Editoriale

La valutazione anche nella scuola? Difficile, ma necessaria

La necessità di una corretta valutazione delle performance e degli impatti dell’azione pubblica è ormai assolutamente condivisa da tutti i soggetti in campo, comprese le organizzazioni sindacali e le associazioni dei cittadini. Certo tutto è perfettibile e ci sono posizioni diverse sugli strumenti da adottare, ma sul punto che sia necessario misurare, valutare e quindi “dar conto” ai cittadini di come si spendono i soldi pubblici non c’è più discussione.
Le cose si complicano però quando avviciniamo la lente ad alcune specifiche categorie e proviamo ad esempio a valutare gli insegnanti.

Così la sperimentazione della valutazione della performance organizzativa dell’istituto scolastico e della performance individuale dei singoli insegnanti, che il Ministro Gelmini ha messo in piedi in alcune città italiane (Torino, Napoli e forse in aggiunta Milano per gli insegnanti; Pisa, Salerno e in aggiunta Cagliari per gli istituti), rischia di affondare per l’alto numero dei collegi dei docenti che stanno votando a stragrande maggioranza l’indisponibilità ad aderire ad un’iniziativa che, essendo sperimentale, era stata pensata come volontaria.
Non è la prima volta che succede: nel 2000 ne fece le spese il Ministro Berlinguer, che sul progetto di valutare gli insegnanti e di legare a quella valutazione parte degli aumenti retributivi, perse il posto.
Certo stiamo parlando di una valutazione difficile, certo non è un processo che possa definirsi in algoritmi, ma che anzi deve essere ricco di esprit de finesse almeno quanto di esprit de geometrie, ma non possiamo dire che è impossibile. E allora perché non solo non si riesce a farlo, ma la gran parte degli insegnanti non sono disposti neanche a partecipare ad una sperimentazione?

Le ragioni che mi vengono alla mente sono due, molto diverse tra loro: la prima è che stiamo parlando di una categoria che valuta per mestiere, ma che non è stata mai valutata e non concepisce di essere valutata. Una categoria che non ha mai visto un riconoscimento non solo del merito, ma neanche dell’impegno profuso e che vede da sempre allo stesso livello tutti, chi lavora tantissimo e chi fa il minimo indispensabile e che, tutto sommato, a questo stato di cose si è adattata. Una categoria per cui, come ho letto in un interessante articolo, vale l’amara osservazione secondo cui “il massimo della carriera coincide con l’Alzheimer”. Una categoria, quindi, che alla valutazione del proprio operato è allergica e che tutto sommato è conservatrice. E’ questo, mi sembra, l’atteggiamento prevalente nei commenti del Ministro e del Ministero e non può che portare ad una contrapposizione frontale.

L’altra motivazione è di tutt’altro tenore e a me pare più ragionevole: per accettare la valutazione non basta essere convinti della sua necessità, bisogna fidarsi. La fiducia è un ingrediente fondamentale e nel corpo docente manca completamente. Manca per i troppi decenni di trascuratezza, manca per l’inesistente interesse allo sviluppo delle risorse umane, manca perché ogni giorno bisogna fare i conti con la carta igienica che non c’è e con l’acqua che i ragazzi si devono portare da casa. Manca perché né questo, né i precedenti governi hanno visto nella scuola una priorità, ma l’hanno lasciata vivacchiare come un enorme pachiderma che fosse troppo faticoso e troppo costoso svegliare. E così chi non si fida non accetta volontariamente di farsi valutare, non ci crede più, non ha più speranza che il merito e l’impegno vengano riconosciuti.
Come fare allora, visto che da cittadino ho diritto di avere una valutazione sulla scuola e sugli insegnanti di mio figlio che pago con le mie tasse?
Se l’ingrediente che manca è la fiducia, non possiamo che ripartire da lì, da quel “building trust” che anche le istituzioni internazionali danno come obiettivo principale per le amministrazioni pubbliche. Ma ottenere fiducia è una meta ambiziosa e di lungo periodo: bisogna lavorare insieme sui contesti, sugli edifici, sulle reputazioni, sul valore sociale che si attribuisce alla scuola. La strada è lunga, purtroppo però scorciatoie non ce ne sono. Altrimenti il pachiderma con una scossa si toglierà di dosso la mosca della valutazione, caccerà via l’ennesimo ministro e tornerà a dormire, scontento, di cattivo umore, ma senza uno stimolo a rimettersi in piedi.

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Commenti

QUALE VALUTAZIONE CERCHIAMO?

