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Sanità elettronica: in Italia avanti piano

Molte potenzialità di sviluppo, ma ancora pochi effetti sulla vita quotidiana di pazienti e operatori. Questo il quadro che emerge dalla Ricerca sui Livelli di Innovazione Tecnologica In Sanità (LITIS), realizzata da Federsanità ANCI, su incarico del Dipartimento per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e l'innovazione tecnologica della Presidenza del Consiglio, in collaborazione con FORUM PA e con il supporto metodologico del CNR.

Il pagamento del ticket via web è disponibile soltanto nel 7% delle aziende sanitarie; la possibilità di prenotare gli esami su internet è offerta dal 22% delle aziende, ma spesso è riservata soltanto ad alcune tipologie di prestazioni; solo nel 19% dei casi i pazienti possono accedere on line ai referti digitali e un numero minimo di aziende (il 5%) consente ai propri assistiti di gestire pratiche amministrative via web.
Sono alcuni dei dati che emergono dall’indagine sui Livelli di Innovazione Tecnologica In Sanità (LITIS), frutto della stabile collaborazione tra Federsanità ANCI e FORUM PA, che è stata presentata oggi a Roma e che per la prima volta traccia una fotografia molto dettagliata sullo stato e la diffusione della sanità elettronica nelle strutture pubbliche italiane.
La ricerca ha coinvolto, infatti, i direttori generali delle aziende sanitarie (un ampissimo campione di 147 su 220), chiamati a rispondere non sulla semplice presenza di strumenti tecnologici all’interno della loro struttura, ma sui servizi innovativi realmente attivati (prescrizioni elettroniche, certificati digitali, Fascicolo Sanitario Elettronico, gestione integrata delle patologie, telemedicina).

Obiettivo della ricerca LITIS - che si è avvalsa del supporto metodologico del CNR ed è stata realizzata su incarico del Dipartimento per la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Tecnologica del Ministero per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione – è conoscere per poter pianificare strategie di innovazione non episodiche, ma di ampio respiro.
Basta con gli investimenti a pioggia: nasce un modello sulla base del quale misurare, d’ora in avanti, i progressi di ciascuna struttura e pianificare interventi in grado di accelerare il processo di innovazione, mettendo l’organizzazione sanitaria in grado di rispondere alle esigenze del territorio in maniera più efficiente e senza sprechi.

È soprattutto uno il dato che spicca dalla ricerca LITIS: molte aziende possiedono già gli strumenti necessari per sviluppare pienamente la sanità elettronica (ad esempio infrastrutture e applicazioni software in grado di produrre documenti digitali), ma sono in ritardo nella realizzazione concreta di processi e servizi innovativi. Inoltre, il fenomeno dell’innovazione tecnologica in sanità è estremamente disomogeneo e ci sono grandi differenze nei livelli di innovazione tra regioni del nord e regioni del centro-sud.
In pratica, le aziende sanitarie si stanno attrezzando per la sanità digitale, anche in funzione degli obiettivi del Piano eGov 2012, che ha individuato in questo settore un asse portante su cui investire. Non mancano, quindi, le potenzialità di sviluppo; tuttavia, ad oggi, le ricadute dell’innovazione tecnologica in sanità sulla vita dei cittadini sono ancora molto inferiori a quelle che si riscontrano in altri settori (ad esempio e-banking e viaggi).

ECCO I PRINCIPALI DATI EMERSI DALLA RICERCA (i valori percentuali sono relativi a 147 ASL/AO che hanno partecipato alla ricerca). 

FORTE DIVARIO GEOGRAFICO. Sono state individuate 5 classi per indicare il livello di innovazione tecnologica in sanità raggiunto dalle aziende. Nessuna azienda del Sud risulta nella fascia di eccellenza, mentre vi rientra il 50% delle aziende del Nord-est.

CERTIFICATI E RICETTE, DALLA CARTA AL DIGITALE? Il 22% dei medici di famiglia è collegato ad una rete regionale. La ricetta elettronica interessa il 22% dei medici di famiglia e il 20% di quelli ospedalieri, mentre i certificati digitali sono presenti, in forme sperimentali, nel 5% delle aziende sanitarie. Non sono, nel complesso, percentuali elevate, ma identificano una tendenza che lascia ben sperare per il futuro.

FASCICOLO SANITARIO ELETTRONICO, GLI STRUMENTI CI SONO. E LE APPLICAZIONI? Molto buona è, tra gli operatori, la diffusione di strumenti per la condivisione dei dati clinici (71% delle aziende) e la presenza di meccanismi di collaborazione per la notifica elettronica di eventi di rilevanza socio-sanitaria (50%). C’è anche un buon utilizzo di documenti con firma digitale (36% delle aziende) e di documenti clinici in formato standard di interscambio HL7 CDA (33%). Tale valore scende sensibilmente se si considerano soltanto i documenti conformi alle specifiche IBSE del Tavolo di Sanità Elettronica (11%), fenomeno che si spiega con la presenza di importanti progetti regionali che non sono ancora conformi a queste specifiche. Un quarto delle aziende sanitarie (24%) impiega al proprio interno il Fascicolo Sanitario Elettronico/Dossier Sanitario, ma la percentuale si dimezza (12%) nel caso dei medici di famiglia.

SERVIZI DIGITALI AL CITTADINO, ANCORA TROPPO POCHI. Il pagamento del ticket via web è disponibile soltanto nel 7% delle aziende sanitarie; rispetto all’e-banking, offerto dalla quasi totalità delle banche italiane, la differenza è davvero notevole. Più diffusa è invece la possibilità di prenotare gli esami via web, offerta dal 22% delle aziende, anche se spesso riservata soltanto ad alcune tipologie di prestazioni. Anche in questo caso il confronto con un’altra applicazione di internet, ossia la prenotazione di viaggi (biglietti aerei, ferroviari, traghetti, hotel, etc..) è decisamente a sfavore della sanità.
Simile, in termini percentuali, la disponibilità di referti digitali: prevale, sia pure di poco, la modalità di recapito diretto al medico di medicina generale (22%) rispetto all’accesso per il paziente via web (19%).
Molto bassa, appena il 5%, è la percentuale di aziende che consentono ai propri assistiti/pazienti di gestire pratiche amministrative via web. In questo ambito lo sportello è ancora nella grande maggioranza dei casi l’unica modalità di inoltro o consultazione di una pratica.

TELEMEDICINA, CHI L’HA VISTA? POCO SFRUTTATA UNA GRANDE OPPORTUNITA’ DI EFFICIENZA, RISPARMIO E MIGLIORAMENTO DELLA QUALITA’ DELLA VITA. La telemedicina, ovvero tutti quei sistemi che consentono la diagnosi, la consulenza, il monitoraggio, la cura a distanza dei pazienti, riguarda ancora un numero marginale di cittadini. Solo il 18% delle aziende ha attivato progetti pilota di teleconsulto e telemonitoraggio dei dati biomedici dei pazienti; il telecontrollo di malati cronici o anziani è presente nel 13% dei casi, mentre sono quasi inesistenti gli altri servizi: la telecompagnia (2%), ossia la possibilità di assistere a distanza, non soltanto dal punto di vista sanitario, ma anche sociale, anziani o più in generale persone sole, e la teleriabilitazione, fanalino di coda con appena l’1% delle strutture sanitarie.

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