Editoriale

Rom: fallimento della burocrazia o delle politiche?

Di fronte a tragedie come quella che ha vissuto Roma domenica sera le parole ci vanno strette, ma è impossibile tacere sentendo parlare di “maledetta burocrazia!” o ascoltando improvvide richieste di poteri speciali.
Non servono molte righe per ripercorrere la storia degli interventi per l’integrazione dei Rom (non li chiamate nomadi, per favore) nella Capitale.
La promessa di tenerli lontani attraverso severi sgomberi in successione ha contribuito a far vincere le elezioni; la promessa fatta loro che una volta sgomberati avrebbero avuto una casa ha evitato problemi di ordine pubblico: entrambe le promesse non si sono realizzate.

Spostati come rifiuti ingombranti, di quelli di cui non sai come liberarti, da un campo abusivo al nulla, e quindi necessariamente a un altro campo abusivo più nascosto, più in disparte; tenuti fuori da tutti i piani di edilizia popolare e di insediamenti abitativi; evitati come la peste da chi non li conosce, né mai li conoscerà se quella che si diffonde è la strategia che punta sulla paura, la popolazione Romanì resta, come sempre, ai margini della nostra vita sino a che un rogo non ce la riporta davanti nel modo più tragico.

E ancora più tragico diventa se l’atroce e annunciata tragedia non ci spinge a ripensare daccapo la direzione intrapresa, non ci insegna che l’integrazione è l’unico percorso possibile, non ci aiuta a capire, ma spinge il vertice politico a chiedere più potere, più mezzi, più velocità per continuare una strada al fondo della quale non ci sono nuovi cittadini, ma “campi regolari” (ossimoro grottesco per un popolo che ormai è nomade per bisogno, non per vocazione), lontani, ai margini, fuori dalla vista degli elettori, più o meno ordinati e più o meno militarizzati.
Certo le semplificazioni sono rischiose e l’integrazione non è facile, ma non è impossibile. Altre città ci hanno provato, centinaia di famiglie si sono integrate: hanno casa, lavoro e figli che vanno a scuola. Soluzioni diverse dall’emarginazione sono possibili.

Su Saperi pa trovi gli atti del convegno Città e nuove convivenze di FORUM PA 2008

La prima strada, per cercare nuove strade, non può che essere la conoscenza: per questo vi propongo tre punti di vista diversi, così tanto per provare a pensare che dietro i pregiudizi, dietro le incomprensioni, dietro le paure (reciproche) ci sono persone e che, almeno per le amministrazioni, devono esserci i cittadini e i loro diritti, specie di quelli più deboli. E seppure le soluzioni non sono semplici, almeno capire chi sono i più deboli in questa storia non è difficile! 

Il primo è quello della Comunità di S.Egidio:

È una tragedia che chiede alla città di fermarsi. ….. Per i Rom non si sa fare l’unica cosa necessaria: un’abitazione dignitosa, vivibile e una conseguente, costante politica di inserimento scolastico. Leggi tutto

Il secondo è del Vice-Presidente ANCI delegato per le politiche della sicurezza e dell’immigrazione, Flavio Zanonato, sindaco di Padova che dice:

Questo è il giorno del dolore. Ma già da domani, è necessario uscire dall'ottica dell'eterna “'emergenza rom” e avviare un Piano d'azione nazionale, condiviso a livello interistituzionale, concordato con i territori e con i rappresentanti dei cittadini Rom e Sinti, in cui ciascun attore coinvolto assume ed esercita pienamente le proprie responsabilità e competenze. L'ANCI ha già richiesto in audizione parlamentare, nel maggio scorso, la definizione di tale Piano, che punti verso il graduale ma definitivo smantellamento dei campi, trovando soluzioni abitative adeguatamente integrate nel territorio, garantendo l'adempimento dell'obbligo scolastico e un inserimento lavorativo regolare, in un'ottica di progressiva stanzialità di queste comunità'.” leggi tutto

Il terzo è di una piccola protagonista: Giulia, sei anni e quindici sgomberi alle spalle. Questa in sintesi la sua storia:

Giulia si sveglia alle cinque e mezzo. Si veste alla debole luce di una pila. Non c'è elettricità. Non c'è riscaldamento. Non c'è niente da mangiare per colazione. Tutte le mattine, cammina più di mezz'ora nei campi. Prende un autobus. Poi due treni della metropolitana. Un altro bus. E ancora un pezzo a piedi. Fino alla scuola elementare, quartiere Ortica, periferia Est di Milano. Due ore e mezzo all'andata. Due ore e mezzo al ritorno. Cinque ore di viaggio al giorno per stare con i compagni di classe. L'unico luogo dove Giulia è soltanto una bambina. E non una romena rom. Essere rom in una città moderna dovrebbe rimanere un dettaglio personale. Come essere cristiano, musulmano, ebreo, ateo, lombardo, pugliese, immigrato... Leggi tutto.

