Editoriale

De profundis per un progetto di riforma: finisce l’esperienza dei direttori generali degli Enti locali?

Il testo del codice delle autonomie che è stato approvato ieri in Consiglio dei Ministri prevede, di fatto, la soppressione della figura del Direttore generale degli Enti Locali (figura introdotta dalle Riforme Bassanini nella seconda metà degli anni Novanta) tranne che per le nove città metropolitane[1]. A mio parere si tratta di una controriforma gravemente sbagliata nel merito e nel metodo. Nel merito perché elimina una figura di cerniera tra politica ed amministrazione che è stata un importante strumento di innovazione; nel metodo perché ancora una volta il Governo mortifica così l’autonomia degli Enti locali entrando pesantemente a definirne i modelli organizzativi.

Partiamo dal merito: la figura del direttore generale (un professionista in genere esterno all’amministrazione che riceve un incarico fiduciario direttamente dal Sindaco o dal Presidente della Provincia), nasce dalla convinzione che sia opportuno,  nel pieno rispetto dell’autonomia di ogni singola amministrazione a garanzia del “buon andamento”, progettare ed implementare due sistemi organizzativi. Il primo, che fa capo appunto al DG, è finalizzato a garantire la corretta e tempestiva attuazione delle politiche, l’erogazione dei servizi, la realizzazione delle opere, le azioni a supporto dello sviluppo, il controllo del livello di qualità dei servizi e del grado di soddisfazione dell’utenza; attengono a questo le funzioni di pianificazione gestionale, di corretta allocazione delle risorse, di corretta gestione delle persone.  Il secondo sistema è quello del monitoraggio e del controllo che comprende le funzioni di revisione e controllo contabile, di controllo della correttezza amministrativa nel rispetto del quadro normativo generale e che è coperto dal Segretario comunale.

Questo approccio si basa sulla convinzione che non è opportuno, almeno nei comuni maggiori e nelle Province, unificare chi gestisce con chi controlla. Un’impostazione che, tra l’altro, è in perfetta sintonia con tutta l’azione attuale di riforma delle amministrazioni a cominciare dal “decreto Brunetta” di prossima promulgazione.

Il sistema, ovviamente, ha i suoi pro e i suoi contro, ma ha garantito negli anni in quasi tutti gli Enti dove è stato applicato una qualità dell’organizzazione, una coerenza dell’azione amministrativa rispetto alle politiche, una semplificazione di modelli decisionali senz’altro apprezzabile.

Come ricorda Michele Bertola in un commento che pubblichiamo con piacere sul nostro sito, “diverse ricerche svolte in questi anni (tra le altre Università Ca' Foscari prof. Panozzo 2006, FORUM PA 2007, Università di Salerno Prof Storlazzi 2008) hanno ampiamente rilevato che, dove questa figura è stata utilizzata, i risultati per gli enti sono stati oggettivamente estremamente positivi. Tra le altre cose le ricerche hanno dimostrato che gli enti dove c'è un DG si collocano mediamente molto più in alto degli altri nelle classifiche sulla qualità della pubblica amministrazione che diversi organi di stampa e associativi annualmente pubblicano (Italia Oggi, Il Sole24ore, Legambiente etc.)”.
Certo, essendo un incarico fiduciario, il rischio di un vertice politico che nomini un amico del cuore o un politico in dismissione esiste. Ma, primi tra le categorie dei vertici apicali, i Direttori generali iscritti alla loro associazione professionale (ANDIGEL) hanno accettato di essere sottoposti ad un esame dei curricola che ha portato alla stesura di un primo elenco accreditato di direttori generali rigorosamente realizzato da un ente terzo (Fondazione Alma Mater dell’Università di Bologna).

Molto altro ci sarebbe da dire, ma travalicherebbe le dimensioni di un editoriale, se volete saperne di più vi rimando ai documenti presenti nel sito di ANDIGEL).

