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Regione Lazio: gestione assistenza sanitaria nelle carceri alla Regione dal 1 ottobre

Dal 1 ottobre l’assistenza sanitaria nelle carceri del Lazio sarà gestita dalla Regione. Oggi i detenuti nel Lazio sono 5.359 e per tutti la Regione si impegna ad assicurare il mantenimento dei livelli di prestazione sanitaria già erogati dal Ministero - ha dichiarato il Presidente della Regione – e, con la collaborazione del Garante per i detenuti Marroni lavoreremo per qualificare e migliorare ulteriormente l’assistenza sanitaria nelle carceri”  “Senza l’impegno della Regione - ha detto il Garante dei diritti dei detenuti Angiolo Marroni - dal primo ottobre i detenuti delle carceri del Lazio rischiavano di trovarsi senza assistenza sanitaria. Il trasferimento alle Asl dell’assistenza sanitaria non era più rinviabile. L’esperienza ha, infatti, dimostrato che quello alla salute è uno dei diritti più vilipesi in carcere, non per cattiva volontà degli operatori, ma per la oggettive carenze di personale, strutture e fondi. Oggi, grazie all’impegno della Regione, siamo davanti ad una importante affermazione del diritto alla salute anche in carcere”. Fonte: Regione Lazio

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Commenti

Approposito della salute......

La voce unanime che si è levata con il passaggio della Sanità penitenziaria al SSN ha affermato quanto fosse sacrosanto il rispetto, la tutela e la "cura" della salute della popolazione detenuta.
Nessuno potrebbe negarlo, nessuno schieramento politico, nessun uomo con un intelletto di media qualità: garantire buona salute dietro le sbarre significa anche garantirne fuori.Prima o poi dalla galera si esce e se si è imparato a curare il proprio corpo e la propria psiche, poi il principio si pratica anche fuori.Ma chi deve prendersi cura di questi corpi e di queste anime? I professionisti chiamati a farlo sono primariamente quelli sanitari, i medici e gli infermieri per intenderci.Noi infermieri penitenziari sappiamo come fare ma non ci hanno mai permesso di realizzare il nostro mandato: non ci è mai stato dato di "collaborare" alla presa in carico del paziente così come avviene nel VERO SSN.Eppure il nostro profilo professionale, la nostre responsabilità giuridica, la nostra competenza non ha nulla di meno professionale, di meno responsabilmente giuridico, di meno competente di quella della classe medica.
Un magistrato chiamato a decidere per negligenza,imperizia o imprudenza scommetto non farebbe nessuna distinzione tra un medico ed un infermiere: tutte e due sono PROFESSIONI INTELLETTUALI.Nessuno storca il naso, è così che piaccia o meno.L'infermiere ha il medesimo profilo giuridico del medico ergo stesse responsabilità nella presa in carico del paziente.Eppure il Ministero della Giustizia che per anni ci ha reputato OPERAI, pagati e gestiti come tali non l'ha mai saputo.....peccato, non lo sa nemmeno il SSN che ci prende in carico, su proposta saggia del Governo nell'organismo autorevole del Consiglio della Presidenza dei Ministri, con il livello dei colleghi neo assunti, senza riconoscerci quella competenza, quell'anzianità, quelle specificità, quella qualifica professionale di caposala, per chi ne era in possesso, che invece riempiono le bocche e le tasche dei medici penitenziari tutti elevati a DIRIGENTI di I livello, anche quelli che come SIAS hanno un semplice contratto di prestazione d'opera.Ma questa è ancora un'altra storia: il concetto fondamentale era sottolineare che se noi professionisti infermieri siamo così trattati, gestiti ancora come OPERAI, ritenuti solo dispensatori di farmaci e basta, tutti perderanno l'occasione di perseguire il vero obiettivo della salute in carcere, tutti.
Oppure pensate che solo i medici siano gli unici titolari della gestione del "piano di cura" per i reclusi? Pensate ancora che la "pianificazione per obiettivi" per il raggiungimento della salute sia solo una favola da raccontare? No, è la realtà pratica dell'esercizio professionale per gli operatori sanitari, anche quelli penitenziari.
E quanto lontano pensate di andare senza tutelare e coinvolgere TUTTI i professionisti che devono impegnarsi su questo?
Io penso che non avete ancora valutato bene gli estremi di questa grande matassa da dipanare e rifare in un gomitolo senza nodi........eppure noi infermieri le risorse le possediamo tutte, peccato non ne siate consapevoli voi.
Il nostro impegno per diffondere la cultura del valore professionale che possediamo è appena iniziato e per noi va di pari passo con la tutela della salute per ogni singolo detenuto, al quale nonostante tutto e tutti, dobbiamo riservare medesima valenza nella cura.
Buon lavoro anche a voi.