Protagonisti

David Osimo e l'innovation without permission. Il government 2.0 a FORUM PA 2010

 "Il modello del government 2.0 è quello dell'innovation without permission, innovazione senza permesso. Il government 2.0 permette agli innovatori di realizzare le cose senza dover aspettare e bypassando i filtri della burocrazia. (...) La crisi è una grande occasione per liberare le energie delle persone che in Italia fanno la differenza. (...) Il punto è incontrare non tifosi del gov 2.0 ma persone interessate a migliorare la pubblica amministrazione". David Osimo, via skype da Bruxelles, presenta l’evento sul government 2.0 del 18 maggio a FORUM PA 2010, aperto al co-design in rete. Raccogliamo domande su “tutto quello che vorreste sapere sul government 2.0 e non avete mai osato chiedere”. Su Google moderator fino al 30 aprile.

 

Cosa è il government 2.0?
Il government 2.0 è uno slogan, ma riflette un cambiamento profondo, come il web 2.0. Rappresenta la tempesta perfetta, l’espressione perfetta, gli strumenti tecnologici perfetti per la società complessa in cui viviamo. Una società in cui i bisogni degli utenti non si possono prevedere ex ante: Apple ci insegna che si possono creare dinamicamente, Google ci insegna che le applicazioni si possono rilasciare e sviluppare insieme agli utenti. In questo senso il government 2.0 ,che è nato dall utilizzo del web 2.0 da parte di cittadini e funzionari interessati, riflette un cambiamento importante nel modo di disegnare le politiche, che non possono essere disegnate nell’ottica di una pianificazione che punta a degli obiettivi chiari e predeterminati, ma piuttosto nell’ambito di un design che punta ad abilitare e continuamente viene aggiornato per rendere possibile il raggiungimento di risultati positivi in un continuo ciclo di apprendimento e design. Questo è un valore fondamentale: il gov 2.0 riflette il passaggio da una società in cui si poteva pianificare a lungo termine a una società in cui i piani vanno continuamente rivisti, tenendo in considerazione il maggior numero possibile di intelligenze. C’è piu gente intelligente fuori che dentro la pubblica amministrazione, anche solo in termini quantitativi, ed è importante che la PA e il governo riconoscano questo e si impegnino a raggiungere il maggior numero di intelligenze possibili al di fuori del proprio sistema. La capacità di ospitare il cambiamento e di raggiungere gli innovatori al proprio interno e all’esterno è forse la caratteristica principale dell'amministrazione XXI secolo.

Iscriviti all'evento 'Innovation without permission. Prospettive e sfide de government 2.0" - Dialogo con David Osimo del 18 maggio a FORUM PA 2010

A FORUM PA 2010 ci chiediamo: "la crisi e poi?" Quale è il ruolo del government 2.0?
La crisi, come dicono diversi guru, è un'occasione da non mancare perché scuote l'establishment. In Italia la crisi è una grande occasione per liberare le energie delle persone che fanno la differenza. Parlando di politiche pubbliche è  evidente che l'impatto di molti progetti  è imbarazzante e proprio la crisi potrebbe canalizzare risorse verso progetti che possono avere un impatto effettivo pur con un impiego contenuto di risorse. In questo contesto il government 2.0 offre una opportunità importante. Il modello del government 2.0 è quello dell’innovation without permission: innovazione senza permesso, nel senso che permette agli innovatori di realizzare le cose senza dover aspettare permessi, bypassando i filtri della burocrazia e senza dover richiedere grandi finanziamenti. Il government 2.0 in Italia potrebbe sostenere un progresso importante verso la meritocrazia e un piano di investimenti su progetti che, a fronte di minor impiego di risorse, abbiano maggior impatto. Ma una condizione è d’obbligo: deve andare oltre le “parole carine”, deve diventare sostanza, pratica. Bisogna tener presente che esistono misure che possono sviluppare non solo applicazioni ma senso civico. Quello che mi piacerebbe vedere in Italia è un vero e proprio "policy hacking"*.

