Editoriale

Dirigenti. Ma che vogliamo da loro?

Una lettera, una delle tante che mi arrivano di questo tenore in questi mesi, mi racconta la situazione di un dirigente in un settore a forte innovazione di una città media, alle prese con la difficile missione di innovare nonostante tutto. Non può incentivare nessuno, non può spendere, non può formarsi, non può neanche partecipare a incontri formativi o a momenti di confronto, perché persino le spese per trasferta sono state decurtate senza un giudizio discriminante, ma solo con il criterio del taglio lineare. Non può organizzare neanche attività e convegni remunerativi, pagati dagli sponsor o dagli iscritti, perché la legge è a senso unico e taglia le spese, indipendentemente dalla loro eventuale copertura attraverso entrate specifiche. Insomma non può che negare con i fatti quel “governo con la rete”, quell’apertura di idee e di orizzonti che tutte le riforme dichiarano a parole. In questi casi mi viene da pensare che il legislatore sia strabico e che la mano sinistra non sappia quel che fa la mano destra.

La riforma del 2009 poggia, infatti, le sue basi sulla nuova figura di un dirigente dotato di “autonoma responsabilità”. Sin dal suo primo articolo la legge di riforma (d.lgs 150/09) dichiara che uno dei suoi obiettivi portanti è “il rafforzamento dell'autonomia, dei poteri e della responsabilità della dirigenza”. Ed è corretto: se non cambia la dirigenza ben sappiamo che è velleitario sperare che cambi l’intera macchina pubblica.
Ma possiamo sperare in una dirigenza illuminata e lungimirante, che sappia guidare l’amministrazione nell’innovazione, in queste condizioni? Non credo proprio.

A un dirigente è chiesto di essere al centro della valutazione dei propri dipendenti, ma non può dar loro né un euro in più se sono bravi (vedi d.lgs 78/10, la cosiddetta finanziaria di giugno scorso), né un euro in meno (vedi accordo sindacale del 4 febbraio scorso) se sono pelandroni.

A un dirigente è chiesto di essere un soggetto attivo nella fissazione degli obiettivi, di avere una visione strategica, ma non può neanche giudicare cosa vale la pena di spendere e cosa no, perché la scarsa fiducia che in lui ripone il legislatore fa sì che i tagli siano ciechi e non sui saldi, ma sulle singole poste, azzerando così nei fatti la possibilità di scegliere che è alla base di qualsiasi reale responsabilità. Né per altro un dirigente è messo di solito in condizione di avere neanche un’idea vaga di quanto costa nel complesso la sua unità produttiva (provate a chiederglielo) e quindi il famoso “governo per budget” diventa solo uno slogan e la possibilità di risparmio vero è inficiata dall’impossibilità di valutare il rapporto tra costi e benefici o, se volete, di valutare la produttività reale in termini di “ritorno sugli investimenti”.

A un dirigente è chiesto di essere un innovatore, ma non può formarsi né progettare una formazione adeguata per i suoi collaboratori (50% in meno); non può valersi di consulenze di qualità per appropriarsi di saperi e competenze necessarie da introiettare nell’organizzazione (80% in meno); non può organizzare né partecipare a momenti di comunicazione e di scambio, vitali sui temi di innovazione (80% in meno); se vuole passare alla prima fascia dovrà passare sei mesi all’estero (dice la legge), ma oggi non può neanche spostarsi di cento chilometri per incontrare suoi colleghi. Infine non può sperare di avere giovani collaboratori (per un taglio selvaggio del turnover che blocca le assunzioni) che portino una ventata di innovazione “nativa”.

In questo ambiente asfittico c’è chi si adatta benissimo: sono i dirigenti fatti e cresciuti per appartenenza politica, sono i dirigenti “tira a campare” convinti che tanto “tutto cambia perché nulla cambi”, sono i dirigenti che non valutano i loro collaboratori, ma solo il loro tornaconto personale. Non sono tutti così, ma certo son quelli che in questa situazione contraddittoria, fatta di tanti obiettivi altisonanti e insieme di così pochi strumenti operativi reali, se la cavano meglio. E’ questo che vogliamo da loro?

