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La banda dell'innovazione

Perché, quando si parla di infrastrutture necessarie per lo sviluppo del nostro Paese, la questione della banda larga non è inserita tra gli obiettivi programmatici? Una riflessione sugli scenari futuri, alla luce degli indirizzi prevalenti nella nostra classe dirigente.

Oggi Massimo Giannini, in un suo fondo su Affari&Finanza, intitolato “Se la politica non investe su internet” mette in luce la distanza quasi siderale tra il nostro Paese e le economie rampanti dell’Est, quello lontano e - aggiungo io - anche quello vicino. Scrive Giannini che siamo all’ultimo posto in Europa per percentuale di popolazione collegata a Internet, percentuali in crescita anno dopo anno ma lontanissime da altre situazioni.
Nel 2008 la domanda di internet aumenterà al ritmo del 100% all’anno. Cosa significa, significa che se non vogliamo perdere l’ultimo treno per Yuma, forse dovremmo rimettere al centro della politica e al centro delle politiche la questione (vecchia anzi vecchissima) delle infrastrutture necessarie per questo derelitto paese. Pare che per nessuno dei due principali schieramenti la questione della copertura a banda larga (ma dovremmo già parlare di larghissima banda!) sia chiaramente delineata come obiettivo programmatico.

Scrive Giannini : “dagli Stati Uniti all’Asia i governi cominciano a rafforzare le strategie d’investimento per ampliare i network ad alta e altissima velocità. L’Italia è fuori da questi radar. […] Per colmare il digital divide italiano servirebbero un governo e molte risorse. In campagna elettorale svettano altre priorità.”

Ora, perché quando si parla di infrastrutture necessarie per lo sviluppo si pensa solo alla Torino - Lione o ad altre mega opere dai costi inimmaginabili? Non viene il dubbio che stiamo lavorando su una idea di sviluppo e di priorità che è vecchia in nuce? 

La sensazione desolante è che questa nostra classe dirigente sia vecchia dentro e incapace di futuro. Allegria!

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