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Mafia e appalti pubblici, soci per legge - Articolo vincitore del Premio INCHIESTA PA

Si data 22 dicembre 2008 l'approvazione da parte del Senato della Repubblica alla legge 201, che dà la possibilità alle stazioni pubbliche appaltanti di affidare lavori con un importo compreso tra i 100.000 e i 500.000 euro senza ricorrere a gare, bandi e controlli formali. Ciò significa vittoria del sistema clientelare. Eolico di Mazara del Vallo e Policentro di Partinico (PA) sono solo due casi di infiltrazioni mafiose in affari pubblici.

Che bastino in Italia poche righe di una legge per cancellare in un attimo quindici anni di storia legislativa e di lotta alle infiltrazioni mafiose in materia di appalti pubblici sembra assai strano a dirsi quanto facile a farsi. Da qualche mese, la 201/08 ha aperto la strada all’affidamento dei lavori pubblici con un importo fino a 500.000 euro mediante “formula fiduciaria”, senza ricorrere a bandi, gare o altri deterrenti al coinvolgimento di associazioni a delinquere. Non superare tale cifra nell’arco di un anno è l’unico limite, strappato al governo quasi con la forza dal PD e peraltro non particolarmente insormontabile, posto a una stessa società. Questo particolare contenuto in una legge, che parla di tutt’altro argomento, casualmente “sfuggito” ai media nazionali, è passato sotto silenzio al voto del Parlamento, che senza alcun indugio ha dato il proprio benestare a quella che di fatto costituisce la vittoria del sistema clientelare.

Gianluca Ricupati studia attualmente Lettere Moderne presso l'Università di Palermo, in vista di una formazione prettamente più giornalistica. Ha maturato la sua passione ed esperienza nel campo attraverso una collaborazione, che dura già da 4 anni, con l’emittente televisiva di Partinico (PA) Telejato. E' anche un corrispondente dei giornali web "Lo Schiaffo" e "AgoraVox".

