Editoriale

Fasce di reperibilità e assenteismo: avevo torto io e ragione Brunetta

"I controlli si riallungano: i fannulloni calano" -
"In calo l’assenteismo tra gli statali. Brunetta: merito delle fasce orarie"

"Più ore di reperibilità, meno malati"

"Visite fiscali serrate, cala l’assenteismo"...
Insomma avevo torto. È bastato annunciare l’aumento della reperibilità da quattro a sette ore e le assenze, che erano cresciute e non di poco, di nuovo crollano in questa pubblica amministrazione che faccio sempre più fatica a (ri)conoscere. Io avevo creduto, avevo sperato che così non sarebbe stato, che in realtà non ci fosse quella stretta correlazione tra controlli e assenze che invece i numeri ci impongono di accettare.

Quelli che vedete sopra sono alcuni dei titoli con cui pochi giorni fa sono stati salutati sui quotidiani i dati relativi alle assenze tra i dipendenti pubblici nel dicembre 2009 che, dopo mesi di aumenti importanti rispetto agli stessi mesi dell’anno passato, sono tornate ai livelli raggiunti dopo la riforma, confermando quindi di fatto il cosiddetto “effetto Brunetta”. E questo è successo in concomitanza con l’annuncio dell’allungamento delle fasce di reperibilità che passano da 4 a 7 ore (dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00). Difficile non vederci un nesso causale: più controlli, meno assenze.
Insomma avevo torto ed ero un ingenuo a credere il contrario: davvero ci sono un sacco di “furbetti” che attuano quelli che in linguaggio forbito si chiamano “comportamenti opportunistici” e si danno malati per fare altro. Una volta costretti a casa preferiscono andare in ufficio, così non perdono, per poco che sia, anche l’indennità di presenza.

Eppure non mi rassegno: da inguaribile ottimista non riesco a credere che esistano tanti falsi malati, tanti lavoratori che non aspettano altro che di marcare visita e farla franca. Qualcosa non mi torna. Eppure i dati sono quelli e parlano chiaro. E allora perché non mi arrendo all’evidenza e mi do pace?
Forse perché continuo a pensare che una vittoria sull’assenteismo ottenuta con più controlli e più tornelli sia una vittoria fragile. Una vittoria che si fonda sulla sabbia delle normative sempre mutevoli e non sulla roccia di un diverso clima di lavoro.
Forse perché credo che vittorie di questo genere siano in realtà mezze sconfitte: perché sanciscono l’incapacità (o l’impossibilità per i più pessimisti) di creare ovunque posti di lavoro dove si fa il proprio dovere con soddisfazione, dove ci si sente parte di una squadra, dove ci si sente riconosciuti.
Forse perché mi ricordo il sondaggio che, nel 2005, fece il Dipartimento della Funzione Pubblica  (allora si occupava di benessere organizzativo) assieme all’Università di Roma La Sapienza. Si scoprì che la maggiore causa dell’insoddisfazione nel lavoro pubblico era data dalla percezione di una sostanziale non equità nel trattamento e di non riconoscimento dei meriti, delle capacità, delle professionalità.
Forse perché mi sono stufato di leggere sui giornali triti luoghi comuni contro il lavoro pubblico, perché conosco innumerevoli esempi di impegno intelligente ed appassionato e il sorrisetto di quelli che “te l’avevo detto io…” mi fa impazzire di rabbia.
Forse perché leggo le centinaia di commenti (vedi ad es. questa discussione) che arrivano sul nostro sito e che parlano di professionalità negate, di talenti sprecati, di appartenenze politiche o di clan che fanno premio su ogni altro merito.
Forse perché semplicemente mi sbaglio…

 

Carlo Mochi Sismondi risponde in un articolo del 5 febbraio ai commenti a questo editoriale

 

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Commenti

Controlli più seri

....però, non si è tenuto conto di quelli che hanno sempre lavorato, non hanno mai fatto assenze per malattia senza essere davvero ammalati e, per non vedere il proprio stipendio decurtato di 300 euro, sono andati a lavorare con 38 di temperatura, tosse, raffreddore e mal di gola, facendo, perciò, anche male il loro lavoro.
Perchè, invece, non si fanno controlli più seri, in modo da non penalizzare gli onesti per pochi disonesti?

Intanto mi viene da osservare

Intanto mi viene da osservare che la presenza fisica sul posto di lavoro rappresenta un valore aggiunto per la PA soprattutto nel caso di coloro che prestano servizi alla persona (operatori sanitari, insegnanti, polizia, personale URP laddove non virtuale, etc.); in tutti questi casi la costanza e la continuatività della prestazione resa sul posto di lavoro andrebbero indennizzate e incentivate, e d'altro canto puniti i comportamenti scorretti. In altri settori della PA, penso ad esempio ai funzionari che fanno un lavoro "di concetto", tale parametro ritengo assuma una minore importanza, soprattutto se consideriamo che ormai molte attività amministrative di tipo routinario stanno scomparendo e vengono soppiantate dall'automazione dei processi amministrativi. E non dimentichiamoci delle opportunità offerte dal telelavoro... Tenendo conto di questa distinzione, e di molte altre che si potrebbero fare, non sarebbe sbagliato se si cominciasse a ragionare pensando alla PA non come ad una massa indifferenziata di fantozzi pronti a scattare al passaggio dei tornelli, ma come ad una organizzazione complessa, composta da variegate figure lavorative e professionali, ciascuna caratterizzata da proprie aspirazioni e propri parametri di efficienza ed efficacia (ad esempio, perché dare importanza solo alle presenze in ufficio? La disponibilità alle trasferte non può essere anch'essa un valore?). Tutto ciò anche nell'ottica di valorizzare le "professionalità" presenti (avocati, ingegneri, etc.) favorendo così quella osmosi tanto assente nella nostra società, cioè quel passaggio continuo di professionisti tra PA e mondo esterno: per fare ciò è importante aiutare la crescita professionale dei dipendenti della PA, così da consentire loro di cogliere le opportunità esterne, e d'altro canto rendere attraente la PA per i migliori professionisti sul mercato. Insomma, ho espresso queste considerazioni per dire che, pur nel rispetto dell'autorevole parere espresso dalla Prof. Del Boca, ho molti dubbi che i tornelli e le citofonate dei medici siano la miglior strategia di risolvere i problemi di una realtà complessa come la PA.