Dan un brevissimo sondaggio ("alla femminina") il personale ATA sembra avvicinarsi MOLTO alla "Customer satisfaction" (rif. recente concorso per titoli ONESTI). Mi sembra un segnale POSITIVO, e a VOI?
Anche i docenti dovrebbero essere valutati secondo il CV (es. esperienze professionali, corsi... ecc..)?
E i DS?
Il personale docente è MOLTO scontento della selezione per pallini su schede "anonime" (i tantissimi ricorsi lo dimostrano?).
Perchè non evitare tanti "corsi e ricorsi"?
Cosa ne pensate di partire dai CV e da un periodo di prova es. 2/3 anni?
In altri paesi del NORD questo già lo fanno?
(E NAVY ad esempio, come recluta il suo personale? per fare un esempio)

Se non dimostra di essere un bravo leader può sempre tornare ad insegnare, non è così?
Piuttosto che cercare sanatorie (vedi ex-concorso in Sicilia) non è meglio "prevenire... meglio di curare"?
Possiamo fare "soffrire ingiustamente" le ISTITUZIONI EDUCATIVE?

Lo so bene che la perfezione è divina e..

perdonatemi per queste domande alla "femminina e ad maiora".

Quale valutazione?

Perdonate le domande:

1) I docenti universitari (anche quelli a contratto) fanno compilare dei moduli (anonimi) di valutazione ai propri alunni?
I ragazzi (nelle scuole superiori ad esempio) non lo possono fare?
Non vale il loro giudizio?

2) Esiste uno "strumento tarato" che consente una valutazione a prova di algoritmo?
C'è il rischio che ci possa essere "una compra vendita di voti"?
I vassalli con una graziosa concessione vengono gratificati?

3) Studi a livello internazionale hanno dimostrato che i modelli democratici sono quelli che hanno dato maggiori risultati - Just Accountability?
Se siamo TUTTI coautori, non è necessario piuttosto implementare strategie di autovalutazione... capace di vincere le dissonanze con le logiche della valutazione esterna?

4) I DS dovrebbero avere il coraggio di farsi valutare, ANCHE da TUTTO il suo staff? Schede anonime, così come fanno altri paesi da anni ad esempio?
La smart city diventa un intorno territoriale con una "identità terrestre"?
Chi lo sosteneva? Ma sto parlando di uno studioso o si cita una scuola di pensiero?

ad maiora.

La valutazione deve essere fatta dagli studenti

Far valutare le materie insegnate per mezzo di un questionario organizzato per materia. Per ciascuna materia basterebbero tre domande, una sull'interesse suscitato per la materia, una sulla chiarezza delle spiegazioni ed infine una sui collegamenti con le altre materie.
Naturalmente le risposte sarebbero precodificate del tipo: alto, basso, medio o molti, pochi, nessuno. In modo da poter essere facilmente elaborate elettronicamente. Naturalmente tramite materia e classe si risale al professore.

Per molti decenni il

Per molti decenni il principio sacrosanto della libertà di insegnamento è stato piegato alla pratica della insidacabilità dell'insegnante. Basti pensare agli ostacoli frapposti per tanto tempo da molti insegnanti alla programmazione didattica (interdisciplinarietà, omogeneizzazione della definizione degli obiettivi didattici, omogeneizzazione delle prove, ecc.). Ancora oggi la programmazione è vissuta con fastidio da molti finti rigorosi insegnanti. Di fatto dai più lavativi. Il punto della valutazione, tuttavia, risiede nel criterio guida da adottare. Se si adotta il criterio dei risultati degli allievi, è facile prevedere l'ingenerarsi di falsi risultati (tutti positivi). La standardizzazione delle prove (INVALSI) è poi una mistificazione perchè standardizzare le prove significa che anche la didattica debba essere omogeneizzata. Inoltre il destino delle prove INVALSI è quello di una loro progressiva difficoltà perchè gli estensori saranno naturalmente portati a complicarle o a inventarsene di assurde pur di non ripetere quelle di anni precedenti. Già avviene. Basta leggere alcuni items di valutazione di comprensione del testo per rendersi conto che si fa ricorso a sofisticherie interpretative che i ragazzi non comprendono. Se poi la valutazione segue criteri più "aziendali" ossia fa riferimento a POF, servizi aggiuntivi, ecc. allora si scatenerà la fantasia idiota titpica di chi inventa corsi e corsetti, gite, palestre, attività integrative che nulla hanno a che fare con la didattica. Conclusione: valutare i dirigenti scolastici sulla capacità di fare didattica come si deve. Tutto qui.

valutazione??????