Passiamo dunque al metodo. Io credo che in questo momento più che mai gli Enti Locali abbiano bisogno della piena autonomia statutaria in materia di organizzazione degli uffici e questo perché alla vigilia della attuazione del federalismo fiscale ci sarà bisogno di forti interventi di riorganizzazione e di orientamento ai risultati concreti ed economicamente rilevanti per gli enti e i servizi da questi garantiti ai cittadini. Le specificità e l’efficacia di tali interventi richiedono autonomia, rispetto delle scelte che ogni singolo Ente ha fatto e vorrà fare per adeguare il proprio agire al contesto in cui opera. Per fare le scelte migliori, per poter rispondere alle esigenze dei cittadini. È quindi profondamente sbagliato che leggi delega e decreti delegati del Governo si occupino, addirittura in termini vincolanti, di un aspetto così rilevante e delicato quale i vertici organizzativi degli Enti o peggio ancora della dirigenza degli enti locali. Si tratta di questioni centrali: affinché l'autonomia degli Enti sia davvero tale, tali materie, nel rispetto della Costituzione, debbono essere affidate alla podestà statutaria di ciascun Ente.

Insomma siamo alle solite: i primi vagiti di un federalismo tanto decantato quanto inattuato (gli esempi di lesa autonomia sono centinaia e più volte ne abbiamo parlato) si scontrano (in genere avendo la peggio) con tentazioni rozzamente riduzioniste e centraliste che, partendo dalla giusta esigenza del risparmio e appoggiandosi a umori popolari un po’ giacobini, gettan via il bambino con l’acqua sporca. Ma deprimere l’autonomia degli Enti locali non è la soluzione: è lì che si esplica la democrazia, depotenziare comuni e province vuol dire farle correre seri pericoli.


[1] Come è noto la situazione attuale prevede la facoltà (e non l'obbligo) di avvalersi di tale figura per i comuni sopra i 15.000 abitanti e per tutte le province. In nessun ente esiste l'obbligo di avvalersi ti tale figura e infatti sui circa 700 enti che hanno questa possibilità oggi circa 300 hanno un direttore generale.

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Commenti

direttori generali

Aggiungo un solo commento alle tante considerazioni svolte dai numerosi lettori. Per quanto ne so e per le poche posizioni che conosco personalmente non mi è stato possibile identificare, nei portatori dei ruoli, manager con competenze globali capaci di affrontare sul piano gestionale, amministrativo e della governance un settore cosi complesso quale quello dei comuni per i quali è previsto tale incarico.
Se i Dg vengono scelti solo sulla base delle referenze politiche dall'amministrazione del momento e non in base ai requisiti con i quali sarebbe opportuno individuare figure della specie bene fa il codice delle autonomie a prevederne la eliminazione.
E forse alla base della decisione politica si ritrovano proprio indicazioni del genere nate non solo dalla esigenza di razionalizzazione ma anche dalla sfiducia verso tali organi.I clamorosi casi dei Comuni citati nelle letture sul tema ne sono una evidente riprova.
Altro è il discorso, in assoluto o in generale, che può e deve farsi per ogni momento organizzativo della Pa, sia esso una amministrazione o un tribunale o un ministero, per il quale diventa sempre più indispensabile l'introduzione di posizioni manageriali capaci di valutare il grado di efficienza e di efficacia della azione amministrativa o giudiziaria o di altro settore ( non parliamo delle ASL perchè potrebbero portare altri esempi di mala gestio -vedi caso Campania-) con l'occhio e le expertises necessarie per guidare le iniziative dell'ente verso i risultati della profittabilità sociale.
Ma per arrivare a ciò occorrono altri presidi ed occorrono procedure di selezione e di nomina che non siano solo contigue alle esigenze di governance del momento politico protempore e che siano orientate anche alla salvaguardia delle esigenze dei cittadini e della collettività nel rispetto delle regole di gestione e delle regole di finanza pubblica.
Una figura quella del DG che dovrebbe esser scelta ed individuata con i criteri propri delle posizioni apicali delle aziende e che,a parte i rilievi sulla responsabilità, dovrebbe poter essere confermata o mandata a casa con procedure in cui si valutano appieno i risultati delle iniziative assunte che, in ogni caso, non potranno non tener conto dei piani programmatici dell'amministrazione di riferimento.
E' un tema complesso, spinoso sul quale non mancheranno nei mesi a venire contributi e riflessioni capaci di condurre alle soluzioni più idonee purchè scevre da pregiudizi e da preconcetti basati solo sull'attuale stato dell'arte.