Si voleva fronteggiare la crisi nel settore delle opere pubbliche e semplificare le procedure d’appalto: lo si è fatto a dispetto di qualunque pur minima riflessione sulla connessione tra presenza del sistema mafioso e azione della pubblica amministrazione, senza che l’attuale commissione antimafia si sentisse in dovere di pronunciar parola in tal senso. Spazzate via legalità, trasparenza e legittima concorrenza degli appalti assegnati da comuni, province, regioni e dallo Stato stesso. Campo libero e guadagni assicurati per gli “amici degli amici”, attraverso la paradossale e irrazionale scelta di combattere la lentezza burocratica saltando tutti quei controlli che cercavano di arginare l’arricchimento del sistema mafioso con soldi che arrivano direttamente dalle tasche di ogni singolo cittadino. Ad inebriare sindaci, funzionari comunali o politici locali l’odore di una “generosa” mazzetta e lavori in un batter d’occhio affidati in nome dell’urgenza e della tempestività. E se si incappasse in fervidi “devoti della legalità”, si passerà ad intimidazioni, ricatti e soprusi. Scene in fondo viste e riviste.
Tanti saluti al bando pubblico, alle varie documentazioni che attestano la compatibilità della società partecipante, nonché ad una determinata percentuale di ribasso sull’originario importo di base d’asta. L’ha avuta vinta quella mafia, economia essa stessa, che distorce le regole del mercato e della concorrenza, che impedisce lo sviluppo nella legalità del sistema produttivo italiano, creando attraverso il consenso intorno alle organizzazioni a delinquere uno “stato parallelo”, verso cui la popolazione è spinta certamente anche per la lentezza e l’inefficienza della pubblica amministrazione.
E purtroppo le argomentazioni a sostegno di questa tesi non sono poche e neppure banali: lo dimostrano gli oltre 170 comuni sciolti per mafia, i documenti con centinaia di nomi di imprenditori e commercianti collusi con la mafia sequestrati durante l’arresto dei boss di Cosa Nostra siciliana, Salvatore e Sandro Lo Piccolo. Ed ancora il sistema delle estorsioni a tappeto, il 90% delle quali non viene denunciato: se la mafia non riesce ad aggiudicarsi un appalto, scatta per chi vince il dovere di “mettersi a posto”, pagando una sorta di imposta per evitare “eventuali incidenti” e garantendo nel frattempo subappalti e forniture ad imprese ad essa direttamente vicine. Tutto ciò come se nessuno fosse a conoscenza delle quotidiane operazioni di contrasto alla criminalità organizzata o avesse sentito l’esigenza di dare quantomeno una sfogliata ad una qualunque relazione degli ultimi anni della Commissione Antimafia, oggi purtroppo caduta nell’oblio del Parlamento per l’esiguo lavoro prodotto. Avrebbero saputo di ripetuti e giornalieri condizionamenti negli appalti, nell’operato della pubblica amministrazione e dell’imposizione inevitabile, almeno nel Mezzogiorno, di tasse di stampo mafioso.
A febbraio, collusioni e irregolarità sono state svelate nella costruzione di parchi eolici nell’area del trapanese, sebbene si trattasse di un progetto avviato attraverso regolare bando e controlli in apparenza serrati. La mafia ha appoggiato in particolare la realizzazione di un impianto a Mazara del Vallo, investendo in tangenti per assicurarsi dentro al Comune l’appoggio di politici e funzionari. Arrestati 8 soggetti che facevano parte della cosiddetta “zona grigia”di Cosa Nostra, una sorta di lobby che vive apparentemente nella legalità ed invece apporta alla mafia un essenziale contributo.
A Partinico, a 30 km da Palermo, invece sembra ormai destinata ad avviarsi la costruzione, in progetto da parecchi anni, di un megacentro commerciale all’ombra della mafia. Ancor prima che venga posta la prima pietra, da alcune intercettazioni si è appreso che già l’acquisto dei terreni, sui quali la struttura dovrebbe sorgere, ha fruttato alla famiglia mafiosa locale dei Vitale-Fardazza ben 125 mila euro. Soltanto due degli innumerevoli casi che affliggono in primo luogo le realtà del meridione il cui sviluppo resta fortemente frenato dalla presenza criminale. Un sistema illegale e distorto che tuttavia ottiene sempre più una propria “rispettabilità sociale” di fronte alla totale assenza, se non all’azione in pratica regressiva, della politica e dello Stato italiano.

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Commenti

complimenti!

VIVI complimenti Gianluca R., grazie per l' utile informazione. E' di giornalisti come Lei che avrebbe bisogno la nostra povera Italia! complimenti ancora, buon lavoro_

Complimenti per

Complimenti per l'articolo!Sono una studentessa e sto preparando una tesi sull'argomento in questione, se possibile, mi sarebbe utile qualche informazione su tale intervento legislativo e in generale sulle fonti dalle quali poter reperire del materiale.GRAZIE

risposta

sono un giovane artigiano edile, posso acquisire piccoli lavori pubblici fino a 310.000,00 Euro, adesso grazie alla Legge che consente la procedura negoziata fino ad importi di euro 500.000,00 i bandi per le gare d'appalto fino a quegli importi sono praticamente spariti, ad esempio, in Liguria solo una gara in pubblicazione, in Emilia Romagna anche, in Lombardia riduzione del 90% come in tutte le altre regioni del Nord e centro Italia, il risultato e' che a lavoretti nell'ordine degli importi di cui sopra adesso ci presentiamo a concorrere in cento partecipanti, contro la ventina che eravamo prima e non riusciamo quindi piu' ad accapparaci le piccole commesse che sono sparite non si sa dove visto che non vengono piu' pubblicati bandi o avvisi di gara;
La concorrenza e' stata stravolta soprattutto per gli artigiani e le piccole ditte, con le trattative che vanno sempre alle solite imprese di fiducia dell' Ente appaltante in base a presunti criteri di rotazione e trasparenza;
Povera Italia tuteliamo sempre le imprese piu' grosse e ammanicate;

Si certamente, puoi

Si certamente, puoi contattarmi alla mail gianluca_89@hotmail.it !

