Editoriale

Nonsolofannulloni.it: ma ha ancora senso la strategia delle buone pratiche?

Carissimi, mai come in questi giorni il dibattito sul nostro sito è stato acceso e ricco di spunti oltre che di diversi e spesso critici pareri. Nella rubrica “parliamo di…” cercheremo di raccontarveli sommariamente e di trarre qualche conclusione, qui vorrei, invece, dire la mia sulla strategia delle buone pratiche che il Ministro Brunetta ha rilanciato e che, anche con il nostro contributo, ha dato origine al sito e allo slogan “nonsolofannulloni”. Proverò quindi a dirvi come la penso, che c’entra FORUM PA e come pensiamo di proseguire.

Non è una novità
Come chiunque si sia occupato di PA sa, quella di mettere in evidenza i buoni esempi non è un’iniziativa nuova. Ci sono progetti in tal senso più o meno strutturati in quasi tutti i Paesi sviluppati e anche in Italia c’è una tradizione lunghissima che nasce almeno dal 1993 quando (era Ministro Sabino Cassese) partì il concorso “cento progetti al servizio dei cittadini” proposto al Dipartimento della Funzione Pubblica da due giovani studiosi (Filippo Bucarelli e Luca Lo Schiavo). Da allora decine e decine di premi hanno testimoniato degli sforzi di piccole unità operative o di grandi amministrazioni verso una maggiore qualità del servizio. Noi stessi di FORUM PA abbiamo dato vita a tante iniziative premiali: da “Regionando” a “FORUM PA Salute”, da “PA Aperta” a “SFIDE”, sino al premio “Innovatori della PA” che quest’anno ha visto per la prima volta la partecipazione come giudice della nostra community (oltre 50.000 votanti).

Cosa c’è di nuovo questa volta
La novità evidente di oggi non è, quindi, nell’idea di divulgare le best practice e neanche di “premiare i bravi” (più o meno lo sento dire da una ventina d’anni), ma nell’autorevolezza del “commitment” politico. Per la prima volta la spinta non parte dagli studiosi o dai comunicatori o da noi stessi del FORUM PA (che per altro, come sapete, siamo una realtà privata), ma direttamente dal Ministro che ha inteso in questo modo comunicare chiaramente una strategia. Lo ha fatto chiarendo anche che è solo un primo passo verso una generale introduzione della premialità e del riconoscimento del merito che dovrà avere poi riscontro nella tornata contrattuale in atto. Qui è la scommessa: usare questi esempi come “bandiera” per proclamare la fine della distribuzione a pioggia degli incentivi e delle valutazioni  tutte uguali (specie dei dirigenti) e l’avvento del tempo della meritocrazia.

Cosa si è fatto
Per metter su questo sito di esempi-bandiera il Dipartimento della Funzione Pubblica e FORUM PA hanno raccolto esempi di cose già fatte e abbondantemente note e le hanno presentate perché fossero da una parte da stimolo per un inventario più ampio, dall’altra parlassero a tutti i cittadini italiani raccontando, seppur sommariamente, di “un’altra PA” rispetto a quella dei disservizi, delle file, della burocrazia ottusa che pure in tanti sperimentano ogni giorno. Un invito, quindi, a guardare oltre e a formulare giudizi meno sommari e più meditati. Così abbiamo raccontato, a solo titolo esemplificativo e senza alcun intento di affermare che siano in assoluto le migliori, cento “storie” di buona pubblica amministrazione in cui ci siamo imbattuti in questi ultimi mesi. Altre cento arriveranno a breve.

I rischi e le opportunità

E’ chiaro che appena qualcuno fa una lista dei “bravi” c’è subito qualcun altro che protesta o che ne contesta la validità. Ora, come ho detto, l’intenzione del Ministro (e modestamente la nostra) non era quella di segnalare “i migliori”, ma di mettere in evidenza letteralmente “alcuni buoni esempi”. Si tratta inoltre di “fatti”, di risultati, non di persone, che sono citate solo per permettere approfondimenti e per legare un nome a ciascuna attività.

