Editoriale

Coniugare sviluppo e libertà per uscire dalla crisi: la lezione di Amartya Sen serve anche alla PA

Quest’anno a FORUM PA, la mattina del 20 maggio, avremo una lectio magistralis di Amartya Sen che torna in Italia e ci onora della sua presenza. Premio Nobel per l’Economia, Sen è famoso per aver presentato una delle più importanti teorie di economia politica degli ultimi decenni, fondata sulla necessità di pensare lo sviluppo non solo in termini di ricchezza monetaria o di PIL, ma giudicandolo sui gradi di effettiva libertà (capabilities) degli individui di realizzare con le proprie azioni (functionings) quel che ritengono positivo per il proprio progetto di vita.

Una così ghiotta opportunità mi ha spinto a rileggere i libri del grande economista indiano nell’ottica del ruolo che il “government”, ossia la pubblica amministrazione e la politica, può svolgere per porre le basi di uno sviluppo meno fragile ed iniquo di quello che ci si è dissolto in mano con la recente, e ahimè ancor presente, crisi globale.
Si tratta di contributi ancora del tutto attuali, anzi più centrali che mai proprio nell’ottica degli interrogativi del “dopo crisi” che caratterizza la prossima edizione di FORUM PA.

Le amministrazioni pubbliche, e le maggioranze politiche che indirizzano la loro azione, sono infatti responsabili, in quanto soggetti “abilitanti”, di garantire diritti effettivi ai cittadini.
I diritti effettivi sono qualcosa di diverso da quelli nominali. Sen fa l’esempio del diritto di voto negli Stati Uniti: i cittadini statunitensi hanno un “ipotetico” diritto di voto, ma questo diritto è completamente “vuoto” se essi non dispongono prima dei “funzionamenti” e delle “capacità” necessari per esercitarlo. Questi possono essere molto ampi, come ad esempio la disponibilità di un’educazione adeguata, o l’opportunità reale di avere accesso ai programmi elettorali, o ancora la possibilità di essere curati se stanno male, o molto specifici, come ad esempio la possibilità di recarsi materialmente al seggio o di votare senza la pressione della violenza. È solo quando le barriere sono effettivamente rimosse che i cittadini possono dire di avere veramente possibilità di scelta e, di conseguenza, di avere un effettivo diritto.
Ciascuna amministrazione e, quindi, ciascuna società ha la responsabilità di compilare una lista di diritti che debbano essere in questo senso veramente garantiti. La qualità di questa lista e l’efficacia di questa garanzia sono i veri indicatori di sviluppo e di qualità della vita.

Il ruolo dell’amministrazione pubblica viene così precisato ed esaltato: essa non indirizza i comportamenti, non detta gli obiettivi ai cittadini, non dice cosa è giusto o ingiusto, ma in un’ottica realmente liberale dà garanzia di opportunità e di diritti. Sono proprio questi diritti garantiti che permettono ai cittadini di perseguire consapevolmente i loro fini nell’ambito di un quadro di regole certe e condivise.

In quest’ottica assume valore centrale la nozione di “capitale sociale”, perché esso stesso, con la ricchezza dei suoi “beni relazionali”, costituisce una garanzia di funzionamenti efficaci; ma viene sottolineato anche il rapporto positivo e indispensabile tra etica ed economia, tra globalizzazione e libertà, tra libertà e sviluppo.
Così, misura del benessere non è più solo il reddito, ma anche le possibilità effettive di azioni positive che ciascuno di noi ha. È emblematico, in questo senso, l’esempio che Sen fa della povertà “ricca” di possibilità e di dignità di un contadino del Kerala rispetto alla povertà senza scelte di un negro di un sobborgo americano, che pure può disporre di un reddito superiore anche in termini di potere d’acquisto.

Il programma dei convegni di FORUM PA 2010 è on line, consultalo!

Nella mattinata che Amartya Sen ci regalerà cercheremo di approfondire questi temi e di declinarli nella realtà italiana dove, in molti casi (e penso alla sanità, alla scuola, al lavoro…ma anche all’informazione), le amministrazioni e “le politiche” non riescono a trasformare i nostri diritti nominali in effettive e reali possibilità.

Guarda il programma della mattinata e iscriviti all'evento.
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Commenti

partecipazione Sen a ForumPA

Trovo molto interessante la partecipazione ai lavori di ForumPA del grande economista Sen di cui ho conosciuto i lavori nei lontani anni ottanta e condivido anche il riconoscimento della sua attualità ai fini delle riflessioni sul "dopo crisi", essendo personalmente convinta che occorra "ridisegnare" lo sviluppo tenendo conto di parametri da quelli che si riflettono nelle tradizionali funzioni di benessere o di utilità individuali. Illuminante può essere dunque proprio il contributo di Sen che ha introdotto nella teoria economica la considerazione di principi o valori sociali che traggono origine dal riconoscimento dell'intangibilità, ad opera di qualsiasi meccanismo di decisione collettiva, delle scelte fondamentalmente attinenti alla sfera della libertà personale.
Analogamente, una grande attenzione va rivolta alla dimostrazione, da parte di Sen, della superiorità dello schema di razionalità della "morale", caratterizzato dalla presenza di "preferenze che tengono conto degli altri", rispetto a quello della "prudenza", secondo il quale ogni individuo tende a massimizzare esclusivamente le sue preferenze.
Con ciò Sen si pone come critico severo dell'utilitarismo e del suo postulato di riduzione dei bisogni umani ad un elemento qualitativamente unico, che differisce tutt'al più nel grado della valutazione. Pur ammettendo che l'economia è il luogo dell'attività sociale dove esiste un prezzo per ogni rinuncia, non c'è ragione secondo lui per negare che in certi ambiti dell'esercizio del giudizio di valore il soggetto razionale possa talvolta non voler esprimere una comparazione in termini finiti tra le alternative. Etica e politica sono tra questi ambiti. E infatti sembra difficile accettare l'intuitività dell'assunto della non razionalità dell'individuo che non è disposto ad indicare, in termini di ogni altro bene, la quantità che sarebbe disposto a dare in cambio di ogni grado della propria libertà, o della propria rispettabilità, o dei propri affetti.

Sprechi e pubblica amministrazione

Penso, da che mondo e mondo, che la nostra pubblica amministrazione è infarcita di sprechi ed inneficienze, ma alla fine non è poi così male, nel senso: noi siamo un paese che tutela i diritti in tutto e per tutto, e non è facile purtroppo coniugare efficienza ed economicità alla luce di questo... voglio dire che la qualità dei servizi non è affatto male ma tante colte è annacquata dall'inefficienza, quindi si potrebbe e dovrebbe fare molto di più.....