Sono, a mio parere, spunti preziosi.

Oggi sono commosso e indignato, ma non sono ingenuo: so delle difficoltà, dei furti, della “diversità” sbandierata, dell’intolleranza, del rischio politico che si assume chiunque invochi integrazione e accoglienza per il popolo rom.  Su questo tema, quindi, più che dare giudizi, vorrei un dibattito, una risposta delle amministrazioni e dei cittadini . Se questo dibattito si aprirà, gli daremo cittadinanza al FORUM PA di maggio in un evento dedicato a questi “nuovi cittadini” così difficili da accogliere!

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Commenti

rom e cittadinanza, come è regolata?

qualcuno sa spiegare con precisione come è regolato lo status di cittadinanza per i rom?

cittadinanza

Quella rom non è una nazionalità e fortunatamente in Italia non è (ancora...) considerata ammissibile una regolazione su base etnica. La situazione della cittadinanza è variegata e sorprendente:
Tra il 50 e il 60% dei rom e dei sinti che vivono in Italia sono cittadini italiani. Molte famiglie possono risalire a una permanenza fin dal XV secolo.
Esiste poi un 20% circa di rom slavi: un'immigrazione risalente prevalentemente agli anni '70 (con una folta presenza di terze generazioni) e - in seconda battuta - agli anni '90 in conseguenza alle guerre nell'ex-Jugoslavia. Questi hanno più difficoltà a regolarizzare la loro situazione di soggiorno.
L'ultimo 20-30%, di più recente immigrazione, è costituito invece dai rom rumeni, che sono a tutti gli effetti dei cittadini comunitari.
Da un'indagine ISPO del 2008 risulta però che la metà degli italiani pensa che tra i rom i cittadini italiani siano meno del 10%.

grazie per i chiarimenti

grazie andrea ;0)

MI chiedo: perchè è un danno

MI chiedo:
perchè è un danno politico avviare percorsi di integrazione?
Sarà un danno se si continua con le scelte fallimentari del passato, se invece si mettono in atto politiche con risultati visibili utili a tutto il territorio sarà un prestigio per chi governa e un beneficio per i cittadini. Per fare questo occorre dialogare con le professionalità rom.

Cittadini europei

Condivido pienamente i contenuti e il tono dell'articolo e aggiungo la voce di Amet, rom macedone di 26 anni:
“Il fatto che nel ventunesimo secolo si pensi ancora che ci sia qualcuno che non desideri vivere in una casa è sconcertante. Non conosco donna o uomo che non voglia avere una casa nella quale far crescere la propria famiglia. Ogni persona vuole per i propri figli le migliori condizioni di vita, ma ancora oggi noi rom siamo costretti a improvvisare baracche e accampamenti nelle periferie delle città costruendo il nostro giaciglio con i rifiuti altrui. Certamente se non hai nient’altro sei forzato ad accettare una baracca di lamiera in una discarica. In questa situazione bisogna inventarsi ogni giorno un lavoro se non si vuole vivere di cose non buone. Nelle giuste condizioni sociali solo pochi uomini commetterebbero reati. Vediamo i figli degli altri che giocano nei giardini della città, li vediamo andare a scuola; pensate forse che non desideriamo anche noi tutto ciò?”

Ho apprezzato molto anch'io

Ho apprezzato molto anch'io quest'articolo.
Quello dei rom e delle altre popolazioni nomadi presenti sul nostro territorio è un problema antico che necessita di una soluzione. Ma una soluzione che rappresenti, una buona volta, un salto di qualità nella nostra cultura e non sia invece l'espressione becera di un razzismo travestito da paura ( o viceversa).
L'integrazione presenta grossi e molteplici problemi, come giustamente afferma l'autore, ma una società sana si riconosce, a mio parere, proprio dalla capacità di trovare soluzioni eque ai problemi complessi, soluzioni che non deroghino al rispetto dei diritti elementari di ogni individuo che sceglie di viverci e che chiede accoglienza.
 

Ricevo le newsletter del

Ricevo le newsletter del FORUMPA per motivi professionali, opero sulla PA per conto di una multinazionale.
Solitamente, do uno sguardo al sommario e generalmente cancello. Oggi, invece, ho letto, apprezzato e condiviso l'indignazione e, mi pare il disgusto, per le tragedie provocate da una classe dirigente (politica, ma non solo) profondamente cialtrona, che con il concorso o il tacito assenso, di tutti noi ha dilagato in questo paese.
Spero che al prossimo FORUMPA, per quanto possa valere, i più o meno illustri personaggi che arriveranno distratti, affannati e con il loro seguito di mezze tacche, vengano accolti con tutta la freddezza che meritano e vengano messi seriamente di fronte alla loro incapacità.
Proponiamo i grandi temi, certo, ma approntiamo un esame severo di quanto non siano riusciti a fare in tanti anni di potere, ministri, sottosegretari, direttori generali, amministratori generali.
Comininciamo a esigere la serietà come cittadini e come operatori economici.