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Commenti

visto come hanno funzionato i

visto come hanno funzionato i concorsi per accedere alle carriere dirigenziali nella PA
consiglio: lascia il tuo posto a chi forse sarebbe diventato dirigente in un sistema meritocratico!!! I giovani vanno diretti non sfruttati!!!

mi sono commosso!

Mi avete quasi fatto piangere con questo articolo sui "poveri" Dirigenti che vorrebbero fare tante cose ma non riescono a fare nulla. Poichè non mi pare che sia un obbligo fare il Dirigente chi non ci riesce può anche andare a casa e lasciare libero il posto da 100.000 euro l'anno ad altri. Potrebbero venire a fare i funzionari con i contratti fermi da anni e 1500 euro mensili costretti inoltre a sopportare le "manie" di ogni Dirigente che non viene controllato e giudicato da nessuno.
Saluti.

fare di tutta un erba un

fare di tutta un erba un fascio è il solito modo di affrontare i problemi, una sorta di pregiudizio che non serve a nessuno.
Non tutti idirigenti lavorano nello stesso modo così come non tutti i lavoratori sono uguali..
nel mio ambito quello infermierisico dopo decenni di impossibilità ad accedere alla dirigenza, finalmente hanno comincatoi a afre dei concorsi...io l'ho vinto dopo 35 anni e dopo almeno 10 anni che il dirigente lo faccio,,prendo meno di prima perchè la posizione che avevo è riconpresa nel nuovo stipendio..in pratica ricomincio da capo essendo un contratto fuori dal comparto...... lavoro 10 ore al giorno quando non porto il lavoro a casa... sono la prima a rimanere quando c'è un problema, a saltare il riposo se è necessario..e via dicendo... ma di che parlate...

Cosa vogliamo/cerchiamo da CHI?

Ho letto con interesse quanto suggerite, però perdonatemi ma ho dei dubbi:

1) Un dirigente o "ordinario" guadagna poco?

2) E' possibile che ci siano stati degli sprechi e qundi recitiamo il "mea culpa"?

3) Chi fa le riforme ha le bacchette magiche?

4) Lavoriamo VERAMENTE per il bene comune?

5) La "cooptazione" (o parentismo) sostiene i più deboli ed indifesi?

6) Le donne arrivano ai posti di dirigenza usando quali strategie... suggerite da chi?
E si contano con le dita delle mani?

Abbiamo scoperto la solita acqua bollita?

PERDONATEMI PER QUESTE DOMANDE

PS - poche parole chiave:
Beatificazione di Giovanni Paolo II

all the best!

Agata

ma che dirigenti vogliamo

Si, un Governo davvero strabico. Dove si è tagliato tutto e di più, e voi fate da megafono alle fesserie di Brunetta e Co.

Ma perchè non dite che la PEC, nonostante sia stata tanto sbandierata da Brunetta è stata un fallimento e costosissima catastrofe se si considera il costo: 50 milioni di euro buttati al vento, ma per rimpinguare la "privatizzata" Poste, ove si fa a gara per mettere managers di partito - daltronde non è un fenomeno nuovo, tutte le privatizzazioni seguono questo copione: ATAC, AMNU, Municipalizzate ed altro - 80 milioni per la ricerca e borse di studio per studenti, meritevoli, non si sono trovate, questa porcheria, che non rispetta neanche i canoni tecnici per una vera PEC, si. Io ho la mia che mi costa 5 Euro all'anno, c'era bisogno di offrirne una gratis ? Pubblicità per Brunetta !
E l'altra pagliacciata di alcuni giorni in caserma per attirare alla vita militare: milioni al vento, mentre 80 milioni per le borse di studio, no ! Tutta pubblicità per La Russa !
E quella enorme porcheria, iniziata da Prodi e continuata dalla Brambilla, del Portale Italia (portale turistico, scritto solo in italiano !) che è costato non so più quanto (100 Milioni ?). Pubblicità per Berlusconi: quanto é bravo.
Tutti gli Enti Lirici privati dei fondi per andare avanti, ma solo 3 del Nord (leggi cari a Bossi) sono stati rifinanziati ! Ma di che andiamo cianciando ?
Al Sig. Brunetta gli é stato fatto presente che in una scuola di Gela, per aver adottato solo software utile per Ufficio di tipo Open Source (valido come Office di Microsoft) ma totalmente gratis, ha fatto risparmiare in un solo anno oltre 2 milioni di euro (dico 2 milioni). Immaginate il ritorno per tutta la scuola pubblica. Perchè, il tanto perspicace Brunetta, non fa una piccola circolare, d'intesa con Tremonti, e ordina alla PA intera di usare per l'ufficio l'open source, e con i soldi risparmiati lasciare liberi i Dirigenti di fare ciò che vogliono: compreso incentivi ai dipendenti, corsi specifici, partecipazioni e seminari ecc. E' tanto difficile ? No ! Cosa fa il nostro Nano maledetto, fa un accordo con Miscrosoft per l'utilizzo di software specifico per la PA: altra montagna di Euro a sbafo !!!!

