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"Verde computing". Non solo moda ma scelte responsabili per coniugare ICT e sostenibilità ambientale.

L'attenzione alla sostenibilità ambientale e la necessità di scelte eco-responsabili non sono argomenti buoni solo per un trend pubblicitario o per rifare il make up ad un brand, ma diventano temi da affrontare con conoscenza e responsabilità perchè è anche del futuro del nostro pianeta e degli esseri che lo abitano che stiamo parlando.  Come si fa a rendere l'ICT più verde e cosa si può fare per andare nella direzione di comportamenti rispettosi dell'ambiente? Il Green Computing si occupa dello "studio e della pratica del design, della manifattura, dell’uso e dello smaltimento di computer, server e periferiche perché abbiano, con efficienza ed efficacia, il minimo impatto sull’ambiente". A questi temi è dedicato uno zoom espositivo e congressuale a FORUM PA. Qui ne abbiamo parlato con Giovanna Sissa, esperta di Information Society.

Da quando Negroponte, nel lontano 1995, affermò nel suo libro “Being digital” che avremmo avuto a che fare sempre più con bit e sempre meno con atomi, l’informatica è sembrata in qualche modo svincolata dal pesante universo della materialità. Finché non sono nate in tutto il mondo sottosviluppato gigantesche discariche di rifiuti elettronici e ci siamo finalmente resi conto che, se si cambia hardware ogni due anni, da qualche parte si accumuleranno un bel po’ di carcasse. Il  “Green Computing” ripensa l’ICT dal punto di vista della sostenibilità complessiva dello sviluppo delle nostre civiltà avanzate: con “lo studio e la pratica del design, della manifattura, dell’uso e dello smaltimento di computer, server e periferiche perché abbiano, con efficienza ed efficacia, il minimo impatto sull’ambiente[1]”.

 

Si tratta di un approccio, quello verde, che coinvolge l’intero ciclo di vita di un prodotto tecnologico, attiene al singolo e quotidiano comportamento di ognuno, collega e mette in relazione sotto il cappello del rispetto ambientale e della biosfera, tutta l’umanità.

A FORUM PA 2010 il tema del green computing sarà oggetto dell'evento "Quanto è verde il mio computer?" il 18 maggio alle ore 15. Iscriviti

 

Green Computing significa fare acquisti verdi, coerenti con scelte ecosostenibili ma è anche il risultato di tanti piccoli miglioramenti che produce risultati incisivi, perché si stabilizzano  nel tempo e creano cultura. Questa, a sua volta, genera una presa di coscienza che si traduce in stili di vita sostenibili che, a loro volta, diffondendosi rendono poi meno tollerabili socialmente i comportamenti non responsabili. Certo bisognerebbe avere una cultura del rispetto ambientale, un sapere condiviso sui comportamenti green, una computer literacy che deve incorporare questo sistema di conoscenze, iniziando a lavorare sulla formazione di personale addetto, come accade in molti altri Paesi. Si tratta di una pratica e di una teoria che per produrre i suoi effetti deve coinvolge progettisti, industrie, utilizzatori, amministrazioni pubbliche.

Noi a FORUM PA 2010 cerchiamo di fare la nostra parte, mettendo in collegamento i saperi e cercando di stimolare le sinergie utili a realizzare scelte e politiche "green", alle quali sarà dedicata uno zoom di approfondimento espositivo e congressuale.

Per scoprire cos'è e come partecipare allo zoom Green Computing

Qui partiamo da un'intervista con Giovanna Sissa, esperta di Information Society e autrice del libro "Il computer sostenibile", in cui affronta, con un linguaggio scientifico ma divulgativo, temi come l' e-waste, il riuso, l' open source e la sostenibilità ambientale dell'ICT.

Dottoressa Sissa, come fa l’ICT a diventare più “verde”?
Parafrasando una storica frase le rispondo dicendo “non domandarti cosa il green computing può fare per te, ma domandati cosa puoi fare tu per il green computing”. L’ICT(Information Communication Technology) infatti  diventa più verde se ragiona in termini globali, di sistema,  se ognuno fa la sua parte: non solo i grandi stakeholders, come  i produttori e le aziende, ma anche i consumatori, i cittadini o le pubbliche amministrazioni possono contribuire, su scale diverse, a ridurre i consumi energetici, usare e dismettere in modo consapevole i computer,  mettere in relazione permanente l’innovazione, l’ICT e l’ambiente.
Il rapporto fra che lega l’ICT all’ambiente è duplice. Tutti gli aspetti, sia positivi che negativi, vanno compresi e governati, per poter identificare le politiche ed i comportamenti davvero sostenibili da parte di aziende e Pubbliche Amministrazioni.