Non stiamo facendo confusione?

Gentile Carlo Mochi Sismondi, leggo con stupore il suo autoflagellante articolo e ritengo che per sostenere una tesi irragionevole si faccia (volutamente?) un po' di confusione.
Estrapolo solo alcuni concetti:
1. Secondo lei il fatto che nella PA ci sono scanzafatiche ed opportunisti comporta che non è vero che i meriti non vengono riconosciuti e premiati. FALSO
2. Si parla di diminuzione di assenteismo... si vuole fornire qualche dato prego? Fa finta di non sapere o non sa che in caso di assenza per malattia (certificata anche dal medico fiscale) una parte dello stipendio giornaliero viene trattenuta? Infine non considera che, come è successo a me, a causa delle 7 ore di reperibilità, molte persone non riescono a recarsi dal proprio medico perchè devono restare a casa?
Mi fermo qui.

Fasce di reperibilità

A Sismondi dico solo questo. dopo anni di lavoro nel privato e dopo anni nel pubblico dove ho lavorato anni esiste un abisso.- Il motivo
è molto semplice - nel privato se non rendi e ti assenti con frequenza ti licenziano.- La conclusione La puoi trarre da solo.- Con certi
personaggi nella Pubblica Amministrazione, mi spiace dirlo, esiste solo un metodo "LICENZIARE".-
Cordialmente P.N.

Non è proprio cosi vero.

In tutta la P.A. è dato per scontato che il lavoro si svolge in maniera minore e con dei ritmi meno elevati.
Niente di più sbagliato !
Nel privato si lavora TUTTI ed a nessuno (o quasi) è permesso sgarrare.
Nella P.A. si lavori in pochi è male.
Ma l'intensità del lavoro si sviluppa in modo maggiore che nel privato.
Colpa della Dirigenza e dell'Amministrazione che fanno rispettare Leggi e Regolamenti solo ad alcuni (I Figli di Papà ?).
Cosi la "carretta" la tirano solo pochi, volenterosi ed onesti mentre una parte fà quello che gli pare e piace.
Così magari Caio che si fà il mazzo nella P.A. dovrà pagare e scontare i vizi anche per conto di Tizio che non fanno un tubo o quasi !
Aggiungiamo poi che nella P.A. viene sempre enfatizzata e responsabilizzata la figura dell' "impiegato" in maniera plateale e pubblica, mentre nel privato il singolo lavoratore e quello che risponde solo all'Amministratore Delegato o al Presidente dell'Azienda che fà da solo il brutto ed il cattivo tempo e deve solo tenere conto dei bilanci dell'Azienda solo per una sua personale e responsabile condotta !

Bravo Carlo

mi è piaciuto questo tuo editoriale sia per la visione che implicitamente evoca sul e del mondo delle amministrazioni pubbliche che per il coraggio di ammettere gli errori. Inoltre lo condivido puntualmente. Bravo Carlo!

Colpire sempre e soltanto il

Colpire sempre e soltanto il lavoratore in modo indiscriminato non è la soluzione. C'é una classe dirigente che percepisce uno stipendio di tutto rispetto e che è deputato alla gestione del personale. Perchè non legare la loro retribuzione di risultato alle assenze/presenze dei dipendenti della loro struttura?. L'assenteismo è spesso legato alla frustrazione, alla mancanza di stimoli e al mancato riconoscimento delle capacità professionali e della dedizione al lavoro. In 20 anni circa di lavoro nella PA ho sempre visto elargizioni a pioggia di qualsiasi compenso legato alla produttività. In 20 ho visto numerosissimi "fannulloni" diventare dirigenti e personale competente e preparato che resta al "palo" a lavorare. Spesso mi domando: ma di cosa stiamo parlando?, ma la conoscete la realtà della PA?.

fasce strette e larghe

La Commissione per studiare il fenomeno dell'assenteismo che il Ministro Brunetta ha istituito e sono onorata di presiedere, conferma interamente i suoi commenti e analisi.
All'introduzione delle fasce "strette" poi riallargate e quindi ristrette corrisponde una risposta immediata e perfettamente misurabile su tutti i dati di tutte le fonti di cui disponiamo (INPS, ISTAT, RGS, Ministero, AE, dati di imprese private non direttamente colpite.)
Non mi sorprende: si modificano gli incentivi e i comportamenti si adeguano immediatamente. Prima che il senso del dovere e l'etica protestante prevalgano nella nostra forza di lavoro, pubblica e privata, tanto da renderla impermeabile alle umane tentazioni, ci vorrà un pò più di tempo. Condivido l'opinione sua, che mi sono formata lavorando con i dirigenti pubblici della mia Commissione, che ci sia un capitale umano di eccellenza e dedizione al lavoro fantastica nella PA. Intorno a me nel Ministero della Funzione Pubblica vedo solo lavoro frenetico e di gran qualità. Ma come dice lei, c'è una correlazione positiva tra ruolo,professionalità, coinvolgimento e presenza-produttività.
Ci vorrà tempo, attenzione e lavoro serio fatto di tornelli, disincentivi, riforme positive, prima che i comportamenti si adeguino a un nuovo regime e il clima laborioso dei vertici possa diffondersi all'intero sistema.

