Editoriale

Il coraggio dello switch-off

Articolo del dossier Albo pretorio on line

Dal 1 gennaio di quest’anno la carta sparisce dagli albi pretori: l’unica pubblicità legale valida per gli atti (quelli che erano affissi agli albi pretori dei comuni e delle province) è quella su Internet. La carta non vale più. Un comune che si ostinasse a non inserire in un’apposita sezione del proprio sito ad esempio le pubblicazioni di matrimonio, continuando ad attaccare i fogli in bacheca, metterebbe in seri guai sia gli sposi che i propri funzionari. E’ un esempio, tutto sommato limitato nella portata, ma amplissimo nella diffusione (vale infatti per tutti gli enti pubblici) di quello switch-off dalla carta al digitale che da anni chiediamo.

In generale, come già avemmo modo di dire parlando de “Il futuro della rete”, siamo convinti che il traguardo della digitalizzazione dei servizi pubblici non sarà raggiunto tramite l’adozione spontanea dei canali telematici da parte delle amministrazioni, né tanto meno dalla migrazione dell’utenza sul web per usufruire dei servizi; occorre invece che venga prescritta l’obbligatorietà degli adempimenti per via telematica a partire da una certa data, e cioè venga fissato un termine oltre il quale non sarà più possibile erogare (ed usufruire di) servizi in modalità cartacea. I vantaggi dello switch-off sono evidenti: la coesistenza dei canali tradizionali e di quelli telematici porta ad una duplicazione dei costi all’interno delle amministrazioni e non vince le resistenze da parte dell’utenza nei confronti del nuovo canale. Lo switch-off dei servizi pubblici, dimostrando che è possibile realizzarlo, potrà essere di stimolo ad analoghe iniziative che il settore privato vorrà adottare, contribuendo così all’avanzamento del digitale in tutti i settori dell’economia.

Senza questo passaggio, finché è tollerato un secondo canale cartaceo, l’innovazione diventa un optional, un gadget di qualche amministrazione illuminata o di qualche dirigente smanettone, ma non entra nella vita quotidiana delle amministrazioni che continueranno ad accompagnare il digitale con il solito, vecchio rassicurante pezzo di carta. Per questo il segnale dell’albo pretorio online è importante, come lo è per altri versi l’operazione dei certificati di malattia online che qualche mal di pancia ha provocato ai medici. Ora, almeno per questo pezzetto di amministrazione, questa innovazione gattopardesca che non cambia nulla, non si può più fare.

Viene da chiedersi però se è tutto oro quel che luccica? Non proprio purtroppo, perché questa norma può essere usata come grimaldello per ripensare da capo la gestione documentale dell’ente, e allora diventa un’occasione preziosa, oppure come mero adempimento, mettendo su internet la scansione degli atti cartacei o i pdf che gli uffici mandano all’albo e allora cambia ben poco.

Nel dossier che trovate oggi sul nostro sito abbiamo intervistato qualche funzionario di comuni e province tutto sommato virtuose e abbiamo chiesto loro come hanno fatto, che difficoltà hanno incontrato, come hanno gestito la transizione. Sono testimonianze interessanti da cui emerge la necessità di non lasciare sole le amministrazioni e di seguire con attenzione l’innovazione con la produzione di linee guida che, pur lasciando l’autonomia agli enti, possano segnare una strada efficiente all’applicazione della norma.

Le linee guida appaiono particolarmente necessarie perché altrimenti ciascuna amministrazione svolge il compito diversamente da tutte le altre e, a volte, non si pone neanche il problema di seguire regole certe che la mettano in sicurezza.
Ma un comportamento avventato in questo campo così delicato sarebbe rischioso. Infatti seppure la legge è oltremodo schematica (parlo dell’art. 32 della L. 69/09), non è vero che non esistano regole per la pubblicazione informatica degli atti. Ricordiamo, infatti, le regole per l’accessibilità dei siti, le regole per la firma digitale e per la gestione dei documenti elettronici sulla base del nuovo CAD, le regole per la privacy che stanno uscendo proprio in questi giorni presso il Garante per la protezione dei dati personali (guardatevi tra l’altro sul sito di Anorc la discussione in merito), le regole che garantiscono l’avvenuta pubblicazione e la sua durata.

Insomma il passaggio dalla carta al digitale è necessario, ma deve essere la punta di un iceberg, se l’iceberg della reingegnerizzazione dei processi sotto non c’è, la pubblicazione online diventa un ghiacciolino destinato a sciogliersi al calore delle impugnazioni di qualche solerte amministrativista.