Ciò detto è chiaro che ci saranno in Italia per ciascuna “storia” esposta altre storie analoghe o forse anche migliori che non sono state messe in evidenza. E’ altrettanto certo che i meriti delle storie citate non sono ascrivibili solo ai nomi citati, ma sono sempre lavori di squadra.

Vale la pena allora di fare un elenco? A mio parere comunque sì perché costituisce materia di riflessione, perché rende tangibile e verificabile l’impegno di tanti dipendenti coraggiosi, perché dà una prova concreta che “si può fare”.  Si tratta, inoltre, di un elenco aperto che contiene un esplicito invito a proporre la propria storia, a segnalare un caso, a far sentire la propria voce.

Qualcuno, infine, si è lamentato del titolo dell’iniziativa “non solo fannulloni!” , rilevando che ci sarebbe in questo un implicito giudizio che additerebbe tutti gli altri appunto come fannulloni. A me sembra invece che questo titolo si rivolga a tutta l’opinione pubblica, martellata almeno da due anni (dalle prime uscite di Ichino) da sommari giudizi sui dipendenti pubblici, e che voglia affermare che, se è vero che esistono anche i fannulloni nella PA, come dappertutto, c’è però ben altro: c’è impegno, professionalità, creatività, dedizione.

Come far sì che tutto questo sia utile

Se ci fermassimo qui avremmo solo buttato un sasso in uno stagno facendo più schizzi che utile. Come proseguire allora? A mio parere tre sono le strade da percorrere: la prima deve portare ad un’iniziativa premiale, rigorosa e con parametri di valutazione chiaramente esplicitati, che individui tramite un concorso le amministrazioni che hanno ottenuto concreti e misurabili risultati nel miglioramento del servizio e/o nella riduzione dei costi. Si tratta del concorso che gli Uffici del Ministro Brunetta stanno preparando e che vedrà la luce tra pochi giorni. Non più, quindi, segnalazioni, ma valutazioni formalmente corrette. La seconda strada, ed è la più difficile, deve puntare a far sì che questa iniziativa trovi riscontro nei contratti sotto forma di effettivo riconoscimento del merito. La terza, infine, non può che essere l’ascolto interessato e attento di tutte le storie di buona pubblica amministrazione che non sono ancora emerse e che meritano invece riconoscimento e divulgazione.

Ma che c’entra FORUM PA?
Se le prime due strade non possono che essere di competenza delle Istituzioni, proprio quest’ultimo compito, quello dell’ascolto, è quello che FORUM PA vuole svolgere. Da oggi ci occuperemo quindi scovare e di dare spazio a tutte le storie di cui nessuno ha ancora parlato e lo faremo con tre mezzi:

  • dando voce alle vostre voci: mandateci idee, commenti, storie, esempi e noi ne faremo tesoro;
  • attivando le decine di “reti” (formali e informali) e di associazioni che intercettiamo nel nostro lavoro  perché segnalino le “buone pratiche” di cui sono testimoni;
  • costruendo appuntamenti nelle regioni e nei territori per ascoltare direttamente “sul posto” le storie di buona pubblica amministrazione, ma anche per discutere insieme di ostacoli, rischi e opportunità che si presentano a chi ha il coraggio di cambiare.

Insomma, in una parola, anche in questo caso cercheremo di fare il nostro lavoro: essere il luogo di ritrovo degli innovatori ed essere broker  dell’innovazione nella PA. Ce la faremo solo se ci aiuterete, come state facendo, anche con le vostre critiche che, anche se a volte aspre, sono sempre gradite e danno testimonianza di una relazione ricca e vitale.