"Il clima laborioso dei

"Il clima laborioso dei vertici". I vertici di Affittopoli. "L'etica protestante". Quella della cricca gelatinosa, degli amici degli amici, di Anemone, delle escort e del magna magna, delle leggi bavaglio, dei condoni e degli evasori premiati, e del manganello sui meno abbienti. Che bell'esempio di etica protestante che fornisce il suo governo. Il governo della menzogna, che da anni spara bufale statistiche smentite ovunque meno che sui media compiacenti che adorano il suo Ministro.
Signora, i tornelli li metta a casa sua. E si vergogni, se ne è capace.

Perchè non valutiamo i

Perchè non valutiamo i periodi in cui il nostro amato Ministro stringe le fasce di reperibilità (Maggiore incidenza alla malattia, vedi unfluenza A con picco intorno a novembre dicembre) e le allarga in periodi in cui il picco diminuisce?

Stavolta uso un giro di

Stavolta uso un giro di parole invece di una sola ("delirante") sperando di non essere di nuovo censurato: il mio commento di 2-3 giorni fa infatti è del tutto sparito dalla lista (evviva la libertà di espressione!). Ebbene, la signora che ha ricevuto un mandato così importante dal nostro beneamato ministro, fa riferimento ad un "clima laborioso dei vertici" che, finora, non si è diffuso all'intero sistema perchè, si sa, il lavoratore della P.A. con qualifiche da funzionario in giù, è proprio un birichino fannullone che deve essere controllato come un bambino dell'asilo da questi solerti dirigenti. Ribadisco che, a mio modesto parere, è seriamente preoccupante che una persona con così scarsa aderenza alla realtà sia posta a capo di una "riforma" che vede nella criminalizzazione dei dipendenti pubblici con problemi di salute e nella "cultura del tornello", senza far riferimento alcuno ai famosi parametri ed indicatori di produttività, la soluzione ai problemi organizzativi della P.A. Se vedrò censurata anche questa mia più articolata osservazione, lo interpreterò come un segnale di scarsa serietà e di mancata attenzione a posizioni non omologate da parte vostra.

risposta

Gentilissimo, il suo commento precedente non è stato censurato, ma semplicemente eliminato in quanto non forniva spunti di riflessione, ma riportava solo una parola che avrebbe potuto risultare offensiva (come da documento di policy del sito http://iniziative.forumpa.it/page/41935/policy-del-sito), per di più anonimo ad una persona che invece aveva avuto l'accortezza di firmare il proprio intervento con nome e cognome.
La censura, almeno crediamo, è ben altra cosa. Come vede, nel momento in cui lei ha fornito un'espressione comprensibile del suo pensiero non abbiamo avuto problemi a lasciare pubblicato sul sito quanto da lei scritto. Speriamo che lei possa seriamente considerarlo come un segnale di abbondante serietà e di profonda attenzione a posizioni non omologate.
Buona giornata
La redazione di FORUM PA

Ringraziando per la risposta,

Ringraziando per la risposta, tengo a precisare che offesi dobbiamo ritenerci noi dipendenti della P.A., per come veniamo trattati da questi personaggi cui sono state conferite cariche della massima delicatezza. Essi ricevono fior di quattrini per elaborare soluzioni che tali non sono affatto, perchè non vanno al di là dei luoghi comuni, oltre a peggiorare il clima generale di contrapposizione fra categorie di cittadini e la percezione della figura del pubblico dipendente nei confronti della collettività, per la quale, grazie a questo tam tam, non siamo altro che dei mangiapane a tradimento bisognosi di un "trattamento speciale di rieducazione". Anzi, mi meraviglio di non aver trovato una valanga di commenti sulla mia linea, se non dei casi isolati qua e là; ecco spiegato il mio anonimato: una voce fuori dal coro, che magari potrebbe avere anche delle ritorsioni sul posto di lavoro se si firmasse con nome e cognome. Cosa che la signora, pur dicendo delle cose "fuori dal mondo" (per me ha lo stesso significato di "delirante", ma tant'è...) si può permettere di fare perchè il suo ruolo è proprio quello.
Distinti saluti

fasce di reperibilità

mi sembra un'interpretazione errata dei fatti, per 2 motivi: 1 - le nuove fasce di reperibilità non sono ancora entrate in vigore e dunque non hanno l'asserito potere incisivo sui comportamenti dei dipendenti, anzi...; 2 - il mese di dicembre è il mese delle festività natalizie dunque è altamente presumibile che il calo delle assenze per malattia sia dovuto al godimento delle ferie in quel periodo.
consiglio: sarebbe opportuno avere maggiore stima dei famigerati statali e leggere i fatti con occhio obiettivo!

assenteismo

Come spesso accade a dare dati generalissimi non si capisce nulla. Il fatto: più controlli meno assentesimo. Che ci sia un minimo di nesso logico tra controllo e riduzione di comportamenti illegali o inopportuni non c'è bissogno che venga a dircelo Brunetta. Ci sono stati casi di paesi in cui piazzando la sagoma di un vigile si sono riscontrate importanti riduzioni delle infrazioni stradali! Sarebbe opportuno capire chi attua questi "comportamenti opportunistici", se li attua perché è uno scasafatiche oppure perché costretto da un'organizzazione dei tempi cittadini assolutamente inefficiente. Sarebbe interessante capire se le assenze sono equamente distribuite in tutte le aree della PA o solo in alcune, in tutte le categorie di lavoratori o solo in alcuni. Insomma, capire dove si annida il problema per risolverlo, non per fare e farsi propaganda!

malattia

Concordo con l'opinione che purtroppo tornelli e fasce di reperibilità sono l'unica possibilità di fronte al fenomeno dell'assenteismo, anzi andrebbe ancora aumentata la quota della famosa "indennità di presenza". La remunerazione del personale dovrebbe basarsi su due pilastri: la presenza e la valutazione della presenza.
Buona giornata

Assenteisti (dis)organizzati?

