Editoriale

300.000 impiegati pubblici in meno: troppi o troppo pochi? È questione di "bene comune".

Stiamo ovviamente parlando dei trecentomila dipendenti in meno (-8,4%) che lavoreranno nelle amministrazioni pubbliche nel 2013, secondo le dichiarazioni fatte da Brunetta qualche giorno fa. Si tratta, come subito precisato, non di licenziamenti, ma di blocco del turnover, di regolamentazione dei contratti atipici, di pensionamenti: ma comunque è una bella cifra seppure frutto di cinque anni di provvedimenti. È troppo grande o troppo piccola questa riduzione? Gli statali sono troppi o troppo pochi?

È chiaro che alla mia domanda è impossibile rispondere, nonostante ahimè molti ci abbiano provato con reazioni non molto meditate in un senso o nell’altro, senza rispondere prima alla domanda su quale sia la PA che vogliamo. Comincerò quindi da questa risposta, a rischio di essere noioso, poi prometto di tornare alla domanda iniziale.
Io credo fermamente che l’amministrazione pubblica di un Paese democratico vada considerata come un “bene comune” e da questa convinzione farò discendere alcune conseguenze spero non banali.

Per sostenere che la PA di un Paese è un “bene comune” è necessario definire insieme questo concetto che avevamo già accennato in un precedente editoriale. Nella tradizione giuridica anglosassone vengono definiti “commons”- beni comuni - quei beni che sono proprietà di una comunità e dei quali la comunità può disporre. La nozione di “beni comuni” identifica, perciò, tutti quei beni materiali e immateriali: l’ambiente, le foreste, il mare come ecosistema e come territorio di pesca, le acque interne, le infrastrutture e i servizi di pubblica utilità, ma anche immateriali: la fiducia sociale, la solidarietà, la sicurezza, la conoscenza che costituiscono un patrimonio collettivo di una comunità e il cui uso deve essere regolato per impedire che queste risorse comuni siano preda di soggetti o organizzazioni singole che, attraverso un uso indiscriminato ne producano nel tempo l’impoverimento. Alla fine degli anni sessanta uno studioso, Garret Hardin, in un famoso articolo intitolato “La tragedia dei beni comuni” propose la tesi secondo la quale questi beni sarebbero destinati all’esaurimento perché preda sempre e comunque degli egoismi individuali; un più equilibrato e moderno studio che a partire dagli anni ’90 si è svolto soprattutto negli Stati Uniti (Elinor Ostrom ne è stata paladina) propone invece una tesi opposta. I beni comuni possono essere beni “sostenibili” ed essere un risorsa fondamentale per le comunità e le nazioni a patto che le comunità coinvolte nel loro utilizzo definiscano e condividano regole per la loro “sostenibilità” e cioè garantiscano la possibilità della rigenerazione naturale o sociale dei beni comuni stessi.

Come vedete questa metafora è feconda per la PA e ci pone subito alcuni principi che sono punti cardinali del nostro ragionamento:

  • la PA per essere bene comune deve essere svincolata da interessi di parte…

  • …nello stesso momento per poter essere “sostenibile”, e quindi perché non si estingua nei conflitti, deve essere regolata…

  • …e tali regole devono essere ampiamente condivise e non dettate da una o l’altra parte politica,

  • infine, last but not least, la PA e i suoi dipendenti non possono essere giudicati o valutati se non sulla base dell’effettiva disponibilità che di essa hanno i membri della comunità, quindi, in altre parole, sulla base dell’incremento della qualità e della quantità della “restituzione di valore” che la PA è tenuta a garantire ai cittadini contribuenti secondo quello che è il primo principio del patto sociale. 

Abbiamo quindi, tramite il ricorso al concetto di commons, introdotto un orientamento nel nostro percorso: la nostra stella polare, nel prendere le misure alla PA, sarà data dal “bene comune” e i nostri punti cardinali, su cui ci orienteremo, saranno tre presupposti deontologici che appartengono alla amministrazione pubblica e che vanno contemperati: la sua autonomia da interessi di parte (per altro garantita al massimo livello dalla Costituzione), la sua responsabilità di fronte ai cittadini (ma anche ai loro rappresentanti politici… e qui la cosa non è banale) , la sua trasparenza e accountability.

Diremo, quindi, che la PA che vogliamo è caratterizzata da “autonomia, responsabilità, trasparenza”. Si tratta per altro di principi costituzionalmente garantiti e come tali “non a disposizione” di una o l’altra parte politica.
Su questa base torniamo alla nostra domanda iniziale: è una cosa buona o cattiva per il Paese che la PA dimagrisca in modo così significativo?

