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I protagonisti e le priorità della sicurezza urbana: Stato ed enti locali a confronto

Siamo in un momento in cui l’allarme sociale cresce, è sempre più diffuso e si indirizza in particolare verso alcune categorie, quelle che rappresentano le fasce di persone più povere ed emarginate. Bisognerebbe chiedersi come mai accada questo e, soprattutto, se questo allarme sociale corrisponda sempre a reali fenomeni di criminalità. Queste le problematiche, in qualche modo provocatorie, sollevate da Anna Italia, responsabile del Settore sicurezza e cittadinanza del Censis, nell’introduzione al convegno “I protagonisti e le priorità della sicurezza urbana: Stato ed enti locali a confronto”.

Argomenti simili erano stati già posti sul tavolo della discussione da Daniela Stradiotto, Direttore del Servizio di controllo del territorio del Ministero dell’Interno, intervenuta in un convegno sul tema del rapporto tra tecnologie innovative e sicurezza partecipata. Parlando della forbice tra sicurezza soggettiva e oggettiva, Daniela Stradiotto aveva posto un quesito: perché si parla tanto di un problema sicurezza, quando i risultati portati dalle forze dell’ordine sono comunque confortanti? Una risposta era stata data con la mancanza di coesione sociale, ovvero del senso di appartenenza collettivo del cittadino al proprio territorio, per cui il compito di produrre sicurezza viene delegato solo alle forze dell’ordine. Sono invece necessarie anche altre azioni, come la riqualificazione degli spazi, la vitalità delle strade, la rinascita appunto di una coesione sociale, che porti al controllo informale da parte dei cittadini in collaborazione con le forze dell’ordine.

Anche secondo Anna Italia il problema sicurezza è legato a una mancanza di coesione sociale, non solo ad episodi di criminalità o al fenomeno dell’immigrazione, quindi non si può rispondere solo con azioni di ordine pubblico e di repressione. Ma allora come si può far fronte a questo allarme sociale? Qual è il ruolo degli Enti locali nelle politiche di sicurezza?
Nel corso del convegno, i rappresentanti di Regioni e Comuni hanno parlato della loro esperienza. Presto tutti gli atti del convegno saranno on line. Per ora vi anticipiamo la presentazione di Mariolina Moioli, Assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali del Comune di Milano.

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Commenti

territorio-societa'-sicurezza

Una volta venivano definiti ceti sociali deboli i barboni, gli emarginati i senza tetto perche' non avevano nulla.
Adesso in un mondo sempre piu' tecnologico ceti sociali deboli sono tutti coloro che hanno un reddito fisso dichiarato e certo.
Questo perche'.........il caro vita e l'euro che ha raddoppiato i prezzi ha influito su questi soggetti, vediamo cosi' recarsi nei luoghi di aiuti per i poveri anche impiegati o persone che non riescono ad arrivare alla fine del mese, perche' il loro reddito non permette di riuscire a farcela.
La tecnologia e la societa' non aiuta chi non ha reddito adeguato per vivere, ma se e' attenta alla spesa pubblica necessaria per vivere, permettendo a coloro che hanno poco di usufruire di riduzione sul costo della vita in base al propprio reddito e' gia' un aiuto.
La criminalita' e' sintomo di insofferenza, tante volte anche di poverta', di abbandono e mancanza delle istituzioni.
Aiutiamo il nostro mondo a comprendere cosa sia la vita e il contenuto di essa, aiutiamo a migliorare questa vita, facciamo in modo che chi e' debole sia aiutato dal piu' forte.

Ho partecipato ai primi tre

Ho partecipato ai primi tre interventi di tale convegno.
Mi permetto di dire che il titolo era sbagliato in quanto lo Stato non c'era.
L'attore statale della pubblica sicurezza non può essere il Censis con le sue statistiche ed i suoi studi.
Il vero attore della sicurezza è il Ministero dell'Interno.
I tre primi interventi (Ass. Milano, Ass. Roma ed Ass. Bologna) lamentavano appunto la poca collaborazione Stato- Enti Locali.
Sono d'accordo ma il Ministero dell'Interno che era assente cosa ne pensa?
Per quello che penso soffre della impossibilità a volte di di dialogo e di coordinamento di strutture totalmente diverse: Autorità di P.S.(Questori della Polizia di Stato), Prefetti (di nomina politica) e Forze Armate(Carabinieri, G.d.F ed altro).
Accanto a tali problemi vi è la diffidenza nei confronti di nuove figure di Polizia Comunali, Provinciali.....
La digitalizzazione è ancora ai primi passi....
I vari progetti sono validi solo nelle grandi realtà: non c'è difficoltà a vedere l'impreparazione tecnologica e materiale in cui versano i piccoli reparti distaccati (commissariati, distaccati...)
Per quanto ne penso sarebbe utile chiudere i reparti ove è già presente una forza (es. la Polizia) e concentrarsi su altri centri.
Ognuno faccia un passo indietro .... ne beneficerà l'Italia intera!