 

La cultura e la sensibilità sui temi del Green Computer sono sufficienti a suo parere?
Il punto di maggior distanza dalla sensibilità di Paesi come quelli dell’Europa del Nord o degli USA è che vediamo ancora tutto ciò che ha a che fare con l’ambiente come un costo. Di recente in un’altra intervista in cui mi chiedevano quale fosse a mia avviso l’impresa italiana più innovativa ho risposto, in modo provocatorio, che era quelle che invece di risparmiare sui costi del personale aveva puntato la sua strategia sui risparmi energetici.
In Italia il livello di consapevolezza  sugli aspetti Green nel settore ICT è lo stesso di quello che abbiamo  sui temi ambientali sul piano generale: basso. Non è nell’agenda del nostro Paese. Quando si parla di Green Computing lo si fa in maniera rituale, superficiale e quindi non incisiva. Spesso, dunque, si finisce per accontentarsi o prendere per buono solo un po’ di “green washing”.
La sostenibilità è basata su tre aspetti, inseparabili: ambientali, economici e sociali. Noi tendiamo a concentrarci su quello economico, usando la crisi come paravento. 

 

Il Green IT è solo  un fatto di  hardware?
No, è anche un problema di software ma, soprattutto, è legato alle competenze dell’ICT, competenze specialistiche, ma anche diffuse negli utenti finali.

Per leggere gli articoli di SaperiPA sulla virtualizzazione

Uno dei driver green è la virtualizzazione. La virtualizzazione prevede un’applicazione software che suddivide un server fisico in vari ambienti virtuali isolati. In tal modo server virtuali multipli operano su un numero minore di server più potenti, consumando così meno energia. Compattare l’infrastruttura fisica ICT adottando architetture virtualizzate comporta benefici ambientali indiretti importanti. È stato emesso dalla Commissione Europea il “Codice di condotta per l’efficienza energetica dei data Centres ”che fornisce linee guida, raccomandazioni e best practice atte ad arrivare a ridurre i consumi energetici di un Data Centres del 20%”, in linea con il target 2020. Non si deve dimenticare mai che la catena causa-effetto dei consumi energetici dell’informatica parte dall’elaborazione e, dunque, anche il software ha un ruolo molto importante. Ruolo giocato anche nell’indurre l’obsolescenza degli stessi computer: spesso non è l’hardware a essere superato bensì il software.

 

Come si sviluppa una sensibilità sul rapporto fra ICT e ambiente?
Si può risparmiare solo se si conosce. Le emissioni di CO2 si abbattono con tanti, tantissimi interventi, anche contenuti nella portata, ma la cui somma è invece rilevante. Noi italiani tendiamo sempre a dire: “non lo faccio perché tanto ci vuole ben altro”.  È un modo di ragionare che fa il paio con il  NIMBY

Per leggere gli articoli di SaperiPA su NIMBY

È invece proprio  la somma di tanti piccoli miglioramenti che produce risultati incisivi, perché si stabilizzano  nel tempo e creano cultura. Questa, a sua volta, genera una presa di coscienza che si traduce in stili di vita sostenibili che, a loro volta, diffondendosi rendono poi meno tollerabili socialmente i comportamenti non responsabili. Inoltre, alcune nostre arretratezze culturali sull’ICT portano sempre ad aspettare soluzioni immaginifiche, grandi novità, magari costose ed poco efficaci, a cui delegare tutta l’innovazione.
I computer green consumano meno, con un maggiore rispetto ambientale;  è anche vero però che non possiamo aspettare di cambiare tutto il parco tecnologico dei computer  per diventare più verdi. Dobbiamo usare quelli che abbiamo in maniera intelligente,  cercando di consumare meno energia, di spegnerli quando non li usiamo, ragionando su cosa ci installiamo sopra, su cosa effettivamente ci serve, su cosa produce calcolo e cosa, invece, gira a vuoto.  E le Pubbliche Amministrazione sono un player importantissimo. Lo zoom tematico di Forum PA di quest’anno dedicato al Green computing è un segno che qualcosa si muove.
Un atteggiamento consapevole è la premessa indispensabile per un futuro sostenibile: la responsabilità nell’uso dell’ICT deve comprendere l’intero ciclo di vita.  Acquisti verdi, dunque, ma anche responsabilità in fase di dismissione delle apparecchiature: ove possibile, riuso e poi riciclo. Senza il coinvolgimento della Pubblica Amministrazione sono obiettivi irraggiungibili.