E voi cosa fate ? Lì a reggere il moccolo, anzi a magnificare le azioni indecenti del Nano: vergognatevi, ..... se ci riuscite !

Matteo MARIANI
ex funzionario dello Stato
in pensione

Da tecnico, mi permetto di

Da tecnico, mi permetto di fare una osservazione. Il discorso open source è molto complesso. Ci sono aziende che si sono buttate sull'open source e che vivono proprio di assistenza sulle procedure open source che rilasciano. Cioé il risparmio con l'open source c'è (ma 2 milioni di Euro di risparmio grazie ad OpenOffice per una scuola mi sembra esagerato) e ci può essere ma sono cose che vanno ponderate, adattate e in ottica di scelte strategiche (e non di risparmio immediato) altrimenti equivarrà ad avere presto tutti i servizi informatici esternalizzati a maggior costo finale per la PA e di esaurimento del personale tecnico informatico. E questo secondo punto a prescindere è un problema che investe tutta la PA quando non si investe in formazione e in competenze, ma al tempo stesso si vogliono fare le grandi scelte strategiche informatiche (PEC, privacy, codice amministrazione digitale,etc.).
E ritornando a monte del problema. Non sono un dirigente, ma un funzionario e come tale vedo anche le difficoltà che comunque ha il dirigente (quando è illuminato) di riuscire a muovere qualcosa all'interno di un sistema bloccato. Se dall'alto, Ministero in primis, non decide dove vuole andare e dove investire, a cascata non è pensabile che arriveremo da nessuna parte. Certo, ognuno deve comunque darsi da fare ed essere propositivo, ma è difficile quando farlo quando il quotidiano è fatto da mettere pezze ad un sistema che peggiora e dove non si capisce dove voglia andare la amministrazione di appartenenza e anche a livello nazionale si viva di proclami e di poca sostanza e concretezza.

dirigenti : fuori dalla P.A. i venduti alla politica

I disastri, lo spreco e lo scempio della P.A.è addebitabile solo ed unicamente ai responsabili apicali della gestione .La Costituzione Italiana agli artt. 97 e 98 indica i principi in base ai quali la stessa è organizzata, essa sovrintende ai servizi pubblici che lo Stato e gli enti locali hanno l'obbligo di rendere alla collettività all'insegna dei criteri di buon andamento e imparzialità .
Autonomia gestionale, efficienza, efficacia, economicità, e-government, sono termini che, da quasi venti anni, riempiono sia i discorsi della politica che i molteplici trattati del managment pubblico, ma in concretezza, nel quotidiano delle attività degli Enti, cosa devono voler significare ?
Da parte della Dirigenza Pubblica, una rettitudine intellettuale, di dover sviluppare i propri compiti di responsabilità secondo principi di legalità resi nell’assoluto interesse generale, quindi, operando in base ai canoni di cui al Dettato Costituzionale, con competenza e professionalità.
Essere competente, significa saper gestire situazioni complesse, il dirigente capace non deve essere considerato come generatore di costi o di spese ma un generatore di “valore”, l’approccio analitico alla competenza ha da sempre definito la stessa come una “somma” di sapere, saper fare e saper essere, oggi è ancora valida tale asserzione, ma ha necessità di essere integrata con una semplice aggiunta : saper gestire e “destreggiarsi nelle complessità “ delle azioni ; per agire con competenza, nella P.A., è essenziale approfondire un aggiornamento quotidiano costante, per ciò che attiene la ricorrente evoluzione normativa, affinché le attività siano rese in maniera legittima ed al passo con la evoluzione tecnologica, ma la competenza reale si riesce davvero a percepire quando il risultato ottenuto è espressione di qualità del servizio pubblico realizzato con efficace rapidità; la esecuzione resa possibile altresì, attraverso una certa dose di “effervescenza di idee e progetti” seri e ragionati della gestione, tali da supportare correttamente l’Amministrazione Pubblica nello esplicare il proprio ruolo Istituzionale, costituisce infine quel “quid” in più che una dirigenza capace deve saper riconsegnare.
La realtà purtroppo è disastrosamente lontana da tutto ciò, perché la esatta separazione tra la gestione e la politica non si è mai realizzata, considerato che quest’ultima, a propria “immagine e somiglianza” designa i dirigenti, sovente dotati di scarsa competenza e di scadente professionalità. Basta sbirciare nella voce denominata ” Trasparenza” del sito web di un qualsiasi Ente Pubblico -obbligo di Legge fortemente voluto dal Ministro Brunetta, dove dovrebbero comparire la retribuzione economica sia degli Amministratori che dei vertici apicali della gestione, oltre i curriculum vitae di quest’ultimi - in molti di questi siti ancora non si riesce a rilevare nulla, laddove invece risulta essere inserito qualche dato, il risultato è abbastanza desolante, si riscontra qualche rara eccellenza, ma la maggior parte, ha ottenuto accesso alla qualifica per “ meriti particolari”.

