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L'amministrare 2.0 e l'open data. Come e perché si può fare

Come e perché una pubblica amministrazione dovrebbe rendere i propri dati in formato aperto? In una chiacchierata via skype, Simone Cortesi, esperto di open source e rappresentante della OpenStreetMap Foundation, apre ad un approccio molto operativo, da sviluppare insieme il 18 maggio alla non-Conferenza Amministrare 2.0.  “Il dato liberato diventa base per il lavoro creativo di sviluppatori ed utenti e porta un vantaggio alla stessa PA che lo ha generato. E’ forse una perdita  di possesso, ma è un po’ come mettere al mondo un figlio: non è una tua proprietà, lo metti al mondo e gioisci dei suoi successi”. Dunque, come si libera il dato pubblico? Iniziamo a ragionarci su.

 

 

Chi parla? Sono Simone Cortesi, vivo a Pavia.  Mi occupo di open source da molti anni. Da 5 anni sono coinvolto nel progetto OpenStreetMap Foundation, nato nel 2004 in Gran Bretagna con lo scopo di raccogliere dati geografici collaborativi anche e soprattutto dagli utenti.

Ci dici qualcosa di più su Open Street Map? L’obiettivo è raccogliere dati e aggregarli in un unico contenitore che ha la caratteristica di avere una licenza che ne permette il riutilizzo. Abbiamo scelto di riutilizzare una licenza che arriva dalle creative commons  e che permette il riutilizzo commerciale dei nostri dati, con l’unico obbligo per l’utente che ne prende possesso di citare la fonte e rimettere in circolo le informazioni che ha  raccolto utilizzando la stessa licenza. Il punto è alimentare un processo virale: ad ogni passaggio qualche nuovo dato viene contaminato e il database si ingrandisce, migliorando sempre di più.

Ma cosa mettete nel database? Qualunque cosa una persona ha possibilità di indicare come collocato in quel determinato punto del pianeta, che sia il picco della montagna o il cestino dell’immondizia a Roma.

Perché è importante avere dati aperti, nello specifico dati geografici?
I dati geografici banalmente sono importanti perché sono la prima metafora con la quale rappresentare la realtà. Storicamente una mappa ti permette di avere una rappresentazione semplificata e anche tematizzata della realtà. Su una mappa puoi rappresentare determinate informazioni e non rappresentarne altre. In sistemi come Open Street Map, non esiste più la mappa generica stampata su carta, ma mettendo a disposizione dati open, liberi, gratuiti provenienti dalle amministrazioni, si da la possibilità di creare visualizzazioni specifiche, utili per il singolo utente e/o categoria. In parte è quello che succede in Gran Bretagna con il progetto statale www.ordnancesurvey.co.uk.

Prima di riflettere e disegnare le possibili strade per l’applicazione dell’open data da parte delle amministrazioni italiane, chiariamo cosa sono gli “open data”?
Sono tre le caratteristiche su cui tutti concordano nel definire gli open data. Sicuramente l’accesso. L’accesso al dato deve essere pubblico e indiscriminato. Tutti devono poter entrare in contatto con il dato per poterlo scaricare e utilizzare. La licenza è un altro elemento importante: il dato deve essere utilizzabile ma anche riutilizzabile e integrabile in qualcos’altro. Non deve essere posta una limitazione al riutilizzo (ad esempio non deve essere limitato l’utilizzo commerciale del dato, ma deve essere possibile integrarlo anche in prodotti a pagamento). La terza caratteristica è il formato: deve essere libero e liberamente leggibile. Chiaramente non deve essere scritto in un formato leggibile solo da un software a pagamento.

Un dato in Excel è da considerarsi un dato aperto? Rendere dipsonibile il dato in Excel sicuramente non è la condizione migliore, ma essendo il formato di Excel liberamente leggibile, il dato può essere utilizzabile. Voglio dire che se il dato è leggibile da alcuni e può essere riutilizzato, arriverà sicuramente qualcuno, nel giorno successivo alla pubblicazione del dato in Excel da parte della PA, che scriverà un software che trasformerà il dato Excel in un altro formato utilizzabile in maniera più consona all’interno dei software dedicati all’analisi dei dati. Quindi il problema di per sé non esiste, proprio perché Excel, pur non essendo il migliore dei formati, può essere migliorato dagli utenti. L’ideale comunque sarebbe un formato standard.

