Editoriale

La comunicazione elettronica tra PA e cittadini: dove stiamo andando?

Lo scorso 5 agosto è stato pubblicato da parte del DDI (il nuovo nome del dipartimento tecnologico di Brunetta che per esteso suona come “Dipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’Innovazione tecnologica”) un importante bando di gara per un servizio di “comunicazione elettronica certificata tra pubblica amministrazione e cittadini”, in breve CEC-PAC. E’ un bando abbastanza ricco (50 milioni di euro, seppure in due tranches da 25, di questi tempi sono qualcosa), importante per il tema e singolare per le sue modalità. Siamo ancora in fase di prequalifica (si è scelto il sistema della gara ad invito e siamo in fase di dichiarazione di interesse e verifica dei requisiti da parte dei candidati), ma la mia impressione è che sarà un’iniziativa che avrà conseguenze importanti per il futuro del processo di digitalizzazione della PA e, quindi, vorrei da subito condividere con voi alcune domande e alcune riflessioni. Vi dico subito che sono alquanto perplesso.

Prima di spiegarvi le ragioni della mia perplessità credo sia il caso di ripercorrere, seppure brevissimamente, la storia della posta elettronica certificata (PEC) nella PA che nasce da Stanca nel 2005 e ha visto sino ad ora molti annunci e false partenze. Mi avvalgo per questo della ricostruzione che ne ha fatto in un interessante post nel suo blog Marco Scialdone.

  • La posta elettronica certificata (PEC) prende il via con il D.P.R 68/2005, a sua volta "attuativo" di una disposizione del 2000 del Testo unico del Documento Amministrativo dove si leggeva che "la trasmissione del documento informatico per via telematica, con modalità che assicurino l'avvenuta consegna, equivale alla notificazione per mezzo della posta nei casi consentiti dalla legge".
  • Con il Decreto Legge 185/2008 (convertito in legge 2/2009) il Governo prevede che le imprese e i professionisti debbano necessariamente dotarsi di una casella di PEC e di concedere una casella di PEC ai cittadini che ne facciano richiesta. L'articolo 16-bis infatti recita: "per favorire la realizzazione degli obiettivi di massima diffusione delle tecnologie telematiche nelle comunicazioni ai cittadini che ne fanno richiesta e' attribuita una casella di posta elettronica certificata il cui utilizzo abbia effetto equivalente, ove necessario, alla notificazione per mezzo della posta".
  • Nella stessa disposizione si rimanda ad un D.P.C.M. per la definizione delle modalità di rilascio e di uso della casella di posta elettronica certificata assegnata ai cittadini. Il Decreto in questione viene adottato il 6 maggio 2009 e, ancora una volta, specifica che (art. 3): "Al cittadino che ne fa richiesta la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, direttamente o tramite l'affidatario del servizio, assegna un indirizzo di PEC". Lo stesso decreto specifica che l'affidatario del servizio sarà scelto con gara.

Riassumendo:

  • il cittadino ha diritto ad una casella PEC.
  • Ad inizio agosto viene pubblicato il bando per la scelta dell'affidatario del servizio.

Sino a questo punto, al di là dei dubbi[1] intrinseci su uno strumento che esiste solo in Italia e che ha visto sino ad ora un utilizzo molto limitato anche (o soprattutto) per la scarsa preparazione delle PA a recepire comunicazioni elettroniche (con buona pace del codice dell’amministrazione digitale), la storia è abbastanza chiara. Un capitolo a parte riguarda la PEC per le imprese, divenuta obbligatoria per legge con una fornitura quasi monopolistica da parte di Infocert, che è l’azienda speciale ad hoc delle Camere di commercio, ma per ora esula dalla nostra analisi.

Le cose si complicano con il bando che citavo all’inizio dell’articolo: infatti nella sua descrizione (ancora non c’è un vero e proprio capitolato che sarà inviato solo alle aziende che saranno invitate, ed anche questa è una procedura un po’ anomala) leggo alcune cose che non mi convincono molto:

  • Non si parla più di PEC, che seppure a diffusione limitata è già presente sul mercato, ma di CEC-PAC (un acronimo che sta per Comunicazione elettronica certificata tra Pubblica Amministrazione e cittadini). Questa comunicazione è esclusiva, nel senso che non ci sarà nessun altro mezzo di comunicazione elettronico certificato tra PA e cittadini.[2] Non è quindi assolutamente chiaro se con la mia casella PEC potrò lavorare ancora verso la PA o dovrò averne due.
  • Infatti questa casella per la CEC-PAC sarà ad uso esclusivo della comunicazione tra PA e cittadini, ciò vuol dire che non potrò usarla ad esempio per trasmettere con maggiori certezze documenti per comprare casa o per una qualsiasi transazione privata.
  • Ci sarà un solo concessionario del servizio e tutte le amministrazioni dovranno servirsi di quello interrompendo progetti e sperimentazioni già presenti e in alcuni casi (si veda l’articolo di Tommaso Del Lungo in questo stesso numero della newsletter) funzionanti.
  • Nella descrizione dei requisiti tecnici richiesti al fornitore ci sono molti punti che mi sembrano quanto meno bizzarri tra tutti mi accontento di citare il più eclatante (se volete una disanima completa vi consiglio l’ottimo articolo di Andrea Lisi e Luigi Foglia su Punto Informatico e, visto che ci siete, anche gli altri loro articoli lì citati). Si chiede che il fornitore abbia già una rete di sportelli (fisici!) estremamente diffusa che sia in grado di assicurare un punto di accesso in almeno l'80% dei comuni italiani con popolazione residente superiore a 10.000 abitanti, con orario di apertura al pubblico, dal lunedì al sabato, 9.00-13.00. Anche senza voler essere maligni e fare dietrologia qui c’è la carta di identità di una sola grande azienda pubblica italiana che, guarda caso, è anche l’unica a perdere soldi se alla posta tradizionale delle raccomandate si sovrapponesse davvero uno strumento più veloce e soprattutto gratis. Come giustamente ricorda l’articolo citato grossi dubbi erano stati già sollevati proprio sull'affidamento dei servizi oggetto della presente gara ed anche l'ANCI aveva già riconosciuto la necessità che venissero "specificati, all'interno del capitolato di gara, dei criteri atti a limitare il rischio che si crei una posizione dominante da parte dell'affidatario del servizio, a scapito del mercato".
  • Infine nel bando è prevista la possibilità che il concessionario (solo il concessionario? Anche le amministrazioni?) affianchi ai servizi di base gratuiti (o meglio pagati dalla fiscalità generale perché appunto 25 milioni non sono pochi) servizi a pagamento, ma quali? A quali costi? Chi sarà responsabile della loro qualità e della congruità dei prezzi? A quel punto si tratterà di mercato non sorvegliato? Se sì è veramente anomalo che sia nell’ambito di una concessione governativa esclusiva, se no bisognerà capire chi e come controllerà.

Per concludere, a mio parere, siamo di fronte ad un’iniziativa che potrebbe essere sì un’opportunità importante sulla strada della digitalizzazione della PA e della dematerializzazione, ma ad alcune condizioni che non sembrano del tutto soddisfatte dal bando in questione e che potrebbero essere così riassunte:

  • Confermare standard certi per la PEC
  • Aprire effettivamente al mercato
  • Non creare un dualismo tra PEC e CEC-PA che ci costringa ad avere due caselle certificate una per i rapporti con i privati ed un’altra per i rapporti con le amministrazioni
Per saperne di più su SPC - Sistema Pubblico di Connettività naviga su Saperi PA!
  • Infine, ma è la cosa più importante, continuare con decisione l’opera di informatizzazione dei backoffice e di interconnessione (SPC) tra le amministrazioni che garantisca un’effettiva possibilità di applicazione del tanto citato quanto disatteso codice dell’amministrazione digitale. Altrimenti avremo forse una strada, ma come sempre sarà desolatamente deserta.

[1] Interessante a questo proposito la ricostruzione che fa della vicenda nel suo video racconto Guido Scorza

[2] La cosa mi sembrava incredibile perché taglia fuori tutte le sperimentazioni e i progetti pilota presenti sul territorio e perché è lesiva dell’autonomia delle amministrazioni locali, e quindi ho letto le carte con attenzione. Le cose stanno proprio così: ne fa fede la risposta al quesito di gara che riporto:

QUESITO 28 : NEL DISCIPLINARE DI GARA ART. 2.1 SI RIPORTA “IL CONTRATTO HA PER OGGETTO L’AFFIDAMENTO DI UNA CONCESSIONE DI SERVIZI...” . SI RICHIEDE DI CHIARIRE SE I SERVIZI OGGETTO DELL’AFFIDAMENTO HANNO CARATTERISTICHE DI ESCLUSIVITÀ.

RISPOSTA 28: I servizi di comunicazione elettronica certificata tra Pubblica Amministrazione e Cittadino (CEC-PAC) sono affidati in via esclusiva al concessionario. 