Mi lascia molto freddo la preoccupazione che misure del genere accrescano la disoccupazione, non perché sottovaluti il tragico problema della mancanza di posti di lavoro e, soprattutto, della scarsa percentuale degli occupati in Italia, ma perché credo che non sia compito dell’amministrazione pubblica quello di creare lavoro purché sia. La mia risposta quindi nascerà solo dalle considerazioni precedenti.

Su questa base, a mio parere, è un bene se la PA si riduce, e quindi costa meno (contribuendo così alla tenuta dei conti pubblici), SE e solo SE non si riduce il suo valore di “bene comune” del Paese, quindi…

  • SE questa riduzione non pregiudica il suo orientamento all’interesse della comunità nazionale, e quindi non riduce la quantità e la qualità dei servizi forniti ai cittadini ed alle imprese. E’ ovvio che perché questo succeda deve aumentare e non di poco la produttività, con tutto quello che ne consegue anche in termini di investimenti organizzativi e tecnologici;
  • SE attraverso il blocco del turnover non penalizziamo i giovani e non peggioriamo il già drammatico invecchiamento della forza lavoro pubblica (con quasi 48 anni di media siamo la PA più vecchia del mondo!) riducendone di fatto il suo valore;
  • SE nella scelta della riduzione ci muoviamo nel solo interesse pubblico, quindi senza interessi di parti o di lobby;
  • SE con questa riduzione e con il blocco delle assunzioni non impoveriamo alcuni asset di competenze fondamentali per una PA che voglia attuare il “governo con la rete”: penso ai project manager, ai negoziatori, agli esperti di relazioni pubbliche, ai tecnici e ai teorici dell’innovazione: ma anzi se utilizziamo questa riorganizzazione per avere le competenze che ci servono (“meno uscieri, più ingegneri” aveva detto il precedente Ministro Nicolais beccandosi bordate di fuoco anche “amico”);
  • SE siamo capaci di discriminare e di giudicare dove e come ridurre e, quindi, non attuiamo tagli ciechi anche qui, ma diminuiamo la forza lavoro dove è in eccesso e la rimbocchiamo, almeno in parte, dove è carente;
  • SE siamo capaci di impiegare bene le risorse che ci sono e, quindi, di “muoverle” lì dove ci servono con una mobilità agile e flessibile.

A voi il giudizio se stiamo rispettando queste condizioni.

 

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Commenti

“meno uscieri, più ingegneri”??

Salve, sono un ingegnere della PA, non da molto tempo in servizio, ma abbastanza per comprendere che la PA è il regno dei produttori di carta straccia (cd "amministrativi") e che i ruoli tecnici sono subalterni e minoritari.
Sarò di parte, ma con la carta straccia non si va lontano....

RE: “meno uscieri, più ingegneri”??

CONCORDO PIENAMENTE E TOTALMENTE
Salve, sono anch'io un ingegnere della PA del settore ICT. Sono in servizio da 15 anni. Confermo quello che dice l'ingegnere del post precedente ed aggiungo: l'informatica nella PA è solo una bella parola per far riempire la bocca a qualche super dirigente (e questa mia affermazione, che è possibile sperimentare giornalmente, trova ampia conferma nell'arretratezza delle nostre amministrazioni e nell'insistenza a perseguire inutili burocratismi). Questo perchè nell'alta dirigenza non vi è praticamente posto per i profili tecnici. I posti tecnici per la dirigenza di seconda fascia, poi, sono rarissimi. Non sono balle queste: basta guardare la Gazzetta Ufficiale IV serie speciale per verificare! I "concorsoni" della SSPA, poi, sebrano essere specifici per profili NON tecnici. Io ho tante idee e tanta voglia di cambiare e di innovare ma sto invecchiando nell'attesa di un'opportunità: ormai ho compiuto 43 anni!

