Intervista

Più privato nei servizi pubblici: i comuni virtuosi smantellati dal decreto Ronchi

In Italia spesso fanno più notizia le inefficienze, gli sprechi e la cattiva gestione dei servizi pubblici che le buone prassi che, invece, ci sono e sono numerose, ma che ora rischiano di essere cancellate a causa di un decreto. La denuncia parte da Marco Boschini dell’Associazione dei “Comuni Virtuosi*” che, preoccupato, chiede di non fare “d’ogni erba un fascio”.

In Italia esistono comuni virtuosi che hanno vinto la sfida dell’innalzamento dei livelli dei servizi pubblici, coniugandola con l’attenzione all’ambiente, la sostenibilità economica, la partecipazione della cittadinanza e la trasparenza. Alcune norme attualmente in discussione rischiano, però, di smantellare letteralmente gli strumenti di cui queste amministrazioni comunali si sono dotate e l’Associazione dei Comuni virtuosi grida allo scandalo.

«Da anni tutti parlano di federalismo, ma se analizziamo le politiche pubbliche degli ultimi venti anni portate avanti sia dal centro-destra che dal centro-sinistra ci si rende conto che sono andate nell’esatto contrario, togliendo autonomia e risorse ai territori». A parlare è Marco Boschini, coordinatore dell’associazione dei Comuni virtuosi, preoccupato perché il Decreto Ronchi prevede per la fine del 2011 il passaggio ad una gestione privata (o quasi) dei servizi pubblici locali.
«Negli ultimi 15 anni - continua Boschini - attraverso passaggi diversificati, tutte le funzioni principali delle amministrazioni pubbliche sono state spinte verso una privatizzazione di fatto. Il Decreto Ronchi si inserisce su questa strada, facendo propria la semplicistica visione che “pubblico" equivalga a “inefficiente o corrotto” e “privato” equivalga a “sano”.»

La legge

Lo schema di Regolamento di attuazione dell’art. 23bis del D.L. 112/2008 (convertito in legge 133/2008) e il Decreto Legge n. 78/2010, in fase di conversione, prevedono con scadenze ravvicinate, 31 dicembre 2010 e 31 dicembre 2011, il progressivo passaggio della gestione dei servizi pubblici locali dal pubblico al privato, attraverso messa in liquidazione, cessione di partecipazioni e apertura a soci privati come soci di maggioranza.
«Una sorta di tritacarne – commenta Boschini – che non distingue tra efficienti e inefficienti, tra aziende pubbliche sane e società create ad hoc per ammortizzare i debiti delle amministrazioni.» In questo modo l’Italia delle buone prassi, dell’efficienza, delle competenze, dei servizi di qualità, delle gestioni finanziarie oculate e trasparenti viene accomunata ai carrozzoni pubblici che generano disservizi, assistenzialismo, sprechi e bilanci fuori controllo.

Il caso

Per dare un’idea di quello che sarà lo scenario tra qualche mese l’associazione Comuni virtuosi basta un esempio, abbastanza illuminante. Ponte delle Alpi (BL), vincitore del premio Comuni Ricicloni 2010 ha raggiunto, nella gestione dei servizi pubblici, performance nettamente superiori alla media nazionale: 85% di raccolta differenziata, riduzione dei rifiuti e riduzione della tariffa domestica sui rifiuti. Invece di essere premiato per questa gestione virtuosa, il Comune sarà costretto a sciogliere la Ponte Servizi srl, la società al 100% pubblica che è riuscita ad ottenere questi risultati, e ad affidare il servizio di raccolta dei rifiuti ad un soggetto privato scelto tramite gara.

«Da tempo – continua Boschini - si assiste alla miopia dello Stato nei confronti degli esempi più virtuosi come  Camigliano, ma fino ad oggi non si era mai impedito alle amministrazioni o ai consorzi di comuni di gestire i servizi pubblici, cosa che invece succederà a Ponte delle Alpi. Non si può fare di ogni erba un fascio e bisognerebbe avere la capacità, la pazienza e la coerenza di andare a verificare situazione per situazione gli elementi di virtuosità o le inefficienze, premiando i primi e punendo le seconde.» 

