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Cambiare le regole di reclutamento della dirigenza nella PA

Riceviamo e pubblichiamo con piacere un interessante intervento, sul tema dell'accesso alla dirigenza pubblica, di Giovanni Di Pilla, Direttore Generale della ASL RM G.

“Fannulloni si diventa” è il titolo di un convegno-seminario della Bocconi sulla PA che credo abbia colto nel segno. Chi entra infatti nella PA non solo per soddisfare una sacrosanta esigenza di lavoro, ma anche animato da spirito di servizio e senso civico per offrire il meglio di sé, delle sue conoscenze e della sua voglia di imparare, ne resta quasi sempre deluso e frustrato per “l’andazzo” che trova, legato a modalità di lavoro, contrattuali e di processo che inducono a farraginosità, supremazia delle carte sulle concretezze e sui risultati reali, eccessiva frammentazione di ruoli e funzioni, mansioni ecc, scarse o nulle possibilità di essere valorizzati e promossi per merito, ma spesso per relazioni e contiguità o nella migliore delle ipotesi per titoli cartacei e anzianità, quindi deresponsabilizzazione,disimpegno scarse motivazioni e attaccamento al proprio lavoro come servizio alla collettività.
Tutto ciò dovrebbe essere contrastato ed eliminato o quanto meno ridotto a fenomeno marginale, certo da una riforma complessiva della PA, più dalla parte dei cittadini e, non solo sulla carta, ispirata a criteri gestionali privatistici, da contratti meno astrusi e complicati fatti per favorire il lavoratore e non il cittadino, e comunque senza controparte vera. I lavoratori hanno i loro sindacati i cittadini praticamente nessuno, né coloro che sono chiamati a gestire come manager pubblici le diverse articolazioni della PA.

La Dirigenza che dovrebbe, poi, avere il compito di dirigere gli uffici e i processi decisionali dal primo gradino fino al vertice manageriale e Istituzionale viene reclutata quasi tutta dall’interno della PA con una normativa chiaramente corporativa e di casta che impedisce di fatto che nella PA siano introdotti elementi di innovazione, efficienza, di freschezza di chi vi accede direttamente dall’esterno attraverso percorsi che non prevedano necessariamente un ingresso in funzioni non dirigenziali e solo dopo 5 anni di queste funzioni l’accesso ai concorsi per la dirigenza che a volte sono riservati solo per loro. È una procedura assurda, autoreferenziale tipica di una PA ripiegata su se stessa che non accetta a priori novità che possano venire dall’esterno.

Giovani formati in prestigiose Università italiane e straniere con Master specifici e certificati, con esperienze di lavoro in altrettanto prestigiosi Istituti o Aziende private, o che addirittura hanno svolto ruoli e funzioni consulenziali o di lavoro precario nella PA, apprezzato e ritenuto indispensabile dai Dirigenti di Ministeri o Uffici pubblici, non possono essere assunti come dirigenti, ma neanche partecipare ai concorsi per la dirigenza nella PA.
Il tempo, gli anni qualche volta, passati in altre Strutture che non siano della PA o anche passati come consulenti o precari nella stessa PA non hanno alcun valore! Solo in Italia esiste una tale procedura per il reclutamento della dirigenza nella PA. Una vera follia! I risultati sono sotto gli occhi di tutti: inefficienza, poca disposizione all’innovazione, invecchiamento.

In pratica la dirigenza della PA che dovrebbe rappresentare il motore e lo stimolo per una gestione moderna, efficiente, innovativa, motivata e secondo modelli privatistici della macchina pubblica, viene selezionata quasi elusivamente dopo un lungo periodo(5 anni) di permanenza di ruolo in posizioni subdirigenziali e quindi dopo aver acquisito non solo competenze, ma soprattutto i difetti e tutti i “vizi” presenti nella PA ed esserne diventato parte integrante. Solo allora ha si ha “titolo” a partecipare ai concorsi per la dirigenza, quindi dopo essere stato, dico per estremizzare, depotenziato a sufficienza ed essere diventato “uno di loro”, senza “grilli per la testa”. Insomma si può entrare nella PA con le migliori intenzioni e diventare un “fannullone” anche a causa delle norme che regolano la vita interna e l’accesso nella PA specialmente delle figure dirigenziali.