Gentile direttore, nella prime lezioni di statistica ci hanno insegnato il concetto di correlazione spuria: quando due misure si muovono con forza insieme, ciò non è sufficiente a decidere per l’esistenza di un legame diretto ed esclusivo.

In questo caso, se esistesse una *misura condivisa* per l’organizzazione, sono confidente che sarebbe possibile ricostruire una più realistica catena causale di questo tipo: normativa -> organizzazione -> assenze per malattie. Poiché, assieme all’altalena delle finestre per le visite fiscali, ci sono senz’altro stati anche interventi sui compiti e le attività da svolgere negli uffici. Ed i numeri sulle assenze per malattia esposti nulla dicono su dis/continuità e lacune nella programmazione del lavoro quotidiano.

Al riguardo sarebbe utile, dalla Presidenza del Consiglio al più piccolo Comune, poter affiancare per ciascun ente alla serie storica delle assenze quella dei provvedimenti interni di riorganizzazione - o magari, quella del numero di avvicendamenti su posizioni dirigenziali.
Perciò le chiedo di non sottrarre alcuno spazio alla speranza, di questa comunità, di poter fare delle sue idee i luoghi comuni della Pubblica Amministrazione.

ridiamoci su GUARDATE QUI

Ciao a tutti, i cambiamenti devono avvenire da noi, quindi, anche se vediamo ingiustizie e gente che fa il porco comodo suo, noi dobbiamo fare la nostra parte, essere rispettosi, doppiamente coscenziosi ed efficenti. E se non ci sentiamo bene ce ne stiamo alla casa!

ho trovato questo blog che sembra racconti la vita che subiamo tutti i giorni e le aspettative che riponiamo nel domani. Un "indipendente" pubblico come noi.
Per farsi due risate
indipendentepubblico.wordpress.com

riflessione

Strategie di breve, medio e lungo periodo.
Ho il dubbio che il Ministro e i suoi collaboratori conoscano meglio di quanto si pensi la realtà dell'assenteismo e delle false malattie, così come ben sanno che la maggior parte degli impiegati è diligente e assidua.
Il punto è che, nel breve periodo, per ottenere un rilevante calo percentuale delle assenze, il modo più facile e immediato è scoraggiare. Un provvedimento restrittivo o punitivo, per forza di cose, generalizza e non tiene conto delle realtà soggettive. E' ovvio che, nel mucchio, colpisci anche l'incolpevole malato che dovrà uscire di casa anche quando non sta bene o perdere denaro. Magari, quel giorno, non riuscirà a concludere granché sul lavoro, ma le statistiche sul calo delle assenze daranno ragione al vertice dell'amministrazione. Nel medio periodo, si potrebbe, tuttavia, motivare il personale, studiare forme di flessibilità calibrate, premiare i bravi e sanzionare, possibilmente cercando di capire il vero motivo dello scarso rendimento, senza atteggiamento persecutorio, chi lo è meno.
Infine, più che in passato, e per sempre, si dovrebbero prendere contromisure adeguate nei confronti dei soliti furbi ( ben noti) che hanno un talento speciale per abusare della ragionevole libertà e trasformarla in licenza, gli stessi (AHINOI) che fanno impennare le citate statistiche......

Pro e Contro delle "strategie a breve periodo"

"Un provvedimento restrittivo o punitivo, per forza di cose, generalizza e non tiene conto delle realtà soggettive. E' ovvio che, nel mucchio, colpisci anche l'incolpevole malato che dovrà uscire di casa anche quando non sta bene o perdere denaro..."
Ho riportato queste Sue giuste osservazioni per completare il concetto con una ulteriore mia osservazione: c'è, infatti, da aggiungere che il provvedimento, così come è stato concepito, è anche oltremodo ingiusto in quanto colpisce in modo assolutamente disuguale le categorie di lavoratori. Faccio un esempio: io sono una dipendente di categoria "D", quindi un funzionario, di una pubblica amministrazione comunale, se mi ammalo e mi assento per due giorni dal lavoro perdo 3,45 euro.
Mio marito, medico anestesista di una azienda ospedaliera pubblica, (e le premetto che in 30 anni di lavoro si è assentato per malattia esattamente 13 giorni) per gli stessi due giorni di malattia perde circa 70 euro al giorno.
Conclusione :
Se io volessi assentarmi pur non essendo veramente ammalata, diciamo perchè ho semplicemente da fare a casa, mi conviene dichiararmi ammalata più che chiedere due giorni di ferie !
Se mio marito si ammala davvero, finchè ce la fa, va al lavoro rischiando la salute degli altri ! Anche perchè due giorni di ferie non può prenderli, come suol dirsi, "all'impronta".

assenze per malattia - abusi - controlli

Ho letto tutti i commenti. A vario titolo e con diverse sfumature hanno toccato tanti punti che meriterebbero ben altra attenzione e non una demagogica posizione qual'è invece quella assunta dal Ministro Brunetta fin dal suo insediamento. Intervengo solo per segnalare ambiguità e contraddizioni contenute nel provvedimento che dal prossimo 4 febbraio introdurrà le fasce di reperibilità 9-13 e 15-18 per i P.D. Si individuano i soggetti "esentati" dal rispetto delle fasce ma non si dice nulla su come le P.A. potranno rispettare tale esenzione visto che allo stato attuale i certificati medici che vengono consegnati dai dipendenti malati sono senza la patologia. Le P.A. sono veramente attrezzate per il giro virtuoso dei certificati da trasmettere/ricevere "telematicamente" o trattasi dell'ennesimo fumo gettato negli occhi all'opinione pubblica? Si vuole combattere l'assenteismo ma si tollera che un "malato" non abbia più l'obbligo della reperibilità una volta "subita" la prima visita fiscale. Del resto il Ministro disse chiaramente che era impossibile educare i dipendenti pubblici se non ricorrendo ai metodi di Hitleriana memoria : "Colpirne uno ( se ci si riesce!) per educarne cento"....

