Intervista

Considerazioni sull'e-inclusion nell'amministrazione penitenziaria

Luigia Mariotti Culla - Direttore ISSP, Istituto Superiore Studi Penitenziari

Il contesto "carcere" richiede una gestione attenta nell'utilizzo dell'ICT per coniugare lo svolgersi regolare della vita comune e il reinserimento del detenuto nel contesto sociale. Sullo sfondo il tema della riforma in una situazione di emergenza che si ripresenta in tutta la sua gravità.

Si sottolinea l'urgenza di una riforma del sistema penitenziario, che metta al centro da un lato la "persona" del detenuto e i suoi diritti, dall'altro la sostenibilità sociale. Quali sono i tratti essenziali che dovrebbero essere sviluppati in questo processo di riforma?

Il tema della riforma del sistema penitenziario evidenzia una problematica complessa, che va collocata ed analizzata nel contesto del profondo mutamento che ha interessato il tessuto sociale del nostro paese negli ultimi decenni, con la consapevolezza di come l'adozione del provvedimento di indulto abbia risposto solo temporaneamente ad una situazione di emergenza che si sta rapidamente ripresentando nella sua gravità. Un urgente intervento innovatore da parte del legislatore appare oggi quanto mai opportuno, per consentire di concretizzare la piena affermazione dei diritti del detenuto riconosciuti e tutelati dalla Costituzione e già valorizzati dalla Legge di riforma 26 luglio 1975, n. 354 e dal successivo Regolamento di esecuzione emanato con D.P.R. 30 giugno 2000, n. 230. A mio avviso la riforma del sistema penitenziario non può non passare attraverso una parallela rivisitazione e razionalizzazione dell'intero sistema punitivo, tramite una ricognizione dei beni giuridici meritevoli di tutela penale, che riservi alla pena detentiva un ruolo realmente residuale ed individui in forme sanzionatorie concretamente efficaci i meccanismi utili a svolgere nel sistema penale un'azione adeguata di prevenzione generale e speciale. Nel perseguire una maggiore sostenibilità sociale del sistema penitenziario è opportuna anche la rimodulazione di misure alternative alla detenzione, che vanno rivisitate in mododa consentirne una più agevole applicazione all'alta percentuale di popolazione detenuta di cittadinanza straniera, oggi pesantemente penalizzata nella concessione dei benefici a causa dell' estrema precarietà della condizione sociale di provenienza. Ovviamente l'insieme di questi interventi non può non accompagnarsi all'edificazione di nuove strutture detentive e all'assunzione di nuovo personale, al quale va garantita una formazione capillare e continua.

L'inclusione sociale tocca un diritto diacronico del detenuto, rimanendo in capo alla persona durante il periodo di detenzione e riproponendosi in maniera più evidente alla fine dello stesso. Come si affronta la questione dai due punti di vista?

L'Amministrazione Penitenziaria è chiamata ad assicurare la corretta esecuzione dei provvedimenti restrittivi della persona, in funzione della rieducazione del condannato. Nell'ambito dell'attuazione delle proprie finalità e nella consapevolezza della necessità di favorire il dialogo interistituzionale per migliorare l'efficacia degli interventi per il reinserimento socio-lavorativo dei soggetti in esecuzione penale, l'Amministrazione Penitenziaria ha posto in essere diverse azioni di formazione e sensibilizzazione. Cito il "Progetto A.S.I.S. - Azione di sistema per l'inclusione sociale dei soggetti in esecuzione penale", realizzato dal Nucleo Permanente Progetti Fondo Sociale Europeo di questa Amministrazione, del quale sono io stessa Coordinatore. Il principale obiettivo è stato favorire l'azione concertata tra tutti coloro che sul territorio si occupano della definizione di attività mirate al contrasto dell'esclusione sociale dei detenuti. E' importante, infatti, che la comunità esterna sappia guidare i processi di reinserimento dei soggetti, garantendo idonei livelli di accoglienza per evitare traumi da post-detenzione. Si tratta dunque di superare i vincoli oggettivi presenti nelle strutture territoriali deputati alla programmazione degli interventi di carattere sociale per creare una rete in grado di affrontare e risolvere non solo il problema della diffusione della cultura della legalità, ma anche il reinserimento sociale dei condannati e degli internati e la prevenzione della reiterazione dei reati.

Quale è ad oggi l'utilizzo delle tecnologie della comunicazione negli istituti penitenziari?