 

Qual è il contributo che l’ICT può dare all’ambiente?
Le proiezioni al 2020 stimano che l’abbattimento delle emissioni di CO2 consentito dall’ICT potrebbe essere quattro volte superiore alle emissioni derivanti dal settore stesso. Il rapporto fra sostenibilità ambientale e ICT ha dunque due facce: l’ICT è parte del problema, contribuendo con il 2% delle emissioni totali, ma è anche parte della soluzione.  L’ICT può contribuire ad  abbattere il 98% delle emissioni che derivano dagli altri settori realizzando servizi che rendono varie attività più efficienti, riducendo costi e spostamenti, o consentendo la de-materializzazione. Non solo eliminazione della carta, come con l’online billing che consente di non stampare i biglietti. La disponibilità on-line di musica o film consente di eliminare i supporti elettronici tradizionali, come i CD o i DVD; si eliminano così le emissioni associate alla produzione e distribuzione di tali oggetti. La telemedicina consente di non stampare più i raggi X , e così via. La più grossa opportunità, ancora da sfruttare, per ridurre la CO2 è considerata il telelavoro. Se negli USA 30 milioni di persone lavorassero da casa,  le emissioni  si ridurrebbero di 75-100 MtCO2e nel 2030 - un risultato paragonabile a quello derivante dall’adozione di veicoli a basso consumo. In settori come la produzione di motori, la logistica, lo smartbuilding o le reti di distribuzione di energia,  le ottimizzazioni consentite dall’ICT possono contribuire sensibilmente all’abbattimento delle emissioni.

 

Ma gli investimenti che occorrono per mettere in moto questo ciclo sono considerevoli...
Meno di quanto si pensi. E poi i tratta eventualmente di investimenti per infrastrutture strategiche, comunque ineludibili, la cui valenza ambientale non è in genere considerata nel rapporto costi-benefici. Mi riferisco alla banda larga, quella vera.
La sostituzione di attività convenzionali con servizi ICT conduce a risparmi di emissioni di CO2 in misura molto maggiore quando tali servizi sono erogati su banda larga, di almeno 10 Mbit/secondo. Devono essere infatti disponibili servizi di alta qualità ed affidabilità sia a livello consumer che business, affinché la penetrazione sia massiccia e dunque l’impatto significativo. L’American Consumer Institute ha quantificato in molti casi le riduzioni di COche si possono ottenere dalla diffusione del broadband, come accennavo prima. I servizi ICT-based per abbattere le emissioni di CO2 che in città come Copenhagen o San Francisco sono a disposizione dei cittadini, di cui ho parlato nella trasmissione di RAI3 Neapolis del 31 Dicembre scorso, sono impensabili senza. Ridurre le emissioni dell’ICT e ridurre le emissioni tramite l’ICT sono due facce della stessa medaglia: della sostenibilità ambientale da un lato, dello sviluppo innovativo dall’altro. Ed è proprio a questa seconda faccia che bisognerebbe iniziare a guardare con molta attenzione.

 

Pur essendo motivati da forti spinte di responsabilità ambientale serve una cultura, un sapere specifico che forse non sempre è alla portata di tutti.
Per questo motivo la cultura informatica deve incorporare questa componente al suo interno e bisogna iniziare a lavorare su skill che siano simultaneamente orientati all’ICT e all’ambiente.
I social network poi sono uno strumento per creare consapevolezza e i giovani, in generale, sono molto più attenti.  C’è un mercato in crescita di consumatori che sempre di più richiede prodotti IT davvero green. Chiaramente anche le pubbliche amministrazioni possono dare il buon esempio e diventare, in modo implicito o esplicito, un punto di riferimento. A livello individuale “il mio granello di sabbia” ho cercato di darlo due anni fa, quando ho pubblicato “Il computer sostenibile”, proprio nei giorni in cui avrebbe dovuto entrare in vigore la normativa sui RAEE, che invece è ancora purtroppo ad oggi zoppa. L’ho scritto perché mi sembrava che in Italia non ci fosse un quadro generale chiaro dell’impatto ambientale dell’ICT e che meritasse un approfondimento, ma soprattutto speravo di contribuire ad innescare un ciclo virtuoso di progetti di riuso di apparecchiature, magari proprio fra pubbliche amministrazioni e scuole. Penso ancora che entrambe le considerazioni siano attuali.


[1] San Murugesan, “Harnessing Green IT: Principles and Practices,” IEEE IT Professional, January-February 2008, pp 24-33.
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da "Il computer sostenibile" ad "Anch'io PC"

"Il computer sostenibile" è stato un utile strumento di lavoro nel percorso che ha portato alla ideazione di un progetto che proietta il trashware ad un livello industriale al fine di contrastare da un lato il digital divide e dall'altro ridurre il volume dei RAEE: Anchi'io PC. http://youtu.be/vebYbXcAVUc