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Per una volta Report si è persa fra le “nuvole”

L’ultima puntata della trasmissione di Milena Gabanelli è stata dedicata ad alcuni aspetti delle probabili insidie connesse all’uso della rete, con risultati francamente deludenti. Troppo allarmismo, che si può tradurre in eccessiva diffidenza per coloro (nel nostro Paese sono ancora molti) che devono ancora accostarsi a Internet. È  necessaria una conoscenza più approfondita delle peculiarità che può offrire la “cloud”, e l’ormai imminente appuntamento con FORUM PA può rappresentare un ottima occasione per saperne di più e capire meglio i meccanismi che ne contraddistinguono il funzionamento.

logo passepartoutDevo dire con un po’ di rammarico che l’ultima puntata di Report, domenica scorsa, mi ha lasciato con l’amaro in bocca. La trasmissione di Milena Gabanelli, stavolta dedicata a Internet e in particolare ad alcuni dei suoi protagonisti assoluti - anzitutto Facebook e Google, ma anche Twitter e Youtube - mi è sembrata per una volta non all’altezza della (giustissima) fama che di solito la contraddistingue. Il largo spazio dedicato all’argomento-rete, nell’occasione, è stato infatti occupato in maniera indubbiamente allarmista, senza che si tenesse in giusto conto il fatto che chi naviga abitualmente non è uno sprovveduto tout court, buono per tutti i raggiri e pronto a far da vittima come una sorta di agnello sacrificale alle insidie, con i “cattivi tecnologici” pronti a mangiarsi l’ingenuo di turno in un sol boccone.
Certo, è vero: chi sceglie – ad esempio – di far parte della comunità di Facebook deve sapere che condividendo idee, immagini e amicizie fornisce di sé un profilo che nel tempo si delinea sempre più perfettamente, fino a tratteggiare un contorno preciso e ben inquadrabile delle proprie inclinazioni personali complessive. Ancora, chi entra in Google andando - per esempio - a cercare in maniera continuativa i risultati della parola-chiave “casa”, non si stupirà più di tanto se dalla terza volta che digiterà quelle quattro lettere dal suo pc sul motore di ricerca più potente del mondo nella colonna di destra cominceranno ad apparire riferimenti delle principali agenzie immobiliari della sua città. Il fatto è che in entrambi i casi i soggetti in questione lo sanno benissimo oppure, se all’inizio del loro “viaggio condiviso” non se lo potevano immaginare, ben presto se ne saranno fatta una ragione, e decidere di rimanere in quel contesto diventa azione del tutto conscia. Credo dunque che si tratti di casi definibili come “scelte consapevoli”, e qui sta il punto: chi naviga normalmente diventa assolutamente consapevole, nel giro di pochissimo tempo, rispetto a quello che può trovarci e alle sorprese che possono pioverci addosso, volenti o nolenti.

Si può azzardare che Report, in questo caso, abbia fornito una serie di informazioni ad uso e consumo di un personaggio tipico, ma atipico in questa nostra era tecnologica, esistente soprattutto Italia, Paese che si colloca ancora abbastanza lontano dal raggiungere parametri medi europei accettabili di frequentazione su Internet: il neofita della rete, colui che ancora non la conosce o va (finalmente!) accostandosi. Dopo aver visto la trasmissione di domenica scorsa, la diffidenza in questo tipo di persone non potrebbe che rivelarsi maggiore: futuri e sperabili frequentatori di Internet che così hanno ora introiettato l’assunto che presto si potranno ritrovare ingabbiati alla stregua di fantocci inani nelle mani di servizi segreti al soldo (gratuito, fra l’altro) di chissà quali potenze straniere o di promotori pubblicitari intrusivi e senza scrupoli. In pratica, al centro di quella che è l’ormai annosa contrapposizione fra chi immagina la cloud (la nuvola, cioè la rete stessa) come l’unico futuro auspicabile di sviluppo della conoscenza, rispetto a coloro che invece ne sono gli strenui detrattori (a partire dal Garante della privacy) e che vedono nei cloud service  e in ciò che dalla rete può discendere in termini di informazione passiva, data e ricevuta un pericolo più che serio.

Non ci resta che consigliare agli uni e agli altri una partecipazione al prossimo FORUM PA, dove è previsto un preciso percorso espositivo e congressuale dedicato proprio al cloud computing, oltre che un evento specifico organizzato in collaborazione con l’Autorità garante per la tutela dei dati personali. Ne potremo uscire tutti con le idee più chiare, utili per restare saldamente - anche se sembra un paradosso - nelle “nuvole”, quelle che la modernità fa girare sulla nostra testa di internauti, più o meno abituali.

 

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Commenti

Report non si e' perso nelle nuvole.

Invece il warning della Gabanelli era piu' che opportuno: i principali fruitori dei social network sono i giovani, e cioe' principianti per definizione; e non tanto inesperti di tecnologie (ma molto piu' di quanto pensano), quanto di relazioni sociali. Il compito principale, e piu' delicato, delle famiglie, e di quanti, almeno un tempo, erano dedicati allo sviluppo dei giovani (scuole ecc.) consiste proprio nell'assistere, o almeno vigilare, alla scelta e formazione degli oggetti e dei modi di comunicazione sociale. Invece Facebook e compagni spalancano acriticamente il mondo ai nostri ragazzi, e peggio, spalancano i nostri ragazzi al mondo. Sono certamente una grande opportunita', ma da usare con accortezza e consapevolezza che appunto, soprattutto i giovani ancora non hanno.
Bruno

LIBERI O NON LIBERI

La considerazione, che ogni persona che frequenta la rete diventa via via conspevole, è da ritenersi fondata fino al momento in cui succede che: per continuare ad usufruire della rete in tutte le sue potenzialità si è costretti a rivelare tutte le nostre inclinazioni. Il problema consiste nella obbligatorietà, nella stramaggioranza dei casi, della compilazione dei vari form di autenticazione e di accesso alle informazioni e da cui ne deriva l'uso improprio, in alcuni casi di furto vero e proprio, dei dati personali da parte di chi ha interesse a farlo.
Quindi l'uso della rete può sembrare libero ma in realtà non lo è, perchè soggetto alle limitazioni di cui sopra. Questo penso che fosse il pensiero di fondo, della trasmissione della Gabanelli.

liberi-non liberi

Concordo con l'Anonimo che non sempre chi frequenta il web è consapevole, o lo diventa, della possibilità che ciò che immette diventi di dominio pubblico. E per me questo non sarebbe il male maggiore: lo so che se metto le mie foto su FB o anche sul mio sito le possono scaricare tutti, basta che non ne facciano un uso che mi pregiudica (e qui entra in gioco il diritto d'autore) . Credo che sia molto peggio la possibilità di accedere a password e quindi ad aree con informazioni riservatissime( vedi banca o anche solo il mio profilo FB per inserirvi info false con vantaggio economico per altri) . Personalmente non ho nulla da nascondere sul web perchè non ho conto on line e su FB ci vado poco, ma capisco la preoccupazione di chi per lavoro è costretti ad usare il web (e penso a tutti i commercianti che per pagare le tasse sono costretti dall'erario ad avere un conto online). Forse la trasmissione di Milena Gabbanelli ha mostrato prevalentemente l'aspetto negativo e i pericoli del web, ma ha fatto suonare un campanello d'allarme a coloro che sono troppo fiduciosi, ha fatto sì che non si sentissero soli coloro che hanno avuto problemi, ha dato indicazioni su come agire. Ben venga!