Dirigenti. Ma che vogliamo da loro.

Nel condividere le perplessità manifestate nell'articolo, ritengo che gli stessi problemi, moltiplicati all'ennesima potenza, li stanno subendo i funzionari e molto spesso per responsabilità degli stessi dirigenti.
Troppo spesso risulta che per alcuni dirigenti consentire, la partecipazione alla formazione e alle varie manifestazioni utili per la conoscenza e per il lavoro (es.: FORUM PA) ai funzionari è un premio. Pertanto spesso fanno partecipare funzionari che non si occupano delle materie trattate dalle iniziative e conseguentemente penalizzando non autorizzando alla partecipazione i funzionari interessati che da anni curano le materie.

Impiegati. Ma che volete da noi?

I dirigenti, con la scusa del caos normativo (che indiscutibilmente esiste e sta paralizzando la p.a.) sempre più spesso evitano di prendere decisioni strategiche (troppo impegnative e rischiose), lasciando soli i quadri a 'turare le falle'. Di formazione non se ne parla neanche (costa) e se leggi la newsletter di fpa la mattina alle 8 sei anche guardato con sospetto, quasi fossi un fannullone che perde tempo con facebook. Di permessi per partecipare alla manifestazione -poi- non se ne parla neanche per me che sono un ex quadro precario, miracolosamente riuscito a passare a tempo indeterminato come impiegato esecutivo ma che continuo a fare l'80% del lavoro di un quadro, visto che il mio capo ufficio non sa più a quale santo votarsi.
Intanto parliamo di pec ma fatichiamo ad avere l'inchiostro per il fax (che continua ad essere l'unico mezzo di comunicazione giuridicamente valida che l'amministrazione ci metta a disposizione).
Non riesco proprio a piangere per il povero dirigente che "non può incentivare nessuno", preferisco piangere per chi come me sta anche rischiando la disincentivazione derivante dalla legge Brunetta.

risorse e programmazione

oltre alle giustissime e tragiche osservazioni, vorrei aggiungere un ulteriore spunto di riflessione. Uno dei cardini della programmazione e della connessa responsabile autonomia dirigenziale è sapere ad inizio anno esattamente quante sono le risorse finianziarie disponibili e per quali compiti sono attribuite. E' di queste ore, invece, la nuova applicazione del "sistema bancomat" inventato da Tremonti: la cd. legge di "stabilità" (mai nome fu più ironico) consente infatti, ove il MEF ritenga che le previsioni di entrata non saranno rispettate (si noti: "ritenga", non" abbia constatato"), di apportare tagli alle risorse dei ministeri, con proprio decreto e quindi senza alcun passaggio parlamentare (doveroso, visto che si alterano le autorizzazioni di spesa approvate dal Parlamento).
A parte ogni commento su tale norma, il risultato (e siamo appena ai primi di marzo...) è che la programmazione finanziaria fatta, soppesando con il "bilancino" le sempre più scarse risorse finanziarie, viene del tutto stravolta dall'unilaterale e ormai onnipotente iniziativa del MEF. Di quale programmazione parliamo quindi? di quale responsabile organizzazione delle attività e della relativa spesa per realizzarle? Oramai si vive in ostaggio ed alla giornata, sperando di chiudere progetti, contratti e convenzioni prima che giunga, non preannunciato, l'ennesimo taglio che vanifica il lungo e laborioso lavoro preparatorio fatto. Quanto costa in termini di efficienza questa politica insensata? e chi ne risponde?