 

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Commenti

commento alla PEC

Per un difetto di origine nel mio commento ho scritto CIPA e non CNIPA.
Il CNIPA ha molte somiglianze e familiarità con il CIPA che era il comitato per l'automazione delle Banche e, guarda caso, da ultimo ne era componente un autorevole ex rappresentate delle Banche e della finanza portatore di esperienze impareggiabili e di conoscenze al di fuori del comune.
Ma ha dovuto cedere il passo.

la comunicazione elettronica

Ma di cosa dobbiamo meravigliarci delle insufficienze del nuovo DDI ?. Avevamo un buon ministro che poteva e doveva continuare il lavoro iniziato, che aveva piena consapevolezza dell'it e di tutte le sue implicazioni tecniche e non tecniche o parapolitiche, avevamo una struttura del Cipa che funzionava bene, composta da persone di alto profilo e di altrettanta competenza sulla materia, ma la politica ritiene di farne a meno ed affida all'attuale dicastero una responsabilità di gestione di una macchina complessa che non può non produrre risultati a dir poco commendevoli. Gli italiani la Pec se la sognino, non solo per questa ragione ma anche per un altro ordine di considerazioni : le sole pa che in materia di It hanno fatto progressi sono le due agenzie fiscali , entrate e territorio. Per gli altri enti siamo ancora ben lontani da qualsiasi meta di rilievo.
Lo stato delle amministrazioni locali è veramente da terzo mondo; basta fare una rapida ricognizione dei servizi offerti dai Comuni, dalle Province e dalle Regioni, naturalmente non tutte e con le debite eccezioni.
La formazione del cittadino sull'argomento è in una condizione ancora peggiore.
Le professioni resistono tutte e non vogliono alzare il velo della trasparenza: una per tutte l'avvocatura , ma anche i medici, i commercialisti etc etc.
Chi si prende la responsabilità di far dispiacere tante parti sociali e tanti cittadini che non vogliono modificare lo statu quo, condizione nella quale prospera la inefficienza che viene pagata come tempo di lavoro speso e conoscenze professionali erogate ?. E che dire degli amministratori che della trasparenza non vogliono proprio saperne. Vi immaginate i sindaci capaci di interagire con una popolazione bene edotta sui loro bilanci e sulla destinazione delle loro risorse?.
Siete rimasti soloVoi a continuare una battaglia di innovazione che però ha anch'essa un grosso limite: non fuoriesce dai canali delle vostre centomila utenze e degli affezionati lettori ai quali inviate una caterva di informazioni che non hanno la capacità di essere replicate e trasferite alla grande platea dei cittadini. Uno Stato affidabile dovrebbe fare una scelta: per prima cosa formare i suoi cittadini ( nella particolare fari diventare digitali ), completandone le conoscenze, facendo vedere loro i vantaggi della nuova società e dando loro gli strumenti per pretendere la comunicazione digitale, la informazione digitale, la democrazia digitale. Poi mette i cittadini in condizioni di punire e quindi di scegliere quelli che non si piegano al nuovo.Sono ormai dieci anni da quando si blatera di e-gov ma nulla di tutto ciò è stato fatto. Abbiamo mai letto numeri interessanti in € che traducesserp questa leva della formazione in progetti? Ed allora tutte le parainiziative PEC, pec/cec sono e lo sono ancor di più oggi, con Stanca che fa altri mestieri, delle occasioni ed opportunità per sistemare un pò di risorse nei sensi che avete lasciato intendere voi. Il risultato è ben lungi dall'essere concreto. Si fa solo propaganda, tanto gli articoli di Lisi ed altri sono solo per addetti ai lavori.Vi immaginate i cittadini che vanno, per esempio, negli uffici postali a fare la Pec ed a scrivere in quei contesti la istanza al Comune, alla Provincia o alla Regione senza avere una familiarità con tutto ciò che serve ? Dovranno chiede aiuto al dipendente di turno.
Siamo stanchi ; ma non possiamo abbandonare perchè questa è e sarà l'unica strada possibile per fare della Pa una cosa diversa ed una macchina che fa risparmiare risorse finanziarie ed economiche in grande quantità. Il resto è solo moda o chiacchiere.Naturalmente dico queste cose con piana consapevolezza avendo alle mie spalle ben 15 anni di It e di responsabilità organizzative e di processo in banche e in aziende dell'IT.
Qualche giorno fa è comparso l'indice di efficienza del World Economic Forum del paese Italia che su 134 paesi ci vede al 48 posto. Ma l'indice costruito è dato dal valore medio di ben 12 pillar. Il primo di questi è dedicato alla Pa , fatto da 19 indicatori ed è fatto di 19 sottoindicatori. Poi seguono altri pillar tra cui le infrastrutture, macroeconomia, salute e educazione primaria, alta educazione e formazione, beni ed efficienza del mercato, lavoro ed efficienza , sofisticazione del mercato finanziario, tecnologie , innovazione , e sofisticazione del business. Ebbene, il dato del 48 posto è la media aritmetica di tutti i circa 200 e passa indicatori nei quali , naturalmente, primeggiano in negativo tutti quelli della Pa. Forse farebbero bene a riflettere tutti e far capire agli italiani che non è solo una sensazione quella che il mondo ha di noi, ma una conoscenza approfondita fatta di analisi costruite in anni di lavoro e di attività, attraverso indafini serie. Forumpa farebbe bene a ricordare queste cose anche in occasione del Congresso di Maggio ed a segnalare agli Enti che concorrono agli E-Awards che altro è fare l'It autoreferenziata altro è fare l'It per l'utenza. Questa per il momento , a dieci anni dai primi documenti è solo un progetto incompiuto.

