Editoriale

Pubblico, privato e... : cosa non può mancare nei servizi pubblici

In un momento così triste in cui tante vite sono finite in un rogo infernale a Viareggio credo che, tenendo alla larga le polemiche e le facili strumentalizzazioni da sciacalli, non possiamo, però, fare a meno di interrogarci, da osservatorio specializzato sull’azione pubblica quale noi siamo, sulla direzione che rischia di prendere l’intero comparto dei servizi pubblici. E intendo per servizio pubblico non tanto o non solo i servizi offerti dalle PA o da società di capitale pubblico, ma, ovviamente, tutti quei servizi che garantiscono diritti inalienabili dei cittadini: istruzione, salute, giustizia, mobilità, cultura, accesso alla rete, partecipazione, informazione...

Io dico chiaro e forte che per questi servizi l’economicità della gestione non può essere mai e in nessun caso il parametro determinante per guidare le scelte. Quando si devono garantire diritti non possiamo dire “questo costa troppo”, al massimo possiamo chiederci se stiamo spendendo in modo efficace e commisurato ai risultati, se gli investimenti sono corretti, se la gestione è sana e non sprecona.

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Non possiamo farlo per due ragioni dirimenti: la prima è che il cittadino non ha scelta. Se un imprenditore turistico, per risparmiare, tenesse i bagni dei suoi alberghi nello stesso stato pietoso che possiamo constatare ogni giorno nei vagoni ferroviari dei treni che non appartengono alla categoria privilegiata dell’Alta Velocità, perderebbe a mano a mano tutti i clienti: questi, infatti, possono scegliere di andare a dormire altrove. Non così i pendolari, non così gli utenti di Trenitalia, non così chi voglia spedire merci su rotaia invece che su gomma. Lì la scelta non c’è.

Il secondo motivo è che la stessa ragion d’essere dell’amministrazione pubblica e del patto con i contribuenti è nella capacità di fornire servizi anche (e direi soprattutto) laddove non è economico farlo. E’ da tempo, quindi, che insisto nel bocciare la compatibilità economica come criterio per la politica dei servizi: quel che ci deve guidare è la loro sostenibilità che è cosa del tutto diversa. La sostenibilità, infatti, introduce come variabile politicamente determinata quel che la compatibilità assume come intoccabile (ossia il costo del servizio e il budget ad esso destinato) e viceversa considera come determinato in forma autonoma e indipendente il livello di servizio e di sicurezza cui la collettività non può e non vuole rinunciare. In altre parole ci sono livelli di servizio che non sono negoziabili, costi quel che costi. E’ questo il ruolo della politica e, quindi, dell’amministrazione pubblica che opera per realizzarne i programmi. Io sono assolutamente convinto che nei servizi pubblici il sistema pubblico non può mai abbandonare il timone, né può smettere mai di fissare i paletti della qualità e del livello minimo di servizio che va garantito. Costi quel che costi.

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Ridurre i budget, stressare il risultato economico come guida dell’azione, prendere in forma del tutto pretestuosa come esempio i settori di mercato più concorrenziali e più tesi a profitto ci porta fuori strada. Non di spendere meno abbiamo bisogno, ma di spendere meglio per far sì che ogni euro serva veramente a garantire diritti fondamentali a tutti, ma soprattutto ai più deboli.
Con un esperimento mentale ripensate ora ai nostri treni pendolari, alle nostre liste d’attesa ospedaliere, alla sicurezza dei nostri edifici scolastici, alla gestione della nostra cultura, alla lunghezza media dei nostri processi e poi ditemi se stiamo andando nella direzione della garanzia e della sicurezza dei diritti.

In questo contesto degradato mi rifiuto di ascoltare chi parla di “tragica fatalità”, persino se, nel caso di specie, avesse i suoi buoni motivi.