Gianluca Ricupati

E' agghiacciante. Certe volte

E' agghiacciante. Certe volte mi vergogno di vivere in questo Paese, e mi viene in mente la frase di Corrado Alvaro, secondo cui la peggiore cosa che può capitare a una comunità è convincersi che vivere rettamente sia inutile.
Tuttavia, questo deve darci uno stimolo a resistere, nei limiti del possibile, a non far passare sotto silenzio queste cose.
Purtroppo è una fatica di Sisifo, quando sembra di avere raggiunto qualcosa si ricomincia da capo...
Scusatemi se non ho il coraggio di firmarmi, già ce ne vuole un pò per rispondere.

Superficialità e contraddizioni

Leggo sgomento della premiazione di questo articoli zeppo di luoghi comuni, copiature se non plagi, inesattezze e soprattutto contraddizioni. Buona parte dell'articolo è una cattiva scopiazzatura del libro di Vittorio Mete sulle infiltrazioni della criminalità nella p.a. e di un recente articolo del periodo siciliano "S" diretto da Francesco Foresta, ex caporedattore del Giornale di Sicilia. Anche per copiare, ci insegnavano al liceo, ci vuole un pò di applicazione. Mi chiedo se prima di premiare un articolo ci sia qualcuno che si preoccupa di verificare le informazioni e la originalità degli stessi. Per chi si volesse documentare, inoltre, sarebbe curioso chiedersi come mai lo stesso autore dell'articolo, dalla tv di paese Tele Jato, è da anni un propugnatore-tifoso della speculazione Policentro, il mega centro commerciale su cui sta indagando la magistratura (che peraltro non ha ancora appurato la dazione di denaro ai mafiosi di cui si scrive). Fino a due anni a Partinico c'era un sindaco che si opponeva alla speculazioni di Policentro. E' stato fatto fuori e sfiduciato dal consiglio comunale proprio sulle pressioni e sulle intimidazioni di Tele Jato.
Concludo sottolineando che questo premio di Forum PA è certamente una piccola cosa, ma vi invito a fare più attenzione a trattare questi argomenti. Non è sufficiente leggere alcune parole chiave (mafia, appalti, sicilia) per attribuire a uno scritto confusionario la dignità di "inchiesta" e addirittura premiarlo. La lotta alla mafia e alle infilitrazioni nella p.a. è una cosa terribilmente seria, e ogni giorno funzionari e dirigenti e forze dell'ordine e magistratura lottano in prima linea rischiando sulla propria pelle. Speculare su questa battaglia è immorale. Forum PA non dovrebbe avallare queste operazioni di basso profilo e dotarsi di strumenti di verifica affidabili. E' un tema delicato su cui molti mettono a rischio la propria incolumità. E' il caso di trattarlo con tanta approssimazione?

Grazie
Roberto Angelini, Palermo

dalla redazione

Roberto, i lavori che hanno partecipato al Premio INCHIESTA PA sono stati valutati da una giuria esterna a FORUM PA composta da giornalisti.
quando parli di strumenti di verifica affidabili a cosa ti riferisci esattamente?

A qualcuno l'informazione sana e pulita nuoce alla salute!

Io invece leggo molto preoccupato il tuo commento. Preoccupato perché credo fermamente nei valori dell’antimafia e inseguo il giornalismo sulla via dell’onestà, della legalità e soprattutto della seria informazione. Quello che molti, tu per primo, non hanno ancora capito è che per fermare il cancro mafioso non basta l’azione repressiva delle forze dell’ordine. Serve abbattere tutto un sistema culturale corrotto che sta dietro alle mafie e che, constato, non accenna a bloccarsi o ad essere fermato, avendo letto veramente deluso il tuo commento.