Se ne parla anche su egov.20, il blog di David Osimo

Perché vieni a Roma a parlare di government 2.0?
Il government 2.0 era un clandestino fino a pochi anni fa. Gradualmente sta raggiungendo il centro delle politiche pubbliche sulla informatizzazione e innovazione pubblica in occidente ma anche nei Paesi in via di sviluppo. In Europa, negli Stati Uniti e nel Regno Unito ha raggiunto il livello più alto di importanza politica, cosicché i governi stanno facendo delle trasformazioni profonde sulla trasparenza radicale. In Italia non c’è ancora stato un impatto concreto e forte, sebbene veda sforzi individuali importanti. A mio modo di vedere, l’Italia ha un problema particolare. L'Italia è uno dei Paesi che soffre di più rispetto al senso civico e il government 2.0 per succedere ha bisogno di senso civico. Inoltre il government 2.0, a differenza dell’ egovernment, non è spinto dai vendors tecnologici, è piuttosto un movimento spontaneo – bottom up - cioè spinto sia della società civile sia da funzionari pubblici. In Italia non abbiamo una blogosfera pubblica strutturata né una spinta dal basso forte come in altri Paesi, Internet è ancora visto da molti come un rischio mentre ci sono circostanze sicuramente controproducenti come la cd "legge Pisanu". L’Italia ha un grosso problema di accesso diffuso a Internet, la mobilità e l'Internet pervasivo e always on sono in ritardo. In sintesi, l’Italia è in ritardo per una serie di ragioni strutturali sull’accesso ma anche per ragioni profonde di disponibilità culturale e senso civico. Questa è l’impressione che io ho “dall’esterno”, ma vorrei il capire la situazione italiana con voi e farsi che il cambiamento avvenga  più in fretta.

Partecipa al co-design del Dialogo con David Osimo su Google Moderator "Tutto quello che vorreste sapere sul government  2.0 e non avete mai osato chiedere"

Tu dici “co-disegniamo l’evento sul government 2.0 del 18 maggio a FORUM PA”. Che significa?
E’ una contraddizione in termini voler codificare ex ante il government 2.0: non si può codificare tutto quello che c’è da sapere. Il mio obiettivo è rendere la sessione più interattiva possibile, trasformandola in un’occasione di apprendimento condiviso.
Vorrei aprire un dialogo sin da ora tra me e le persone che vogliono partecipare, raccogliendo contributi da chi vuole apportarne. Ho aperto uno spazio su Google moderator, l'ho chiamato “Tutto quello che vorreste sapere sul government  2.0 e non avete mai osato chiedere”, dove si possono postare e votare le domande fino al 30 aprile. L’obiettivo è accogliere le domande più pressanti. L’idea è: accogliamo e votiamo le domande piu urgenti e io mi impegno a rispondere, documentandomi e portando soluzioni concrete.
Già abbiamo la prima domanda: se tutti siamo d’accordo perché il government 2.0 non succede? Il Google moderator sarà solo un elemento del co-design dell’evento di FORUM PA, che mi piacerebbe costruire con tutti quelli che sono interessati.

Ch partecipa?
Chi vuole! La natura stessa del government 2.0 lo rende aperto a partecipanti e contributi non previsti. La mia idea è di interagire con persone che già stanno lavorando sul government 2.0, con quelli che sono “i pionieri” o che vogliono iniziare, ma anche (e forse soprattutto) interagire con le persone che sono “sospettose”, che pensano sia un hype, una moda momentanea. Il mio obiettivo è portare la conoscenza che ho accumulato e che riesco ad accumulare in preparazione dell’evento, rispetto all’impatto e alle azioni concrete che si possono fare sul government 2.0. Il tema è per sua natura iterativo e emergente, quindi io non so quali sono tutti i temi rilevanti e vorrei interagire con tutte le persone interessate per capire le domande più profonde, i dubbi più diffusi e gli elementi che posso apportare per far avanzare il government  2.0.

 

* definizione di Hacking ripresa dall'articolo "Civic hacking: a new agenda for e-democracy" di James Crabtree (giugno 2007 su opendemocracy.net): "Hacking in this case does not mean computer piracy, or breaking into computer systems. Instead I take the original meaning, a process of designing software in an open collaborative way. It is defined as: “The belief that information-sharing is a powerful positive good, and that it is an ethical duty of hackers to share their expertise by writing free software and facilitating access to information and to computing resources wherever possible.” A Hacker is someone who follows these principles in the development of software, not someone who tries to electronically break into Fort Knox.

Your rating: Nessuno Average: 5 (4 votes)