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Commenti

che tipo di società stiamo diventando?

pur d'accordo con la digitalizzazione della PA ai fini dello snellimento e dell'ottimizzazione dei servizi, mi chiedo se quest'obbligo dell'annullamento del documento cartaceo non sia una mancanza di rispetto verso chi, per vari motivi, non riesce o non può stare al passo con i tempi. Chi non ha le gambe, anche se costretto, non può camminare! Non sarebbe più civile affiancare al documento cartaceo l'obbligo della pubblicazione on-line? In questo modo si giungerebbe gradualmente alla completa digitalizzazione rispettando i tempi di adeguamento di tutti. Oppure... in futuro sarà lecito disinteressarsi di chi non è "bravo" e " moderno" come noi? dopo la colpevolizzazione di quelli che stanno più indietro, si passerà al totale disinteressamento nei loro confronti? Dovranno arrangiarsi da soli come possono? Ci sarà una selezione naturale o una legale eliminazione dei "meno bravi che non sono al passo coi tempi"? mi sembra una prospettiva molto pericolosa...Saremo una società intollerante verso chi non sta al passo coi tempi? Dobbiamo sperare di rimanere sempre giovani, sani e intelligenti!!!

Vediamola al contrario...

Nonostante il mio oltre mezzo secolo d'età, amo l'informatica e la frequento tutti i giorni lavorativi e non. Mi chiedo, però, come faranno persone di bassa scolarizzazione o di età che non comporti necessariamente la familiarità col mezzo, a poter visionare gli atti pretori informatizzati. E' bella l'innovazione, ma non tutti sono in grado di usufruirne! Ci sarà del personale preposto ad estrarre le notizie dal pc per coloro che non sanno che fare davanti a una macchina?

Vi invio copia della lettera

Vi invio copia della lettera da me inoltrata al Ministro Brunetta, in un momento di particolare sconforto, dopo l'ennesimo episodio di burocratizzazione dell'informatizzazione, strisciante fenomeno che rischia di seppellirci nonostante il nuovo codice digitale et similia! In alcuni procedimenti l'informatizzazione è un fattore "aggiuntivo" per cui si è costretti a lavorare con strumenti cartacei ed informatici, con conseguente raddoppio dei tempi.
Ecco la lettera.
Egregio Ministro per la Pubblica amministrazione e l’innovazione
prof Renato Brunetta
Sono una convinta sostenitrice del processo di informatizzazione della Pubblica Amministrazione. Nel mio operare constato però che gli obiettivi, da Lei posti, in materia di innovazione tecnologica e diffusione cultura informatica e digitale, trovano difficile attuazione. Ciò mi provoca scoramento ed è questo il motivo che mi ha portata a scriverLe.
Le cito due procedure che ho recentemente seguito, caratterizzate entrambe dall’ uso improprio o dal mancato utilizzo dello strumento informatico, il cui risultato è stato: l’appesantimento del procedimento, la dilatazione dei tempi, lo sproporzionato utilizzo di risorse umane e strumentali, in poche parole: grave inefficienza.
Prima procedura: rilascio del C.I.G. (Codice Identificativo Gara) da parte dell’Autorità per la Vigilanza dei Contratti.
Il tempo necessario per l’espletamento della procedura (= ottenere un codice) è stato di venti giorni. Il solo rilascio della password, che avviene in due tornate, richiede un tempo minimo di una settimana. E’ ben noto che per richiedere un identificativo per qualsiasi transazione si faccia in internet si impiegano dei secondi, al massimo qualche minuto. Debbo aggiungere che l’operazione di richiesta del CIG non può essere effettuata interamente in via telematica ma necessita di un’ulteriore formalizzazione da espletare attraverso invio di fax!
Osservazione:
1. se si fosse utilizzata tutta la potenzialità dell’informatizzazione l’operazione poteva essere risolta in un paio d’ore al massimo.
2. se si fosse utilizzato un razionale processo cartaceo l’operazione avrebbe avuto bisogno di un paio di giorni.
Conseguenza: obiettivo non centrato.

Seconda procedura: procedura relativa ai volontari del Servizio civile, tramite l’ufficio istituito presso la Presidenza del Consiglio.
La gestione avviene attualmente sia attraverso lo strumento cartaceo, sia attraverso lo strumento informatico, con la conseguenza che, per ottenere un unico risultato, si seguono due procedure anziché una e si impiega una maggior quantità di risorse umane e strumentali, a tutto scapito della razionalità e dell’efficienza.
Un esempio di questo “sistema misto” si trova nella richiesta di spedire a Roma i cd contenenti la scannerizzazione di tutti i documenti riguardanti ogni singolo volontario già acquisiti in formato cartaceo!
Osservazione: l’effettiva ed esclusiva informatizzazione della procedura in ogni singola fase avrebbe abbreviato i tempi nella misura del 70% ca, eliminato una molle enorme di carta, risparmiato risorse di personale da adibire a compiti più qualificati e professionalmente gratificanti.
Conseguenza: vedi sopra.
Mi creda, è davvero difficile lavorare, con l’ obiettivo di raggiungere risultati in termini di efficacia ed efficienza, con procedure che sembrano fatte apposta per ostacolare piuttosto che agevolare tale percorso.
Concludo perché non voglio impegnare oltre il suo tempo che so essere prezioso. Mi sono rivolta a Lei perché credo che, oltre alla legislazione in materia che mi sembra abbastanza compiuta, siano da attivare processi virtuosi di cambiamento di mentalità per superare quella che io definisco la “burocratizzazione dell’informatizzazione”.
Con i migliori saluti

Ada Murkovic
Direttore Area Promozione e Protezione sociale
Comune di Trieste