Intervista

La riforma della Pa e il federalismo ben congegnato - Franco Bassanini

Franco Bassanini, principale protagonista delle riforme della Pubblica Amministrazione degli anni Novanta, offre un giudizio sul progetto di riforma della PA avviato dal Ministro Brunetta. Molto positiva l'idea di migliorare la produttività del settore pubblico introducendo meccanismi di valutazione delle performance e delle attività. Più problematica la mancanza di chiarezza rispetto a quali strumenti utilizzare per attivare questi processi.
Infine la necessità che questo tipo di riforme siano accompagnate da quelle di tipo istituzionale per semplificare e razionalizzare il sistema di governance del Paese.

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Commenti

In merito agli strumenti mi

In merito agli strumenti mi permetto di segnalare l’esperienza incentrata sul Bilancio analitico per risultati che si è dimostrata efficace allorché è stato utilizzata.
Cito solo una delle caratteristiche:
permette di passare dall’utilizzo di strumenti ripresi acriticamente e anacronisticamente dall’Azienda/Impresa, per esempio, per l’individuazione di un “risultaTO annuo”, all’utilizzo di un sistema di strumenti imperniati sulla “realizzazione calendarizzata di tutti i risultaTI programmati con specifiche comunemente capibili”. Attiva così un processo i cui contenuti sono sempre più presidiabili dai vari portatori di interesse determinando il perseguimento di un’effettiva e piena economicità basata contestualmente e dinamicamente sul binomio Costi/Risultati anziché separatamente o sulle spese o sulle entrate.
E’ significativo quanto evidenziato nell’iniziativa di Cantieri: “Ascoltare per innovare” del 12.07.08 a Roma. Alla fine della presentazione del sistema incentrato sul Bilancio analitico per risultati alcuni partecipanti hanno messo in rilievo il “…. rischio di eccesso di trasparenza…” (vedi sessione 3 gruppo 4 del report dell’iniziativa) che ritengo valorizzi tale sistema in ordine all’esigenza della PA di uscire dall’autoreferenzialità e conseguire il salto di qualità operativo di cui parlano tutte le parti in causa (per chi fosse interessato a una recente descrizione sintetica del percorso incentrato sul Bilancio analitico per risultati vedi “Presidiare le relazioni: l’ente locale al centro”, pg. 293-314, nel volume “Città e contratto. Il piano dei servizi tra programmazione urbana e gestione”. Officina edizioni, Roma 2006, a cura di F. Harrer e M.Ricci).

Bilancio analitico e controllo di gestione

Anche se il commento inserito da Mauro Galligani, che ho avuto modo di conoscere proprio in occasione dell'iniziativa organizzato da Cantieri P.A. "Ascoltare per innovare" il 12 luglio 2008 a Roma, è ormai un pò risalente, tuttavia attualizzare nuovamente l'argomento può essere utile.
Se è vero che l'uso di strumenti quali il bilancio analitico ed una metodologia econometrica di misurazione dei risultati può non essere accolta con molto favore negli enti locali perchè rischia di mostrare dati ed informazioni troppo trasparenti, forse ci si può consolare pensando che nella P.A. statale, in particolare all'interno dei Ministeri, è ancora più difficile proporre certe inziaitive, perchè considerate con sospetto.
Ancora oggi ad un anno di distanza, pur avvertendosi l'esigenza di introdurre metodi e strumenti di valutazione della produttività, di misurazione dei costi, di controllo delle spese di funzionamento degli uffici, per poter rendicontare in maniera "reale" anzichè soltanto finanziaria o virtuale, tuttavia si continua a sbagliare il tiro, proponendo sempre metodi di misurazione basati soltanto sul dato statistico, oppure confontando tra loro dati omogenei, in maniera autoreferenziale. La chiave di volta del sistema invece dovrebbe essere il confronto tra dati disomogenei messi in relazione tra loro, nel contesto produttivo dei servizi offerti dalla P.A.. In una parola, non si ha il coraggio di creare un sistema per il controllo di gestione vero e proprio perchè, così facendo, si ha timore dei risultati di cui si potrebbe venire a conoscenza.
Ma chi ha coraggio può sempre continuare per la sua strada.

Bilancio analitico per risultati

Il coraggio non manca.
Per dare nuovo sviluppo operativo al sistema incentrato sul Bilancio analitico per risultati è in corso un approfondimento critico di alcuni concetti riguardanti i modelli di programmazione e controllo, l’individuazione di funzioni a supporto delle strategie e delle scelte, la compatibilità del reperimento delle risorse, la rilevanza degli esiti delle attività e la politica di bilancio.
Le ulteriori esperienze suscitano varie riflessioni, ne propongo alcune:
· allorchè sono stati individuati strumenti e formate le professionalità necessarie al cambiamento ci vuole la volontà sincera di ogni Ente, insieme a quella dei soggetti del Sistema di cui fa parte, di superare gli ostacoli del percorso e dare continuità al perseguimento di benefici tangibili;
· non crea valore esterno fermarsi e ripartire con sperimentazioni parziali anche se spesso sono più accettate perché si ritiene che non intacchino le cause complessive dell’incrementalismo e dei poteri autoreferenziali interni ed esterni;
· l’attuale acuirsi della scarsità delle risorse, contestuale all’aumento delle istanze della Comunità, dovrebbe valorizzare la correlazione e interdipendenza fra risorse-risultati/esiti-impatti che è alla base del sistema in argomento;
· Il sistema intende evidenziare sistematicamente e dinamicamente perché, come, quanto e quando gli operatori tecnici e politici debbono svolgere le attività promesse. Anche questo è da ritenere un tema molto attuale da collegare a quello della presenza degli operatori negli uffici, a quello di superare gli annunci atemporali e a quello di far svolgere agli aspetti economico-finanziari-patrimoniali un ruolo di servizio nel rispetto di regole essenziali.
Ringrazio Laura Pizzorni di aver dato modo di riprendere queste argomentazioni.