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Pagamenti elettronici nel nuovo CAD. Funzioneranno?

L’art. 5 del nuovo CAD affronta un nodo cruciale per le nostre vite di cittadini ergo contribuenti digitali: i pagamenti alla pubbliche amministrazioni. Già previsti nel 2005, hanno faticato a decollare - come rilevato da molti - per mancanza di regole tecniche e per il mancato coraggio dello switch-off che in generale rende sofferta e prolungata la nostra transizione verso l’amministrazione digitale. A Roma, la scorsa settimana abbiamo fatto il punto sull’argomento, partendo da tre novità introdotte dall’articolo in questione: l’estensione a regioni e enti locali, l’indicazione di strumenti operativi  di pagamento elettronico, l’apertura a soggetti privati per la riscossione, in qualità di payment service provider. Le banche non potevano mancare. Proprio con loro abbiamo avviato una riflessione su come procedere per rendere l’art. 5 del CAD finalmente operativo all’interno di un sistema normativo e organizzativo integrato.

Su Saperi Pa trovi il testo del Nuovo CAD già coordinato con le modifiche pubblicate a gennaio

Nell'ambito del 3° FORUM Banche PA, FORUM PA ed ABI hanno proposto un confronto sul tema del sistema dei pagamenti elettronici, proprio alla luce di quanto stabilito dal nuovo CAD (D. Lgs. 235/10), all'art. 5.[1]
Subito sono emerse due esigenze: da un lato l’esigenza di semplicità sollevata dal cittadino attraverso i canali di consultazione aperti dal Ministero, dall’altro l’esigenza di sistematicità e integrazione normativa e organizzativa ben sottolineata dagli operatori e dalla stessa pubblica amministrazione. Su quest’ultimo punto, in realtà bifronte, si è articolata un’interessante riflessione a più voci che ha sottolineato come per arrivare a un servizio di pagamento elettronico facile ed efficiente per il cittadino (annullando l’acquisto del bollo dal tabaccaio o la conservazione per anni di pezzi di carta che potrebbero essere richiesti “quando meno te l’aspetti”) sia necessario coordinare una serie di ingranaggi tutt’altro che scorrevoli ed ovvi.

Due in particolare gli ambiti da “sistematizzare”: quello normativo, visto che l’art. 5 del nuovo CAD arriva a completare un quadro pre-esisistente e complesso in materia di pagamenti, e quello organizzativo, dal momento che, come tutti possiamo intuire, la gestione dei flussi dei pagamenti nel sistema di contabilità e tesoreria pubblica non è cosa semplice.
Su questi due punti abbiamo raccolto due contributi, rispettivamente di Rita Camporeale, Responsabile Ufficio Sistemi e Servizi di Pagamento ABI e di Carlo Maria Arpaia del Servizio Rapporti con il Tesoro della Banca d’Italia.

Superare gli ostacoli normativi, per favorire lo switch e ottimizzare i servizi

Rita Camporeale si dice convinta che “il pagamento elettronico con eliminazione degli elementi “cartaceo e contanti” costituisce ormai un obiettivo fondamentale per la PA e per le banche in rapporto con la stessa”.
In questo senso spiega che “l’attività dell’ABI è da anni orientata ad agevolare questo processo nella consapevolezza che le banche, nella loro veste di tesorieri/cassieri degli enti della PA sono da tempo pronte a semplificare e razionalizzare i rapporti con gli enti gestiti, trasferendo sull’operatività di tesoreria tecniche gestionali già affinate e tradizionalmente in uso presso il comparto dei rapporti con i privati e con le imprese. Ad esempio, già dal 2008, l’ABI, in collaborazione con DigitPA ha messo a punto e reso disponibile l’aggiornamento dell’Ordinativo Informatico Locale agli standard della SEPA (area unica dei pagamenti in euro)”.
Pur riconoscendo che “un’importante accelerazione del processo di rinnovamento è data dal contesto normativo in evoluzione e in particolare dall’emanazione del’art. 5 del nuovo CAD  e dal processo di adeguamento dell’operatività della pubblica amministrazione alla Direttiva sui Servizi di Pagamento (Payment Services Directive – PSD) e alla SEPA.”, Camporeale sottolinea che “purtroppo ancora si riscontrano una serie di ostacoli di carattere normativo, retaggio di situazioni non più attuali”. "A nostro avviso – continua -  è quanto mai necessario, nel comune interesse di tutti gli operatori, che vengano rimossi il prima possibile. In particolare, occorre superare il principio ancora rinvenibile in datate norme tuttora vigenti, in base alle quali i servizi di pagamento e riscossione nei confronti della PA sono effettuati in contanti e solo previo accordi convenzionali o su richiesta del beneficiario possono essere basati su modalità che non utilizzino moneta avente corso legale”.
“Questa  - afferma - è l’occasione per inserire una norma di principio - determinante per una effettiva svolta nel processo di informatizzazione dei sistemi di pagamento e riscossione - che inverta il rapporto pagamenti per cassa/pagamenti elettronici nel senso di considerare adottabili in via ordinaria, in assenza di diverse indicazioni specifiche, modalità evolute in luogo di quelle basate sul contante”.
“Occorre sottolineare – continua - che per gli enti locali (principalmente comuni e province) disciplinati dal TUEL, l’art. 213 già da un quinquennio sancisce l’utilizzo di moderne tecnologie, con l’introduzione – e l’utile regolamentazione – della possibilità di effettuare pagamenti e riscossioni con modalità elettroniche. A nostro avviso tale previsione contiene degli elementi operativi che dovrebbero essere tenuti in debito conto durante l’iter di attuazione dell’art. 5 del nuovo CAD”. “Peraltro – specifica - l’art. 213, anche esso ancora vincolato al principio che l’uso dei contanti costituisce il primario metodo di regolazione dei rapporti finanziari con la PA, condiziona l’uso di tecniche evolute di pagamento e riscossione alla previsione di tale possibilità nelle singole convenzioni di tesoreria”. Dunque, conclude “sarebbe opportuno un intervento normativo di affinamento di tale articolo che elimini il riferimento limitativo alla convenzione di tesoreria. Ciò, unitamente alla previsione di carattere generale per tutti gli enti della PA finalizzata a far assurgere a metodologia ordinaria l’uso di tecniche evolute di pagamento e riscossione, preparerebbe concretamente la strada ad un assetto di totale superamento di metodologie basate sull’uso del contante”.