* Direttore Generale ASL RM G

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Commenti

Fannulloni si diventa, è

Fannulloni si diventa, è vero. Ma occorre anche tenere presente che ci sono dipendenti, pochi ma convinti, che nonostante tutto continuano a lavorare con il medesimo impegno e determinazione.
Questa tipologia, scomoda, si ritrova sempre dall'altra parte, non beneficia di quei concorsi riservati alla cosiddetta "casta" perchè ha "troppi grilli per la testa" mentre quando si parla di innovazione sta fuori perchè si ritiene che le competenze possano venire solo dall'esterno.
La mia personale esperienza mi porta a diffidare di tutti anche di queste nuove leve. Dove lavoro, ci sono entrambe le tipologie di dirigenza: quelli che provengono dall'interno e quelli che provengono dall'esterno. La differenza che ho riscontrato è la maggiore arroganza di quest'ultimi che unita a una scarsa conoscenza dei meccanismi della PA crea di frequente maggiori problemi e disfunsioni.
E' l'intero meccanismo che non funziona, è un sistema malato che però fa comodo a molti ed è su questa "comodità" che si deve agire. Ogni intervento innovativo e di premialità è fallito così come è fallita, ad esempio, la funzione del nucleo di valutazione dei dirigenti i cui componenti, nella pratica, non vengono scelti sulla base delle competenze e professionalità ma con sistemi di tipo clientelare.

"Fannulloni si può diventare"

Non posso che essere d’accordo con quanto espresso da Giovanni di Pilla nel suo articolo del 12/10/2009 , pubblicato sul sito di forum PA, inoltre mi avrebbe fatto molto piacere poter prendere parte a un seminario dal titolo cosi esaustivo, mi spiace di non esserne venuta a conoscenza in tempo utile.
Personalmente avrei apportato un unico piccolo correttivo all’intitolazione: “Fannulloni si può diventare”, ma sostanzialmente l’oggetto del contendere penso sarebbe stato il medesimo.
Condivido quanto espresso nell’articolo sopra citato e mi sento di aggiungere qualche particolare in più, essendo ormai nella pubblica amministrazione da più di diciotto anni e nella fascia del cosiddetto “funzionariato”sin dall’ottobre del 1999.
Nonostante la mia disponibilità, espressa ovviamente in forma scritta per non incorrere in equivoci, a ricoprire incarichi ad elevata professionalità ( ad esempio responsabile di Unità di Processo), i riconoscimenti attribuiti dalla stessa amministrazione in merito a professionalità acquisita ed esperienza maturata, acclarata anche da incarichi di docenza attribuiti alla sottoscritta nell’ambito della U. d. P. di appartenenza ed altro , nonostante una laurea quadriennale in giurisprudenza (vecchio ordinamento), una specializzazione post-laurea triennale in “diritto del lavoro sindacale e della previdenza”, un master di secondo livello in “innovazione nella pubblica amministrazione”, un secondo master di secondo livello in “comunicazione istituzionale”, il completamento della pratica forense ed altri titoli culturali che non sto ad elencare, il risultato dal punto di vista della gratificazione professionale è quello descritto nell’articolo di Giovanni Pilla.
Fortunatamente non mi lascio demotivare ( perlomeno non ancora) ed anche per questo sono qui a scrivere, con l’augurio che queste parole possano trovare un riscontro e non rimangano, come si suol dire “lettera morta”.
Io funzionario C1 (ex settima qualifica funzionale) dall’ottobre1999 e poi , a seguito di selezione interna, con valutazione della professionalità acquisita ed esperienza maturata, funzionario C3 (ex ottava qualifica funzionale) sin dal mese di novembre 2001, sono rimasta imbrigliata da una recente (anno 2009) “pseudo procedura concorsuale”, che di fatto ha premiato quasi esclusivamente l’anzianità di servizio, nella grande maggioranza dei casi coincidente con l’età anagrafica, praticamente senza diritto di replica;quindi ho visto la mia possibilità di reale progressione all'interno della mia amministrazione (possibilità di ricevere un incarico elevata responsabilità) subire un altro “stop”: non potevo arrivare alla posizione C4 il che poteva essere un grosso handicap.
La “beffa” ancora maggiore arriva dopo qualche mese quando viene bandita una selezione per assegnare alcune posizioni organizzative, tra cui quella della mia U. d. P. che era diventata vacante a seguito di pensionamento.
A nulla è valsa la mia messa a disposizione corredata da “curriculum vitae et studiorum”dettagliato,
bisognava seguire la prassi della selezione.
Nonostante anche in quest'ultimo bando si evidenziassero elementi che miravano in modo del tutto non equivoco a favorire la “solita categoria”, nella sua impostazione si leggeva chiaramente che il “nucleo regionale di valutazione” aveva, questa volta, in mano strumenti per prendere decisioni che, rispettando alcuni criteri che si dava ad intendere come prioritari, in linea con quelli che mi sembravano gli indirizzi ministeriali (ho seguito alcuni convegni sull'argomento nel corso dell'anno) avrebbe, finalmente, potuto motivare, riconoscere meriti, competenze tecnico professionali, specializzazioni, conseguite con impegno e dedizione da chi desidera essere all'altezza dei propri compiti e quindi dimostrare che l'innovazione era iniziata, sfruttando le risorse preziose di cui l'amministrazione dispone ma che ancora rimangono accantonate, per far posto alle vecchie logiche ed ai vecchi criteri.
Ma questo non è avvenuto e i più “tenaci” che non si sono , ancora, fatti scoraggiare, sperano che a breve qualcosa sovverta questi “vetusti” criteri, in tempo ancora utile per poter offrire all'amministrazione il meglio di se stessi, e delle proprie energie, prima che l'età prenda il sopravvento e con essa anche la perdita di motivazione, conseguente a tanti anni di “SOTTOUTILIZZAZIONE”.
Il pubblico funzionario non ha la possibilità di proporsi al proprio datore di lavoro come nel privato e, se meritevole di essere preso in considerazione, non può accedere ad incarichi senza troppe complicazione di carattere, per così dire, “burocratico”; a volte capitano episodi quasi paradossali, quasi da sembrare di essere in un gruppo di giovani che sono al primo giorno di leva: se c'è qualcuno che ha delle potenzialità e delle predisposizioni per un certo tipo di lavoro è quasi certo che verrà assegnato ad altro incarico, nel quale non avendo le caratteristiche più adatte non potrà di certo eccellere né essere particolarmente motivato e gratificato, ma semmai frustrato.
Questo perché ancora oggi una vera e seria politica delle gestione della risorsa umana è di là da venire.
Quello che fino ad oggi ha governato la nostra PA è stato l'autoritarismo, in quanto facile da imporre, al contrario dell'autorevolezza, che invece va conquistata dando, in primo luogo, dimostrazione delle proprie capacità e del proprio supporto alla crescita professionale ed umana degli individui e del gruppo.
Dott. Daniela Orfei.