NOMADI

COMPLIMENTI PER L'ARTICOLO. PIENO DI UMANITA' E BUON SENSO, DOTI CHE MANCANO AD UNA CLASSE POLITICA CIALTRONA E INETTA, IMPEGNATA A DIFENDERE QUELLA O QUESTA CORPORAZIONE PRIVILEGIATA E A NON TUTELARE GLI INTERESSI DI TUTTI. FORSE IN QUESTO MOMENTO E' L'UNICA CLASSE POLITICA CHE GLI ITALIANI SI MERITANO TENUTO CONTO CHE A MACCHIA D'OLIO LA DIFESA DEL PARTICOLARE E DEL MALAFFARE SI E' ESTESA A TRE QUARTI DELLA NAZIONE. QUALE FUTURO PER I NOSTRI FIGLI???

il solito vizio italiano

L'ennesima tragedia umana e sociale avvenuta a Roma non fa che confermare il solito vizio dei "governanti" italiani. Si va avanti solo a proclami populistici senza poi avere la capacità, l'interesse e la responsabilità di affrontare seriamente i problemi. Non credo che l'Italia si possa più permettere questo modo di gestire la cosa pubblica. E' necessario che chi svolge incarichi pubblici non cerchi più di scaricare su qualcun'altro le proprie responsabilità. Di fronte al dolore immenso di una madre e di un padre che perdono in pochi minuti quattro figli, la società di quello che si ritiene un paese civile dovrebbe cominciare ad interrogarsi molto seriamente.

Ma qualcuno è in grado di spiegarmi perchè?

Perchè i Rom vivono in baracche fatiscenti ma posseggono auto di lusso come Mercedes, Audi, BMW, e qualcuno anche Ferrari?
Perchè chi possiede una Mercedes SLK 500 ed è ROM deve avere diritto ad una casa, quando ci sono persone che umilmente lavorano e vivono al limite, non posseggono auto e, forse, ne avrebbero veramente bisogno?
Per comprare una macchina di lusso come quella citata prima, anche usata, ci vogliono dai 20 ai 40.000 euro; che mestiere fa il ROM che la possiede e quanto guadagna per poterla mantenere?
Io direi che bisogna stare con i piedi per terra, e avere il coraggio di ammettere che i ROM "perbene" ci sono ma sono molto pochi.
Poi, se la politica, come spesso fa, vuole fare propaganda promettendo case a destra e a manca lo faccia pure, ma solo dopo aver ripristinato la legalità, anche attraverso la lotta alla microcriminalità che nel nostro paese è diventata una piaga.
Ma, cosa pretendiamo dalla politica, se noi, per primi, ci giriamo dall'altra parte quando vediamo il borseggio in stazione o per strada? Tanto non è toccato a noi e poi dire che abbiamo assistito ad un borseggio è una rogna in più...

Certo, se gli diamo una casa, non ruberanno più!

piaghe

Vi invito a fare un giro per i campi nomadi, anche solo della città di Roma, e contare quante macchine di lusso trovate. Vi accorgerete che, come in molte situazione di estrema povertà, ci sono alcuni piccolo gruppi che spadroneggiano sugli altri e riescono con lo sfruttamento altrui ad arricchirsi, ma che per la stragrande maggioranza dei rom l'accoppiata baracca fatiscente/macchina di lusso prevede solo la prima opzione.
Stare con i piedi per terra vuol dire anche ragionare sulle cause dei comportamenti illegali, che in quanto tali, se riconducibili alla responsabilità dei singoli, vanno senza dubbio repressi. Ma con che coraggio stigmatizzare collettivamente un popolo la cui aspettativa di vita è di più di vent'anni inferiore alla nostra? L'impostazione puzza di razzismo e di necessità di individuazione di un'etnia inferiore per definizione...
Cosa significa "perbene", che non rubano? Beh, personalmente ne conosco molti. Che vivono in una casa decente? Beh, personalmente ne conosco molto meno.
Rispondo anche a Nazareno che si chiedeva perché le politiche inclusive non pagano: perché è stata costruita negli anni una gelosia nazionalista del welfare che spaventa i politici di ogni colore. Considerate che a Bologna tre anni fa mentre si sgomberavano le baracche sul lungofiume si portava contemporaneamente avanti un progetto di inserimento abitativo per 75 famiglie rom. Il Comune per quattro anni si è impegnato a pagare metà del canone di locazione ai proprietari. L'Amministrazione però ha pubblicizzato solo la prima parte dell'azione, stando ben attenta a non far trapelare la seconda. Cofferati ha preferito vedere scritto "Koffy Boia" sotto i portici piuttosto che essere additato come colui che dava le case ai rom.
Riguardo alla microcriminalità, siamo proprio sicuri che sia questa la piaga del nostro Paese?

microcriminalità

ha ragione Andrea, non è la microcriminalità ma è il "falso buonismo" la piaga del nostro paese!