Intervista

Processo penale digitale: parte da Modena la scommessa per ridurre i tempi della giustizia

Il Tribunale di Modena ha avviato un progetto pilota per digitalizzare tutte le carte dei procedimenti penali. Il progetto si basa sul sistema Sidip, di proprietà del Ministero della Giustizia, ed è realizzato con il contributo della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Modena e dalla Fondazione delle Casse di Risparmio di Modena, Carpi, Mirandola e Vignola. Ne abbiamo parlato con Gian Carlo Muzzarelli, assessore alla programmazione territoriale e alla cooperazione con le autonomie locali della Regione Emilia-Romagna.

Faldoni accatastati, archivi zeppi di carte in cui rintracciare un documento è come cercare un ago in un pagliaio, pratiche che si bloccano, anche per mesi, su qualche scrivania perché la persona che ha in mano il fascicolo è assente per malattia: sono scenari a cui, purtroppo, si assiste spesso nei Tribunali italiani. Se una delle cause può essere individuata nella mancanza di risorse e di personale[1], è anche vero che una risposta a questi problemi potrebbe arrivare da una diversa organizzazione del lavoro e dall’uso delle tecnologie informatiche. È questa la scommessa della sezione penale del Tribunale di Modena, che ha avviato il progetto per la realizzazione del processo penale digitale. Verranno messe in digitale tutte le carte dei procedimenti che arrivano al dibattimento: sarà così più semplice rintracciare i documenti (grazie a ricerche informatizzate), accedere agli atti, trasmetterli via e-mail, modificarli e archiviarli. Il disbrigo delle pratiche ne risulterà notevolmente velocizzato e ci vorrà meno tempo per arrivare alla sentenza.

L’iniziativa, presentata il 3 ottobre scorso, è realizzata con un contributo di 400mila euro, messo a disposizione per metà dalla Regione Emilia-Romagna e per l’altra metà dalla Fondazione delle Casse di Risparmio di Modena, Carpi, Mirandola e Vignola. Il Comune di Modena realizzerà, invece, gli interventi strutturali e logistici necessari al funzionamento del sistema informatico.
“Prevediamo di andare a regime entro un anno – ci dice Gian Carlo Muzzarelli, assessore alla programmazione territoriale e alla cooperazione con le autonomie locali della Regione Emilia-Romagna -. Tutte le pratiche precedenti verranno smaltite alla vecchia maniera, mentre quelle dei nuovi procedimenti saranno digitalizzate. Si prevede di arrivare, così, entro la fine del 2010 ad avere le carte in formato digitale per tutti i procedimenti in corso”.
Si tratta di una grande mole di documentazione: circa 1 milione di pagine processuali prodotte ogni anno, che quindi d’ora in poi avranno una duplice versione, cartacea e digitale. Si formerà così un archivio informatico del settore penale, una banca dati che andrà poi ad alimentarsi in automatico.

“Il progetto si basa sul sistema Sidip (Sistema informativo dibattimentale penale), di proprietà del Ministero della Giustizia e realizzato con fondi europei – spiega Muzzarelli -. Grazie all’impegno del presidente del Tribunale di Modena, Mauro Lugli, e del presidente della sezione penale, Flavio De Santis, si è pensato di utilizzare questo strumento per raggiungere un doppio obiettivo: non solo avere le sentenze in tempi più brevi, ma riuscire a renderle esecutive, perché è questo il vero problema. Il Cisia, Coordinamento interdistrettuale per i sistemi informativi automatizzati del Ministero della Giustizia, installerà le macchine e procederà alla digitalizzazione dei documenti assieme a personale interno al Tribunale, realizzando così anche la fase di formazione/accompagnamento”.

In realtà, il Tribunale di Modena figura già come caso di eccellenza: qui il 90% delle pratiche viene smaltito entro 9 mesi. E questo nonostante negli ultimi anni i procedimenti penali siano aumentati di oltre il 60% (dai 1.917 processi iscritti nel 2002, ai 3.140 dell’ultimo anno), mentre l’organico è rimasto lo stesso. Con il processo digitale, i tempi dei processi si potranno abbattere ulteriormente, perché si uscirà dal “meccanismo perverso che sta alla base della logica del faldone”, come lo definisce Muzzarelli, che spiega: “Grazie alla documentazione digitale più persone, giudici, avvocati e personale di cancelleria, potranno consultare contemporaneamente lo stesso fascicolo via computer, in ogni aula, camera di consiglio, ufficio, nello studio dei giudici e nelle cancellerie e persino a distanza, naturalmente con le dovute autorizzazioni e misure di sicurezza. Inoltre, anche gli avvocati difensori potranno accedere all’archivio digitale (per la parte dibattimentale), richiedere gli atti alla cancelleria e riceverli via e-mail. Avremo, quindi, maggiore trasparenza, operatività e un risparmio di costi, perché la gestione del personale sarà più efficace”.

L’applicazione del sistema Sidip alla digitalizzazione generale del processo penale è una novità assoluta in Italia, dato che le esperienze realizzate finora hanno riguardato singoli processi, come quello per il caso Parmalat presso il Tribunale di Parma.
Se la sperimentazione di Modena avrà successo, il modello potrà essere esteso agli altri Tribunali, come si augura Gian Carlo Muzzarelli: “Speriamo che il Ministero della Giustizia possa prendere Modena come esempio e, attraverso il sostegno finanziario, possa ampliare questo meccanismo e questa tecnologia sia in Emilia-Romagna che nel resto d’Italia”.

[1] A questo proposito, c’è stata di recente una polemica tra il ministro Brunetta (leggi il comunicato del Ministero per la pubblica amministrazione e l’innovazione) e l’Anm (leggi il comunicato)

 

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