Tra sogno e realtà...

Spiace continuare a leggere queste profusioni teoriche sui grandi mali della PA e le conseguenti mitiche soluzioni elaborate probabilmente da qualche simulatore informatizzato.E' davvero da non credere che chi si occupa almeno un pò seriamente di PA non si renda conto di quanto siano lontane queste profetiche teorie da una realtà che peraltro è sotto gli occhi di tutti. Accessibile. Se solo ci si informasse un pò, prima di diramare rivoluzionarie soluzionui di cambiamento. Da tempo ormai è previsto l'inserimento nella PA di dirigenti provenienti dall'esterno, senza concorso e senza alcuna selezione ! E i risultati sono ampiamente disponibili. La maggior parte di questi prodigiosi inserimenti è costituita da tipiche figure di yesmen, assolutamente prostrate alle esigenze e agli ordini del politico sponsor che le ha inserite. A volte, senza neppure accompagnare l'incarico con uno straccio di curriculum del prestigioso neodirigente. E per fortuna ! Perchè spesso è decisamente meglio non conoscerli i curricula di questi signori e pensare che forse, da qualche parte, magari in un'altra vita, qualcosa di buono avranno pur fatto per essere stati premiati in questo modo. Ho visto qualcuno di questi signori portare dentro la PA ben altro che la professionalità e l'innovazione di cui parla l'articolo, compresi i più biechi stratagemmi per usufruire di piccoli e grandi vantaggi personali che rasentano la ruberia quotidiana. Come la PA fosse uno di quegli sprovveduti clienti che fino a poche settimane prima, evidentemente, questi signori provvedevano a saccheggiare. Sono un dirigente pubblico, orgoglioso del suo ruolo e del suo lavoro, che fortunatamente riesce ancora ad appassionarmi, nonostante i miei cinquant'anni. Posso rassicurare l'estensore dell'intervento che, per mia fortuna, non ho avuto modo di imparare ancora nulla da qualcuno di questi "manager" venuti dal cielo. Per fortuna. Perchè le poche cose che avrebbero potuto insegnarmi sono cose di cui oggi non potrei certamente andare fiero. Potrebbe essere davvero interessante dedicare uno degli ennesimi studi sulla PA a questo tema: la mappa ed il profilo dei dirigenti manager inseriti nella PA senza concorso negli ultimi dieci anni ed il cambiamento indotto nelle singole amministrazioni. Sarei davvero felice di essere smentito!