Riduzione Pubblica Amministrazione

Nel settore Beni Culturali la riduzione del personale ha superato ogni limite di guardia.Il personale non è sufficiente a svolgere i compiti che le stesse leggi di tutela monumentale e paesaggistica impongono.
Il nostro lavoro incide sull'economia, sulla qualità degli interventi, sul territorio in genere, sulla tutela diretta dei monumenti, sulla pianificazione territoriale, sulle Valutazioni di impatto Ambientale, sulle trasformazioni morfologiche, sulla qualità dei restauri, e pertanto sulla qualità della vita degli abitanti e sul turismo. Con il blocco delle assunzioni abbiamo avuto pensionamenti senza sostituzioni, con settori in letterale abbandono. Continuo a stupirmi ogni giorno dell'ignara posizione gli Italiani; dal mio punto di vista certamente non si rendono conto del baratro in cui sta precipitando la Nazione.Non sarà mai il settore privato ad occuparsi del pubblico interesse. Non può lo Stato abdicare e ignorare i propri compiti istituzionali. Personalmente sono stanca dei "luoghi comuni " relativi alla Pubblica Amministrazione.

Non sono né troppi né pochi.

Non sono né troppi né pochi. Sono sbagliati! Nel senso che non rispondono a nessuna delle condizioni che vengono elencati nell'articolo.
Peraltro, come risulta da diversi studi a livello UE e OCSE, il numero di dipendenti pubblici in Italia non è più alto che negli altri paesi. Forse la differenza sta nella sua distribuzione (mi pare che rispetto ad altri paesi, in Italia sia predominante il numero di dipendenti delle amministrazioni centrali rispetto a quelli delle Regioni ed Enti Locali).
Ma come evidenzia bene l'articolo, il problema è quale amministrazione pubblica vogliamo (e come ci arriviamo), e su quella base si può pure ragionare sul numero dei dipendenti.
Su questo non mi sembra che questo governo sia andato molto avanti.
Il taglio è solo un effetto imposto dalle politiche restrittive di Tremonti.

... un ginepraio?

Ho la vaga sensazione che stavolta Mochi Sismondi si stia perdendo in un ginepraio.
Nel senso che ha posto (si è posto?) una domanda senza una risposta (o meglio: con infinite risposte).
Purtroppo non esiste - è la mia opinione - una "dimensione giusta" delle risorse umane che operano nella Pubblica Amministrazione. E se anche esistesse, vista la quantità enorme delle variabili al contorno (mezzi e strumenti, attese dei cittadini, produttività "umana" e non da schiavi, la cultura delle persone - bravo Colaiacomo! -, ...) sarebbe impossibile determinarla.

Esiste il "buon senso", la gestione da "buon padre di famiglia" (tirato dentro, non totalmente a proposito, da Francesca), l'opportunità in funzione della "situazione contingente" e altre considerazioni non proprio "scientifiche" che possono indicarci NON quale è la dimensione giusta, ma quale è UNA possibile "sostenibile" dimensione per salvare i conti e non far soffrire troppo (magari per niente!) i Cittadini.

Insomma: occorre navigare "a naso" e quindi servono uomini politici che di naso - almeno per queste cose - ne abbiano in abbondanza.
Ma di questi, forse, ce ne sono. Purtroppo occorre anche che siano "onesti" (nel senso che antepongano davvero il bene comune al loro).

E di questi ultimi c'è grande penuria.

...Ma servono o non servono?

Concordo con l'analisi di Mochi Sismondi e sui suoi "se e solo se", e soprattutto con l'analisi del "bene comune" che probabilmente da almeno vent'anni si è un po' perso di vista.
Credo che invece di guardare solo i conti si debba tenere conto dei servizi da erogare e anche della loro qualità cercando di conciliare il più possibile i due aspetti. Per dire che 300.000 impiegati statali non servono, è stata fatta un'analisi scientifica delle necessità, oppure, con un certo qualunquismo semplicistico, che è piuttosto di moda, si è tirato ad indovinare a caso per far tornare i conti pubblici a prescindere dai servizi da erogare?
Trovo anche un po' semplicistica l'affermazione di qualcuno che, sul presupposto che visto che ormai c'è l'informatica, gli impiegati non servono più, dimenticando completamente che se da un lato l'informatica è un supporto ormai indispensabile e veloce per lavorare e riduce oggettivamente alcuni fabbisogni di personale, d'altro lato crea una maggiore richiesta di servizi e di tempestività di risposta da parte dei cittadini, oltre ad una dilatazione della richiesta di informazione telefonica.
Credo sia assodato che la soluzione Call Center (soprattutto se è "esternalizzato") è spesso quanto di peggio si possa avere come servizio al cittadino che raramente riesce ad avere una risposta adeguata ai suoi bisogni.