direttori generali

Aggiungo un solo commento alle tante considerazioni svolte dai numerosi lettori. Per quanto ne so e per le poche posizioni che conosco personalmente non mi è stato possibile identificare, nei portatori dei ruoli, manager con competenze globali capaci di affrontare sul piano gestionale, amministrativo e della governance un settore cosi complesso quale quello dei comuni per i quali è previsto tale incarico.
Se i Dg vengono scelti solo sulla base delle referenze politiche dall'amministrazione del momento e non in base ai requisiti con i quali sarebbe opportuno individuare figure della specie bene fa il codice delle autonomie a prevederne la eliminazione.
E forse alla base della decisione politica si ritrovano proprio indicazioni del genere nate non solo dalla esigenza di razionalizzazione ma anche dalla sfiducia verso tali organi.I clamorosi casi dei Comuni citati nelle letture sul tema ne sono una evidente riprova.
Altro è il discorso, in assoluto o in generale, che può e deve farsi per ogni momento organizzativo della Pa, sia esso una amministrazione o un tribunale o un ministero, per il quale diventa sempre più indispensabile l'introduzione di posizioni manageriali capaci di valutare il grado di efficienza e di efficacia della azione amministrativa o giudiziaria o di altro settore ( non parliamo delle ASL perchè potrebbero portare altri esempi di mala gestio -vedi caso Campania-) con l'occhio e le expertises necessarie per guidare le iniziative dell'ente verso i risultati della profittabilità sociale.
Ma per arrivare a ciò occorrono altri presidi ed occorrono procedure di selezione e di nomina che non siano solo contigue alle esigenze di governance del momento politico protempore e che siano orientate anche alla salvaguardia delle esigenze dei cittadini e della collettività nel rispetto delle regole di gestione e delle regole di finanza pubblica.
Una figura quella del DG che dovrebbe esser scelta ed individuata con i criteri propri delle posizioni apicali delle aziende e che,a parte i rilievi sulla responsabilità, dovrebbe poter essere confermata o mandata a casa con procedure in cui si valutano appieno i risultati delle iniziative assunte che, in ogni caso, non potranno non tener conto dei piani programmatici dell'amministrazione di riferimento.
E' un tema complesso, spinoso sul quale non mancheranno nei mesi a venire contributi e riflessioni capaci di condurre alle soluzioni più idonee purchè scevre da pregiudizi e da preconcetti basati solo sull'attuale stato dell'arte.

Direttori Generali (art.33 DDL Calderoli)

Sono un consulente di management pubblico, accreditato con certificazione internazionale CMC (Certified Management Consultant). Sono anche Consigliere di APCO (Associazione Professionale dei Consulenti di Direzione ed Organizzazione). Lavoro da più di dieci anni assistendo Enti Locali amministrativi ed economici nella progettazione ed attuazione di interventi di innovazione amministrativa, supportando amministrazioni "coraggiose" nell'intraprendere l'arduo percorso del cambiamento, organizzativo e culturale. Trovo semplicemente incredibile che il Ministro Calderoli cancelli di fatto con un colpo di spugna l'unico interlocutore, all'interno della struttura dell'Ente, che si è segnalato come vero interprete della copiosa legislazione in materia di efficienza, trasparenza e gestione manageriale della cosa pubblica sul territorio.
Auspico che soggetti ben più autorevoli in materia (in primis l'ANCI e la Lega delle Autonomie) possano adoperarsi per impedire che, in nome di un indiscriminato e miope taglio di spesa, l'orologio delle riforme gestionali in campo pubblico venga riportato indietro di dodici anni. Reputo che non sia questa la strada per fornire al cittadino servizi pubblici sempre più all'altezza delle aspettative.

Direttori generali ? Meglio senza

Ho lavorato presso enti locali di varie dimensioni in diverse regioni , sono arrivato alla convinzione che quando un manager (dirigente a tempo determinato o direttore generale o segretario) è incaricato sulla fiducia e sino al mandato del sindaco o presidente di provincia , nel migliore dei casi fa quanto è utile per l'amministrazione di turno e che mai coincide con l'interesse dell'ente nel lungo periodo.
Vedi i direttori generali che con i derivati hanno introitato nelle casse comunali denaro che era a rischio di restituzione con sovraprezzo (rischio poi concretizzato nella successiva amministrazione comunale quando non erano più direttore generale)
Nel peggiore dei casi (quasi sempre) i direttori generali manovrano i dirigenti mobbizzando chi non subisce passivamente di accollarsi le responsabilità delle loro scelte.
Comunque ritengo fosse più utile abolire la figura del segretario , del tutto desueta in tempi in cui non si può essere "tuttologi" e ogni dirigente è sicuramente più competente del segretario anche in materia di leggi nel proprio ambito di responsabilità.