E l'autoformazione?

Pur condividendo lo spirito generale dell'articolo e le giuste critiche mosse agli aspetti contraddittori della riforma, credo che - almeno sul fronte della formazione -, qualcosa si possa fare, anche a fronte di un taglio del 50% delle risorse.

Mi riferisco alle pratiche di autoformazione: spesso nelle amministrazioni si va ad acquistare a caro prezzo sul mercato competenze già presenti all'interno, ma che rimangono nell'ambito del singolo dipendente. Fare un indagine conoscitiva con strumenti a costo zero (questionario via email) sulle competenze presenti e poi organizzare corsi interni, tenuti in orario di ufficio, non è certo una cosa impossibile.

Altre possibili soluzioni:
- inviare ai corsi di formazione cd. "esterna" un solo dipendente a rotazione, con il compito di replicare, come docente, quanto appreso in un successivo corso interno;
- far produrre, nell'ambito dei corsi interni, documentazione da riutilizzare e condividere con altri uffici/amministrazioni;
- utilizzare le risorse della Rete (tra cui i webinar di ForumPA !), prevedendo percorsi di autoformazione da parte dei dipendenti;
- fare quanto sopra su scala locale/provinciale/regionale condividendo i contenuti via rete (youtube, slideshare, etc).

Quanto sopra può essere fatto con somme minime, e non è detto che l'impossibilità di riconoscere incentivi economici sia per forza di ostacolo...del resto la letteratura di management è concorde nel ritenere quelli non economici (riconoscimento, status, realizzazione di se', etc.) decisamente più efficaci del denaro, già solo sul medio periodo.

I problemi ci sono e sono molti, ma le soluzioni esistono, a volte è sufficiente smettere di piangersi addosso e rimboccarsi le maniche...

si vede che non sei un

si vede che non sei un dirigente. vieni e prova prima di "pontificare"

Autoformazione

Quello che ha scritto il "non dirigente" è molto sensato ed è assolutamente praticabile.
Oggi esistono tantissimi tecnici, grazie a Internet, che fanno della autoformazione la propria forza.
Io, che sono un ingegnere informatico, dal mio ente (una ASL) non ho mai ottenuto la possibilità di frequentare corsi di un certo spessore in ambito informatico, con la scusa che "sono così bravo che potrei insegnare io nei corsi".
Mi sono anche offerto (per iscritto) come formatore interno per l'utilizzo di applicativi informatici, ma non mi hanno nemmeno risposto.
Per converso, la mia formazione informatica avviene tutti i giorni, fuori dall'orario di servizio, partecipando a Community tecniche, scrivendo articoli tecnici e leggendo gli articoli degli altri, discutendo, leggendo e sperimentando le varie tecniche.
Sto per pubblicare il mio 7° libro di informatica e ho alle spalle decine e decine di articoli pubblicati sui miei blog e sui vari portali e ho ottenuto per la terza volta un premio da Microsoft (la nomina a Microsoft MVP) per le competenze tecniche e per la disponibilità nell'aiutare gli altri utenti e programmatori a fare meglio il loro lavoro.
Tutto questo però all'interno dell'ente è come se non esistesse: il lavoro si svolge praticamente nei modi di 15 anni fa, con applicazioni vecchie e con la mentalità dirigenziale ancora più vecchia.
Insomma, "innovazione" è una bella parola, ma gli enti pubblici innovano solo quando cala dall'alto una legge che obbliga a fare qualcosa (classico esempio è l'albo delle deliberazioni, ma ce ne sono tanti altri), ma per il resto è tutto come fossilizzato.
Per quanto riguarda il tema di questo intervento, trovo fuori luogo il commento "si vede che non sei un dirigente", perché conosco personalmente dei dirigenti che non sono all'altezza del loro ruolo e molti "non dirigenti" che non fanno carriera e non diventano dirigenti, perché non hanno la "tessera" giusta in mano.
Anche i dirigenti possono fare autoformazione, come ho detto prima, e considerato che io la faccio con uno stipendio che è un terzo di quello di un dirigente medio, partecipando anche a mio carico a trasferte per essere presente a corsi e convegni, anche un dirigente può fare altrettanto.
Finché anche i dirigenti non saranno scelti per le VERE competenze e non per le tessere che hanno in tasca e finché non si ritornerà a fargli fare di nuovo i concorsi per essere assunti invece di essere assunti direttamente come avviene in questi ultimi anni, allora ci saranno persone come Lei che pensano di essere arrivati e disprezzano i pareri di altre persone, solo perché non appartengono alla propria "casta".