Se si riuscisse a coordinare il "buon senso" e la gestione corretta delle risorse evitando gli sprechi, avvalendosi di tecniche organizzative che abbiano almeno una sana parvenza di scientificità, magari potrà anche risultare vero che ci sono 300.000 impiegati pubblici di troppo. O magari potrà risultare invece che sono necessari.

Diversamente, chiunque può sentirsi autorizzato a pensare che siano solo "chiacchiere" demagogiche finalizzate ad esternalizzare servizi pubblici non per il pubblico bene, ma per il bene di qualche privato.

E intanto la Pubblica Amministrazione invecchia sempre di più......

Prima si rendono inutili, poi si dice che sono troppi

La mia amministrazione, una soprintendenza, da venti-trenta anni in qua è stata tagliata a fettine (quattro istituti da uno iniziale ma, mi raccomando! "senza oneri per lo Stato" cioè con quattro dirigenti ma niente assunzioni), lasciata avvizzire senza alcun ricambio, lasciata lungamente senza dirigenti o con dirigenti "di passaggio" (15gg, 2 mesi ...) o demotivati; la riduzione operata finora è stata di tipo scientifico, mirata all'inefficienza, ora sarà molto più facile per i Brunettofili dire che è inutile e chiuderla del tutto!

300.000 impiegati pubblici in meno

E' una bella trovata per affossare lo Stato ed i servizi erogati.
Non entro nel merito,dico solo che ha cominciare da chi ha proposto il taglio ( unitamente a chi lo appoggia ),di essere coerente con quanto afferma e dare l'esempio dando subito le dimissioni da qualunque incarico statale o parastatale,dare le dimissioni dalle consulenze pagate a peso d'oro, e vivere del solo salario che dice di meritarsi come qualunque lavoratore privato,senza escamotage alcuno,senza incarichi sottobanco ecc....

Se si rendono utili sono

Se si rendono utili sono pochi, se non si rendono utili alla società sono superflui.
Però ho la sensazione che si vuole "annientare" la PA non per il numero e la qualità dei lavorotori pubblici
ma perchè si vuole privatizzare tutto. Rendere privato il pubblico significa avere in eredità la più grande impresa caduta dal cielo ricavando ed ottimizzando profitti privati. La clientela è assicurata ed enorme.

sono certamente d'accordo ma

sono certamente d'accordo ma il punto è che oggi l'alta dirigenza, tutta di estrazione politica, non ha cognizione di quale è nella, sostanza, la missione istituzionale assegnata, il ruolo che deve svolgere.
Le direttive annuale sull''azione amministrativa e la gestione contengono , nella maggior parte dei casi, obiettivi irrealizzabili perchè non tarati sulla macchina.

Circoli viziosi

trattazione molto interessante, largamente condivisibile specialmente nei principi, ma difficilmente trasferibile nella pratica.
Di fronte ad interventi come questi ed a quelli che sempre più spesso sentiamo dai nostri politici mi chiedo: quanta percentuale della popolazione italiana è REALMENTE in grado di:
-comprendere le differenze,
-agire di conseguenza.
A mio modesto avviso già nella eccellente disamina del prof Mochi Sismondi, andrebbero aggiunte altre riflessioni strettamente correlate agli esuberi (perchè si sono formati, perchè non funzionano etc...) e le risposte andrebbero rintracciate nella politica e cioè nel popolo. Popolo che pur avendone la teorica possibilità, elegge, critica, e badando al suo stretto particulare pretende dagli altri senza fare il proprio dovere.
Da diverso tempo sono solito chiedere in contesti di taglio intellettuale: 'come parcheggia il buon cittadino' scatenando l'ilarità generale. Poi qualche giorno fa in un'intervista fatta ad un professore di finanza francese, questo raccontò che in un caso la PA francese aveva fatto scattare un'indagine fiscale nei confronti di un cittadino che, sistematicamente, non parcheggiava in modo corretto. Conclusione: era un grande evasore.
Tutto questo per dire che certamente organizzazione e controllo sono fondamentali in una PA efficiente, ma la PA non è che uno dei mattoni della Società, Società che con scarso livello culturale, nella migliore delle ipotesi, potrebbe essere governata da un 'Principe illuminato'. Invece sarebbe bello che ciascuno, al suo livello intellettuale, avesse la possibilità di capire e scegliere.
Questo lo può dare solo quel qualcosa chiamato Cultura.
Per questo credo che gli intellettuali, a fianco alla normale azione quotidiana tra pari, si dovrebbero impegnare e battere perchè tutto ciò che si discute e dibatte tra 'chi sa' possa essere anche riportato ai 'piccoli'.
Senza una crescita diffusa ed ampia della cultura ciascuno continuerà a parcheggiare come vuole criticando e lamentandosi per ogni cosa che non va a suo stretto ed ampio favore

