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Il turismo delle città intelligenti

La scorsa settimana ho coordinato la seconda riunione della rete delle città intelligenti, che si è svolta a Pisa ed è stata dedicata al turismo e ai beni culturali come asset per lo sviluppo sostenibile e la competitività.
Il tema non è nuovo, ma interessanti ed originali mi sono sembrate le considerazioni uscite dalla giornata di lavoro cui hanno partecipato le città di Pisa, Ancona, Bergamo, Firenze, Genova, Lamezia Terme, Modena, Perugia, Prato, Reggio Emilia. Utile si è dimostrata la collaborazione dell’Associazione dei Direttori generali degli Enti Locali (Andigel) e di IBM che segue l’iniziativa dall’inizio nell’ambito del programma “smarter town”.
Le parole chiave della giornata sono state “integrazione”, “specializzazione”, “reputazione”.

La prima considerazione condivisa è stata infatti la necessità di vedere anche la politica per il turismo e i beni culturali come una parte di una visione olistica della città e del suo sviluppo. Una città che vuole essere meta turistica di primo piano non può non curare anche la sua sicurezza, la sua sostenibilità ambientale, l’attenzione alla produzione di “culture”, il sostegno alle fasce più deboli: in una parola non può non governare intelligentemente il suo sviluppo. Integrare quindi le politiche in un programma coerente è il primo obiettivo. Ma integrazione vuol dire anche lo sviluppo di una nuova e più ampia governance che coinvolga le diverse sfere di governo dei territori (dalla Regione alle singole municipalità), gli altri soggetti pubblici (pensiamo alle camere di commercio e alle utilities) e privati (aziende, loro consorzi, mondo della finanza, fondazioni) con il massimo rispetto dei ruoli di ciascuno, ma con una regia forte. Integrazione vuol dire, però, anche alleanze di più città nella costruzione di percorsi o circuiti tematici integrati, perché ad esempio Pisa e Lucca sono la stessa meta vista da Shanghai. Le città presenti hanno portato numerosi esempi di integrazione sia orizzontale, tra diverse città, sia verticale, tra soggetti diversi: dalla Firenze card ai percorsi di Pisa, al museo Ferrari di Modena, alla governance di Genova.

Un punto chiave della discussione è stata la constatazione che non esiste più un turismo, ma si sta imponendo una domanda fatta di tanti “turismi” specializzati che deve essere soddisfatta con un’offerta altrettanto profilata. Se i pubblici sono enormemente cresciuti, pensiamo solo all’apertura dell’immenso mercato cinese, altrettanto è cresciuta l’offerta internazionale che fa concorrenza alle nostre mete per lo più storico-artistiche. È necessario, quindi, saper cogliere e saper “narrare” i diversi aspetti delle nostre città sia attraverso l’emersione di tutte le eccellenze turistiche, spesso non sufficientemente valorizzate, sia attraverso uno “spiazzamento” che ci aiuti a vedere i nostri territori con occhi diversi. In questo senso, il successo di eventi molto specializzati (penso ad esempio al festival della filosofia o al festival della scienza) è un esempio vincente, ma altrettanto lo è la valorizzazione turistica di marchi famosi nel mondo (pensiamo alla Ferrari), o persino le nuove opportunità date dai flussi diretti ai centri commerciali o agli outlet. Tutte le città presenti si sono riconosciute in questo sforzo per customizzare l’offerta, una nota per Bergamo che ha deciso di chiamare il proprio progetto di sviluppo “I turismi a Bergamo”: più chiaro di così!

Tema trasversale a tutta la giornata è stato l’uso intelligente delle tecnologie. Due gli aspetti principali: le tecnologie sono un fattore chiave per la gestione dei patrimoni culturali e paesaggistici e per la loro corretta ed efficace fruizione (pensiamo ad esempio alla digitalizzazione del patrimonio artistico o alle card di accesso), ma le tecnologie sono anche lo strumento per allungare l’esperienza del viaggio. Ormai il turista prepara il suo viaggio su Internet basandosi sulla reputazione e la narrazione dei luoghi che trova in rete, sceglie le sue mete e i suoi luoghi (dai musei agli alberghi) leggendo ciò che ne hanno scritto sui social network gli altri viaggiatori, allunga il suo viaggio mettendo in rete le sue foto, condividendo le sue esperienze, dando accesso attraverso la rete alle sue “storie”. Essere capaci di “dare senso” ai luoghi, di renderli parte di narrazioni affascinanti, di farli vivere nei social network è fondamentale per un nuovo marketing in continua crescita.

Su questi aspetti e sulla nuova visione del viaggio vi rimando anche alle slides di Cristina Farioli, la responsabile del progetto IBM per le smarter cities, che partendo dall’esame di chi è oggi il viaggiatore propone la sua visione per un necessario recupero di competitività del nostro Paese.

Una giornata interessante, quindi, che ci conferma l’utilità della “rete delle città intelligenti”, composta ormai da una ventina di città che vogliono confrontarsi e mettersi in gioco. La prossima riunione sarà agli inizi di marzo ad Ancona e sarà dedicata ad un tema a noi caro, quello del “governo con la rete”, con particolare attenzione alla sicurezza urbana. 

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