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Sviluppo economico e "capitale umano": Amartya Sen ci spiega la sua visione dell’attuale situazione internazionale

Amartya Sen, Premio Nobel per l'Economia nel 1998, sarà protagonista la mattina del 20 maggio a FORUM PA di una imperdibile lectio magistralis sulla responsabilità del settore pubblico, politico ed amministrativo, per uscire dalla crisi. Sarà il suo primo appuntamento del 2010 in Italia. Carlo Mochi Sismondi, presidente di FORUM PA, lo ha intervistato.

 

La crisi economica globale ha portato l'opinione pubblica internazionale ad occuparsi nuovamente di cosa sia effettivamente lo sviluppo economico e quali siano gli obiettivi da perseguire. Lei crede che la sua visione dello sviluppo come crescita delle libertà reali degli individui possa aiutarci ad indirizzare la ripresa economica?

La saggezza di qualunque politica economica dipende da quello che intendiamo raggiungere e dalla nostra capacità di comprendere chiaramente come raggiungerlo. Questo vale anche per le politiche a sostegno della ripresa economica. Laddove vi sia una crisi economica, tendono a verificarsi numerosi e diversi cali. Il PIL cala; i mercati dei capitali crollano; i lavoratori perdono il lavoro; la gente così impoverita si trova ad affrontare gravissime difficoltà; molti vanno ad ingrossare le file dei disoccupati a lungo termine e molti di più sono costretti a rinunciare ai piaceri essenziali di una vita soddisfacente, ivi compresa l’istruzione e la sanità, alloggi confortevoli, e a volte persino a cibo e alimentazione adeguati.

Iscriviti al convegno con Amartya Sen "Etica, democrazia e pubblica amministrazione: il ruolo del capitale umano" del 20 maggio, organizzato da Scuola Superiore della PA e FORUM PA

Dare la massima priorità a fermare il calo del PIL o a ristabilire i mercati dei capitali non è adeguato ad ottenere una reale ripresa economica. Infine, il successo delle politiche a sostegno della ripresa economica deve essere giudicato in termini di inversione del crollo della qualità della vita. Quindi le politiche economiche a sostegno della ripresa devono essere giudicate in base al loro successo nel ricostruire – ed espandere – quelle che sono le reali libertà che la gente gradisce e che aiutano a vivere il tipo di vita che ritengono valga la pena vivere. Il PIL ed il mercato dei capitali hanno la loro importanza, ma solo come mezzi che ci possono aiutare a raggiungere il più profondo obiettivo di restaurare – e se possibile migliorare – le libertà reali della gente.

In questo senso la crisi è, a suo parere, più un ostacolo o più un'opportunità per l'affermarsi di uno sviluppo più rispettoso delle capabilities individuali? In altre parole se è vero che dietro ogni crisi si nasconde un'opportunità, quale opportunità vede ora per le nostre democrazie? e per l'Italia in particolare?

Potrebbe non essere molto sensato affermare che dietro ad ogni crisi si trova una buona opportunità. Quando ci ammaliamo di polmonite, sarebbe strano per noi pensare, “Fantastico, ho la polmonite – è una opportunità eccezionale per fare qualcosa di positivo”. Credetemi, è meglio non prendersi la polmonite (io ci sono passato quasi venti anni fa e non ripenso a quella esperienza con molta nostalgia). Ed in effetti è meglio non dover affrontare una crisi economica. Tuttavia, se ci dovessimo trovare invischiati in una crisi economica – senza averla cercata – allora sarebbe ragionevole sia domandarci come poter uscire dalla crisi che pensare se, nel processo di sanare l’economia e la società, abbiamo la possibilità di apportare qualche modifica a lungo termine che ci possa aiutare a vivere una vita migliore, con una maggiore libertà di raggiungere quello che vogliamo raggiungere. La questione non è se la crisi sia anche opportunità, ma che quando cerchiamo di sanare una crisi possiamo anche cercare di creare un’opportunità allargando la nostra visuale.

