Intervista

La riforma Brunetta nei comuni: l'esperienza di Muggiò

Le norme previste dalla riforma Brunetta per diventare operative hanno bisogno di essere recepite dalle amministrazioni locali e diventare prassi. Il Comune di Muggiò, a pochi chilometri da Monza, si è dimostrato pioniere in questa attività di “recepimento”, varando, tra i primi in Italia, un nuovo regolamento comunale che accoglie le innovazioni del decreto legislativo 150.

Una piccola città di 24mila abitanti e circa 130 dipendenti, a due passi da Monza e Cinisello Balsamo nel cuore di quella Brianza che da decenni rappresenta la locomotiva dello sviluppo del nostro paese. È questa la carta di identità con cui si presenta Muggiò, il Comune che per primo ha raccolto la sfida lanciata dal Ministro della Pubblica Amministrazione e l’Innovazione Renato Brunetta e dalla sua riforma, riscrivendo, ex novo, un regolamento comunale che poggia le sue basi sulle novità organizzative previste dal decreto legislativo 150, meglio noto come riforma Brunetta.

Il nuovo regolamento

Lo strumento di cui si è dotata l’amministrazione comunale di Muggiò per riorganizzare le proprie strutture orientandole al cittadino è una specie di “Testo Unico sull'organizzazione del Comune”, come lo ha definito Carlo Lopedote, Segretario e Direttore Generale. Il nuovo regolamento, infatti, raggruppa i cinque regolamenti prima esistenti e, soprattutto, apre le porte ad alcune novità organizzative come l’autonomia e la responsabilità della dirigenza, la valorizzazione della meritocrazia, il raggiungimento delle performance e la trasparenza.
Il regolamento è la regola massima per l’organizzazione del comune. In circa 70 pagine regola 5 temi chiave: organizzazione dell'Ente (chi fa che cosa, ruoli e compiti); norme di accesso e modalità concorsuali; mobilità interna dei dipendenti; disciplina dei rapporti di collaborazione e consulenza; gestione dei procedimenti disciplinari.

Il percorso verso la riforma Brunetta

Abbiamo chiesto al Segretario e Direttore generale, Carlo Lopedote, di raccontarci come è nata questa idea e che cosa cambia da oggi per il Comune, per i suoi dipendenti e, soprattutto, per i cittadini. “Tutto parte – ci spiega Lopedote – da una precisa volontà politica presente nel programma della compagine che ha vinto le elezioni nel 2009. Uno tra i punti fermi del programma era, infatti, quello di rinnovare profondamente l’organizzazione dell’amministrazione in funzione di un miglior servizio ai cittadini”.

Una priorità politica quindi che si è sviluppata parallelamente alla discussione avviata dal Ministro Brunetta, ma non per caso. “Sebbene la nostra amministrazione avesse intrapreso questo percorso di ammodernamento in maniera autonoma dalla politica nazionale – spiega Lopedote – le riforme del Ministro erano nell’aria da tempo, e quando abbiamo cominciato a scrivere l’impostazione del regolamento lo abbiamo fatto tenendo conto di quelli che erano i capisaldi attorno ai quali si concentrava il dibattito”.

Dopo aver scritto una prima bozza di regolamento il gruppo di lavoro di Lopedote ha esaminato ed inserito le novità strutturali previste dalla riforma del Ministro Brunetta (entrata in vigore a novembre). “In particolare – continua Lopedote – abbiamo provveduto a trasformare quello che era il nucleo di valutazione interno, in un organismo indipendente di valutazione, che è quello che dovrà verificare la congruenza dei risultati gestionali con gli indirizzi e gli obiettivi politici di programmazione. Poi, avvalendoci delle competenze e delle capacità tecniche dei componenti del nuovo organismo, abbiamo ipotizzato un piano di lavoro per recepire le indicazioni della riforma. Come vede non si è trattato di un mero adempimento burocratico, ma abbiamo visto nelle nuove strutture proposte dalla normativa un vero e proprio grimaldello di cui servirci per dare concretezza alla riforma”.

Lo scoglio della meritocrazia.

Quando chiediamo a Lopedote in che modo sono state accolte le nuove indicazioni dalle risorse interne la risposta ci rimanda a qualche mese: “Rispetto ai temi «caldi» come la distribuzione del salario accessorio, il regolamento non riporta indicazioni specifiche se non il riferimento al fatto che parte del salario accessorio viene distribuito ai dipendenti secondo i criteri previsti dalla norma. È ovvio che l’implementazione del regolamento porterà ad un confronto con i sindacati. Questo confronto in parte è già cominciato dato che proprio in questi giorni stiamo iniziando ad elaborare un nuovo sistema di valutazione che tenga conto delle novità del d.lgs. 150.”