Per quanto mi riguarda,

Per quanto mi riguarda, l'allungamento delle fasce di reperibilità non ha avuto alcun effetto. Non mi ammalo quasi mai perchè fortunatamente la mia salute è normale, esattamente come prima della modifica. L'unica conseguenza del nuovo corso è che adesso non mi posso più permettere di ammalarmi, neache cinque giorni in un anno, per le decurtazioni economiche generate dalle assenze per malattia . Ecco, questo mi sembra veramente un pesante onere da pagare, perchè la tutela , quella reale, della salute delle persone dovrebbe essere un diritto fondamentale. Non sarebbe stato più corretto punire i sistematici assenteisti?

Io credo che ogni

Io credo che ogni responsabile/dirigente sappia perfettamente se un suo operatore è un assenteista, se è una persona che lavoro e che si impegna o se è un "fannullone". Senza sminuire la responsabilità personale nell'essere corretti sul luogo di lavoro, forse potremmo spostare la discussione su quanti tra i dirigenti non si preoccupano di svolgere il loro ruolo di organizzatori, di promotori di una sana motivazione al lavoro, quanti sono preposti al coordinamento di attività senza averne la minima capacità e attitudine, quanti si trovano su posti di direzione semplicemente in virtù di una specie di discendenza aristocratica.

Io credo.......

Certamente ogni responsabile/dirigente della pa nella maggior parte dei casi conosce perfettamente le doti e comportamenti dei propri sottoposti ma generalmente si astiene dall'adottare provvedimenti disciplinari per non farsi nemici i sindacati e compromettersi la carriera.

L'unica vera e potente arma

L'unica vera e potente arma da utilizzare è il riconoscimento del merito. E per dirla come Martin Luter King vorrei dire "oggi ho fatto un sogno in cui le professionalità ed i talenti invece di fuggire dalla P.A., siano, al contrario, orgogliosi di appartenervi in quanto riconosciuti, stimolati, incentivati ecc...ecc....., ma il sogno continua "ho visto un mondo in cui la carriera nella P.A. la fanno i più bravi e capaci e non i più raccomandati".
O Dio, sono tutto sudato, ah già è vero! è un sogno e mi sono purtroppo svegliato.

LA MALATTIA E' LA NOIA DEL

LA MALATTIA E' LA NOIA DEL LAVORO.
(Francesco Guiccini - Canzone della vita quotidiana)

Mi è piaciuto....

Secondo me chi ha il coraggiio, e credo Le sia costato, di riconoscere la ragione altrui va sempre rispettato.
Premesso che non ho nessuna competenza di Amministrazione pubblica, credo che abbia ragione quando non sostiene che non bisogna illudersi confondendo "presenza" sul luogo di lavoro, che peraltro è comunque un buon risultato, e "produttività.
La seconda è una cosa molto più complessa, richiede tempo e fatica e non si presta molto alla comunicazione sui giornali: rimane però la vera sfida di qualunque organizzazione di colletti bianchi, pubblica o privata che sia....
Con stima e considerazione
AP

Fasce di reperibilità e assenteismo: avevo torto io e ragione ..

Non ci sono dubbi che ad un aumento di controlli ci sia una riduzione dell'assenteismo e quindi anche se inguaribile ottimista credo Lei aveva torto veramente. Però, spostare l'attenzione sulla efficienza ed in particolare sulla produttività efficienza organizzativa nel pubblico. Questo Indicatore diminuisce con l'aumentare della presenza e cioò con il diminuire dell'assenteismo. La produttività efficienza, ed in particolare l'efficienza del lavoro, è l'indicatore che meglio rappresenta la realtà della P.A. L'assenteismo è una carenza etica del lavoratore mentre il controllo dell'indicatore dell'efficienza del lavoro è l'unico che ci può dare indicazioni sullo stato di salute dell'orgaizzazione pubblica ( come Lei sa la produttività è bassa nel pubblico). Spero che il dlvo n°150/2009 (decreto Brunetta) sia applicato con serietà, almeno in quelle parti applicabili, da tutte le componenti(direzione politica e direzione amministrativa) per dare un impulso decisivo al cambiamento della P.A. (per inciso dopo 15 anni che mi occupo di attuare sistemi di controllo Direzionale e di valutazione del personale nella P.A. credo poco che questo possa avvenire)

Filosofia del pubblico impiego

Buongiorno Presidente e complimenti per la nuova carica.

Ricordo di averla sentita ricordare all'hodiens, in diversi convegni e seminari, che la sua formazione universitaria è in materia filosofica, quindi mi permetto di somministrare un calmante per la sua "irrequietezza" alla luce dei dati sulle assenze per malattia nella desolante prateria della nostra pubblica amministrazione.

Premesso che anch'io, come un altro commentatore, analizzerei con più meticolosità i dati, suddivisi tra nord, centro e sud, come ad esempio l'indagine OCSE del progetto PISA, propongo una mia massima filosofica:

"Nella PA esistono più assenti tra i presenti che malati tra gli assenti".

Concludo con un pensiero del compianto Tiziano Terzani, il quale sosteneva che "La Statistica mente spudoratamente con matematica esattezza".

Buone riflessioni a tutti.