Nell'ambito ICT lo sviluppo del sistema informatico costituisce da sempre una delle priorità individuate dall'amministrazione penitenziaria per consentire l'ottimizzazione della gestione degli Istituti e delle altre strutture dislocate sul territorio. Il progressivo e costante aumento della popolazione detenuta ha reso indispensabile l'articolazione di un modello amministrativo reso da tempo integralmente automatizzato, che agisce tramite lo sviluppo di svariati applicativi completamente coordinati tra di loro e che consente la strutturazione di un sistema flessibile e in grado di rispondere alle diverse esigenze conoscitive dell'amministrazione. Attualmente le linee di sviluppo del sistema di comunicazione sono molteplici, tra queste, in particolare, l'ISSP ha contribuito a promuovere, con l'Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automatizzato, la realizzazione del portale G.O.L.F. - Gestione On Line della Formazione, per una stabile interazione tra le strutture centrali e periferiche dell'Amministrazione in tema di formazione e comunicazione. La finalità è la creazione di un sistema condiviso di gestione delle attività formative rivolte ai diversi operatori penitenziari. Per il 2008 l'UE ha lanciato l'iniziativa e-Inclusion 2008, raccogliendo la sfida già lanciata a Riga di una società dell'informazione inclusiva anche e soprattutto delle categorie sociali svantaggiate e/o a rischio esclusione. Si è parlato di anziani, disabili, immigrati. Niente sui detenuti…

L'utilizzo delle ICT da parte dei soggetti detenuti rappresenta di sicuro un aspetto di estrema delicatezza. Il contesto carcere richiede una gestione alquanto oculata, al fine di coniugare l'esigenza del regolare svolgersi della vita comune con il buon esito del reinserimento del detenuto. Con riferimento all'iniziativa e-inclusion 2008 e alla realizzazione di una società dell'informazione inclusiva, non credo che ci sia una reticenza di fondo. Sussiste per lo più una necessaria adattabilità al contesto penitenziario di questi moderni strumenti di comunicazione e informazione. Si tratta, comunque, di forme che a particolari condizioni di sicurezza fanno ingresso in molti istituti. Il sistema penitenziario a partire dalla riforma avvenuta con la Legge 26 luglio 1975, n. 354, ha d'altra parte subito un'importante evoluzione e soprattutto una rottura con quello che era il passato sia normativo che operativo. Il nuovo progetto di carcere, infatti, prevede accanto ai tradizionali strumenti di recupero sociale, costituiti da lavoro, religione e istruzione, un'ampia possibilità in capo ai detenuti di avere contatti con la famiglia e soprattutto con il mondo esterno, attraverso ad esempio la partecipazione delle istituzioni locali, all'ingresso dei volontari e alla fruizione di permessi. La nuova legge, quindi, ha il merito di aver dato importanza alla funzione risocializzatrice della pena, soprattutto nella fase esecutiva, considerando il carcere non più come un luogo di separazione e di segregazione dalla società civile, ma come un momento di intervento dello Stato per offrire le strutture materiali e psicologiche necessarie al reinserimento.

Per concludere, quali sarebbero - a suo giudizio e alla luce delle esperienze positive realizzate nel contesto di singoli istituti penitenziari - le linee guida auspicabili per fare dell'e-inclusion una dimensione costitutiva delle politiche in ambito di amministrazione penitenziaria?

Le possibilità di trattamento offerte oggi alla popolazione detenuta risultano molteplici grazie da una parte alla concreta risposta dei soggetti esterni in termini di partecipazione e apertura alla realtà carceraria, dall'altra a un trattamento individualizzato, che tenga conto delle esigenze del singolo e sia elastico e adattabile alle varie situazioni. Diversi sono gli elementi del trattamento: dai contatti con il mondo esterno e con la famiglia al lavoro all'istruzione, alla religione, alle attività ricreative e sportive. Attraverso questa vasta gamma di elementi rieducativi, il detenuto è libero di scegliere come comportarsi e quali tra le offerte proposte è in grado o vuole accettare al fine della propria riabilitazione. Ma la rieducazione, il recupero e l'integrazione sociale del soggetto detenuto si concretizzano anche attraverso l'istruzione o meglio la formazione più in generale, sia durante che dopo la detenzione. Questa esigenza è quanto mai indispensabile nel caso della popolazione detenuta straniera che, spesso priva di radicamenti sul territorio, si trova ad affrontare difficoltà quasi insuperabili. In questo senso l'Amministrazione Penitenziaria si sta muovendo anche con l'attivazione negli istituti penitenziari di corsi di istruzione a livello della scuola dell'obbligo e universitario. Integrare nello sviluppo della società dell'informazione anche le fasce particolari e svantaggiate della società, a rischio di esclusione, quale è appunto la popolazione ristretta, prevedendo anche il coinvolgimento di strutture esterne al carcere, significa migliorare la condizione detentiva e ridurre gli effetti negativi della privazione della libertà personale. Va inoltre considerato che questi strumenti e servizi rappresentano anche la possibilità di formare figure professionali operanti nell'ambito delle tecnologie informatiche e delle comunicazioni, costituendo così un'opportunità per affrontare al meglio la vita una volta fuori dal carcere.

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