Articolo

Contributo "Modelli organizzativi" di F. Del Ghianda

Articolo del dossier 2011, FORUM PA nella Rete

Trovo che l'iniziativa di coinvolgere "la rete" nella definizione dei contenuti e delle modalità di fruizione dell'offerta dei prossimi Forum PA sia già, di per sé, un contributo alla innovazione e al cambiamento culturale.

Non è facile nella quotidianeità del lavoro trovare adeguati spazi per riflessioni su questi argomenti. Molti di noi sono presi dal vortice delle scadenze e delle urgenze, per carenze nostre e di sistema a riuscire ad operare maggiormente in ottica di "programmazione delle attività" piuttosto che di "affannosa rincorsa delle urgenze". Capisco quindi bene lo sfogo e le amare riflessioni di "Cirano" [vedi uno degli altri commenti], ma reputo anche vero che la speranza di un cambiamento non possa che passare attraverso lo sforzo comune indirizzato ad un cambiamento culturale e di approccio sistemico ai problemi. Ben venga quindi lo stimolo e le riflessioni del Direttore Carlo Mochi Sismondi.
Infatti i cambiamenti culturali, se pensiamo ai movimenti culturali storici, avvengono spesso su stimolo di pochi che però riescono a coagulare sulle loro idee e proposte dei "movimenti" di opinione e di persone fino a che il "nuovo" diventa patrimonio accettato e comune ai più.

Oggi, grazie alle tecnologie disponibili, grazie alla "rete" (intesa nel suo senso più ampio proposto dal documento del Direttore Mochi) ciò può avvenire più in fretta e coinvolgendo più persone, culture, professionalità, organizzazioni .... sia il benvenuto quindi il "fare rete con la rete" per sfruttare lo "slogan" proposto in un altro intervento. Ma altre spinte verso l'attuazione di modelli diversi di lavoro per rispondere al nostro mandato di dipendenti della PA, ovvero strumenti per l'erogazione dei servizi per i cittadini (e anche noi lo siamo !), possono essere le leggi e normative e ancor più i cambiamenti organizzativi che favoriscano il lavorare in rete, sopratutto oggi che esistono strumenti che possono renderlo più fattibile e anzi lo favoriscono.
Quindi al legislatore il compito di emanare buone leggi che indichino gli obiettivi e accompagnino il processo, alla PA il compito di individuare modelli organizzativi che possano favorire modalità di lavoro maggiormente collaborative, sfruttando le potenzialità e la creatività, oltre che l’efficienza, che tale approccio può produrre.

A tale proposito intendevo segnalare la modifica organizzativa introdotta in Toscana (e forse non solo) nello svolgimento delle funzioni ICT nell’ambito del variegato e complesso mondo della Sanità. Sono stati creati degli Enti di servizio (in Toscana denominati ESTAV (Ente per i Servizi Tecnico-Amministrativi di Area Vasta) al cui interno sono state trasferite le funzioni e competenze in merito all’ICT. Siamo solo alle prime fasi di attuazione del nuovo modello di lavoro, e la strada sarà forse ancora lunga e faticosa, ma sin da questi primi mesi di riorganizzazione, pur tra le tante criticità che essa possa avere avuto, appare evidente come sia fondamentale e utile cambiare l’ottica di approccio dei problemi da quella della singola Azienda a quella della molteplicità di Aziende, condividere i problemi, spesso comuni anche se con le varie sfaccettature locali, proporre soluzioni o fruire delle soluzioni già trovate. Il modello di lavoro adottato in queste prime fasi è il gruppo di lavoro trasversale alle vecchie realtà aziendali (e talvolta anche trasversale alle professionalità) dove condividere criticità, problemi e soluzioni, ed indirizzare le azioni su strade il più possibili condivise e comuni. Viste le ampie dimensioni geografiche in gioco (la copertura di ciascun Estav coinvolge circa un terzo della Regione Toscana) l’apporto delle tecnologie è fondamentale per il lavoro dei gruppi che è supportato da strumenti atti a favorire la interazione e collaborazione tra i vari membri: workflow management dei documenti , Forum , funzionalità di messaggistica istantanea, disponibilità di agende condivise tra i vari membri dei GdL, sistema Wiki per favorire condivisione di terminologia e, in generale, la “cultura” di riferimento. Da queste prime esperienze, si può notare che il processo messo in atto tende ad essere “virtuoso” ed auto-incrementale, dando il segnale che “lavorare insieme per una innovazione distribuita, empatica e collaborativa” non è una chimera ma un obiettivo raggiungibile.
 

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