Siamo alle solite, se

Siamo alle solite, se qualcosa nello Stato non funziona non è dovuta all'incapacità di impresari edili, petroliferi e chimici/farmaceutici che invece di lavorare per il bene della Nazione fanno i propri comodi, ma si colpisce chi di questo Stato è un impiegato. Ma chi sostiene queste cose lo sa cosa voglia dire essere impiegato statale ? Classe questa negletta dalla comunicazione per la quale l'impiegato pubblico è ancor oggi un insignifiacnte omino con la cravatta e il cappello, un servo della gleba di un odioso Stato. Come siamo ignoranti e non si capisce che lo Stato siamo noi e tratttare male noi significa trattare male tutto il poplo del Paese al quale, forse non tutti lo sanno, abbiamo GIURATO fedeltà quando siamo entrati a a lavorare, Quale altro impiego privato chiede tale forma di attaccamento al dovere ? E' quindi il momento di dire BASTA a questo stolking ! Ma cosa si pensa che noi si sia qui a " pettinare le bambole"? Mi dispiace chi pensa che riducedo noi si riduca la spesa pubblica, è una bugia ! Perchè è bene che si sappia che le cose lo Stato,Regioni le, Provincie e i Comuni le faranno ugualmente e mancando noi , per certi versi possibili testimoni scomodi, hanno già iniziato a utilizzare i servizi di agenzie private - costose e prive di una identità - e quindi difficilmente perseguibili. MEDITATE GENTE - MEDITATE

blocco del tourn over per chi????

speriamo che il blocco del tourn over non riguardi anche i messi comunali ed i messi dell'agenzia delle entrate.....se saranno di meno ovviamente ci saranno centinaia di milioni di euro di entrate di gettito in meno a causa di atti amministrativi e fiscali non notificati affatto e a causa di atti notificati oltre i termini di prescrizione....... e comunque con un maggior carico di lavoro ci saranno inequivocabilmente maggiori rischi di notifiche viziate.........spero che si rendano conto di tutto ciò.....
quindi con il blocco del tourn over dei messi comunali, si mangieranno tutto il risparmio in pochi mesi.........

quindi o provvedono a far diventare obbligatoria la pec certificat@, per tutti i 50000000 di cittadini maggiorenni , o la vedo dura!!!!!!

cordialmente
luigi raimondo luigirai@libero.it

spero che qualcuno mi sappia controbattere a tono.........!!!!!!!

300.000 impiegati

Oggi, abbiamo livelli molto alti di INFORMATICA TECNOLOGIA E NETWORK, abbiamo poco lavoro pertanto dobbiamo assolutamente dimunuire la macchina dello STATO. Quindi essendo 300.000 solo il 5% degli statali in forza per me sono anche pochi. Dobbiamo diminuire la pressione della BUROCRAZIA. Se diminuiscono gli statali forse diminuisce anche la burocrazia oltre a diminuire i costi della macchina dello STATO.

Illusione...

Lo statale attuale è assimilabile al rom, nel senso che ogni tanto è necessario agitare lo spauracchio del castiga-matti che ora farà ordine e piazza pulita di tanti scansafatiche (come accade per i campi nomadi..stessa storia, la colpa è sempre degli ultimi e non è mai dei primi).
Il vero spreco della P.A. si chiama esternalizzazione, ricorso alle consulenze, tradotto in pratica milioni di euro dati a soggetti terzi per svolgere spesso attività che dovrebbero svolgere i pubblici dipendenti e che invece non sono chiamati a fare, non per loro tendenza all'inerzia ma perchè non conviene a nessuno.
Ricordate la recente storia dell'abolizione degli enti "inutili"? dietro la loro soppressione (e conseguente incameramento del personale nei ruoli, per cui gli impiegati pubblici aumentano checchè si sbandieri ai quattro venti il contrario) c'è un novello carrozzone che risorge dalle ceneri. Morto uno se ne fa subito un altro che succede al vecchio nelle attività del primo; come, non dovremmo risparmiare ora che questi "scienziati" fanno parte di noi? ebbene, sembra che l'ingresso nella P.A. generi automaticamente un ottundimento cerebrale per cui c'è necessità di stipulare altri contratti con società terze che assicureranno l'esecuzione di quei lavori che questi fannulloni pubblici proprio non vogliono fare!!
Meno male che sono così "buoni" da conservarci ancora il posto, nonostante l'insipienza che rende sempre necessario far ricorso ad altri! mah!