PEC CEC-PAC

Vista la questione da parte di un cittadino, potenziale utente, vorrei sottolineare un paio di cose, premesso che condivido l'editoriale in gran parte, primo non mi meraviglia la tipologia di bando, visto che in vent'anni non si è mai riusciti a liberalizzare nulla, nel significato preciso del termine, da non confondere con privatizzare) dalle ferrovie alla telefonia, dalla TV alle poste, dai traghetti alle compagnie aeree, e direi nemmeno nell'automobile (ditemi in quale stato produttore di autovetture di massa esiste 1 solo proprietario di tutti i marchi in circolazione), secondo da qualsiasi parte si guardi l'iniziativa non vedo ( e probabilmente mi sbaglio) qual è o potrebbe essere la semplificazione, che è l'unica molla che può portare al successo un'iniziativa nella IT. Non certo se devo avere 2 account, non certo se devo avere una smart card in più, non certo se diventa l'unico modo di comunicare con la PA.
NB buono anche l'articolo di punto Informatico
Cordialità

Per completare l'analisi: che fine ha fatto il CNIPA?

Condivido interamente l'analisi fatta nell'editoriale, ma vorrei aggiungere un ulteriore elemento di analisi.
Premesso che potrei non essere aggiornato sugli ultimi sviluppi delle strutture gestite o coordinate dal ministro Brunetta, si dice che il bando del 5 agosto è stato emanato dal DDI (Dipartimento per la Digitalizzazione della Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Tecnologica) e mi viene spontanea la domanda come mai non l'ha fatto il CNIPA (Centro Nazionale per l'Informatica nella Pubblica Amministrazione)? Già da tempo (basta seguire la frequenza di aggiornamento del sito, praticamente nulla) il CNIPA sembra assente dallo scenario dell'informatica pubblica, ma di sicuro in un recente passato il tema della PEC è stato gestito approfonditamente e oggetto di numerose iniziative. All'interno del CNIPA c'erano (ci sono ancora?) degli esperti con elevata competenza sulla PEC, come mai non sono stati consultati prima di partorire un bando così scadente?

A mio parere la risposta è

A mio parere la risposta è insita nella domanda stessa: il CNIPA probabilmente non è stato consultato perché non si sarebbe potuto chiedere a "esperti con elevata competenza" di "partorire un bando così scadente", limitando di fatto il novero dei possibili vincitori a un solo operatore. E' la solita storia all'italiana: si emette un bando di gara così non si vìola la legge, poi si prevedono clausole tali da consentire di fatto a uno solo di poter vincere.

Questa risposta è basata su una esperienza ventennale presso una pubblica amministrazione: troppo spesso in Italia per avere un minimo di possibilità di carriera nel pubblico impiego e si è bravi occorre far finta di non esserlo o trovarsi uno "sponsor qualificato"!

La comunicazione elettronica tra PA e cittadini: dove stiamo ...

Entro solo in pochi particolari dell'articolo, stante la mia incompetenza giuridica.

1: la PEC non è assolutamente l'unico esempio di questi tipo, come ho già avuto modo di chiarire in altre occasioni e sedi. Infatti si possono citare, tra gli altri: Incamail (Svizzera) già in esercizio da alcuni anni, CERTIPOST (Beglio) in via di realizzazione, Buergerportale (Germania) in via di realizzazione. Mi fermo qui, senza citare altri paesi membri della EU in cui una tale soluzione è da tempo in fase di studio. Questo dimostra che una tale esigenza non è affatto sentita solo in Italia, ma lo è almeno in altri paesi della UE.

