Intervista

Open data: dalle parole ai fatti. Come, a FORUM PA 2011

Non è molto difficile fare open data, considerando che "i dati sono nativi digitali". L'ingrediente fondamentale è la volontà politica. Poi, il come fare venitelo a discutere a FORUM PA 2011. Flavia Marzano ci introduce l'appuntamento del 10 maggio, alle ore 15,00. Tanti gli esperti, amministratori e  appassionati...in un format coinvolgente e interattivo, assolutamente orientato al COME FARE. "Perché sul fatto che l'open data vada fatto - dice Flavia - non ci sono dubbi". "L'openness dell'amministrazione pubblica e in particolare l'apertura dei dati - conclude - sta diventando come l'acqua, un diritto di tutti." Nel corso del convegno sarà lanciato APPSFORITALY, il contest italiano su open data pubblici

 


Italia: dall’inerzia pubblica ai movimenti spontanei
Parlare di dati aperti – ricorda Flavia - è una cosa che in realtà si fa da tempo o meglio si dovrebbe fare da tempo visto che già nella prima versione del CAD , quella del 2005, all’ art. 50 si parlava esplicitamente di “disponibilità dei dati delle pubbliche amministrazioni”. L’art. 50 del CAD – che prevedeva che i dati dovevano essere resi disponibili e accessibili in modo che potessero essere fruibili e soprattutto riutilizzati – è rimasto in realtà lettera morta per anni, fino a quando all'inizio del 2009 il presidente Obama ha fatto un suo Memorandum of understanding specificatamente sull'open gov …e da lì anche i Paesi europei hanno cominciato a muoversi in questa direzione. In Italia la situazione è un po’ anomala ma va preso atto di quello che è successo. Nessuno livello dell'amministrazione pubblica ha fatto niente, fino a quando alcuni movimenti spontanei, nati dal basso, in completa modalità 2.0 hanno deciso di fare qualcosa, iniziando a sollecitare la politica centrale e locale ad aprire i dati. E’ nato così una sorta di movimento dell'open data in Italia, con diverse associazioni che, a vario titolo, hanno cominciato a muovere i pensieri e le discussioni, attraverso eventi, incontri anche di una certa rilevanza, fino a che si è costituito un grosso movimento che, almeno sulla rete, ha generato discussioni e soprattutto documenti. Non ultimo, la scorsa settimana è stato presentato alla Camera dei deputati un documento molto importante e utile che sono le Linee guida per le amministrazioni che volessero adottare l’open data.

Per consultare il programma in aggiornamento e partecipare al convegno "Open data: dalle parole ai fatti", il 10 maggio a FORUM PA 2011 iscriviti alla pagina dedicata

 

Dalla trasparenza all’openness
Primo punto da ribadire a chiare lettere: non si tratta solo di trasparenza. Faccio un esempio che tutti possono comprendere. Tutte le amministrazioni ormai pubblicano gli atti on line, quelli che prima erano all'albo, per capirci, ora vengono pubblicati in formato digitale, sui siti istituzionali, cosicché sia le delibere che le deliberazioni dirigenziali sono reperibili on line. Questo risponde all'esigenza di trasparenza. Il problema è che purtroppo questi documenti non sono indicizzabili dai motori di ricerca, quindi se volessi ricercare le delibere che ha fatto il mio Comune sul tema dell'innovazione cercando per parola chiave potrei riuscirci soltanto andando a scartabellare on line piuttosto che negli archivi polverosi …ma sarei comunque costretta a scartabellare, guardando tutte le delibere che ha fatto il mio ente. Se poi volessi addirittura vedere in Italia quale è il Comune che ha emesso più atti sull’innovazione tecnologica ...sarebbe una follia, ci vorrebbero migliaia di persone che vanno a guardarsi le informazioni disponibili, pubblicate in pdf e dunque non sempre indicizzabili. Il pdf infatti è un formato standard, ma non sempre trasparente e fruibile in termini di dati e informazioni. Peggio ancora, a volte i documenti vengono archiviati come delle fotografie e quindi scannerizzate perché ci vuole il timbro, la firma e quant'altro.