... oppure organizzare un

... oppure organizzare un meeting nazionale dove poter mettere alla gogna codesti prescelti e chi li ha portati in PA

Grazie per l'attenzione rispondo ai commenti

Non ho mai pensato di mettere in discussione il reclutamento nella PA attraverso i concorsi. Per i Dirigenti bisognerebbe consentire anche l’accesso diretto valutando curricula e titoli accademici specifici, legando ad obbiettivi e risultati la loro retribuzione e permanenza nei ruoli dirigenziali pubblici così come avviene in quasi tutti i Paesi più avanzati. Autonomia, responsabilità e valutazione dei risultati sono le uniche forme di valorizzazione della dirigenza pubblica perché possa esprimere tutte le sue potenzialità, produrre migliori servizi per i cittadini e per difenderla dall’invadenza della politica anche quando la politica nella sua funzione istituzionale nomina i manager pubblici assumendosi la responsabilità delle scelte che certo devono essere fatte con criteri rigorosi e trasparenti- quanti dirigenti sono stati scelti invece dalla politica politicante mascherati da concorsi pubblici! Tanti ! a cominciare dai primari medici, selezionati così al tempo dei tanto rimpianti concorsi dove decideva la commissione tecnica.
Tra parentesi non credo che in questi 15 anni di nomina dei primari da parte dei vituperati DG il livello e la qualità di questi professionisti e in generale della sanità sia precipitata, anzi tutti gli indicatori dimostrano il contrario.
Oggi, ribadisco, per i giovani che hanno titoli accademici, esperienze di lavoro esterne, ma anche interne alla PA come precari, non è possibile neanche partecipare ai concorsi per l’accesso alla dirigenza pubblica. Questa situazione ha molto rallentato i processi innovativi e lo svecchiamento della dirigenza nella PA che in Italia è tra le più vecchie, anche anagraficamente, d’Europa.
Del resto è purtroppo un dato acquisito che l’ITALIA sia un “Paese per vecchi” dove prima dei 50 anni non si può dirigere quasi niente in tutti i campi.

suggerimento

"Per i Dirigenti bisognerebbe consentire anche l’accesso diretto valutando curricula e titoli accademici specifici, legando ad obbiettivi e risultati la loro retribuzione e permanenza nei ruoli dirigenziali pubblici così come avviene in quasi tutti i Paesi più avanzati"

Bene: suggerisco di legare in maniera diretta la responsabilità di chi sceglie le persone in base ai curricula al risultato che costoro ottengono. Ci sia un organismo esterno che giudica i risultati dei prescelti e, in caso di insuccesso (ma con criteri seri), paghi di tasca propria chi ha scelto queste persone. Se non siamo d'accordo su questo, non usciamo dalla logica clientelare.

Buona idea?

Nonostante i tanti processi, i media ed i giornali.. vi risulta che la questione “italiana” si è risolta “sollevando i polveroni”? O persiste ancora?
In altri paesi del mondo, per combattere le questioni legate a mobbing o abusi di potere (es. privilegiare i “fortunati a discapito dei meno fortunati per giochi di potere”)
si sono inventati una specie di corte interna… la filosofia è “i panni sporchi si lavano in casa”!
Lo studente o il ricercatore può segnalare, in via anonima, l’abuso. Un gruppo selezionato di esperti di settore verifica e controlla “attraverso diverse strategie”…
Il tutto viene gestito garantendo la tutela della “PRIVACY”.
Esistono più fasi sequenziali… una fase di ammonimento ed una seconda fase di espulsione (se si continuano a registrare irregolarità).
Sto parlando delle Università che hanno registrato i primi posti in classifica... incredibile va vero?
Buona idea?