Buongiorno a tutti, premetto

Buongiorno a tutti,
premetto di non essere un dipendente pubblico e di riconoscere e rispettare la grande maggioranza di dipendenti pubblici che sono ottimi lavoratori, moltissime volte delusi e scoraggiati dalla assoluta mancanza di valorizzazione delle loro capacità, potenzialità e volontà di fare.
Ahinoi, siamo in Italia e sappiamo tutti come gira il fumo (devo dire che anche nelle Aziende private non si scherza da questo punto di vista), per quanto riguarda riconoscimenti, promozioni, favoritismi, adeguamenti retributivi, etc.
Ho quasi 50 anni e avendo un certo numero di conoscenti che lavorano nel settore pubblico, e non solo, ho sentito innumerevoli volte la famigerata frase "domani prendo malattia". Cosa significa ? che la malattia è uno stato di cattiva salute a comando ? che l'impegno personale o il solo piacere di starsene a casa deve essere a carico della collettività ?
La malattia è una cosa seria, che deve essere TUTELATA dalla legislazione e quindi dai datori di lavoro, che siano pubblici e privati.
Quindi, il mio pensiero è che la/e giornata/e di lavoro non effettuate per malattia vera devono essere pagate integralmente, fino all'ultimo centesimo, ma, al tempo stesso, i controlli 9.00-13.00 e 15.00-18.00 (perchè non 9.00-18.00, visto che, se si è malati veramente, è meglio starsene a casa ?) devono essere legittimi ed effettivamente fatti.

Buona salute a tutti
Francesco

E perchè non di notte, già

E perchè non di notte, già che ci siamo? Nello stile dei migliori regimi dittatoriali... Caro Francesco, non pensi che chi sta male veramente abbia pure il diritto di essere lasciato in pace senza l'incubo del campanello e, magari, anche andare al bagno o dormire? Che i controlli sono punitivi proprio per i veri malati e non risolvono il problema dell'assenteismo perchè chi vuole "prendersi malattia" come tu dici, continuerà a farlo lo stesso?

Assenze

@Francesco
Quindi, il mio pensiero è che la/e giornata/e di lavoro non effettuate per malattia vera devono essere pagate integralmente, fino all'ultimo centesimo, ma, al tempo stesso, i controlli 9.00-13.00 e 15.00-18.00 (perchè non 9.00-18.00, visto che, se si è malati veramente, è meglio starsene a casa ?) devono essere legittimi ed effettivamente fatti.
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Sull'obbligo di presenza in casa voglio farti solo un esempio:
collega di 60 anni che vive sola, non ha nessuno, la sua vita è l'ufficio ed i suoi animali. Quando è ammalata, se non è in grado o non può, causa Brunetta, uscire, deve pietire l'aiuto di quel paio di amiche che ha o di qualche collega per farsi portare le medicine e il cibo. E vi posso assicurare
che non è una fannullona, anzi, ha rimandato per mesi l'operazione al tunnel carpale perchè c'era sempre qualche altra urgenza da fare, arrivandoci abbastanza male. E poi parliamo dei controlli. E' una semplice presa d'atto della presenza a casa della persona, non viene sindacata minimamente la diagnosi e la prognosi, cosa che, a mio avviso, andrebbe invece fatta. Solo una volta a me è capitato anni fa che il medico fiscale abbia eccepito sul periodo assegnatomi dal mio medico: allungandolo di tre giorni!
E poi diciamolo, chi vuole stare a casa, se il medico è connivente, datore di lavoro privato o pubblico che sia, sta a casa! indirettamente le parole di Francesco e le mie conoscenze personali me lo confermano.
Saluti e salute a tutti,
Luigi

Ho lavorato per 35 anni in un

Ho lavorato per 35 anni in un settore pubblico, è vero che è faticoso far riconoscere le proprie professionalità, ma dopo i raccomandati, gli appoggi politici, per andare avanti le amministrazioni debbono premiare il lavoro e la preparazione, nonchè la gentilezza dei propri dipendenti professionalizzati.

Ha torto solo chi non ama le cose fatte bene

Leggo ormai da anni la vostra pagina e cerco di trovarci delle notizie che mi facciano sperare che qualcosa si stia muovendo per riavvcinare il "paese" ai lavoratori del pubblico impiego.
E' la prima volta che commento un articolo, ho sempre letto in silenzio.
Ma questa volta le parole del dott, Carlo Mochi Sismondi mi hanno particolarmente colpito perchè le ho sentite molto sincere.
Ho capito che Lei, nelle suo commentare numeri che non lasciano dubbi, ha provato un forte dispiacere che ho condiviso.
Ma non si preoccupi, io continuo a fare il mio lavoro come credo che debba essere fatto. Perchè le cose fatte bene sono belle in ogni aspetto della propria vita.
Credo che questo sia il mio segreto:
provare piacere quando faccio un buon lavoro sia che lo faccia come mamma con le mie figlie sia che lo faccia come funzionario nel mio ufficio.
Tutto quì.
La saluto cordialmente
Paola Schiavi
Funzionario del Ministero dell'ambiente e
della tutela del territorio e del mare.