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Commenti

Il disastro di Viareggio

Le F.S. compiono un importante servizio allo Stato. I treni merci trasportano una elevata quantità di materiali utili per la vita economica della nazione.
Ma il GPL può essere anche un mezzo di distruzione di massa. I regolamenti italiani ed europei per il suo trasporto a mezzo rotaia vanno completamente rivisti.
In un recente studio americano sul terrorismo internazionale si fà proprio riferimento ad un possibile attentato a mezzo di un carico di GPL.
Una nave che trasporta GPL può essere trasformata in una incredibile fonte di potenza distruttiva, specie se già ancorata ad un terminal portuale ed in vicinanza di una grande città di mare.
Il gas liquefatto ( allo stato gassoso è inodore ed invisibile) è in pressione all'interno dei contenitori. Se trova una via d'uscita (sportello aperto per urto o per opera di un terrorista) si sposta velocemente lungo il suolo ( essendo più pesante dell'aria) ed in pochi minuti può coprire miglia di mare o si può spargere ricoprendo le vie ed il centro di una città.
A contatto dell'ossigeno dell'aria basta una scintilla fortuita o provocata (innesto) per provocare una esplosione terrificante dall'aspetto simile ad un fungo di matrice atomica.
Il calore generato dall'esplosione è così forte che può risucchiare l'ossigeno circostante condannando qualsiasi forma di vita a bruciare viva oppure a morire soffocata per mancanza di ossigeno.
Ebbene il convoglio deragliato a Viareggio era composto da 14 vagoni di GPL e se ne sono svuotati solo due.
Pensiamo a cosa sarebbe potuto accadere se tutti i 14 vagoni fossero stati coivolti dall'incidente!
Conclusione.
I vagoni carichi di GPL vanno fatti viaggiare all'esterno dei centri abitati creando opportune deviazioni ed appositi binari a loro
dedicati.
Oppure debbono essere create gallerie sotterranee -al di sotto dei centri abitati- dove i carri FS di GPL possano effettuare il loro pericoloso tragitto.
Non occorre dire che questi sarebbero lavori "obbligatoriamente" necessari!

Spese

In quest'Italia che, nonostante tutto, continuo ad amare, quello che non tollero è il buonismo che tuona come una bomba all'idrogeno davanti alle tragedie della vita;
hanno rubato tutti per decine d'anni: non tutti hanno pagato; quelli che, drammaticamente, continuano a pagare ingiustamente sono gli utenti dei servizi pubblici e gli amministratori onesti che sono costretti a salti mortali per far funzionare i servizi;
non credo alla politica del "costo zero": tutto ha un costo ed anche il miglioramento e l'ottimizzazione ha un costo;
nel privato si chiedono dei risultati rispetto a dei budget che vengono distribuiti;
nel pubblico i margini di autonomia dei dirigenti sono irrisori e si chiede spesso di fare di piu' a parità di risorse: forse ho sbagliato palazzo, avrei dovuto iscrivermi a un corso di magia ;-)

Hai ragione aggiungo di più

Hai perfgettamente ragione. L'autonomia, però anche la correlata responsabilità, di chi dirige è irrisoria. Se si aggiunge che ormai nel pubblico (ora anche ospedali, primari ecc.) esistono le categorie protette, che sono i raccomandati e figli di potenti, il quadro è completo ! Il merito non esiste più ! Dirigenti si arriva moltio giovani (27 anni almeno per i più ammanicati) senza uno straccio di esperienza. Ma questi sono i "Managers" diceva Bassanini che ha creato questo stato di fatto: "La privatizzazione della funzione pubblica" una osannata bestialità da i giornali e da certa sinistra.
Ci si meraviglia poi se il pubblico non va più ? Privatizzazione degli Ospedali che non vanno ...... così faremo tante Alitalia. Moralizziamo di più e siamo seri: all'estero non si accede ad un posto dirigenziale se non si è fatto un certo percorso nel tempo e certificato. Quì da noi, invece, arrivano i "managers" raccomandati. Non ci sono più reali filtri creati dalla lunga strada della carriera. Anzi per assurdo chi ha più anzianità, a parità di merito, viene punito ........ ma questo è il mondo alla rovescia !!! E ci si meraviglia di questi risultati nella PA ??