i SE che aiutano a ragionare

Caro Carlo,
I tuoi SE li trovo molto appropriati, per nulla retorici, ma in qualche modo anche sconfortanti.
Infatti e' dinanzi agli occhi di tutti che la strada della riduzione del personale nella PA seguira' come sempre la strada piu' breve e piu' ingiusta. Il blocco del turn over infatti prescinde sempre da una analisi seria di quali professioni servono e quali no. Si basano solo sul dato anagrafico, per cui la Pa perderà in maniera incontrollabile usceri e ingegneri, innovatori o meno che siano.
Per tale stesso motivo l'età media si alzerà ancora perché i giovani con il blocco del turnover non troveranno lavori nella Pa, che non siano temporanei e precari.
Il valore della Pa quindi diminuirà di molto, anche se la produttività matematica potrebbe crescere in funzione della riduzione del numero dei dipendenti.
Io ho una proposta semplice semplice: invece di bloccare il turnover perché non si obbliga al part time chi e' vicino alla pensione, e con i fondi che si recuperano si finanziano posti nuovi per i giovani? In tal modo a mio avviso si aumenterebbe contemporaneamente sia la produttività sia il valore della Pa.
Patrizio Di Nicola

SA E MA

Sarei d'accordo con te per il pat time di chi è vicino alla pensione, ma il vero problema è che gli Uffici della P.A. effettivamante sono saturi di personale e molti vedono ancora lo stato come una specie di Assistente sociale di chiunque cerchi un lavoro.
Non sono molto ferrata in materia, ma non credo sia così semplice. Promozioni per ottenere pensioni più alte, meritocrazia che esiste solo sulla carta e l'elenco potrebbe continuare.
La verità è che a parole siamo tutti bravi e a farne le spese sono sempre e comunque i più deboli.
al mio paese si dice.." il pesce puzza sempre dalla testa!!"

commento

Leggo con attenzione ( quando il poco tempo a disposizione me lo permette), gli interessanti articoli.molte cose le condivido altre meno ( ed è normale che sia cosi), in considerazione che chi scrive su forum pa, fa ottimamente il suo lavoro( e di questo ve ne va dato atto), ed ha un'ottima professionalità.
Mi è piaciuto molto il ricorso a Se e Solo Se, molto caro alla logica analitica, lasciando aperti una serie di interrogativi, anche se forzano un pò la risposta o perlomeno lasciano molti interrogativi aperti.
la mia esperienza nella pa, risponde a molti Se, con altrettanti Perchè.
cito un esempio, Perchè si continua con il blocco del turn over, e poi si dice che i giovani non trovano lavoro.
Perchè, si riducono le piante organiche e poi si prendono orde di contrattisti che costano di più dei dipendenti a tempo indeterminato.
Perchè si continuano ad emarginare da linee di lavoro colleghi con ottime competenze e cv per dare (onerosi),incarichi all'esterno.
potrei continuare all'infinito,una cosa comunque è certa dal 1993 è iniziata una guerra contro la pa ed i pubblici dipendenti trasversale agli schieramenti politici ed ai governi, che forse finirà con l'annientamento dell'ultimo pubblico dipendente, una cosa è certa, il senso dello Stato che ho visto nei pubblici dipendenti, non l'ho riscontrato altrove.
La "caduta di stile", della politica non dipenderà anche dallo svilimento della pa?

commento

...come hai ragione!
Lavoro in una PA.....laureata e un master....mai passata ad un concorso interno(forse non sono troppo brava? magari...mi hanno regalato la laurea???), di livello pari ad un usciere,....e con il Decreto Brunetta nessuna possibile scalata a livelli superiori.........nel contempo...assunti a TD professionisti (con specifiche uguali alle mie) a contratto......che dire????...lascio a voi......

DIPENDENTI PUBBLICI

S O N O T R O P P O P O C H I

totale adesione al programma di governo

finche'non si comprende il concetto"la diligenza del buon padre di famiglia",non si avranno risultati concreti soprattutto nelle pubbliche amministrazioni.
da dipendente pubblico confido totalmente nell'operato del governo e soprattutto confido che "la rete operativa"raggiunga le tante troppe zone grigie in tutta italia