fasce reperibilità - malattie nel PI

La correlazione + controlli = - assenze probabilmente è esatta ma non mi spingerei oltre il condizionale.
Anche perchè, per esperienza personale - dato che dispongo io le visite fiscali nell'ente in cui lavoro, + del 30% dei controlli disposti rimangono senza riscontro per mancanza di medici disponibili ai controlli!
Quindi lo spauracchio del controllo è vero sino ad un certo punto.
Come mostra la polemica con l'Espresso ("dimenticata" troppo frettolosamente e liquidata con sprezzante arroganza dal Ministro) non vi è certezza su questa correlazione, tanto ciò è vero che il trend di malattie è cresciuto indipendentemente dall'entrata in vigore del DL 78 (che riprisitinava le 4 ore di reperibilità) ed è operativo dal 1/7/2009.
Come mai nessuno sottolineava la mancata correlazione di cui sopra?
Semplicemente perchè si era nel periodo estivo e, incredibilmente (!), la gente si ammale di meno, mentre, guarda il caso (!), quando arriva l'autunno e l'inverno e c'è l'influenza le malattie aumentano!
Tutto questo per dire che è incauto lanciarsi in proclami con dati tanto "ballerini" e incerti.
QUELLO CHE INVECE MI PREME DI SOTTOLINEARE E' L'ODIOSO BALZELLO SULL'INDENNITA' DI PRESENZA.
E' una cosa inaccettabile.
La "malattia", intesa come istituto contrattuale, non può sottostare a decurtazioni di sorta per quel che concerne la retribuzione.
Fare sofismi, come l'art 71 comma 1 dl 112/08, sulle "indennità aventi carattere fisso e continuativo" è solo un modo - neache tanto velato - di fare cassa!
Proprio perchè la "malattia" è un istituto di garanzia, essa non può avere una tutela attenuata (senza voler neanche anticipare il trattamento di favore riservato a determinate categorie di lavoratori pubblici) ed il TRATTAMENTO ECONOMICO FONDAMENTALE CON OGNI INDENNITA' AVENTE CARATTERE FISSO E CONTINUATIVO DEVE ESSERE GARANTITO.
Semplicemente perchè, proprio perchè fissa e continuativa, ogni indennità fa parte dello stipendio ed è riconducibile al concetto di retribuzione fondamentale generalmente intesa.
Quindi voler lucrare sull'argomento mostra solo il vero scopo della norma: cavillando sul concetto di "retribuzione fondamentale" si affievolisce un diritto dei lavoratori.
Concordo, invece, sul non considerare utili ai fini del trattamento accessorio (nella vecchia accezione ante d. lgs. n.150/09) i giorni di malattia.
Inoltre, volendo applicare il vergognoso principio di cui sopra alle "ferie", dovremmo avere parimenti decurtati i giorni di ferie goduti nell'anno!
Chiudo sottolineando solo che mettendo in pericolo questi principi si arriverà a derive veramente preoccupanti!

trattenuta sulla malattia

Anch'io mi associo a Jonathan nel contestare la presunta relazione fra aumento dei controlli e calo delle assenze.
Le assenze calano perché i dipendenti non possono permettersi una trattenuta odiosa quanto iniqua.
Questa della trattenuta sulla malattia è a dir poco un delitto per un Paese che si pretende civile e democratico.
D'altra parte Brunetta di assenze ne ha fatte fin troppe nei suoi ruoli istituzionali per i quali è lautamente pagato, e ha sempre contato sul favore dei suoi referenti.
Proprio lui non aveva il diritto di compiere questa offesa verso l'ordinamento giuridico del nostro Paese.
Io sono un dipendente privato e ho sempre conosciuto dipendenti pubblici vessati e sviliti nella loro professionalità e che si sono troppo spesso prodigati senza ricevere alcun riconoscimento.
Per questa e per altre deficienze di questo ministro mi impegno da tempo con altri cittadini per chiedere la sua destituzione.
Del resto Brunetta è un "collaboratore a progetto" di noi cittadini.
Abbiamo dunque assoluta e pacifica facoltà di disporre del suo esonero.
Lui non ce ne vorrà per questo.

Infatti nel trattamento

Infatti nel trattamento accessorio dell'Amministrazione in cui io lavoro sono decurtate anche le ferie, non solo le malattie, dal totale a disposizione di ogni singolo dipendente... così si evita la tanto famigerata distribuzione "a pioggia", collegando il trattamento accessorio alle presenze! Almeno finora, visto che dal 2010 (o 2011?), il 50% del personale, non si sa bene in base a quali criteri (visto che il criterio delle presenze non varrà più!), prenderà solo la metà del compenso incentivante, e il 25% non prenderà nulla!! Aveva ragione quel proverbio cinese: "Siediti in riva al fiume e aspetta che passi il cadavere del tuo nemico": Brunetta sarà travolto dalla sua stessa smania di protagonismo... peccato che l'efficienza della P.A., dopo queste brillanti trovate, non potrà far altro che peggiorare.
P.S.: sempre la mia Amministrazione, applica talmente alla lettera le disposizioni del solerte Brunetta che, se un dipendente sta in malattia per un periodo che comprende uno o più fine-settimana (magari perchè in convalescenza da un intervento chirurgico), subisce la trattenuta stipendiale (chiamata nel ns. caso "indennità di amministrazione") anche per il sabato e la domenica! I paradossi della politica efficientista...

Giuste osservazioni, che

Giuste osservazioni, che indirettamente rispondono all'altro partecipante che si chiede "se il gioco vale la candela": sì, i medici fiscali vengono pagati con le decurtazioni stipendiali dei malati e/o infortunati. Ognuno si paga il proprio controllo, così il gioco è a somma zero: il guadagno è solo per l'immagine pubblica del ministro (con la m minuscola) che si fa bello sulle disgrazie degli altri, contando su un'opinione pubblica non informata, o meglio informata in modo pilotato. Quello che non mi spiego, però, è come mai non sia stata ancora sollevata la questione della legittimità costituzionale sull'intera vicenda, visto che risultano violati una lunga serie di articoli della Carta fondamentale, riguardo sia alla tutela del trattamento economico, sia a quella della libertà personale che non può essere soggetta a restrizioni tipo "arresti domiciliari" a meno che non si sia compiuto un delitto (o è questo il messaggio che si vuole far passare: che il dipendente pubblico che ha un problema di salute è un delinquente?), sia riguardo alla parità di trattamento dei cittadini di fronte alla legge: sono delinquenti solo i dipendenti pubblici, ovviamente, non quelli privati: perchè non estendere anche a loro gli arresti domiciliari? Forse il ministro ha paura di una rivoluzione popolare?

