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Stage: uno strumento valido per chi vuole formarsi, poco efficace per trovare lavoro

Lo scorso 8 giuglo l'ISFOL ha presentato i risultati della ricerca "Gli stagisti italiani allo specchio – Il sondaggio Isfol Orientaonline – Repubblica degli Stagisti" tirocinantirealizzata dall’Isfol in collaborazione con il Ministero del Lavoro e il FSE.

Dall’indagine, condotta da Isfol e Repubblica degli Stagisti, su un campione casuale di quasi 3.000 stagisti italiani risulta che complessivamente, su più di 5.000 stage presi in esame, appena poco più del 21% si è concluso con l’offerta di un lavoro, che solo nel 2,3% dei casi è a tempo indeterminato, nel 5,6% a tempo determinato e, sotto forma di contratto a progetto o collaborazione occasionale, nel 6,4% e 6,8% delle proposte rispettivamente. Vale a dire che più della metà degli stage effettuati da coloro che hanno risposto al sondaggio, il 52,5% esattamente, si sono conclusi con una stretta di mano e nel 17,4% dei casi con una proposta di proroga.

La possibilità di un contratto di lavoro sale al 24,3% quando lo stage è stato effettuato dopo la laurea specialistica e al 28,4% se costituisce il completamento di un percorso di qualifica professionale.

Secondo Pietro Taronna, Direttore di ricerca e Responsabile del Progetto Isfol - Orientaonline “E’ opportuno riflettere sugli esiti occupazionali degli stage e cercare di comprenderne il tipo di ricaduta che potrebbero avere sul sistema di istruzione e formazione del nostro Paese. In particolare - prosegue Taronna - è da considerare con grande attenzione, il fatto che le aziende offrano con maggiore frequenza opportunità di lavoro, magari precario o a tempo determinato, ma pur sempre lavoro, agli stagisti con qualifica o con laurea specialistica, piuttosto che a quelli con laurea triennale considerati scarsamente appetibili”.

I risultati del sondaggio 

  • Appena uno stage su cinque (21,1%) si conclude con l’offerta di un contratto di lavoro per lo più flessibile: a tempo indeterminato il 2,3%, a tempo determinato il 5,6%, a progetto il 6,4% o con una collaborazione occasionale il 6,8%.
  • La possibilità di un contratto di lavoro cresce se lo stage è effettuato a completamento di un percorso specialistico di studi: 24,3% nel caso di laurea specialistica e 28,4% di qualifica professionale (rispetto ad una media del 21,1%).
  • È molto più facile per i ragazzi italiani trovare un primo e poi un secondo e un terzo stage, che un primo lavoro: quasi la metà (48,4%) ha fatto un solo stage, circa un terzo (32,7%) ne ha fatti due e quasi un quinto (18,9%) ha effettuato 3 o più stage.
  • Lo stagista tipo è una ragazza laureata tra i 25 e i 30 anni. L’aspettativa principale è trovare un lavoro (33,2%) e solo per il 24,4% completare la propria formazione.
  • A fine stage, se il totale dei contratti offerti dalle piccole imprese (24,7%) è di poco superiore alla media, le grandi imprese offrono più frequentemente un contratto a tempo determinato (10,3%), mentre le piccole imprese maggiormente una collaborazione occasionale (10,6%).

Gli esiti dello stage

Ogni anno in Italia vengono attivati non meno di 400mila stage, per questo è molto più facile per i ragazzi italiani trovare un primo e poi un secondo e un terzo stage che un primo lavoro. Quasi la metà dei 3.000 giovani che hanno risposto al sondaggio (48,4%) ha effettuato un primo stage, il 32,7% ne ha seguiti due, il 13% tre, il 3,9% quattro, l’1,2% cinque e lo 0,7% addirittura più di cinque. Quasi un tirocinante su cinque ha al suo attivo tre o più stage (18,9%). Tra questi che potremmo definire “serial stagisti” la componente femminile è circa tre volte quella maschile a conferma delle maggiori difficoltà della componente femminile ad inserirsi stabilmente nel mercato del lavoro, ma anche della maggiore intraprendenza delle ragazze rispetto ai maschi.