Pronti per il "SIPA 2": rendiamo i pagamenti alla PA una commodity

Carlo Maria Arpaia  nella sua riflessione propone di partire dall’esperienza del SIPA - Sistema Informatizzato dei Pagamenti della Pubblica Amministrazione che “nato ormai dieci anni fa, ha posto in evidenza come il mondo dei pagamenti pubblici rappresenti un insieme articolato e complesso nel quale la dimensione organizzativa assume rilevanza pari a quelle normativa e tecnologica”.
“Il SIPA – spiega Arpaia -  ha avuto il merito di considerare le procedure di pagamento delle pubbliche amministrazioni come un “sistema” la cui efficienza viene massimizzata attraverso la precisa definizione dei ruoli, la condivisione di regole, la piena disponibilità delle  infrastrutture di colloquio. L’attivazione di un processo che, partendo dalla standardizzazione dei flussi informativi e dei processi amministrativi, facilitasse il colloquio sia all’interno della PA che tra questa e il sistema dei pagamenti, ha consentito di raggiungere gli obiettivi prefissi raccogliendo benefici lungo tutta la catena del valore”.

“Non altrettanto – constata - è avvenuto nel settore delle entrate nei confronti del quale si registra la crescente richiesta da parte del mondo produttivo di innovazioni utili a consentire l’erogazione on-line dei servizi offerti dalle Pubbliche Amministrazioni". “Ma - sottolinea - l’esigenza di disporre di procedure amministrative integrate con quelle di incasso è condizione necessaria per dare pratica attuazione alle numerose iniziative contenute nel piano di e-government nazionale. Anche in questo caso, per instaurare il dialogo tra dominio della P.A. e mondo economico minimizzando i costi per l’intero sistema paese, sarà necessario definire standard di colloquio uniformi e regole chiare”.

Così conclude, affermando che “la creazione di un’infrastruttura pubblica di interscambio renderà i pagamenti verso le amministrazioni una “commodity”, garantendo a tutti gli operatori che forniscono servizi di rete condizioni di trasparenza e concorrenza.  Lo sviluppo di un nuovo disegno volto alla revisione sistemica delle procedure di incasso, regolata da una forte governance pubblica, creerebbe le condizioni per dare effettiva attuazione ai principi contenuti nel CAD e consentirebbe alle Pubbliche Amministrazioni di concentrarsi sulla vera trasformazione, quella organizzativa, che il passaggio ad una amministrazione digitale richiede”.


[1] L'art. 5 del nuovo Cad, nei suoi 4 commi, prevede che

  • Le pubbliche amministrazioni consentono, sul territorio nazionale, l'effettuazione dei pagamenti ad esse spettanti, a qualsiasi titolo dovuti, fatte salve le attività di riscossione dei tributi regolate da specifiche normative, con l'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione.
  • Le pubbliche amministrazioni centrali  possono avvalersi, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, di prestatori di servizi di pagamento per consentire ai privati di effettuare i pagamenti in loro favore attraverso l’utilizzo di carte di debito, di credito o prepagate e di ogni altro strumento di pagamento elettronico disponibile. Il prestatore dei servizi di pagamento che riceve l’importo dell’operazione di pagamento, effettua il riversamento dell’importo trasferito al tesoriere dell’ente, registrando in apposito sistema informatico, a disposizione dell’amministrazione, il pagamento eseguito e la relativa causale, la corrispondenza di ciascun pagamento, i capitoli e gli articoli d’entrata oppure le contabilità speciali interessate.
  • Con decreto del Ministro per la pubblica amministrazione e l’innovazione ed i Ministri competenti per materia, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito DigitPA sono individuate le operazioni di pagamento interessate dai commi 1 e 2, i tempi da cui decorre la disposizione di cui al comma 1, le relative modalità per il riversamento, la rendicontazione da parte del prestatore dei servizi di pagamento e l’interazione tra i sistemi e i soggetti coinvolti nel pagamento, nonché il modello di convenzione che il prestatore di servizi di pagamento deve sottoscrivere per effettuare il servizio. (Il decreto in questione dovrà essere adottato entro sei mesi dall’ entrata in vigore del D. Lgs. n. 235/2010, dunque il prossimo giugno, ndr).
  • Le regioni, anche per quanto concerne i propri enti e le amministrazioni del Servizio sanitario nazionale, e gli enti locali adeguano i propri ordinamenti al principio di cui al comma 1. (cioè anche questi enti devono consentire i pagamenti elettronici, ndr)
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