La proposta

Ma come andare a verificare caso per caso gli oltre 8.000 comuni italiani? L’associazione Comuni virtuosi lancia una proposta: valorizzare i livelli istituzionali intermedi, come le Province, delegando loro l’onere di verificare i livelli di servizio e i costi di gestione. In questo modo si darebbe vita, con poco sforzo, ad un’azione di trasparenza e di rispetto nei confronti della cittadinanza, oltre che di aumento dell’efficienza per la macchina amministrativa pubblica..

Insomma al tritacarne generalizzato e centralista si contrappone la logica del discrimine e dell’autonomia degli enti locali, ma non è solo questo il punto. La direttiva europea a cui fa riferimento il Decreto Ronchi, infatti, segnala l’introduzione delle logiche di mercato nella gestione dei servizi pubblici come rimedio al monopolio pubblico, senza tenere adeguatamente in considerazione la situazione del nostro Paese. In Italia, infatti, esistono già esempi di gestione privata dei servizi pubblici in cui, a volte, il monopolio ha trovato altre strade per imporsi, in maniera decisamente poco trasparente.

«Vogliamo invitare tutti i responsabili di governo e l’intero Parlamento – chiude Boschini - ad abbandonare l’approccio ideologico e precostituito e scegliere di esaminare pragmaticamente le questioni nel merito, salvaguardando le buone amministrazioni, le gestioni efficienti ed efficaci, le aziende che oggi sono l’orgoglio e l’esempio dell’Italia e dei nostri territori.»
Se questa strada dovesse rivelarsi infruttuosa l’associazione ha già pronto un piano B: il 19 luglio saranno depositate le firme per un referendum abrogativo. Spetterà alla Corte Costituzionale, dopo aver verificato l’attendibilità delle firme, indire il referendum entro l’anno successivo.

 


* L'associazione dei Comuni virtuosi nasce nel maggio del 2005, nella sala consiliare di Vezzano Ligure, su iniziativa di quattro comuni: Monsano (AN), Colorno (PR), Vezzano Ligure (SP) e Melpignano (LE). Ad oggi i comuni iscritti sono 45 di piccole e medie dimensioni, del Nord, del centro e del Sud Italia, con amministrazioni di tutte le colorazioni politiche.

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Commenti

"preoccupato perché il

"preoccupato perché il Decreto Ronchi prevede per la fine del 2011 il passaggio ad una gestione privata (o quasi) dei servizi pubblici locali":falso,il decreto Ronchi,il regolamento di attuazione e la 112 del 2008 prevedono la messa a gara,alla quale possono partecipare anche società pubbliche,anche totalmente pubbliche che se dimostrano di essere piu' efficenti e di dare un miglior servizio,possono vincerla e anche la possibilità di dare in gestione il servizio ad una società mista,con il pubblico con fino al 60% del capitale,dando specifici compiti operativi al socio privato sceltro tramite gara.Quindi,nessuna gestione automatica ad una gestione privata (e neanche quasi) ma sistema concorrenziale pubblico/privato per migliorare l'efficienza delle gestioni.
"Il Decreto Ronchi si inserisce su questa strada, facendo propria la semplicistica visione che “pubblico" equivalga a “inefficiente o corrotto” e “privato” equivalga a “sano”.»":falso,idem come sopra:il decreto non contiene nessuna visione di inefficienza tra pubblico e privato,ma li mette sullo stesso piano,prevedendo la gara.Anzi,se proprio vogliamo andare a vedere,privilegia ancora il pubblico,visto che prevede che se ci sono determinate situazioni economiche,sociali e di contesto ,ancora la possibilità di dare la concessione in housing ad una società pubblica senza gara.
"La direttiva europea a cui fa riferimento il Decreto Ronchi, infatti, segnala l’introduzione delle logiche di mercato nella gestione dei servizi pubblici come rimedio al monopolio pubblico, senza tenere adeguatamente in considerazione la situazione del nostro Paese. In Italia, infatti, esistono già esempi di gestione privata dei servizi pubblici in cui, a volte, il monopolio ha trovato altre strade per imporsi, in maniera decisamente poco trasparente.":ma che senso ha questa frase?Allora é come dire che non bisogna dare la gestione al pubblico,vista la corruzione,il clientelismo,il sistema di gestione della cosa pubblica in Italia?Qui si tratta di applicare un meccanismo di mercato,che naturalmente ha delle caratteristiche,che necessità di controlli,di un applicazione corretta,come tutte le cose:non vale a nulla rifarsi ai pericoli dovuti al contesto,perche' proprio cosi' facendo si ha la scusa per non cambiare mai nulla.
E' ora di finirla con queste discussioni ideologiche,anche con argomentazioni false,distorsive dell'effettivo contenuto delle norme e dei suoi effetti:nessuna privatizzazione,ma concorrenza e messa a gara,aperta a tutti che metta sullo stesso piano pubblico e privato e chi gestisce meglio vince la gara,punto,finiamola con questa modo intellettualmente disonesto di presentare la questione,con relativa presa in giro dei cittadini che di questi argomento non hanno la necessaria competenza e quindi li si cerca di disinformare per motivi ideologici.