Non è difficile
Non è difficile poter rendere queste informazioni accessibili, se c’è la volontà di farlo. Non è difficile perché ormai non è più come 15 - 20 anni fa quando le informazioni nascevano su carta e venivano poi digitalizzate. lI flusso è “alla rovescia”: i dati sono nativi digitali, nel senso che i dati oggi nascono in formato digitale. Si tratta semplicemente di trovare lo strumento - e neanche normativo ma di volontà politica  - per renderli fruibili. Chiaramente nessuno pretende che siano resi fruibili a prescindere dal rispetto dei limiti della conoscibilità dei dati che sono previsti dalla legge, né della norma sulla protezione dei dati personali. Il punto è che a partire dal CAD del 2005 la normativa esiste, il problema è che non viene applicata o per scarsa conoscenza della normativa stessa o peggio, forse, per pigrizia intellettuale (quello che il mio amico Bellisario chiama bureacratic divide). Apparentemente per un’amministrazione è più semplice dirsi “chiudo tutto in cassaforte, non rischio di fare danni, di fare male, di andare contro la normativa sulla privacy”. Del resto nessuno le chiede di aprire tutto.

Per aprire
Per aprire bisogna avere innanzitutto awareness, consapevolezza e attenzione... ovviamente. La stessa Commissione europea gia da tempo, in particolare sullo European Interoperability Framework, chiede esplicitamente alle pubbliche amministrazioni di aprirsi non solo in termini di standard di trasparenza ma proprio in termini di messa a disposizione dei dati. Poi arriva la domanda: "perché aprire i dati"…I dati non solo servono al cittadino per vedere che cosa la pubblica amministrazione  stia facendo e per permettergli di partecipare ai processi decisionali, ma moltissimi dei dati che la PA detiene potrebbero essere utili anche alle imprese per permettere loro di fare meglio il loro mestiere e dunque far muovere il mercato e fare molto più business di quanto ad oggi, con la chiusura delle informazioni e dei dati, sia possibile fare. Quindi, formati aperti si... ma non bastano, standard aperti si ...ma non bastano, open data invece sono quelli che permettono di andare oltre.

A FORUM PA 2011, il 10 maggio
Abbiamo detto che ci sono da qulache settimana le Linee guida su come fare Open data, un primo passo molto importante verso l’operativizzazione dell’open data. Una tappa da non perdere è l’incontro che faremo a FORUM PA, dove ognuno potrà entrare a partecipare, guardare, discutere, condividere. Ci trovate tutti là… ognuno di noi sarà disponibile non soltanto a fornire il proprio sapere, ma a condividere e a confrontarci per trovare soluzioni al come farlo … perché una cosa è certa: che vada fatto non ci sono dubbi. Come farlo e come farlo in maniera più semplice, indolore, efficace lo vedremo insieme discutendo insieme il 10 maggio, dalle 15,00 a FORUM PA 2011.

Politici wanted
L’ottica è questa: l’open data non è un problema tecnico, nel senso che non è una cosa da delegare ai tecnici ma è un intervento politico. Dunque, prima dell’expertise (che si può recuperare facilmente), è necessaria la consapevolezza politica E’ necessario che i politici capiscano dove, come e quando ci guadagna l'amministrazione. La politica deve dare indicazioni di apertura, starà poi ai tecnici trovare le modalità normative da un lato e tecnologiche dall'altro su come aprire le informazioni. Quindi, mi piacerebbe trovare a FORUM PA più politici di quanti non siano i tecnici ..e sono certa che i politici iniziano a capire molto bene è una cosa di cui non possono non occuparsi.
L'openness, in senso lato e specificamente rivolta ai dati, è una cosa che sarà come l'acqua, nel senso che i dati devono essere aperti, pubblici e disponibili e devono essere fruibili da cittadini, imprese e altre amministrazioni. Quindi quello del 10 maggio sarà un momento di incontro in cui il politico potrà acquisire maggiore consapevoleza sull'importanza del fare open data, dopodiché ben vengano le domande anche tecniche, considerando che abbiamo gli strumenti tecnici e normativi per farlo da subito, anche se come sempre tutto è migliorabile. Alcuni politici verranno a raccontare le loro esperienze, come hanno fatto open data, dove hanno avuto difficoltà, dandoci un importante supporto nell'evitare di fare gli stessi errori e nel trovare le soluzioni. Poi ospiteremo un “politico di eccezione”: tutte le domande che avreste voluto fare sull'open data e non avete mi osato chiedere questo politico ce le farà...