risultati delal direzione generale

TANTO per non fare chiacchiere ma portare dati e numeri certificati elenco qualcuno dei risultati della esperienza di direzione generale nel comune di Cesena dal 2002 al 2007.-
 Diminuzione del numero di dirigenti da 22 a 15
 Pari opportunità: dirigenti donne dal 22% al 36%, posizioni organizzative dal 20 % al 38 %
 Gestione associata con 6 comuni di 10 servizi e del polo catastale
 Bilancio sociale annuale dal 2002. Nessun periodo di esercizio provvisorio e Rispetto del patto di Stabilità dal 2002 al 2007. Dimezzato l’avanzo di amministrazione (da € 3.761mila a € 1.420mila)
 Autonomia finanziaria dal 63% al 87% (2007)
 Pressione tributaria procapite al livello più basso della regione Emilia Romagna (certificazione ANCI)
 Diminuzione della rigidità strutturale della spesa portata dal 49.0% (2001) al 44.6% (2006)
 Indebitamento pro capite per investimenti diminuito del 30 % (da € 873 a € 622)
 Contemporaneamente mantenimento dell’investimento pro capite (da € 390 a € 368)
 Diminuito il rapporto dipendenti/popolazione del 12 % (da 0,0082 a 0,0072)
 Aumento del 16 % grado di realizzazione degli investimenti (da 69.8 % al 85.2 %)
 Aumento del 40% degli utili dalle aziende partecipate (da € 1.266mila del 2001 a € 2.075mila del 2006)
 Diminuzione del “debito pubblico” del Comune: saldo positivo tra uscite per rimborso prestiti e entrate per accensione nuovi prestiti (fonte Ministero Interno -Sole24Ore 29.1.07)
 Gestione efficiente: minore taglio della spesa necessario per rispetto del patto stabilità 2007 tra tutti i capoluoghi di provincia in Italia (fonte indagine Sole 24 ore 22 gennaio 2007)
 Servizi educativi: aumento dei posti asili nido da 410 a 511. Raddoppio dei contributi ai nuclei in difficoltà (da 233 a 543 famiglie e da € 136mila a € 283mila erogati)
 Lavori pubblici: realizzazione opere (dal progetto al collaudo) di 555 giorni contro 746 di media in Italia (fonte ANCI 2006)
 Turismo: fortissimo incremento (aumento del 44% delle presenze e triplicati posti letto in città; fonte camera di commercio e provincia di Forlì Cesena)
 Scuole al vertice della classifica per qualità (fonte rivista “Tuttoscuola” giugno 2007)
 Miglior livello di servizi on line tra in Emilia Romagna (fonte Osservatorio della Regione)
 Costante inserimento del Comune di Cesena nei casi di eccellenza del Dipartimento Funzione Pubblica
 Costante miglioramento nelle classifiche della qualità della vita (fonte Italia Oggi e Sole 24 ore anni 2003 / 2007)

Mi spiace, ma non condivido

Mi spiace, ma non condivido quest'enfasi e questa visione in merito alla figura del DG.
L'eperienza appena conclusa mi ha convinta del contrario, almeno fintanto che la figura del DG coinciderà con quella del Segretario Generale. Io da assessore di un Comune capoluogo di provincia non posso affermare che per noi il Dg sia stato quello che ha garantito e presidiato l'attuazione del programma del Sindaco o le scelte della Giunta con efficienza ed efficacia.
Sarebbe interessante anziché fare fredde statistiche o indagini aprire un serio confronto e dibattito tra tutti coloro che in una qualche misura ne sosno stati coinvolti.

D.G.