Come sta il pubblico impiego dopo quindici anni di valutazioni ed incentivazioni?
Molto peggio di prima.
Quelli che non ricevono incentivi si chiedono: perchè devo lavorare?
Chi valuta il dipendente pubblico?
Il dirigente nominato dal politico.
La valutazione avviene su criteri di oggettività o su criteri di acquiescenza agli obiettivi del politico?
Gli incentivati che conosco, e ne conosco parecchi, ricevono l'obolo in virtù della loro remissività, accondiscendenza, docilità, arrendevolezza, piaggeria.
Casi rari sono i veri riconoscimenti professionali.
Prima di parlare bisognerebbe conoscere e meditare.
Passiamo alla scuola.
Dopo che la stessa scuola ha valutato mediocre, o non meritevole di incentivo, l'azione di un insegnante, come gli si può più assegnare una classe.
Quale genitore può accettare che il figlio riceva lezioni da un insegnate mediocre?
Sarebbe l'inizio del caos totale, rispetto al caos relativo che oggi regna.
Cosa succede quando ad essere mediocre è il dirigente scolastico?
E, cosa succede ancora quando ad essere mediocre è la classe politica?
Il valore è un qualche cosa che vola troppo in alto perchè possa essere meschinamente valutato.

valutazione???

Sonp d'accordo con giuseppe vella, se poi vogliamo iniziare a valutare perchè iniziare sempre dal basso (dopo il primo passo contro i più deboli il procedimento si interrompe sempre) e non dalle persone che stanno in alto, quelli che hanno gli stipendi ed i privilegi per le loro presunte capacità di decidere per il meglio e che anche quando sbagliano in mala fede non pagano mai di tasca propria?

Sulla valutazione

Come rispoando alle tue domande !!!!!!

Come sta il pubblico impiego dopo quindici anni di valutazioni ed incentivazioni?
Molto meglio del dipendente privato.

Quelli che non ricevono incentivi si chiedono: perchè devo lavorare?
Perche' in ogni caso percepiscono lo stipendio.

Chi valuta il dipendente pubblico?
L'OIV.

La valutazione avviene su criteri di oggettività o su criteri di acquiescenza agli obiettivi del politico?
La performance deve essere legata a criteri misurabili e oggettivi.

Passiamo alla scuola.
Dopo che la stessa scuola ha valutato mediocre, o non meritevole di incentivo, l'azione di un insegnante, come gli si può più assegnare una classe.
Se la valutazione e' mediocre o non meritevole di incentivo, non significa che l'insegnante non puo' insegnare, sigifica solo che e' una mezza calzetta (e ce ne sono).

Quale genitore può accettare che il figlio riceva lezioni da un insegnate mediocre?
Tutti quelli che oggi accettano di mandare il loro figlio in una scuola (e sanno..., lo sanno... che l'insegnante e' mediocre) anche se non esiste una valutazione che formalmente lo definisca come tale.

Cosa succede quando ad essere mediocre è il dirigente scolastico?
Se fosse mediocre non e' gravissimo, non siamo tutti eccellenti a questo mondo. (se fosse pessimo dovrebbe andare a casa)

E, cosa succede ancora quando ad essere mediocre è la classe politica?
Se fosse mediocre non e' gravissimo, non siamo tutti eccellenti a questo mondo. (se fosse pessimo dovrebbe andare a casa)

Valutazione docenti

Condivido pienamente la proposta di valutazione dei docenti. Non è pensabile che coloro che hanno raggiunto ormai la sicurezza del posto o la cattedra, come si dice, debbano rimanere in eterno a quel posto se non se lo meritano pienamente. Che la valutazione sia difficile non c'è dubbio, ma come mai questo avviene negli Istituti di scuola superiore della Svizzera (nel cantone tedesco di certo)e nessuno si lamenta?
Quello che purtroppo manca a noi italiani è quello di accettare la critica, di confrontarsi con altri e scoprire che non si è sempre al top e che una volta raggiunta una posizione non è per l'eternità e che occorre continuare a studiare e migliorarsi.
Forse qualcuno potrebbe pensare che sono frasi di comodo. Non è così; nella mia carriera scolastica dalle scuole medie fino all'Università è capitato spesso di avere a che fare con docenti non proprio all'altezza; stessa considerazione quando mi è capitato di fare lezioni di lingua inglese; molti pretendono di insegnare una lingua e neppure loro la conoscono realmente! Impariamo tutti ad essere un poco umili.