PS - Sorry again: Vi risulta che in Italia i più deboli ("meno fortunati") siano tutelati o sono piuttosto costretti ad emigrare?

All the best

ma non prendiamoci in giro

e i tanti (troppi?) dirigenti ex art 15 septies? Hanno introdotto reali miglioramenti di efficienza o sono serviti soltanto a creare canali di clientelismo particolare e senza rischi? Non mi pare di aver visto tutte queste grandi menti arrivare nella p.a. con questo strumento privatistico, rispetto alla regola generale dei concorsi pubblici. Vogliamo abolire i concorsi pubblici per migliorare l'efficienza o per assumere senza regole e quindi senza rischi? Non prendiamoci in giro, cari manager di nomina politica. Inventatevi qualcos'altro

Uno dei mali della PA è

Uno dei mali della PA è l'essere piena di consulenti esterni, spesso senza alcuna conoscenza dei meccanismi più elementari della PA, che la pensano come l'autore dell'articolo.
L'esempio più eclatante è stata l'esperienza dell'AIPA (oggi CNIPA) che quando fu creata inviò presso le Amministrazioni tutta una serie di consulenti esterni per analizzare, secondo criteri privatistici, i processi della PA: il risultato è stata la produzione di tanta carta e tanti convegni con risultati pratici nulli.
La PA è diversa dal privato: deve produrre servizi orientati al benessere del cittadino e non profitti per l'azienda. La diversità degli obiettivi e dell'organizzazione interna (che nella PA è spesso regolata da norme legislative) fanno si che le metodologie mutuate dall'esterno creino ulteriore attrito nella macchina Pubblica.
Pensare che i mali della PA possano essere sanati con l'introduzione di "inesperti" manager esterni è semplicistico ed un tantino spocchioso.

dirigenza pubblica

sono d'accordo; entrare a lavorare nella pubblica amministrazione molto spesso "guasta"!!!....purtroppo;
io però, nonostante nè faccio parte dal lontano 1993 non mi sono "guastata":
continuo a lavorare con piacere e professionalità, continuo a studiare (sono laureata in scienze dell'Amministrazione e in corso di specializazione in Amministrazione Pubblica);
ho già 25 anni di attività lavorativa tra imprese private e Azienda Pubblica (uso le iniziali maiuscole - credo - per una questione d'orgoglio nonostante tutto) però..... stò a guardare, consapevolissima di quello che succede (contrariamente a molti miei colleghi), pienamente addentro alla trasformazione in atto nella pa perchè me la insegnano gli esami che sostengo - con fatica ma anche con piacere - all'università, con una gran voglia di mettere in campo ciò che studio, ciò che sò, spesso mi trovo nella consapevolezza di poter essere d'aiuto nella soluzione di alcune problematiche, ma....... non posso neanche propormi!; perchè sono inquadrata come archivista; perchè mi devo occupare solo di un "pezzo" di processo; perchè essendo una degli ultimi nella gerarchia non posso essere utilizzata per altre competenze; perchè sono messa da parte in quanto può succedere che....."do fastidio".
Stò tenendo duro veramente perchè ho un "sacco di vita" fuori dall'ufficio ma tanti altri..........NON HANNO LA MIA STESSA FORZA

Sorry... ancora domande

Da anni sui media (in Italia e nel mondo) si parla del sistema Italia… sembra che ci sia una specie di “rassegnazione”, nonostate tutto?

Perché si fa fatica a migliorare questa “normativa chiaramente corporativa e di casta”?
Fa comodo, nonostante non porti buoni frutti per NESSUNO a lungo termine?
E' vero che spesso non ci si rende davvero conto del male che facciamo ai “figli degli altri” sostenendo a tutti i costi “i nostri”?

Che senso ha lamentarsi se le classifiche non ci vedono ai primi posti… se siamo (forse) tutti un po’ complici?

Scoraggiarsi è inutile?
Il silenzio è il peggior male?

All the best.