Quella che tu definisci speculazione sulla battaglia che conducono forze dell’ordine e magistratura, io invece la chiamo operazione di sostegno culturale finalizzata all’abbattimento di Cosa Nostra, un’organizzazione criminale che va al di là delle sue forze militari, altrimenti oggi sarebbe già stata sconfitta.

Resto basito sentendo dire che il consiglio comunale di Partinico sfiduciò il sindaco per le “intimidazioni” (?!) di Telejato (è una tv, non un’organizzazione criminale, per chi si trovi a leggere tali commenti). Io sarei un tifoso-propugnatore della Policentro? Chi ti ha fornito queste false informazioni, evidentemente ha sbagliato, e di molto, persona. Al di là dei miei personali giudizi, aver scritto “a Partinico, a 30 km da Palermo, invece sembra ormai destinata ad avviarsi la costruzione, in progetto da parecchi anni, di un MEGACENTRO COMMERCIALE ALL’OMBRA DELLA MAFIA, ecc ecc” dà un’immagine positiva della questione? Non mi pare proprio, anzi! Mi fermo qui nel commentare questo punto. E purtroppo anche Telejato subisce commenti di tal genere, che mirano solamente a denigrarne l’immagine e ad isolarla dal panorama sociale, appoggiando direttamente la sua scomparsa (attraverso l’eventuale eliminazione del direttore Pino Maniaci!).

Che il contenuto dell’articolo sia un luogo comune devo dirti che mi sorprende, dato che nessun organo di informazione nazionale ha ritenuto opportuno approfondire il contenuto della legge 201 del dicembre 2008, passata al Parlamento sotto silenzio. Addirittura parte di tale inchiesta da me realizzata è da datarsi gennaio 2009, pubblicata su diverse testate web. Poi nel partecipare a tale concorso, ho ritenuto opportuno approfondire la questione, citando qualche esempio di infiltrazioni mafiose negli affari pubblici nelle realtà a me più vicine!

Purtroppo non ho letto né il libro né l’articolo che tu citi: da una parte me ne dispiaccio, avrei senz’altro potuto affrontare la questione in un modo ancora migliore, dall’altra parte sono fortemente contento che non sia il solo a scrivere sull’argomento (e tali professionisti sicuramente non devono subire paragoni con me!).

Invito Forum PA a verificare il contenuto della mia inchiesta. Se lo riterrà opportuno potrò fornire i miei articoli precedenti e le fonti del pezzo. Auspico che l’intento di censura, mediante la diffamazione, del sig. Roberto Angelini non vada a buon fine.

Sono entusiasta ogniqualvolta mi trovo a confrontarmi con chi la pensa diversamente da me. Ma un tale atteggiamento e commento è inaccettabile non per la mia dignità, ma per tutti coloro che ogni giorno lavorano sul campo (dal giornalismo all’attività contro la criminalità) e spendono il proprio tempo, anche a rischio della vita (vedi le numerose minacce che subiamo quotidianamente nel lavorare in una tv antimafia come Telejato), mentre gente, come Roberto, seduto dietro una scrivania va in giro a diffamare chi ci crede veramente e fa quel che fa senza secondi fini. Mi dispiace che il mondo giri così.

Gianluca Ricupati

Precisazione

Scusate se mi intrometto, ma ho visto citato il mio nome e mi sono sentito in dovere di intervenire per fare chiarezza. Se l'articolo è quello che leggo in cima a questa pagina, come mi sembra di capire, non c'è assolutamente nulla di "copiato" dal mio libro "Fuori dal Comune" che, tra l'altro, tratta delle infiltrazioni nelle amministrazioni locali, non nella P.A. in generale, né nel campo imprenditoriale.
Tutto qui. A disposizione per altri eventuali chiarimenti.
Vittorio Mete