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Gli ostacolisti di Viterbo e la fiducia scippata

Il caso degli impiegati dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio distaccati a Viterbo, “beccati” da una telecamera: una storia vecchia che purtroppo si ripete con puntualità. Situazioni classiche che fanno parte di “corredi professionali” duri a morire, almeno fino a quando i furbi in questione vengono colti sul fatto in maniera un po’ ridicola. Ma la voglia di sorriderne dovrebbe passarci subito.

Guardando la televisione qualche tempo fa mi è capitato di vedere in un telegiornale il filmato in bianco e nero dei sedici impiegati dell’Assessorato all’Agricoltura della Regione Lazio distaccati alla sede di Viterbo – ho fatto una rapida verifica: si tratta di un terzo del totale degli addetti all’ufficio in questione – “impegnati” in una fuga di massa (le indagini hanno appurato che si trattava di una pratica quasi giornaliera) nel superamento - un po’ grottesco, ridicolo e farsesco - di tornelli e barriere (di sopra, di sotto, di fianco…) prima di poter approdare tranquilli all’esterno durante l’orario di lavoro [Sul tema dei tornelli consiglio di leggere l'editoriale di Carlo Mochi Sismondi "Bilance, bandiere e … tornelli: riflessioni di un benaltrista"].

La prima reazione che ho avuto è stata quella di ridere, poi - a mente un po’ più fredda - è montata l’arrabbiatura, soprattutto verso me stesso. Semplicemente perché ridere o (anche solo) sorridere davanti a qualcosa del genere equivale in pratica a tollerare, avallare, e automaticamente rendere “normale” qualcosa che assolutamente normale non è. Anzi: è molto grave, e lo è ancor di più grazie ad atteggiamenti di visione passiva e “comprensiva” che in qualche modo ci possono mettere incredibilmente di buonumore, come all’inizio ho fatto automaticamente anch’io.
Ripensandoci, mi è poi venuto quasi naturale accostare quelle (invece) tristissime immagini ad altre che risalgono a qualche anno più addietro; in quell’occasione le telecamere riprendevano alcuni dipendenti Sea dell’aeroporto Malpensa che mettevano mano ai bagagli dei viaggiatori e razziavano tutto quello che poteva tornare loro utile: telefonini, macchine fotografiche, personal computer ma anche stecche di sigarette e via di questo passo, fino al superfluo imbarazzante. La scena era davvero quasi identica: stesso passo sfocato di telecamera allora e adesso, un po’ alla Ridolini (con i frames muti che scorrono veloci e concorrono a dare al tutto un senso d’irreale filmico), e stesso atteggiamento da impuniti dei protagonisti ignari.

Al di là del concreto asportato in quell’occasione, ho pensato di focalizzare l’attenzione su che cosa stavano veramente rubando e scippando i nostri eroi, mattatori di entrambe le due location strappate da quell’occhio nascosto per diventare di dominio e ludibrio pubblico, e mi sono dato una risposta: rubavano e rubano soprattutto la fiducia. Quella fiducia che viene naturale riporre in chi è demandato al “fare” che è il suo lavoro, invece “beccato” e colto sul fatto nell’atto di tradire, nella maniera più squallida e inaspettata. Fra l’altro disvelato solo grazie ad un impianto a circuito chiuso messo a bell’apposta magari dopo qualche dubbio o una “soffiata” (eh sì, il linguaggio è proprio quello in uso per investigazioni in casi di rapina e furto: ci sta a pennello pure per Viterbo) capace di far andare chi di dovere a cogliere nel segno. Una sorta di “specchio segreto” in grado di metterci, un po’ sorpresi, davanti a una realtà di abusi che non dovrebbero essere nemmeno pensati e che invece fanno parte del “corredo professionale” di troppi furbi e furbetti durissimo a morire, almeno finché non viene messo alla berlina e sottoposto al giudizio della magistratura. Immagino, facendo molto male.

Storie tristi davvero, altro che ridere o sorridere.

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Commenti

Spesso siamo portati a

Spesso siamo portati a coprire o ad ammirare comportamenti scorretti. Quante volte si sente dire di un truffatore “certo che è stato proprio bravo, in fondo non ha fatto del male a nessuno”?
Purtroppo ognuno di noi a volte è complice di situazioni sbagliate che certo non andrebbero coperte. Così come io sono complice della mia parrucchiera di deiva che mi fa uno scontrino di 15 euro quando ne pago 40. Siamo tutti un po’ omertosi/mafiosi e finchè non cambieremo questa mentalità, sarà dura. Solo rendendoci conto che facciamo del male a noi stessi, potremmo cambiare. Solo appoggiando chi combatte, in nome di una vera giustizia, ogni “tradimento della fiducia”, potremo continuare a sperare.

assenteisti

vista la documentazione videoregistrata dovrebbero essere
-sospesi per lungo ntempo
-poi licenziati