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Tecnologie "parlanti" e interconnesse: la visione 'smarter town' di IBM

Gestire in modo integrato tutte le informazioni che si possono ottenere, ormai in grande quantità, grazie alle tecnologie, così da tradurle in servizi di qualità e in un migliore governo del territorio. È questa la premessa per avere città più intelligenti, secondo la visione di IBM. Una visione fondata, quindi, sull’interconnessione e già adottata da cinque Comuni italiani, che con IBM hanno firmato protocolli per l’innovazione. Cristina Farioli, Business and Innovation Development Director di IBM ITALIA, ci spiega meglio di cosa si tratta e ci anticipa alcuni temi che, a FORUM PA 2010, saranno al centro dello zoom tematico “Smart city: progetti e tecnologie per città più intelligenti”.

Telefono cellulare sempre in tasca, notebook di dimensioni sempre più ridotte per collegarsi in rete ovunque ci si trovi, navigatori satellitari per non sbagliare strada: il nostro è un mondo sempre più tecnologico e interconnesso e, soprattutto, molte tecnologie sono ormai diventate di uso quotidiano. Ma riusciamo davvero a sfruttarne tutte le potenzialità? Siamo consapevoli che un uso intelligente delle tecnologie potrebbe migliorare in modo sostanziale la qualità della nostra vita, in particolare all’interno dei grandi centri urbani?
Di questo tema avevamo parlato giusto un anno fa con Biagio De Marchis, director Public Sector di IBM Italia, il quale ci aveva illustrato la visione “Smarter Planet”, che aveva poi caratterizzato la presenza di IBM a FORUM PA 2009. Quest’anno vogliamo andare ancora più a fondo e, per questo, FORUM PA 2010 dedicherà un vero e proprio zoom tematico al tema “Smart city: progetti e tecnologie per città più intelligenti”.

Leggi il programma del convegno "Progetti e tecnologie per città più intelligenti" il 19 maggio a FORUM PA 2010
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Lo zoom è realizzato proprio in collaborazione con IBM, che porterà a FORUM PA l’esperienza delle smarter town italiane: sono cinque i protocolli già siglati dall’azienda con altrettanti Comuni (Parma, Reggio Emilia, Salerno, Bolzano, Pisa), con l’obiettivo di sviluppare progetti in grado di affrontare la sfida legata alla complessità dei sistemi urbani e mettere le tecnologie innovative al servizio del cittadino per garantire una migliore qualità della vita.

Cristina Farioli, Business and Innovation Development Director di IBM ITALIA, ci anticipa alcuni dei temi che IBM porterà a FORUM PA 2010.

Iscriviti al convegno "Progetti e tecnologie per città più intelligenti" il 19 maggio a FORUM PA 2010

Cosa significa smarter town nella visione di IBM?
Per noi una città intelligente è una città in grado di gestire in modo integrato tutte le informazioni disponibili, così da elaborarle e ridistribuirle sul territorio tradotte in servizi di qualità e in un migliore governo del territorio stesso. La differenza sta tra l’applicare le tecnologie a un singolo settore o avere, invece, una visione d’insieme. La discriminante, quindi, è l’interconnessione. Ad esempio, possiamo usare le tecnologie applicate alla mobilità anche per obiettivi di sicurezza (pensiamo ai semafori intelligenti), o creare una sinergia con i servizi al cittadino (possiamo fornire informazioni di pubblica utilità mentre il cittadino si sposta con mezzi pubblici o privati). Nella nostra logica tutte le informazioni che già ci sono, tutta la tecnologia che già c’è deve convergere: integriamola, elaboriamola e avremo una città più intelligente.

In Italia siamo pronti ad avere città più intelligenti?
Nel nostro Paese la situazione è a “macchia di leopardo”: esistono realtà dinamiche e illuminate ed altre che è molto difficile avvicinare e ci sono differenze notevoli a volte anche all’interno di una stessa regione. Ci sono dei punti di eccellenza e delle aree di arretratezza e, su questo, si inserisce anche il famoso tema della banda larga. Puoi anche voler fare connettività e innovazione, ma se alcuni territori mancano dei fondamentali…Io spero che la presenza di alcune eccellenze faccia da traino, dimostrando quanto l’uso intelligente della tecnologia possa contribuire a garantire un miglior governo del territorio e una migliore qualità della vita.

In questo settore, siamo ancora molto lontani rispetto ad alcune eccellenze estere? Sto pensando a Stoccolma o Amsterdam, solo per citare due grandi città europee.
In realtà, se vogliamo confrontarci con il resto d’Europa, bisogna dire che, contrariamente all’opinione comune, l’Italia è stata tra le prime ad accogliere la nostra visione di smarter town.
Spesso si cita Stoccolma come “apripista”: in effetti, qui abbiamo realizzato nel 2007 un sistema davvero innovativo per rilevare e identificare i veicoli in ingresso o in uscita dal centro di Stoccolma, addebitando pedaggi a tariffe diversificate a seconda del mezzo e dell’ora del giorno. Ma è un progetto dedicato esclusivamente alla mobilità, non esisteva ancora la visione d’insieme della città che caratterizza il progetto “smarter town”. Questa idea nasce nel 2009 ed è stata Parma la prima ad accoglierla; solo dopo sono venute altre città, come Amsterdam e Madrid.
Ovviamente chi è molto avanti sono gli Stati Uniti, ma qui si tratta di una realtà totalmente diversa. Prima di tutto parliamo di metropoli, quindi con problemi (di traffico, ambiente e così via) triplicati dal punto di vista della criticità e della problematicità. Inoltre, negli Stati Uniti il governo ha veramente messo a disposizione finanziamenti in questo settore, con l’obiettivo di riattivare l’economia in un momento di crisi.

