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Internet: ancora un anno di Decreto Pisanu

Il 31 dicembre 2009 sarebbero dovuti scadere i termini del cosiddetto Decreto Pisanu che vincola il libero accesso alla rete ad una serie di obblighi, sia da parte dei fornitori del servizio, sia da parte degli utenti. Tuttavia, per il terzo annop di seguito, la scadenza è stata posticipata di dodici mesi.

Il 30 dicembre 2009, infatti, è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legge numero 194/2009 (milleproroghe) che sposta di diecici mesi i termini previsti per il cosiddetto "Decreto Pisanu" in materia di "lotta al terrorismo".

Per tutto il 2010, dunque, tutti coloro che vorrano offrire al pubblico una connessione gratuita dovranno chiedere un'apposita licenza alla questura e tutti coloro che utilizzeranno una di queste connessioni (fosse anche dal proprio terminale) dovranno cosegnare le proprie generalità tramite il documento di identità.

Le norme in materia di Internet e sicurezza, introdotte pochi giorni dopo gli attentati terroristici di Londra del luglio 2005, dovevano essere provvisorie, ma nel corso degli anni hanno già subito ben due proroghe (nel 2007 e nel 2008). Inoltre, i segnali giunti dal palazzo nei mesi scorsi lasciavano immaginare che il 2009 sarebbe stato davvero l'ultimo anno di validità del decreto.

Si sono pertanto vanificate le speranze provenienti dal settore del turismo, quelle connesse con le iniziative della Pubblica Amministrazione Locale e nemmeno le "provocazioni" del mercato delle telecomunicazioni hanno sortito gli effetti desiderati.

A nulla sono valsi gli sforzi dei 100 firmatari per il WiFi libero. L'unica speranza, per i sostenitori di un accesso pubblico ad Internet facile e senza troppa "burocrazia" è che almeno il Parlamento riservi un percorso accelerato alla proposta Cassinelli. In effetti, l'Italia rimane, ad oggi, l'unico Paese occidentale che scheda tutti gli utenti che vogliano connettersi alla Rete, seppur "di passaggio".

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Commenti

Decreto Pisanu

Sono un titolare di licenza di internet point e ne gestisco uno a Tarquinia (VT).
Secondo me gli accessi in rete dai locali pubblici devono essere comunque monitorati. Pensate solo al pericolo per la pedopornografia e le truffe. Immettendosi in rete in modo anonimo non avremmo traccia di chi delinque.

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