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Il servizio del futuro? Pagare col telefonino

È da molti anni che si discute sulle potenzialità del mobile payment (servizi di pagamento realizzati attraverso il telefono cellulare), ma ad oggi i risultati effettivi sono ancora scarsi. Pochi servizi, pochissimi utenti, e soprattutto un sistema di norme che non aiuta. I dati della rilevazione del Politecnico di Milano.

Il 20 gennaio scorso l’Osservatorio NFC & Mobile Payments del Politecnico di Milano ha presentato un studio sullo stato dell’arte dei servizi di pagamento attraverso i telefoni cellulari (tecnologia mobile) che, dopo una dettagliata e articolata analisi della domanda e dell’offerta, prevede scenari di crescita estremamente rilevante per questo settore.

Lo studio ha analizzato una trentina di servizi di mobile payment offerti da 58 “esercenti” (dal pagamento del parcheggio tramite Sms, ai biglietti sul Mobile-site di Trenitalia), mettendo in evidenza come questo settore, in Italia, si trovi ancora ad uno stadio embrionale con un’offerta limitata e, soprattutto, tecnologicamente inferiore rispetto ai paesi del mondo considerati l’avanguardia di questo settore (Giappone e Corea).
Tra tutti i servizi rilevati, infatti, uno solo riguarda il Mobile Proximity Payment, ossia quel sistema che consente di effettuare il pagamento avvicinando fisicamente il telefonino all’oggetto (utilizzano tecnologie a corto raggio, come l’RFId, Near Field Communication-NFC o il Bluetooth), mentre tutti gli altri possono essere catalogati come servizi di Mobile Remote Payment, che consentono di effettuare un pagamento a distanza tramite rete cellulare (tecnologie più “classiche”).

D’altro canto anche la domanda di questo tipo di servizio è estremamente contenuta, con un numero di utilizzatori che arriva a malapena a 500mila, a fronte di un mercato potenziale di quasi 49milioni di utenti.

Le prospettive per uno sviluppo deciso comunque ci sono e sono date da due fattori: un nuovo quadro normativo e una nuova generazione di cellulari in arrivo sul mercato italiano.
Per quanto riguarda le norme la ricerca mette in evidenza che, se fino ad oggi la normativa non consentiva di utilizzare il credito telefonico per il pagamento di beni e servizi che non fossero direttamente fruibili dal cellulare, a novembre 2009 la Payment service directive della Commissione Europea ha modificato il quadro di riferimento, dimostrando una particolare attenzione a questo settore.
Se a ciò aggiungiamo che le nuove generazioni di cellulari saranno “nativamente” dotate di tecnologie NFC per la comunicazione a corto raggio e che anche il mondo della grande distribuzione inizia ad avere consapevolezza delle potenzialità di queste soluzioni, lo scenario appare decisamente positivo.

Insomma tra qualche anno i 21,5 miliardi di transizioni inferiori a 15 euro che si fanno in Italia ogni anno potrebbero passare dalla moneta sonante al borsellino elettronico sul cellulare… Staremo a vedere.

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