IBM ha siglato protocolli con cinque città italiane. Ci può spiegare il modello di collaborazione attuato con queste amministrazioni comunali?
Il protocollo prevede la costituzione di un Tavolo di innovazione a cui partecipano esperti IBM e pubblica amministrazione locale, ma non solo; noi cerchiamo di coinvolgere anche i diversi attori presenti sul territorio, come le Università, i Centri di ricerca e le Associazioni di rappresentanza delle imprese. Tutti insieme, nel giro di tre mesi, definiamo il profilo della città, individuando le aree critiche e le caratteristiche di unicità da enfatizzare. Una volta delineato il profilo della città, stabiliamo quale deve essere il percorso di trasformazione, che non dura certamente pochi mesi, ma può durare anche due, tre anni.
Ci sono, ad esempio, amministrazioni in cui la criticità maggiore è l’efficienza della macchina interna (processi sconnessi, data base non integrati e così via); in questi casi, è chiaro che devi prima intervenire su questi aspetti, altrimenti come fai a sviluppare servizi innovativi e di qualità?

Come hanno reagito i territori in cui avete portato questo modello?
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, io ho trovato amministrazioni locali più che mai disposte a rompere gli schemi e fare qualcosa di nuovo, anche con l’obiettivo di riattivare l’economia sul territorio. Esistono, infatti, fondi europei dedicati proprio all’innovazione a cui le città di dimensioni medio piccole faticano ad accedere; attraverso i Tavoli che noi promuoviamo si possono individuare contenuti utili per ottenerli. La logica dei protocolli è proprio questa: noi non vogliamo sottrarre business alle piccole e medie aziende del territorio, mettiamo in campo le nostre competenze, ma dopo aver rilasciato il profilo della città sta alla pubblica amministrazione stabilire le modalità di assegnazione dei singoli progetti, secondo le normali procedure.

Mobilità, ambiente, turismo: qual è il settore su cui c’è maggior interesse?
A parte la sicurezza urbana, che è un’area prioritaria e di forte impatto, l’altro settore su cui c’è parecchia attenzione è quello dei beni culturali, che è peculiare della realtà italiana. Esiste un forte problema di emersione e promozione del nostro patrimonio culturale, su cui è importante lavorare per potenziare i flussi turistici, con le conseguenti ricadute economiche. Poi c’è il discorso della fruizione innovativa di questo patrimonio. Pensiamo ai giovani che possono visitare un museo utilizzando un sistema di realtà aumentata o di taggatura; in questo modo la visita diventa quasi un gioco, grazie all’utilizzo degli strumenti più vicini ai ragazzi, come il telefonino.
Altro settore importante è quello della mobilità, ma ad essere onesti non è sentito ai livelli di Stoccolma. In Italia i due aspetti topici che cerchiamo di risolvere sono il parcheggio e l’afflusso dei mezzi commerciali verso il centro delle città.
Ultimo settore da non sottovalutare è quello dell’assistenza sociale, in particolare l’assistenza a distanza per gli anziani. La popolazione anziana crescerà nei prossimi 3 anni di circa il 16%, mentre i budget delle amministrazioni rimarranno uguali. Una tecnologia di monitoraggio a distanza può aiutare a fornire un servizio indispensabile a costi più contenuti rispetto all’utilizzo di personale medico a domicilio.
A Bolzano, per esempio, abbiamo realizzato un accordo con Comune e Tis Innovation Park proprio per la realizzazione di un sistema di tele-monitoraggio e tele-assistenza per anziani, basato sullo scambio di dati in tempo reale attraverso una rete di sensori.

Quali tecnologie, tra quelle attualmente disponibili, possono cambiare in modo più radicale e in meglio la vita nelle nostre città?
Qui dobbiamo sempre guardare da due punti di vista, quello del cittadino e quello di chi offre il servizio, distinguendo tra il percepito del cittadino e la realtà della tecnologia che fa la differenza.
Dal punto di vista del cittadino, ciò che cambia la vita è certamente un senso di maggiore sicurezza nella città in cui si vive e, quindi, tra le tecnologie più richieste ci sono sistemi di videosorveglianza efficaci ed efficienti. Sempre dal punto di vista del cittadino, è molto importante avere il servizio il più possibile a portata di mano, quindi uno strumento fondamentale è il cellulare, che si può utilizzare per fare tante altre cose oltre a telefonare.
Dal punto di vista di chi offre il servizio, invece, ciò che fa veramente la differenza non è tanto una tecnologia infrastrutturale avanzata o un server, ma è il software. Ad esempio, dietro un sistema di videocamere sta un sistema intelligente di monitoraggio e prevenzione dell’accaduto, quindi tutta una serie di sistemi analitici e di calcolo estremamente complessi. Perciò, se devo immaginare una tecnologia che domani renderà la città più fruibile e meglio governata, allora penso a tutti quei sistemi software che aiutano a gestire ed elaborare in modo intelligente le informazioni e che, in questo modo, supportano l’amministrazione locale aiutandola a creare la centrale di governo della città.

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