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Misurazione come cultura organizzativa. Gianfranco Baraghini ci racconta l’esperienza del Policlinico di Modena

“Misurare serve se c’è un centro di governo strategico. Dietro l’indicatore ci deve essere un progetto/obiettivo definito e pianificato. Occorre, in altre parole, avere un sistema di governo a partire dagli obiettivi”. Questa è una delle condizioni necessarie secondo Gianfranco Baraghini (Direttore dell’ufficio di Programmazione, controllo direzionale e sistema delle regole aziendali del Policlinico di Modena) affinché la misurazione delle performance sia davvero una leva di cambiamento e miglioramento organizzativo. Insomma, gli indicatori e i sistemi di misurazione da soli non bastano: devono essere integrati in un processo decisionale, di indirizzo e di programmazione di vertice.

Il Policlinico di Modena ha iniziato ad interrogarsi sulla misurazione come leva organizzativa oltre 15 anni fa. Oggi il sistema è ancora in evoluzione: non si misura ancora tutto, ma tutto è sicuramente misurabile senza dimenticare che il problema vero è di misurare bene quello che è utile misurare. Questa è la ferma convinzione di Baraghini, che in una lunga conversazione pubblicata sul portale MisuraPA ha tratteggiato vizi e virtù del sistema di misurazione realizzato nella struttura sanitaria modenese.

Le già citate esigenze di tipo strategico/organizzativo, il fattore tecnologico (per cui la diversificazione e la mole di dati da aggregare e analizzare esige la presenza di un robusto sistema informativo), la “multidimensionalità” (per cui negli indicatori si deve tenere conto di aspetti di costo, di outcome e di output): sono tutte condizioni necessarie per la misurazione, secondo Baraghini.

All’interno del Policlinico di Modena sono state poi create le condizioni affinché il processo di misurazione e valutazione coinvolga tutta l’azienda: non si tratta di un “adempimento” ma di un vero e proprio assessment che viene effettuato a tutti i livelli, naturalmente in base alle rispettive sfere di responsabilità.

Infine, dall’esperienza del Policlinico di Modena emergono tre ordini di problemi:

  • Standard:bisognerebbe “accordarsi su quali sono le dimensioni della qualità e farne uno standard condiviso. Soprattutto in sanità è necessario dare una indicazione sul cosa e come misurare in modo da poterci poi confrontare tra aziende sanitarie”.
  • Tempo:misurare richiede tempo, qualcuno deve immettere quotidianamente i dati che alimentano il sistema e fornire il dato in maniera corretta è difficile, oltre che importante. Diventa allora fondamentale dare un supporto e avere un centro di coordinamento in cui confluiscono le competenze necessarie e disponibili.
  • Compenetrazione di culture:nelle aziende sanitarie italiane rimane ancora per molti versi irrisolto il nodo della clinical govenance, la valutazione della qualità delle cure rimane confinata prevalentemente nell’ambito dei professionisti (medici e personale sanitario), mentre bisognerebbe portare a livello di direzione strategica anche questa valutazione.

Leggi l’intervista integrale su MisuraPA

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