegno”. Come se non bastasse, ecco infine la chicca: “Se ritenuto opportuno dal Dirigente scolastico, è consentito che gli allievi con disabilità intellettiva o altra disabilità grave svolgano una o a tutte le prove in un locale differente da quello utilizzato per gli altri allievi della classe. Solo in questo caso, è anche possibile la lettura ad alta voce della prova e la presenza dell’insegnate di sostegno”. Alla faccia di tutti i discorsi sull’integrazione e il sostegno che da anni, ormai, accompagnano in maniera positiva la presenza e il percorso dei tantissimi ragazzi diversamente abili nelle scuole italiane.

Prendendo spunto da quest’ultima, incredibile e surreale “opzione” ci permettiamo un consiglio, che se accolto in tempi accettabili può percorrere un iter burocratico celere e tornare magari utile per l’Invalsi del prossimo anno: perché non chiamare Taigeto le aule “differenziate” (il termine è assolutamente appropriato) in questione? Se casomai a qualcuno del Ministero preposto - sicuramente, come senz’altro dovrebbe, normodotato e intellettualmente evoluto - sfuggisse il nesso, aggiungerò che il Taigeto è una catena montuosa del Peloponneso, in Grecia, e domina (ieri come oggi) la città di Sparta, da dove la cima (quasi 2.500 metri) è ben visibile. Fin lassù gli spartani antichi si arrampicavano faticosamente per gettare poi nei dirupi sottostanti i bambini nati deformi oppure per lasciarveli abbandonati, si vede in un impeto tardivo di buonismo. Abbandonati a loro stessi, come la nota – che più chiara non si poteva scrivere – obbliga a fare nei confronti dei molti ragazzi sfortunati che popolano le nostre scuole, in verità da tempo immemore accolti e accettati ovunque come portatori di grande e diversificata ricchezza. È successo davvero in Italia, non nell’antica Grecia, nel mese di maggio dell’anno di grazia 2011. 

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Commenti

commento su aule separate

Prima di criticare bisogna conoscere. E' giusto che i bambini dislessici stiano in una classe separata dove un insegnante legge ad alta voce il testo della prova. Il bambino dislessico fa fatica a leggere e invece capisce benissimo quanto detto a voce. Se l'insegnante leggesse ad alta voce ai bambini che non sono dislessici sarebbero distratti.
Leggere ad alta voce non significa favorire i bambini nella prova, che per il resto possono affrontare la prova autonomamente.
Per i dislessici non e' una forma di discriminazione come quelle del monte Taigeto a Sparta ma solo una diversa forma di comunicazione.
Per gli altri tipi di disturbi dell'apprendimento non so e quindi me ne sto zitto, altrettando dovrebbero fare quelli che non sanno prima di gridare allo scandalo.

Non ci sono altre parole per

Non ci sono altre parole per commentare, che "Tristezza".

Sparta e le statistiche

Ho letto con attenzione il commento su un aspetto dei test che non conoscevo e sul quale (Premetto che sono una mamma di una bambina "normodotata" che ha effettuato le prove INVALSI della primaria (II classe) e che non ho avuto difficoltà a riempire le due paginette di crocette richieste come schede di background familiare) nemmeno mi era venuto in mente di riflettere. Ringrazio quindi l'autore per avermi indotto innanzi tutto a pensare su risvolti difficili e delicati che tante iniziative "nuove" possono avere. L'integrazione scolastica è un bene non solo di principio, ma di fatto. Tuttavia, una riflessione mi spinge a non essere in totale accordo con il tono del commento e cioè che l'"equità" non significa trattare sempre tutti allo stesso modo, ma significa anche trattare diversamente chi parte da condizioni diverse per potere essere trattato allo stesso modo. Se quindi bambini che abbiano necessità di ausili particolari o di modalità differenziate per consentire loro di svolgere con serenità, autonomia, senso di adeguatezza e consapevolezza gli "stessi" test di altri non credo che che sarebbe sinonimo di "buttarli giù da un precispizio" più dell'alternativa di non farli partecipare affatto o pretendere che si adeguino alle modalità degli altri...

si torna al passato

Preoccupa e intristisce questo ritorno al passato, quando i disabili venivano emarginati e ghettizzati.
Come avviene da anni, inoltre, i soggetti del mondo scolastico non vengono coinvolti nelle decisioni che riguardano i metodi di valutazione.
Ma chi ha la responsabilità di gestire il sistema formativo non dovrebbe tendere a migliorare l'esistente con spirito progressista ?
A volte sembra che il mondo, o almeno questo paese, vada all'incontrario.

Tanto, l'...Esimia non si

Tanto, l'...Esimia non si dimette!

Sono la mamma di un bambino

Sono la mamma di un bambino con una severa difficoltà di concentrazione che frequenta il secondo anno della scuola primaria. Da anni io e mio marito stiamo combattendo per non farlo sentire "diverso dagli altri" ed invece è proprio chi lo dovrebbe aiutare "la scuola" che, in questa occasione, ha vanificato il nostro sforzo e ha pesantemente sottolineato la sua difficoltà . Nostro figlio, per non arrecare disturbo al resto della classe, avrebbe dovuto fare tale prove in un'aula separato dai suoi compagni ed affiancato dalla sola insegnante di sostegno. Potevamo sottoporlo ad una umiliazione del genere...... abbiamo deciso di non mandarlo a scuola proprio nei giorni delle prove, tra l'altro in accordo con le insegnanti. Nei giorni precedenti alle prove ha regolarmente partecipato alle varie esercitazioni, è stata data così tanta enfasi alla cosa che quando gli abbiamo spiegato che l'indomani non sarebbe andato a scuola ci ha risposto: "domani ho una prova importante, devo andare!" GRAZIE GELMINI

inoltre già si vocifere di una pesante riduzione delle ore di sostegno, nostro figlio attualmente ha 12 ore a sua disposizione ed il prossimo anno non ne avrà che 4 probabilmente..... come potrà frequentare regolarmente la scuola a queste condizioni! ed il suo apprendimento! ma di questi ragazzi in difficoltà ne vogliamo fare dei diversi per tutta la vita oppure vogliamo dargli gli strumenti giusti per un inserimento nella società di domani???? ATTENDO UNA RISPOSTA DOTTORESSA GELMINI

Una mamma perennemente in affanno grazie alle istituzioni

Gent.ma Sig.ra, Sono un papà

Gent.ma Sig.ra,
Sono un papà di una bimba con problematiche pesanti a livello intellettivo, più volte (purtroppo) certificate dagli specialisti ...
Dopo un primo anno di scuola primaria abbastanza "tranquillo", quest'anno sono iniziati i tagli alle ore di sostegno, con già la certezza di ulteriori diminuzioni per il prossimo anno.
La "Riforma Gelmini" si sta rivelando per quello che è veramente ... Una mera riforma "contabile" (probabilmente preparata a quattro mani con il Ministro dell'Economia) che serve solo a fare tagli indiscriminati, senza preoccuparsi minimamente soprattutto delle categorie disagiate, probabilmente con la segreta speranza che questi bambini vengano spostati (e ghettizzati ...) in apposite strutture private (chiaramente a pagamento).
Sono da sempre un sostenitore della Scuola Pubblica e cercherò di battermi in suo favore; e se le risposte non le troverò dalla parte politica che ci sta governando (sono un elettore di centro-destra da tanti anni) sono anche disposto a cercarle da altre parti ...
Grazie per lo spazio concessomi per questo sfogo personale ...