Dalla mia personale esperienza posso dire che viviamo benissimo senza i D.G., tanto il bene o il male delle amministrazioni lo fanno in fin dei conti i politici, i D.G. spesso utilizzati in modo improprio (per essere educati...) hanno realizzato gli indirizzi del politico. Tanto vale che lo faccia il segretario generale, non cambia nulla. Comunque ho il sospetto che tutto si riduca a semplice risparmio economico e non altro. Con buona pace del federalismo, ho la netta impressione che rispetto ad un anno fa abbiamo uno stato molto più centrale. Chissà se i "federalisti" se ne sono accorti?
Saluti,
Luigi

scomparsa dei direttori generali

Ad oner del vero (e mi dispiace che nè lei nè Bertola ricordiate questi amari particolari parlando di 'qualità') due delle peggiori performance comunali finite sui giornali di tutto il mondo sono state quelle di Milano (derivati scandalo) e Napoli (montagne di rifiuti) retti entrambi dalla mitica figura del Direttore Generale (a Milano pure rinviato a giudizio). Per rimanere solo alle metropoli... Però fa comodo prendersela con i Segretari comunali che, da cent'anni a questa parte, reggono, bene o male, le sorti delle città italiane di tutte le dimensioni e caratteristiche, cercando, con equidistanza ed equilibrio, di garantire efficacia, efficienza e 'qualità', senza ricevere le stratosferiche cifre spese in questo ultimo decennio per i Direttori generali.
L'informazione su argomenti di questo tipo dev'essere data in maniera completa.

un segretario comunale

per quello che serve

per quello che serve dovrebbero abolirlo - e potrebbero abolire anche i Direttori Centrali
Quanti soldi risparmierebbero le Amministrazioni in modo particolare quelle che si definiscono città metropilitane - città metropolitane che sono nate solo sulla carta

D.G.

Per i direttori centrali permettimi di dissentire in linea di principio. Vivendo in un'amministrazione regionale di oltre 3000 dipendenti posso dire che se non ci fossero di direttori centrali avremmo un'anarchia generalizzata (conoscendo moltissimi dirigenti). Un problema è eventualmente la proliferazione di queste figure, nella mia regione ridotta già da tempo ad un livello ragionevole (11 se non sbaglio) con circa 300 dipendenti del direzione centrale con mediamente 10 servizi per direzione, quindi circa 30 dipendenti per servizio.
Saluti,
Luigi

Came back: Autonomia a responsabilità limitata

E le riforme federaliste dove vanno a finire?
Lo Stato impone le forme organizzative ad un sindaco con una riforma che potenzia nuovamente la burocrazia.
Certo, è verissimo che la figura del Direttore Generale è stata in una buona percentuale di enti locali oggetto di lottizzazione, ma è colpa del Direttore Generale o della Politica?
Ad oggi la figura del Direttore Generale è, di fatto, l'unica che può essere rimossa con una facilità estrema, ed ha quindi l'interesse a raggiungere gli obiettivi fissati dalla Giunta e dal Sindaco, e gli altri dirigenti?
Certo, lavorano per passione e per quel 5% di premio di produttività.
Non sono d'accordo sulla norma ma la legge è legge e ci adeguiamo ma, sommessamente, suggerisco un emendamento: i prossimi contratti della dirigenza pubblica dovrebbero prevedere esclusivamente contratti a termine per tutti con obiettivi prefissati.
E' una norma che non risolve i problemi però potrebbe aiutare.
A completamento di questo e per riportare la responsabilità in capo alle istituzioni anzichè in capo ai cittadini proverei, sempre sommessamente, a reintrodurre la 241/90, ne sento tanto la nostalgia.

Gli enti locali sono in crisi

Gli enti locali sono in crisi finanziaria, non possono permettersi sprechi e possono fare sicuramente a meno di pagare cifre astronomiche per i direttori generali che hanno introdotto solo tanta teoria e poca innovazione concreta per risolvere i problemi. Finalmente lo hanno capito anche i legislatori

Direttore generale - Veramente utile?

Purtroppo in molto Comuni del Sud - non sempre, per fortuna - la figura del Direttore generale non è nominata per aumentare l'efficienza dell'amministrazione, come è senza dubbio nello spirito del legislatore, ma è utilizzata come leva per consolidare i rapporti clientelari. Sono quindi per l'abolizione della figura in tutti i piccolo Comuni: credo ci siano altre strade e altri strumenti per potenziare l'efficacia e l'efficienza della PAL.