2: stante la finalità peculiare di consentire una comunicazione tra cittadino e PA mi sembrerebbe quanto meno anomalo se la PA assegnasse gratuitamente a tutti i cittadini una normale casella di PEC con cui essi potrebbero, in definitiva, liberamente dialogare tra loro: sarebbe possibile promulgare bandi e grida per vietarne un simile uso, ma essi sarebbero puntualmente disattesi nei fatti. La soluzione di un meccanismo distinto dalla vera e propria PEC mi sembra la soluzione migliore per evitare di "ammazzare il mercato".

3: da quanto ho potuto vedere dal mio piccolo e limitato orizzonte, il bando prevede anche la partecipazione di RTI. Ebbene: che cosa impedisce di includere in tale RTI catene di supermercati o altre realtà che rispondano al requisito di presenza territoriale?

La differenza tra Poste (UPU) e Internet

Nessuno nega che l'Unione Postale Universale e le relative Poste da tempo in ambito (Universale) abbiamo allo Studio diversi sistemi di comunicazione elettronica, mi meraviglierebbe se non fosse così le Poste prima poste e telegrafi si sono sempre occupate di telecomunicazioni, questo non ha però nulla a che vedere con le e-mail oltre il Belgio, e la Svizzera anche la Francia gli Stati Uniti ed il Canada stanno facendo la stessa cosa basta andare in http://www.upu.int/ per scoprirlo cercando bene si scopre pure che c'è l'interesse anche di Microsoft in tutto questo vedi.
https://www.cittadininternet.org/UserFiles/File/Pec%20o%20non%20Pec/Micr... .
Il progetto EPM nulla ha a che vedere con la posta elettronica nata con Internet ed usata in tutto il mondo, non riesco a capire cosa c'entra la PEC se non creare ulteriore confusione (EPM CEC PAC PEC) mi pare troppo.
Sul punto 2 ogni commento è superfluo non bisogna essere giuristi per leggere l'art.2 del DPCM 6 Maggio 2009
Modalita' di attivazione e rilascio casella di PEC al cittadino 1. Al cittadino che ne fa richiesta la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie, direttamente o tramite l'affidatario del servizio, assegna un indirizzo di PEC. 2. L'attivazione della PEC e le comunicazioni che transitano per la predetta casella di PEC sono senza oneri per il cittadino.
Forse Ruggeri si dovrebbe cimentare a farci capire che vuol dire " sono senza oneri per il cittadino" con una gara di 50 milioni di Euro. Al cittadini è stata legiferata (Promessa) la PEC e quella deve essere brutta o bella che sia mi pare chiaro e non un altra cosa.
Sulla vendita ai supermercati mi sembra una buona idea magari le cassiere diventano ufficiali di stato civile ma perché no per accelerare l'automazione la PEC CEC PAC in distributori automatici in varie confezioni .
Ci si dimentica che le regole tecniche della PEC prevedono la erogazione on-line via WEB del servizio, dove tutti la stanno comperando oggi.
In finale dove è finita l'alternativa alla PEC prevista da una legge della Repubblica Italiana art: 16 legge 2 gennaio 2009 .......o analogo indirizzo di posta elettronica basato su tecnologie che certifichino data e ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e l'integrita' del contenuto delle stesse, garantendo l'interoperabilita' con analoghi sistemi internazionali."

fantascienza...

Rispondo a Franco Ruggeri per non creare polemica stupida, ma solo per capire meglio:
1) completamente d'accordo con te sul punto 1, anzi cerdo che ogni paese debba avere delle proprie peculiarità, anche visto il livello di arretratezza culturale da cui partiamo nel nostro paese, anzi, penso che la PEC sia un ottimo strumento che si adatterà perfettamente ai nostri stili di vita... ma mi sembra che l'editoriale non sia incentrato su questo... ma sulla cec-pac
2) allora la questione è esattamente quella che preoccupa l'editorialista... cioè per non ammazzare il mercato, invece di imporre lo standard si crea un doppione che funziona solo per la pa (e che probabilmente nessuno userà) mentre se davvero lo strumento della raccomandata elettronica si dovesse diffondere anche tra privati, ognuno di noi dovrebbe avere due account, uno dei quali ci è costato 25 milioni di euro. Non era meglio stabilire con un dictat che (ad esempio) da una certa data in poi tutti gli appalti, i ricorsi e le altre comunicazioni che veramente interessano ai cittadini potevano essere accettate solo se inviate tramite pec (qualunque essa sia)?
3) Su questo sono abbastanza ignorante... Ma un bando pubblicato il 5 di AGOSTO (attenzione di agosto... non di un mese qualunque) con scadenza il 16 settembre può dar veramente modo al tessuto produttivo di creare delle RTI coi supermercati??? A me sembra fantascienza, poi se volgiamo questionare all'infinito facciamo pure...
grazie per l'attenzione