Il Regolamento “muggiorese” è già stato apprezzato da varie istituzioni, tanto che potrebbe essere utilizzato dall'ANCI come modello per chi andrà a realizzare un documento analogo. 

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Commenti

Il barbiere di Brunetta: il Ministro aveva ragione

Il barbiere di Brunetta: http://tinyurl.com/brunetta1

Un esempio da seguire

Leggere una notizia come questa non può fare che bene. E’ importantissimo che il sistema organizzativo sia centrale rispetto all’attività di qualsiasi organizzazione, purtroppo, nella Pubblica Amministrazione, siamo abituati più a che parla bene, ma razzola male.
Ho una discreta esperienza in materia, esperienza che risale agli anni 70; ho vissuto anche all’ombra della Commissione Centrale per la Finanza Locale. In quel periodo si raccoglievano sussurri e grida per ogni dove, ma, fondamentalmente, le Piante Organiche (la ristrutturazione) servivano solo per generare percorsi di carriera. L’avvento della Dotazione Organica ha parzialmente inciso sulla materia, ma è stata sufficiente appena a scalfire gli strati più superficiali; il Piano Occupazionale è stato, per lo più, considerato un adempimento e non uno strumento di strategia; il “tracciamento” dell’evoluzione delle strutture e degli spostamenti delle risorse umane non è mai stato tenuto nella giusta considerazione.
Brunetta ha, certamente, il merito di aver riportato all’attenzione di tutti il più importante dei fattori: “la risorsa umana”.
E’ un fatto positivo che le Amministrazioni tornino a mostrare sensibilità per l’argomento personale, soprattutto nel momento in cui si deve andare, obbligatoriamente, verso una contrazione della spesa (eccessiva); non vi sarà, però, contrazione vera se si provvederà alla riqualificazione della spesa e, soprattutto, se si abbandoneranno i percorsi da “furbetti”.
Il problema di come fare per la concreta attuazione della riforma non è cosa di poco conto, ma se ci si applica con la giusta attenzione e con l’opportuno distacco si possono raggiungere mete molto importanti.
Sono stato, da ultimo, Dirigente di un Comune di circa 130 mila abitanti e sono da poco in quiescenza; nel mio ente dal 2006 ho organizzato e gestito un sistema di auto tracciamento dell’attività svolta da ciascun dipendente senza appesantirne l’attività ed anzi rendendola più evidente, trasparente, efficiente ed efficace. Non sono solo termini abusati. Ho messo in piedi (nel settore Tributi) un sistema di accoglienza (registrazione del contribuente con l’indicazione della motivazione) a cui seguiva il trattamento da parte dell’operatore che (attraverso un sistema informatico) chiamava il soggetto e, nell’attesa, verificava il motivo dell’accesso, gli eventuali accessi precedenti, lo stato delle pratiche in corso, etc.; dopo il trattamento registrava le risultanze dell’incontro. Al contribuente, in fase di accettazione, oltre alla prenotazione viene consegnato un questionario, alla portata di tutti, per la rilevazione della customer satisfaction.
I risultati sono stati veramente notevoli, al di la di ogni più rosea aspettativa e da tutti i punti di vista. Certamente riferisco questa esperienza con orgoglio, ma anche per dar conto del fatto che gli obiettivi della riforma si possono raggiungere.
Tutto sta a fare in modo che non si perseguano solo obiettivi di facciata e vi sia un approccio “onesto” alle novità.
Non posso non riferire quale applicazione è stata data all’art. 26 del D. Lgs. 150/2009: Accesso a percorsi di alta formazione e di crescita professionale. In un ente il Dirigente del Personale, adottando un proprio atto, ha iscritto ad un Master accollando all’Ente le spese di iscrizione (migliaia di euro), le spese di trasferta ed i recuperi di ore, un dipendente quasi neo assunto senza che siano stati attivati i protocolli operativi previsti nel Titolo III del D. Lgs. stesso.
Come dire: la riforma è servita!
Plaudo nuovamente, quindi, all’iniziativa di Muggiò e di tutti quegli enti che, nonostante tutte le difficoltà, si apprestano a seguirne le orme.