Gentile Roberto, la ringrazio

Gentile Roberto,
la ringrazio del commento. Le rispondo cercando di rimanere nell'ambito di una discussione pacifica e costruttiva.
Delle tre annotazioni che lei fa a questa intervista due sono riferite alle dichiarazioni del Dottor Boschini, e vanno lette in quella che è l'ottica dell'associazione, e che, a mio avviso, rappresenta quella di tutti i comuni virtuosi piccoli e grandi che si vedono calare dall'alto una norma che, ancora una volta, non discrimina il bene dal male né il virtuoso dall'inefficiente o, peggio, dal fraudolento.
Credo che alla luce di questa visione le parole del dottor Boschini assumano un significato ben preciso: la diatriba è quella tra "mercato" e "servizio pubblico". La posizione dell'associazione mi sembra possa essere così interpretata: perché inserire il privato e, quindi, il lucro (me lo concede?) nella gestione dei servizi pubblici?
L'Europa, il Decreto 112 e lei (se non sbaglio) rispondete: perché la concorrenza è sinonimo di efficienza. Ecco queste sono due posizioni ideologiche (come lei le definisce) che hanno pari dignità. Il punto è perché non discuterne? Perché calarle dall’alto? Perché imporle anche a chi sta facendo bene il proprio mestiere di amministratore pubblico, ingegnandosi, e lavorando per garantire alcuni diritti di cittadinanza come sono i servizi pubblici locali? Quisi inserisce, dunque, un altro elemento problematico: l’autonomia degli enti locali (che però tralascerei perché è spinoso e rischia di portarci fuori strada).
La soluzione proposta dall’associazione (vincoli di livelli di servizio controllati dalle Provincie) mi sembra un’idea sana che propone qualcosa del tipo: laddove l’amministrazione non riesca o non voglia garantire un servizio efficiente intervenga il mercato.

Per quanto riguarda la sua ultima annotazione, il commento è mio e mi riferivo al fatto che, come la nostra storia ci ha insegnato, non sempre mercato è sinonimo di concorrenza. Un’azienda pubblica che funziona, che da lavoro e crea filiera sul territorio, che segue criteri di sostenibilità ambientali che punta a ridurre la tariffa a carico dei cittadini, che reinveste gli utili nel servizio e nella rete… è davvero concorrenziale nel nostro mercato?

PS in una parte che non ho inserito nell'articolo chiedevo a Boschini come si poneva l'Associazione rispetto al fatto che il Decreto Ronchi non fa altro che seguire una direttiva europea. Lui rispondeva più o meno così "L'Europa siamo anche noi! In Italia abbiamo esempi virtuosi di gestione pubblica ad affidamento diretto, perché non portarli all'attenzione della Commissione e proporli come modello alternativo alla gara a tutti costi?"

Posizione ideologica... probabilmente, ma rispettabilissima, non trova?

Tommaso Del Lungo
Redazione FORUM PA