Osservazioni

Per quanto riguarda la mia amministrazione la decurtazione è così minima che il controllo è un costo, almeno per assenze fino a 3-4 giorni, ovvero la maggior parte delle assenze. Quindi anche facendo i conti della serva non conveniente.
Saluti,
Luigi

Assenze

Buongiorno,
dove posso accedere a queste "statistiche" tempo per tempo suddivise per regioni ed amministrazioni? Mi sa che ci saranno delle sorprese nella lettura!
Ovvero che almeno nella mia Regione le differenze prima, durante e dopo sono minime mentre da altre parti la cosa sarà differente.
E poi vorrei sapere il conto economico ovvero quanto sono costati questi controlli (sempre suddiviso per periodi , regioni ed amminsitrazioni) e quanto sarebbe il teorico risparmio ottenuto dalla diminuzione delle malattie, della serie se il gioco vale la candela. Di questi tempi risparmiare è d'obbligo.
Forse considerare anche le ondate influenzali non sarebbe male, tanto per evitare facili strumentalizzazioni.
Spero in una risposta anche in privato.
Saluti,
Luigi

E se non avessi torto?

Caro Direttore,
capisco la tua amarezza, e vorrei instillare un dubbio: e se tu non avessi torto? Intendo dire che nella PA esistono entrambi i comportamenti, quelli opportunistici di chi si assenta per fare un altro lavoro (e quindi va contrastato con i controlli, ma ancor di piu' con la corresponsabilita' dei manager conniventi) e di chi si assenta per insoddisfazione verso il lavoro che svolge. Tu, forse, dall'interno, tendi a vedere le persone della PA come un blocco compatto. Non lo sono: per citare Crozier: “l’uomo non e’ soltanto un braccio e non e’ soltanto un cuore. L’uomo e’ una mente, un progetto, una libertà”
Ma quanto avvenuto (annuncio di maggiore reperibilita', riduzione delle assenze dopo un periodo in cui si erano innalzate) mostra quanto debole sia l'approccio "fannullonista" del titolare del dicastero della PA, e quanto semplicistico e vano sia il tentativo di modificare i comportamenti dei dipendenti SENZA un progetto di riforma che li coinvolga nel ripensamento dell'organizzazione sostanziale. Non voglio andare per le lunghe, ma i colleghi psicologi nello studio del 2005 hanno mirabilmente confermato quanto si sapeva da anni: non c'e' riforma della PA senza la partecipazione delle persone, non c'e' partecipazione senza un sistema che motivi al lavoro, e che lo renda, oltre che retribuito, anche gratificante.
Per chi avesse piacere di approfondire queste brevi note segnalo un mio articolo, pubblicato oltre un anno fa:
http://dinicola.blogspot.com/2008/10/oltre-il-fannullonismo.html

Cari saluti
Patrizio Di Nicola
Sociologo dell'Organizzazione, Sapienza Universita' di Roma.

non avevi ragione

Il fatto che esitano i furbetti non ti deve minimamente far dubitare che ne esistano in misura maggiore quelli che tutto sono tranne che furbi.
Il nostro sopravvivere quotidiano innesca molti meccanismi.
I mascalzoni esistono e sono sempre esistiti,anche sicuramente nell'enturage che promuove certe regole.
E allora muoia Sansone con tutti i filistei?
no, non ci sto .
All'università esistono come in tutti i comparti persone che credono nel proprio dovere e lo compiono con attenzione scrupolosa.
Non ci indignamo, i dati servono a chi deve giustificare certe manovre,una fra tutte toccare il salario accessorio.
Non facciamo i finti tonti, tutta questa campagna mediatica contro i fannulloni serve solo a giustificare i tagli che ci saranno, giustificandoli con una punizione che suona altrettanto falsa: punire i fannulloni introducendo la premialità, che altro non è che restringere il campo solo ed esclusivamente a pochi eletti.
resistiamo a qualsiasi costo, cercando di informare i colleghi.
saluti miriam

ASSENTEISMO & C.

Caro Direttore,
comprendo lo sfogo. Non credo che la categoria di cui oggi - con orgoglio - faccio parte sia identificabile con quei soggetti che definisce "furbetti" (come altrimenti defnirli?).
Proprio ieri anche a Savona, nella ASL, sono stati indagati per assenteismo 30 dipendenti. Tutti comportamenti riprovevoli e sanzionabili che si tramutano in "dati" a sostegno delle considerazioni espresse dal Min Brunetta. Vengo dal privato (non é titolo di merito) ma ho trovato nella PA (e principalmente in me stesso) un ottimo stimolo lavorativo. Ciò nondimeno ritengo che manchi un "aggregante" motivazionale nella genericità dei casi. Ho scritto parecchi articoli sui quotidiani della mia città riferiti ad aspetti di management ed in particolare alla riforma Brunetta, sostenendo per esempio l'inadeguatezza dell'esito dei concorsi pubblici. Il senso di appartenenza inoltre non può essere introdotto con decreto legge. Una dirigenza motivata e motivante é essenziale. Una dirigenza (mi candido io per primo) senza garanzia di ruolo e stipendio a vita. Per una effettiva "tensione al miglioramento", oggi assente. L'inamovibilità del management si riverbera, a mio avviso, su una certa cristallizzazione dei rapporti interpersonali e quindi sul clima lavorativo. I problemi ci sono ma si superano, col lavoro. Arch. M. Barbin Bertorelli c/o Regione Liguria tel uff 010 5484093 339 1138573

Allora mi metto in ferie

Due settimane fa, ho avuto l'influenza. Ho un sacco di ferie da recuperare. Anche se influenzato devo uscire per comprare l'aspirina e qualcosa da mangiare alla faccia della reperibilità. Nel mio caso la trattenuta stipendiale è minima. Ma, se mi metto in malattia, poi devo perdere delle ore in coda dal medico per farmi fare un certificato. È molto più semplice utilizzare le "festività soppresse". L'unico problema è che poi le statistiche risultano alterate.
Molto meglio del collega che, non avendo ferie da recuperare ma trattenute percentualmente più pesanti, è venuto lo stesso al lavoro e mi ha attaccato l'influenza. A.C.