Intervista

Openparlamento.it: le tecnologie aprono nuovi spazi di democrazia

Per la prima volta un'iniziativa privata utilizza dati pubblici per offrire un servizio (pubblico) migliore di quello delle istituzioni. E' il sito openparlamento.it che, utilizzando i dati di Camera e Senato, permette agli utenti di monitorare l'attività di ciascun parlamentare e di commentare ogni singolo provvedimento. Abbiamo intervistato Vittorio Alvino, uno dei responsabili del progetto che ci parla delle nuove opportunità di controllo sociale offerte dalle tecnologie del web 2.0.

Qualche settimana fa un rapporto pubblicato dall’associazione Openpolis, Cittadinanzattiva e ControlloCittadino ha gettato un po’ di scompiglio tra i parlamentari, conquistando le prime pagine di quotidiani nazionali e telegiornali. Si tratta del rapporto “Camere aperte” sull’attività del parlamento nel primo anno di legislatura. La novità dello studio sta nel fatto che, per la prima volta, si è provato misurare e, quindi, valutare l’attività di ogni singolo parlamentare basandosi su dati quantitativi pubblici, ossia già presenti su diversi siti web, ma mai letti in quest’ottica.
Il termine tecnico, caro ai fan del web 2.0 è remixability, ossia la capacità delle tecnologie di reperire dati in rete e manipolarli, offrendo nuove chiavi di lettura e quindi, nuove informazioni. Lo strumento, invece, che ha permesso questa nuova lettura è il sito openparlamento.it, iniziativa spontanea nata dall’associazione no-profit Openpolis e interamente dedicata al monitoraggio dell’attività parlamentare.

Il progetto openparlamento.it

Come ci ha spiegato Vittorio Alvino, uno dei responsabili dell’iniziativa “L’idea progettuale è nata un paio di anni fa e l’impegno maggiore è stato quello di creare un sistema automatico in grado di eseguire una scansione quotidiana dei siti web di Camera e Senato e importare tutti i dati all’interno di un nostro database costruito secondo una logica, una flessibilità ed una possibilità di lettura personalizzabile”.
In pratica, quindi, i dati c’erano già, ma il modo in cui venivano offerti alla rete, e quindi agli italiani, non era tra i più accessibili. Openparlamento.it, invece, così come molti servizi di pubblica utilità basati sul web 2.0 sviluppati in Gran Bretagna o negli Stati Uniti, ha offerto ai suoi utenti gli stessi dati dei siti di Camera e Senato, organizzandoli in modo che l’informazione in essi contenuta fosse più fruibile e accessibile a tutti.
“Oltre a questo – continua Alvino – la cosa che ci premeva di più era rendere la materia parlamentare, snidata dalle logiche della politica, oggetto di dibattito e di schieramento”.
Su openparlamento.it, infatti, non solo si può monitorare l’attività di ogni singolo parlamentare, analizzandone le presenze, le assenze e la partecipazione agli atti prodotti, mi si può anche accedere a tutti gli atti, commentandoli e votando a favore o contro ciascuno di essi. Come spiega Alvino “Il pubblico a cui puntiamo noi non è quello degli addetti ai lavori, ma dei semplici cittadini. I servizi sviluppati fino ad ora, infatti, sono di due tipi: da una parte un tipo più professionale, che informa l’utente sulle attività di ogni parlamentare o su quelle relative ad un singolo tema o atto; dall’altra un tipo di servizio più rivolto ai temi dell’e-participation che, in futuro, potrebbe evolvere verso strumenti di lobbying diffuso. Oltre alla trasparenza l’obiettivo dell’intero progetto è, soprattutto, innescare un meccanismo di confronto tra rappresentati e rappresentanti ridando senso al concetto stesso di rappresentanza”.

Openpolis.it

Openparlamento.it ha preso vita da un altro progetto dell’associazione Openpolis, il portale openpolis.it, una sorta di enciclopedia on line dedicata alla politica e ai politici, che raccoglie tutti i 130.000 eletti in Italia a tutti i livelli istituzionali e offre agli utenti la possibilità di conoscerli e di tener traccia delle loro dichiarazioni su singoli temi o argomenti.
Per realizzare il sito l’associazione è partita dai dati dell’anagrafe degli amministratori locali, presso il Ministero dell’Interno, su cui, però, non si hanno garanzie né di completezza né di aggiornamento. “Per questo motivo, ed anche perché si tratta di una mole notevole di informazioni – spiega Alvino – abbiamo scelto la strada del web 2.0, sviluppando una soluzione che permettesse a chiunque ne avesse voglia di aggiornare le informazioni sul sito e controllarne la correttezza”. Un’idea vincente sotto tutti i punti di vista, sia perché in Italia non esiste un'altra banca dati simile, sia perché i politici stessi hanno visto in openpolis.it un’opportunità di visibilità a livello nazionale. “Degli oltre  4600 utenti registrati alla nostra community – dice Alvino - circa il 20% sono i politici stessi.”