L’identikit e le aspettative dello stagista

Lo stagista tipo è in più di due casi su tre una donna (69%), ha un’età compresa tra i 25 e i 30 anni (68%) ed ha conseguito una laurea, specialistica nel 44,6% dei casi, triennale nel 27,1%. Una quota non trascurabile dei tirocinanti che hanno risposto all’indagine ha conseguito un diploma di master (13,7%).

Nelle aspettative iniziali i giovani intervistati ammettono di aver intrapreso uno stage soprattutto per trovare un lavoro (33,2%) e mettere a punto un proprio percorso professionale (9,3%). Il 24,1% ha intrapreso uno stage per completare la propria formazione, per orientarsi nel mondo delle professioni (18,5%) o per ottenere crediti formativi (12,5%).

Le aziende ospitanti

Il 37% degli stage sono stati effettuati in imprese di piccole dimensioni (fino a 49 dipendenti), il 22% nelle grandi imprese (con più di 250 dipendenti), mentre nelle medie imprese ha svolto lo stage soltanto il 13% dei tirocinanti. Le grandi imprese solo nel 42% dei casi hanno lasciato andar via gli stagisti (contro il 54% delle piccole imprese) senza una proposta di proroga (26% degli stage prorogati nelle grandi rispetto al 12% nelle piccole imprese). Se il totale dei contratti offerti ad ogni titolo è di poco superiore nelle piccole imprese rispetto alle grandi (24,7% contro il 22,2%), le grandi offrono più frequentemente un contratto a tempo determinato (10,3%), mentre le piccole più frequentemente una collaborazione occasionale (10,6%).

Contrariamente a quanto si possa pensare lo strumento dello stage non è di appannaggio esclusivo dell’impresa privata: uno stage su cinque è stato effettuato in una struttura pubblica.

“Il tempo dedicato allo stage cosiddetto professionalizzante – raccomanda Ginevra Benini, ricercatore Isfol e curatrice del volume “Progetta il tuo Stage in Europa” – deve essere considerato come un investimento e, proprio per questo, scelto con cognizione di causa e con la massima consapevolezza di quanto l’esperienza che si sta per affrontare possa costituire o meno una reale opportunità per mettere le basi del proprio futuro professionale”.

Eleonora Voltolina, direttore responsabile di Repubblica degli Stagisti, avanza la proposta di “Istituire un database dei tirocini per renderne trasparente non solo il numero ma anche l’esito, e permettere agli aspiranti stagisti di conoscere in anticipo le condizioni e la qualità formativa dei percorsi offerti dalle aziende disponibili ad ospitare tirocinanti. Questo strumento potrebbe essere gestito dai Centri per l’Impiego, coinvolgendo le università, le agenzie per il lavoro, le scuole e tutti i soggetti che si occupano della promozione di stage”.

Infine alla luce dei risultati della ricerca il Direttore Generale dell’Isfol, Prof. Domenico Sugamiele, sottolinea che “lo stage rappresenta un fondamentale strumento per favorire le fasi di transizione alla vita attiva, essendo formativo per il primo ingresso al lavoro e orientativo per il completamento della formazione. Per queste ragioni ne andrebbero meglio regolamentati gli aspetti relativi alla durata, limitandone la frequente reiterazione. Inoltre – riprende Sugamiele - la normativa che regolamenta lo stage dovrebbe sostanziare gli aspetti formativi e professionalizzanti con attestazione delle competenze acquisite da poter inserire nel libretto formativo di ciascuno.

Si stanno muovendo in quest’ottica alcune fra le regioni più attente al cambiamento, come ad esempio il Veneto e l’Emilia Romagna, che hanno ridefinito in apposite leggi regionali limiti, diritti e doveri degli attori e dei promotori dell’esperienza di stage”.

Scarica la ricerca "Gli stagisti italiani allo specchio"

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