Matteo MARIANI

servizi pubblici

Condivido perfettamente il pensiero, soprattutto quando troppo spesso l'amministratore dell'ente pubblico, nelle scelte strategiche, trascura quei SERVIZI PUBBLICI ESSENZIALI che hanno bisogno di risorse economiche e di personale adeguato agli standard richiesti dall'utenza e dalle necessità.
La situazione è sicuramente resa più difficile nella gestione dalle grandi responsabilità non sempre riconosciute, ma in qualche modo dovute.

commento personale e professionale

concordo sullo spirito di fondo e sono totalmente solidale. Ciò su cui ho una prospettiva diversa è il concetto di economicità, che nella buona gestione aziendale non vuol dire taglio della spesa a tutti i costi, ma miglior uso possibile di risorse- per definizione- scarse.
Non ha affatto giovato alla buona gestione dei nostri servizi pubblici o di rilevanza pubblica, la distorsione del concetto di economicità che viene assimilato da tanti sedicenti policy maker e top manager pubblici allo "spendo poco=sono bravo". Per spendere poco basta infatti fare meno o fare poco. Per essere economici nel senso dell'economia aziendale, e cioè della buona gestione si deve invece, proprio come scritto, usare bene ogni euro di spesa pubblica, per fare bene la prima volta , magari pagando di più per beni. servizi, professionalità, che si trasformano in buona ed economica gestione, efficiente ed efficace. Che cosa ci manca? Le competenze, in primo luogo, troppi incompetenti sono a capo di istituzioni e società, e l'onestà intellettuale e il coraggio di voler affrontare e risolvere i problemi.

Finalmente affermazioni che

Finalmente affermazioni che non possono che provenire da un esperto di Servizi.Perchè invece sono anni che sento inutili e dannose parole di persone che pontificano e sentenziano su un mondo di cui ignorano i fondamentali e non per limiti di conoscenza ma per effetto di un pressappochismo tutto italiano. Il parlare in forma generica della necessità di spendere bene ogni euro pubblico è sterile ma soprattutto negativo pochè fa immediatamente pensare ad un possibile spreco che si trasforma rapidamente in uno spesso immaginario fatto reale. Le faccio appena notare ciò che sta avvenendo prioprio in queste ore in merito al disastro di Viareggio. Roboanti richieste di caccia alle responsabilità; il PM a cui viene attribuita la dichiarezioni su possibili responsbilità di disastro colposo tutte ovviamente da accertare; la quasi condanna mediatica di FS e società privata proprietaria del vagone tutto senza neanche attendere il primo risultato dell'analisi dei fatti.
E se poi risulterà che era tutto secondo norma e che si è trattato di tragica fatalità? Tante vittime hanno purtroppo avuto il triste merito di farci rendere conto che a volte la norma va integrata e da tecnico devo ricordare le innumerevoli vite stroncate ad esempio dalla elettricità prima dell'introduzione di sempre più aggiornate tecniche di sicurezza.
Lo stesso dicasi per la demonizzazione della spesa per servizi tacciata più volte di sprechi solo perchè qualche idiota ipotizzava assurde ed impossibili semplificazioni delle attività.
Ricordo a puro titolo di esempio i treni più volte a Londra passati sul cadavere individuato di una povera donna per non ridurre l'efficienza del servizio.
Colpa della sign. Tathcher o di funzionari troppo ligi da divenire stupidi? Non è che forse questi danni accadono perchè stiamo costringendo chi gestisce servizi a osservare esclusivamente logiche di economicità.
Spesso mi capita di dire che il disatro economico cui stiamo assistendo è stato causato da " ragionieri" che si sono dati alla finanza forzando a tal punto i processi da pensare di generare finanza attiva prescindendo dalla capacità produttiva che a questo punto è stata considerata alienabile piuttosto che da innovare. In maniera scherzosa, ai miei allievi ad archtettura, dico che, nel Project financing, creativo deve essere il "Project" mentre il "financing" deve essere solido.