Ci vediamo a FORUM PA 2011, il 10 maggio alle ore 15!  “Open data: dalle parole ai fatti”
 

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Commenti

Anche qui i politici? No, grazie

L'argomento merita i dovuti approfondimenti e bene ha fatto ForumPa a metterlo in agenda.
Per il momento vorrei fare alcune considerazioni (spero non troppo corrosive):
1. Il CAD non è la Bibbia, e molte delle disposizioni sono proclami e non effettivamente applicabili. L'art.50 è tra questi. Infatti pone una serie di vincoli abbastanza non-open (una PA può ottenere dati da un'altra PA solo per lo svolgimento di compiti istituzionali, usando le regole SPC - provateci! -, nei limiti di leggi e regolamenti, firmando convenzioni, etc.)
2. I dati più facilmente trattabili e riusabili sono quelli di bilancio, e lì c'è già una norma. Ma andrebbe modificata per rendere i dati utilizzabili. Quindi: facciamo caso per caso o alziamo il livello?
3. Il fatto che tutto sia bit (i dati sono nativi digitali ci dice l'intervistata) non vuol dire poi molto ai fini di un loro riutilizzo. Su questo fronte non mi pare ancora registrabile un pensiero forte e noto ancora una certa superficialità. Tanto per cominciare si tratta anche di aspetti tecnici. Sfido chiunque a leggere l'EIF e la documentazione preparatoria, oppure la Federal Enterprise Architecture degli USA o il Business Transformation Enablement Program canadese. Quello che certamente non è tecnico ma "politico" nel senso più alto è l'approccio coordinato alla definizione di un modello e soprattutto di un processo di cooperazione tra le varie amministrazioni per integrare servizi ed applicazioni utilizzando uno schema di riferimento comune e aperto. Questo però non è il nostro SPC. SPC è solo il prerequisito ed il nostro paese registra un consistente ritardo in tal senso (quando nel 2003-2007 lavoravo con i colleghi UE su queste materie era già chiaro che l'approccio corretto era quello di definire i processi condivisi che abbisognano di dati aperti e formati).
4. L'associazione per l'Open Government può fare qualcosa, vista anche la latitanza dei soggetti istituzionali, per definire: quali dati, quali formati, quali utilizzi (anche se sarebbe stata preferibile un'apertura nel CAD; l'art.50 è poca cosa e troppo timida).
5. Ma la domanda di dati dov'è? Se non è la società civile, le università ed i centri studi, saranno i privati che cercheranno di lucrare - complici le amministrazioni poco avvedute o sprovviste di strumenti normativi o di policy - sul riutilizzo di dati "profittevoli": genetici, ambientali, cartografici, di pianificazione strategica o di investimenti pubblici, etc. Occorre rapidamente provare a creare una domanda "pubblica" in modo che le PA - oltre a leggere il CAD e le delibere della CIVIT o le prescrizioni del Garante privacy (non saranno in troppi?) - abbiano, tra gli scopi istituzionali, quello di "restiruire" ai contribuenti che le pagano i dati di loro interesse.
5. Quindi: policy SI ma politici NO! Tranne in qualche sparuto ambito locale, non mi pare che la "politica" del XXI secolo abbia questa voglia di farsi controllare (a livello nazionale non possiamo nemmeno scegliere chi votare). Se abbiamo necessità di fare non servono inutili parolai. Ma a chi organizzerà ForumPa chiedo, comunque, di ammettere a partecipare autorevoli esponenti non perchè ci dicano cosa occorre fare (lo sappiamo in molti e prima di loro), ma cosa si impegnano a fare in Parlamento e fuori per avviare la stagione dell'open government.

Politici e impegno concreto!

"cosa si impegnano a fare in Parlamento e fuori per avviare la stagione dell'open government."

...quindi politici si, per chiedere loro un impegno, concordo!