Cioè, quale  formato? Se si tratta di un dato geografico va reso disponibile in shapefile, ma va benissimo anche il formato di Google Earth. Se si tratta di dati testuali il formato migliore è  l’XML o il testo puro. Il forte limite di Excel è che si tratta di un formato non omogeneo. Mettiamo che un ufficio inserisce i dati secondo determinate regole, se un altro ufficio cambia i colori e sposta le colonne, si ottiene un dato completamente diverso. Serve un lavoro aggiuntivo di normalizzazione. Questo è evitabile utilizzando una delle incarnazioni dell’XML. Con Open Street Map abbiamo appunto scelto un formato strettamente legato all’XML.

Dunque, formato XML...Si, decisamente. XML è un formato che permette anche di relazionare tra loro i dati.  Permette di referenziare contenuti esterni, cioè di dare un nome a un oggetto e di collegare a quel nome anche "la posizione sul web" di ulteriori informazioni sullo stesso dato.

Puoi fare un esempio? Certo. Se noi sappiamo che "Roma" è definita come "città", possiamo andare a cercare negli altri database presenti sul web, scritti sempre in XML o accessibili tramite XML, tutte le informazioni sugli oggetti “città” che si chiamano “Roma” e che, quindi, sono collegabili tra loro. Esiste una specifica ulteriore su XML, chiamata RDF, che permette di collegare le basi dati presenti su internet. Questo permette di aumentare il valore del singolo database, perché se abbiamo a disposizione una base dati, questa, attraverso informazioni accessibili, sarà collegata  ad altre basi dati a loro volta collegata ad altre…Così è chiaro che aumentiamo il valore dell’intero sistema in maniera esponenziale.

Per partecipare alla non-Conferenza Amministrare 2.0, 18 maggio ore 15, FORUM PA 2010, manda una @ a amministrare2.0@forumpa.it

Perché una PA locale italiana dovrebbe rendere disponibili i propri dati in formato aperto?
ll fatto di aver creato i dati non necessariamente obbliga l’amministrazione a mantenerli nei cassetti . Si è dimostrato negli anni che, con l’uso delle nuove tecnologie emerse,  il dato rilasciato verso il pubblico diventa base per il lavoro creativo di sviluppatori ed utenti che possono rielaborarlo e creare strumenti, con un'utilità finale per la stessa PA. Rendere disponibile, liberare il dato non è una perdita per la PA che lo ha generato. Se vuoi, è una perdita di possesso, ma è come, immagino, mettere al mondo un figlio: non è una tua proprietà, lo metti al mondo e hai piacere a vedere che abbia successo nella vita. Rendi disponibile qualche cosa e gioisci del successo del tuo dato liberato.

Il catalogo open data sul sito web della Città di Vancouver. Un esempio utile?

Se una amministrazione si candidasse a sperimentare l’open data, quale sarebbe la proposta operativa?
Sostanzialmente di tratta di 3 passaggi: mettere i dati sul web, sotto un determinato tipo di licenza e in un determinato formato.
Tutto deve essere molto semplice, niente licenze complicate. Una licenza chiaradi quelle gia esistenti. (Ci sono molte licenze elaborate negli anni che permettono di rendere disponibili i dati). Una mia richiesta, se posso permettermi, è proprio quella di indicare ogni volta la licenza che si intende applicare a quel dato, perché per legge una qualunque cosa, a cui non venga "affibbiata" una licenza, ricade sotto la tutela del diritto d’autore, come da Convenzione di Berna. In sintesi, nessuno potrebbe far niente con quel dato. Altra cosa importante: anche i dati che alla PA possono sembrare insignificanti hanno un valore perché fanno parte di un ecosistema, di qualcosa che può essere collegato a qualcos’altro. Ad esempio, il dato sul traffico sulle strade magari di per sé può non essere interessante, ma se messo in relazione con il dato sugli incidenti di biciclette può generare un dato interessante. Un'ultima cosa è la pubblicità verso gli utenti. Se una PA si pone in maniera positiva e aperta nei confronti della propria cittadinanza sicuramente acquisisce karma positivo, la cittadinanza apprezzerà l’apertura nei confronti del pubblico. Poi c’è un’ultimissima cosa...

Quale? Liberare i dati è anche una "dimostrazione d’amore" nei confronti di quello che è stato pagato dai cittadini. Mi riferisco soprattutto ai dati geografici che spesso (purtroppo) rimangono chiusi nei cassetti degli uffici tecnici comunali. Quei dati sono stati raccolti utilizzando in ultima analisi le tasse dei cittadini e sono, di fatto, sotto-utilizzati. Perché non dare ai cittadini e alle piccole aziende della zona la possibilità di utilizzare i dati che loro stessi, con le loro tasse, hanno fatto sì che venissero raccolti?

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