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Innovazione nella PA: un percorso da accelerare

Riceviamo e volentieri pubblichiamo un commento sulla governance dell'innovazione da parte di Claudio Manganelli. Da oltre un decennio Manganelli è uno tra i protagonisti dell'innovazione tecnologica nella pubblica amministrazione italiana, prima come componente del collegio dell'Autorità Garante della privacy, poi come componente del CNIPA.

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Dopo un quadriennio di attività nel primo collegio dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali e otto anni trascorsi nel collegio del CNIPA, ieri AIPA, oggi DigitPA, ente pubblico italiano che opera presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri per l'attuazione delle politiche del Ministro per la Funzione Pubblica e l'Innovazione le tecnologie, grazie a questa lunga esperienza, sento oggi la necessità di esprimere alcuni principi generali che dovrebbero trovare spazio nelle linee guida per un efficace funzionamento delle pubbliche amministrazioni.

La nascita dell’AIPA nel 1993, un organismo operante nell’ambito della Presidenza del Consiglio dei Ministri, fu una intuizione intelligente dei governanti di allora, ma la sua formula organizzativa - un misto tra autorità e agenzia, senza i poteri della prima e una modesta attribuzione delle risorse non in linea coi valori in gioco e i livelli di mercato ICT per la seconda - finì col creare un vestito molto stretto per un efficace ruolo dell’ente. La creazione successiva di un dipartimento per l’innovazione, avvenuta già nel 2001 col Ministro Stanca e poi proseguita coi Ministri Nicolais e Brunetta, ha tolto definitivamente ogni caratteristica autoritativa ma non ha colmato le carenze di risorse, enfatizzando anzi i vuoti di capacità tecnologica e organizzativa e impedendo ruoli di guida e monitoraggio sugli investimenti ICT delle pubbliche amministrazioni, a causa dei continui tagli alle risorse economiche previsionali. Il CNIPA ha quindi dovuto concentrarsi su pochi ma significativi progetti infrastrutturali o modelli e standard organizzativi quali ad esempio il sistema pubblico di connettività, il centro unico di disaster recovery degli enti previdenziali, l’accessibilità per i meno abili ai siti internet della PA, il protocollo informatico e la posta elettronica certificata.

Frattanto le pubbliche amministrazioni hanno continuato ad investire in tecnologia e procedure applicative sulla base delle disponibilità di budget sempre più ridotte e delle esigenze di implementazione degli applicativi più orientata alla gestione che all’innovazione, perdendo sempre di più per varie concause le capacità progettuali al loro interno e affidandosi prevalentemente alle risorse umane dei loro fornitori. E’ proprio ciò che denunzia Carlo Mochi Sismondi su FOPRUM PA nel suo editoriale titolato “PA o SPA?” del 16 febbraio scorso.

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Quanto può essere efficace l’esternalizzazione dell’intelligenza progettuale di un nuovo e più moderno modo di fare pubblica amministrazione? Non rischia di essere vanificato nel medio tempo l’attuale sforzo del Ministro Brunetta orientato a moltiplicare i punti di accesso ai servizi della Pubblica amministrazione attraverso il progetto “Reti amiche”, a supportare i cittadini aventi difficoltà a familiarizzarsi con l‟uso diretto di internet, ad individuare sistemi efficaci di misurazione dell‟efficacia del servizio pubblico e della customer satisfaction? Molte PA fanno evolvere i loro sistemi informativi sulla spinta delle esigenze delle singole direzioni centrali e quindi, nei casi di grandi amministrazioni si possono censire più sistemi informativi basati su centri di elaborazione dati separati creando così ridondanza di costi, spazi e risorse umane; questa é una linea evolutiva che dovrebbe essere contrastata e totalmente modificata in quanto in antitesi con il bisogno di maggiori efficienze e controllo della spesa.

Ecco quindi il bisogno di una entità che, accanto alla funzione di richieste obbligatorie di pareri di congruità della spesa ICT, sviluppi anche una capacità di controllo del raggiungimento degli obiettivi: obiettivi, questi, che necessitano a monte di una azione concertata, strategica e politica, dei ministri preposti ai vari dicasteri.
Per questi motivi, nella legislatura 2001-2006, si era concepita la Conferenza dei Ministri per la società dell’informazione: essa deve riprendere vita con vigore e istituire, dove e come meglio riterranno la Presidenza del Consiglio e il Ministro per la Funzione Pubblica e l’innovazione, le funzioni di controllo e un sistema sanzionatorio, necessari a indirizzare sul giusto percorso evolutivo il processo di ammodernamento della pubblica amministrazione.
Al Ministro dell’Economia e Finanze spetta il compito di definire il piano dei finanziamenti necessari commisurato agli obiettivi da raggiungere a medio termine ma anche i vincoli di recupero degli investimenti. Innovare significa anche cambiare i criteri gestionali e quindi recuperare risorse, siano esse umane, logistiche e infrastrutturali.
Esaminando i risultati del centro unico di disaster recovery perché non sviluppare ulteriori sinergie di scala trasportando questa esperienza anche su realtà di normale operatività? Perché non ridar vita al progetto della casa del wellfare sino ad arrivare al concetto di una unica rete di shops sul territorio nazionale? In quanti altri ministeri tale modello di efficienza ed economie di scala potrebbe essere realizzato recuperando risorse e rafforzando l’efficacia dell’innovazione?

Non ho la pretesa di valutare se DigitPA può essere il cardine di un tale processo: questa non può che essere una scelta politica ma é certo che il Consiglio dei Ministri é tenuto ad esaminare tutte le possibili soluzioni.

 

*Claudio Manganelli è stato Componente del CNIPA e del Garante per la protezione dei dati personali

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