Una riflessione sulle cause dell’attuale crisi economica è stata un valido stimolo per i policy maker e le pubbliche amministrazioni negli USA a smettere di dare per scontato che i mercati alla fine sistemano tutto. I governi americani hanno tentato, sin dai giorni del presidente Reagan, di diminuire il ruolo della pubblica vigilanza dei mercati, presupponendo che i mercati sono sempre razionali ed hanno sempre ragione. Ora, i mercati possono essere strumenti eccellenti per rafforzare ed arricchire un’economia, ma a volte commettono degli errori, come ha evidenziato Adam Smith 250 anni fa in The Wealth of Nations (Il patrimonio delle nazioni). Rivedere i rispettivi ruoli dei mercati e degli stati può rivelarsi una mossa assai vantaggiosa negli USA, sebbene il Presidente Obama stia incontrando enormi difficoltà nel cambiare il vecchio modo di pensare della gente. Anche l’Italia ha dei vecchi modi di pensare ormai consolidati. Non sono gli stessi di quelli americani. Anche l’Italia può trarre notevole vantaggio da una attenta analisi, condotta con una mentalità aperta, di quello che lo stato dovrebbe fare – e tramite quali mezzi – e di quello che invece dovrebbe essere lasciato ai meccanismi di mercato, e dove un processo politico aperto può offrire un contributo essenziale.

Nei suoi lavori è spesso messo in evidenza il nesso tra informazione corretta, democrazia e libertà. Le nuove tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) possono essere in questo senso strumenti di partecipazione democratica e a quali condizioni?

I progressi della tecnologia delle comunicazioni possono offrire un contributo rilevante alla democrazia. E questo è vero non solo all’interno di ogni nazione, ma anche a livello globale oltre i confini delle singole nazioni. La velocità e la portata delle notizie a livello globale, così come quelle delle conversazioni su internet ed altri mezzi di comunicazione veloce ci rendono molto più semplice interessarci in questioni di interesse mondiale, che possono andare dal fermare il riscaldamento globale ed il buco nell’ozono sino alla lotta contro la miseria, la povertà e la tirannia. Un’opinione pubblica globale è sempre più un qualcosa di possibile, e nel tempo ciò porterebbe un enorme contributo all’evoluzione di una democrazia globale.

Spesso si dice che la maggior ricchezza delle amministrazioni pubbliche sia il loro "capitale umano", lei che ha molto scritto sul valore della human capability come pensa che possano svilupparsi le potenzialità delle donne e degli uomini che lavorano nella PA di accrescere sì la produttività del settore pubblico, ma anche la sua funzione di garante dei diritti dei più deboli?

Anche in questo caso, l’opinione pubblica sia nazionale che transnazionale può aiutare la gente in generale, e gli amministratori pubblici in particolare, ad identificare i terribili problemi che tormentano così tanti esseri umani in tutto il mondo. Lei ha citato “i diritti dei più deboli”, e questo è, naturalmente una delle maggiori preoccupazioni dei movimenti per i diritti civili, che si battono contro la miseria e la povertà, oltre che contro l’ingiustizia e la tirannia.

Le capacità che contano in una buona amministrazione pubblica non si limitano solo all’efficiente disbrigo dei compiti assegnati agli amministratori. Queste comprendono anche una visione più ampia del processo politico, tramite una migliore analisi, una maggiore informazione, oltre che sollevando domande finora trascurate, che chiedono attenzione sia per motivi di giustizia che di umanità. Le capacità centrali per la pubblica amministrazione non comprendono solo lo svolgimento dei compiti specifici in maniera competente, ma anche la capacità di pensare in maniera creativa e costruttiva, in modo da ottenere, tra le altre cose, l'allargamento di orizzonte della opinione pubblica.

In questi anni FORUM PA ha utilizzato più volte lo slogan "l'innovazione comincia dalle persone". È d'accordo con questo principio?

Sono d'accordo. Una comprensione della società che trovi nella gente il suo punto centrale è di cruciale importanza per la creazione di innovazione quanto lo è per il perseguimento della giustizia sociale.

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Commenti

complimenti

Complimenti per la scelta di sentire un maestro ed un grande pensatore come Sen, per comprendere come uscire dalla crisi mondiale e locale che stiamo affrontando.

ITC come strumento di partecipazione democratica

Anche se la considerazione di fondo ha una sua validità, credo che sia da tenere sempre presente il rischio di amplificazione, diffusione e contagio di FALSE o CATTIVE informazioni, in una situazione in cui i RECETTORI/FRUITORI (i cittadini) non hanno le competenze CULTURALI ed INTELLETTUALI per operare un corretto DISCERNIMENTO sul contenuto e formazione delle informazioni stesse.
In pratica senza una attenta, seria e responsabile azione Pubblica i rischi di creazione di nuove classi sociali sono dietro l'angolo.
Non basta andare su facebook, o creare eventi come quello recente di Avignone, per guardare con favore i social networks che si affermano in rete....