Reclutamento dei dirigenti

Quello che vorrei aggiungere alle precedenti osservazioni riguarda le modalità di reclutamento della dirigenza che sono ancorate a vecchie logiche (seppure si siano finalmente abbandonati i requisiti di anzianità): ovvero ci si basa di più sulle "competenze" che sulle "qualità intrinseche" dei candidati. Mi spiego meglio: a cosa serve valutare come buon dirigente colui che sa a menadito tutte le pieghe della legislazione, che sia un luminare di qualche settore se poi non è in grado di esprimere quelle che, secondo me, sono le vere qualità di un dirigente, ovvero le capacità organizzative, le capacità di "problem solving", le capacita motivazionali verso i colleghi che deve governare, in poche parole le capacità di leadership? Fin qui avviene tutto il contrario, almeno nella nostra regione: prima si valutano le conoscenze di settore, le conoscenze di inglese, le conoscenze di informatica, etc; alla fine, dopo scrematura, si arriva ad una valutazione residuale di quelle capacità che ho prima illustrato. Secondo me dovrebbe tutto essere rovesciato: fare la selezione su chi ha la vera propensione a dirigere gruppi, e su quelli che rimangono misurare le competenze.

Si, ma nel merito?

Indubbiamente, non essendo dirigente non ho la possibilità di testare le proposte fatte sul campo e sulla mia pelle. Posso però confrontarmi con chi svolge funzioni dirigenziali, se è disposto a discutere nel merito.
Siccome la situazione politico-normativa e le condizioni contingenti non sono modificabili dall'apparato amministrativo, la scelta è tra subire quanto noto stracciandosi le vesti o cercare di muoversi negli spazi residui rimasti, nel rispetto delle norme esistenti, per quanto scoordinate e zoppe.
Detto questo, e fermo restando che dei punti affrontati nell'articolo ho contestato solo l'aspetto relativo alla formazione, non ritiene più utile rispondermi dicendo perchè non ritiene utilizzabile quanto detto nel suo contesto di provenienza?

innovazione e routine

Spesso si parla di innovazione di rete ecc.ecc. , ma se non viene assicurato nemmeno il lavoro normale che si è sempre svolto nel modo normale , che parliamo a fare di innovazione? Si facciano innanzi tutto funzionare gli uffici anche con i vecchi metodi e poi, si può cominciare a pensare a cose più moderne.Il fatto è che la produttività degli uffici statali diminuisce sempre di più , perchè sia i dirigenti sia gli impiegati non hanno nessun interesse o stimolo a fare bene.Pensate per esempio ai tempi che impiega L'INPS per svolgere una pratica ( nel mio caso ancora non mi rispondono dopo un anno e mezzo per una semplice integrazione di contributi pagati e con ricevute!!

I vecchi metodi sono parte del problema

A mio avviso l'innovazione consiste nel fare in modo diverso il lavoro normale, non per amore della modernità, ma per sopravvivenza a fronte di blocco del turnover, etc...e poi siamo sicuri che la produttività sia diminuita? Non è che la produttività individuale è semplicemente rimasta la stessa ed è diminuito il personale, mentre il mondo fuori della PA diventava più complesso e dentro aumentavano gli adempimenti?