Le tecnologie aprono nuovi spazi di democrazia

Utilizzo del dato pubblico e partecipazione sono, dunque, le chiavi di un servizio veramente innovativo, probabilmente unico nel suo genere in Italia. Quando chiediamo a Vittorio Alvino perché in Italia manchi questo tipo di servizi di iniziativa civica, che invece ha fatto la fortuna del web 2.0 nel resto del mondo, ci risponde che “le maggiori opportunità per iniziative di questo tipo si aprono proprio sulla base del concetto di pubblicità del dato. Per un paese come il nostro che non ha una cultura della trasparenza e dell’attenzione al dato pubblico, le nuove tecnologie aprono uno spazio di democrazia che prima non esisteva, dandoci la possibilità di pungolare le istituzioni e sfidarle su un campo del tutto nuovo. Fino ad ora l’unica opportunità che avevamo era quella di ingaggiare battaglie affinché la classe politica si dotasse di norme. Con il web 2.0, invece, i cittadini hanno la possibilità di esercitare un controllo sociale sui propri rappresentanti.” Alvino supporta questa tesi portando come esempio le reazioni di alcuni politici alla pubblicazione del rapporto che, contestando i dati sulle presenze, hanno assicurato che provvederanno essi stessi a pubblicare i dati “reali”. Insomma una gara alla pubblicità del dato che fa capire come si possa sfidare e battere un atteggiamento di chiusura o di mancanza di trasparenza.

Ma come hanno risposto la rete e l’utenza?

“Occorre fare un po’ di distinzione - continua Alvino. Con i responsabili tecnici dei siti di Camera e Senato abbiamo un ottimo rapporto di collaborazione, anche se non dall’inizio. Per quanto riguarda il mondo politico e parlamentare, invece, come le ho detto i commenti si sono spaccati soprattutto in relazione ai risultati di “camere aperte”. In particolare chi si trova nella parte bassa della classifica ci ha accusato di usare criteri arbitrari di valutazione sostenendo che la misura quantitativa non rende giustizia al lavoro parlamentare. Ovviamente è la prima volta che viene individuato un indice di questo tipo e, quindi, i margini di miglioramento sono ampi, ma quello che dispiace è che nessuno dei critici abbia proposto suggerimenti. La sensazione è, comunque, quella di aver toccato un nervo scoperto: per la prima volta i parlamentari si sentono oggetto di osservazione e valutazione e in imbarazzo perché queste valutazioni sono state fatte in base a dati che loro stessi forniscono. Infine, per quanto riguarda i cittadini, forse è ancora presto per fare un bilancio. Sicuramente il picco di accessi dei primi due o tre giorni, dovuto alla pubblicazione del rapporto, ci ha portato un pubblico maggiormente interessato alle classifiche, che sono un aspetto marginale del sito, però dai giorni seguenti si nota una persistenza media della vista di gran lunga superiore alla media. Siamo intorno ai sei minuti, il che significa che le persone utilizzano il sito. Magari arrivano incuriosite dal gioco della classifica, ma poi scoprono una serie di servizi utili. Gli utenti registrati in pochi giorni sono arrivati a 600 e molti hanno cominciato a utilizzare gli strumenti, innescando un meccanismo di interazione e di manipolazione della materia parlamentare fino ad oggi abbastanza nascosta e distante.” 

Un’occasione imprenditoriale

Openparlamento.it apre, tra l’altro, anche possibilità di business. Dopo aver tentato, con scarso successo, la strada della contribuzione volontaria da parte degli utenti con openpolis.it, l’Associazione Openplis ha, infatti, capito che le informazioni che aveva a disposizione riorganizzando i dati pubblici erano di un certo valore “I servizi di openparlamento.it possono essere personalizzati per chi fa informazione o per aziende o servizi pubblici che seguono continuativamente i lavoro parlamentari. A questi soggetti siamo in grado di offrire dei servizi aggiuntivi a pagamento con cui contiamo di finanziare l’intero, o parte del progetto che ha per noi un costo notevole”.

Your rating: Nessuno Average: 4.7 (3 votes)