La valutazione anche nella scuola? Difficile, ma necessaria

Vorrei ricordare allo scrivente dell'articolo sulla valutazione che io, come insegnante, non temo la valutazione perchè ci sono abituato: tutti i giorni in classe ogni studente mi mette sotto la lente di ingrandimento e mi valuta. Mi valuta come docente, ma anche come persona, per i comportamenti che tengo, per il linguaggio che uso, per come vesto, per come cammino e per come guardo o sorrido. Chissa perchè poi la maggior parte dei genitori quando iscrive i figli a scuola cerca di inserirli nelle classi nelle quali insegnano i docenti migliori. Chissà come fanno a sapere quali sono i migliori insegnanti di una scuola? Inoltre vengo valutato dai colleghi, dal personale ausiliario, che dai corridoi capisce se sai tenere o meno la classe, dal dirigente, dal personale di segreteria, dai tecnici di laboratorio, che quando vai nell'aula di informatica e prendi in mano il mouse capiscono subito se provieni direttamente dal Paleolitico. Vengo valutato dalla gente che incontro sull'autobus quando i miei studenti mi salutano col classico prof. e che si chiede quale sia il mio contributo alle loro intemperanze linguistiche e comportamentali. Vengo valutato da tutte le persone che incontro quando con le classi faccio delle uscite sul territorio. A questo punto la smetto e mi chiedo se c'è ancora qualcuno che se la sente di dire che gli insegnanti non sono valutati.
Un altro discorso riguarda la valutazione della scuola. Questa sì deve essere valutata, perchè se il progetto educativo di un istituto funziona, ciò dipende non dal singolo, ma da tutti coloro che vi lavorano.
I due modelli di valutazioni quindi si contrappongono perchè il primo, la valutazione del singolo insegnante, mette in concorrenza, ma anche in contrapposizione gli insegnanti tra loro. Il secondo trasforma la scuola in un ambiente collaborativo nel quale tutti operano per raggiungere insieme i migliori risultati.

Io penso che sia

Io penso che sia possibilissimo valutare gl insegnanti, ad esempio facciamo un filmato durante la loro
lezione; capiremmo immediataente se sanno spiegare ed intrattenere un rapporto costruttivo con la classe.
Se si facesse una cosa del genere, ne vedremmo delle belle; resta il fatto che, pur in un contesto dove la
formazione è stata abbandonata da tutti i governi degli ultimi 20 anni, l'insegnante oggi può permettersi comunque
di spiegare male e nessuno lo può spostare o licenziare.

valutaqzione docenti

Buono il sasso nello stagno. "i docenti non amano essere valutati". Migliore la risposta: i docenti sono valutati CONTINUAMENTE dagli studenti.
Coloro che dovrebbero essere preposti alla valutazione dei docenti - i loro dirigenti - invece NON li valutano. Perche' ? perche' e' piu' comodo. Perche' non hanno i mezzi. Perche' non ne hanno la cultura. Perche' non hanno a disposizione un sistema premiante e trasparente.
Simpatica l'idea di dire a qualcuno 'dimmi tu come vuoi essere valutato', poi io ti riconosco.
Ancora di piu' : dimmi tu se pensi di essere valutabile.
Sai questa e' "sperimentazione".....

Per me questa e' improvvisazione.

Il ministro Berlinguer almeno ha proposto un metodo, contestabile, ma confrontabile.
Questo ministro ha porposto che i docenti si proponossero un metodo.

In primo luogo, il minstro propone dei metodi di valutazione e dei criteri. Si immagina il sig. ministro se noi chiedessimo ad una classe di trovare un metodo di valutazione? o agli avvocati di cui lui fa parte? (per i professionisti c'e' il 'mercato' .. un po' ingessato nelle tariffe minime e massime....)

Credo che un percorso di valutazione seria preveda degli step chiari e dichiarati da subito. Non necessariamente condivisi o condivisibili. Ma chi si fa tronfio di proporre riforme, prenda il coraggio di mettere numeri (voti) e premi (danaro).

Altrimenti e' aria firtta. Come hanno detto i collegi che si sono riifiutati di paertecipare.

PS una volta che si e' stati valutati, la valutazione (e la premialita') resta o e' la lotteria di quell'anno? secondo il ministrro Gelmini e' la lotteria dell'anno. Ed ammonta nientemeno che ad una mensilita'.

Vorrei sapere quale dirigente del servizio pubblico accetta di essere valutato, promosso e retrocesso l'anno successivo!!!!!!!!!! per ricominciare ad essere valutato, forse promosso e poi retrocesso!

si può valutare , se si vuole...

Basterebbe guardare a cosa fanno gli altri paesi , come la Francia, la Germania, ecc. ecc. Adottare un metodo già esistente e metterlo a punto nel tempo. Non esiste un sistema perfetto a priori, ma occorre comunque partire. Tutte le organizzazioni umane hanno all'interno persone che svolgono funzioni diverse, alle quali accedono in seguito a qualche forma di valutazione. Solo nella scuola , tutti i docenti sono uguali fra loro come gocce d'acqua!! Tutti uguali e chiusi all'interno di una organizzazione che non parla con il territorio , non è criticabile dagli utilizzatori ( studenti , genitori, industrie è come se non esistessero!). Intanto si potrebbe partire da una valutazione del prodotto per ogni istituzione scolastica. L'università e l'industria possono valutare la preparazione degli studenti e, da questa si può risalire alle caratteristiche del processo che avviene in ogni scuola e anche al metodo che usa un determinato insegnante. Successivamente un esame all'insegnante sulla disciplina , sui metodi usati , sulle eventuali pubblicazioni e titoli acquisiti per formare una graduatoria a fronte della quale si eroghino gli incentivi.