Direttori generali

Perfettamente d'accordo con la soppressione della figura . Vanno valorizzati i funzionari e non figure dirigenziali avulse dal sistema produttivo. Oramai nelle pubbliche amministrazioni molti , poco retribuiti tengono in piedi situazioni allo sbando per la totale impreparazione di dirigenti arrivati, per lo più , ai posti ricoperti grazie a raccomandazioni e slittamenti vari senza alcuna competenza.

Direttori generali ecc. ecc.

indubbiamente la scomparsa della figura del D.G. presso gli ee.ll. fa partire il tanto propagandato federalismo in modo zoppo...
d'altra parte facendo parte anch'io della categoria dei "molti poco retribuiti che tengono in piedi situazioni allo sbando" e che, molto probabilmente, verrà giudicato da uno di questi "dirigenti arrivati, per lo più, ai posti ricoperti grazie a raccomandazioni e slittamenti vari senza alcuna competenza" e verrà sicuramente penalizzato dalle nuove norme sul lavoro pubblico concordo con quanto dici...

Direttori generali

Caro Direttore, ho letto e vivamente apprezzato il tuo editoriale sui direttori generali. Come ti ricorderai di certo sull'argomento ho scritto decine di articoli a suo tempo, non lesinando qualche critica mirata soprattutto a chi pretendeva una "aziendalizzazione" della Pubblica amministrazione locale e a chi voleva di fatto esautorare dai compiti di controllo i segretari comunali e provinciali. Tuttavia sono pienamente d'accordo con le tue osservazioni nel merito della questione, e più ancora sullo svuotamento dei poteri locali effettuato da parte di uno schieramento politico che ha fatto del federalismo una bandiera. Uno schieramento peraltro che in una delle sue principali componenti trova un forte blocco sociale di riferimento nelle categorie imprenditoriali più ostili ai poteri pubblici, quali che siano. Forse è in questo contrasto che sta il nucleo del problema. Concludo con un velo di amarezza: da vero autonomista convinto credo che la stagione delle utopie federalistiche sia finita e spero di non essere profeta di sventura nel prevedere alla lunga un ritorno ai tempi dei decreti Stammati.
Con stima
Marino Massaro

Direttori generali

La definizione di " tentativi rozzamente riduzionistici e centralisti" sull'onda di un malinteso giustizialismo da piazza, non poteva essere più felice.
Sull'abolizione dei direttori generali concordo tuttavia pienamente. Il loro ruolo può essere tranquillamente ormai rivestito dai Segretari comunali, una categoria che nonostante tutte le traversie ha ormai svecchiato le sue file ed è formata ormai in larghissima misura da professionisti "cerificati" da fior di formazione e da piena conoscenza tecnico giuridica e manageriale della P.A. locale.(le eccezioni ovviamente ci sono sempre ma i cialtroni si possono trovare in ogni categoria compresi i D.G.)

segretari comunali

..sulla conoscenza tecnico giuridica dei segretari comunali non discuto.. ma sulle competenze manageriali e (aggiungo) relazionali avrei qualcosa da dire.. lavoro in un comune dove esiste sia il DG sia il SC e, a scanso di equivoci, non sono sè l'uno nè l'altro...
mi riesce davvero difficile immaginarli fusi nella stessa persona.. punto primo perchè il DG fa il DG a tempo pieno: ogni mattina, ogni pomeriggio, sabati compresi.. punto secondo perchè anche il SC, pur non avendo lo stesso impegno in termini di ore, ha il suo bel da fare.. punto terzo perchè credo abbastanza difficile trovare sul mercato una figura con notevoli competenze tecnico-giuridiche che nel contempo sappia motivare il personale, coordinare gli altri dirigenti, fare valutazioni strategiche e vigilare sul raggiungimento degli obiettivi..
nel complesso la trovo un'interessante operazione d'immagine che ben si colloca nel filone 'caccia al manager' (tanto di moda nel nostro paese come oltralpe..).. e porterà pure consensi al 'piccolo' come quel ridicolo clichè sui fannulloni.. i risparmi saranno certi e ben evidenziati (non evidenti in quanto non parliamo di top manager bancari) i costi saranno occulti e parecchio alti in termini di perdite di efficienza e di risorse umane.. e se mai qualcuno notasse un peggioramento nel sistema delle PA.. beh.. sarà colpa dei soliti fannulloni!..