Rispondo in conclusione alla domanda del titolo: ha ancora senso una strategia basata sulle buone pratiche? La risposta è sì, ma … solo se:

  • non è episodica, ma diventa un habitus di tutta la PA a cominciare dai suoi vertici politici;
  • è impegnata a trarre insegnamenti e modelli che siano generalizzabili e ad usarli per assegnare risorse e premialità;
  • è seria: definisce criteri e obiettivi e non li cambia ogni stormir di foglie;
  • spinge le amministrazioni a comunicare e a mettere in comune, su scala nazionale e non solo locale, i risultati conseguiti in un’ottica si scambio, di confronto e, perché no?, di giusto riconoscimento del merito per i settori responsabili.
  • last but not least è umile: sa che quel che si vede e solo una piccola parte della realtà ed è, quindi, disposta ad ascoltare e a muoversi dal palazzo per andare incontro sul territorio alle singole amministrazioni.
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Commenti

quando sono utili le buone pratiche

Nel condividere l'intervento di Carlo Mochi, vorrei sottolineare che la strategia delle buone pratiche ha senso se si creano le condizioni operative per "trarre insegnamenti e modelli che siano generalizzabili" e se si lavora molto molto seriamente (tempo, persone preparate e motivate, strumenti) perche' i buoni esempi siano compresi e riutilizzati. E' ad esempio necessario un lavoro di analisi e riproposizione delle esperienze (anche con riferimento agli ostacoli incontrati) che richiede una notevole capacita' di comunicazione e competenze specifiche.

A chi affidare queste attivita' dal punto di vista istituzionale? Al Cnipa? Agli istituti pubblici di alta formazione, quali la Scuola superiore per la p.a. o la Scuola superiore di economia e finanza? Come condividere gli sforzi con le Regioni e gli enti locali?

Non ho risposte, ma - per la lunga esperienza personale maturata nel campo dei progetti di dematerializzazione - ritengo che sia assolutamente indispensabile creare al piu' presto un ambiente di cooperazione solido in grado di coinvolgere tutte le istituzioni e le persone di buona volontà.

nonsolofannulloni

In tanti esempi di buone pratiche, per lo più circoscritte a piccoli gruppi di lavoro, ci si dimentica dei “grandi” esempi di innovazione e miglioramento dei servizi diffusi in tutta Italia.
Chi scrive è un dirigente dell’Agenzia del Territorio in servizio da più di trenta anni.
Basta leggere l’intervista al Direttore dell’Agenzia pubblicata da Il Sole 24 Ore del 13 agosto scorso nell’ambito de “Il focus sull’amministrazione” per rendersi conto dell’enorme progresso fatto in pochi anni nel servizio catastale, ipotecario e di Osservatorio del mercato immobiliare soprattutto in confronto alla diffusa percezione che se ne aveva prima.
Qui non si tratta tanto di dire “bravo” a piccoli gruppi di lavoro che si sono arrangiati a migliorare i servizi pur fra mille difficoltà (ci sono dovunque sia le persone che si sentono motivate sia quelle che invece si abbandonano nel disimpegno).
Qui è invece un’intera amministrazione che ha fatto il salto di qualità riuscendo a coinvolgere positivamente tutto il personale (grazie all’assegnazione degli obiettivi di quantità e qualità, al conseguente controllo di risultato con premiazione significativa delle squadre-uffici secondo una graduatoria nazionale).
In questo quadro il dirigente è “nella stessa barca” di tutto il personale e viene premiato o no con gli stessi parametri misurabili oggettivamente (tutti i nostri lavori sono sulle varie banche dati).
Quindi la sua “bravura” consiste nel sapere fare squadra e motivare le persone a gestire le strategie dell’Agenzia (è il gruppo che deve essere premiato, non l’individuo in quanto tale: l’essenziale è valorizzare la squadra).
Sicuramente anche questo sistema di incentivi potrà essere migliorato ma l’azzeramento dei fondi che lo alimentavano (con premi al personale variabili fra 350 e 5500 euro) genera solo mortificazione che in fin dei conti è la “madre” del disimpegno e quindi dei “fannulloni”.
Rodolfo Scheveger

Visura catastale

Gentile Rodolfo Scheveger,
ho incaricato E-visura ad eseguire una visura per immobile situato in Via del Marrucco 36 oppure 38 , nel comune di Calcinaia, Pisa abitazione privata ad uso abitativo a tutt'ora abitata da Barzacchini Manuela e Giancarlo Iacopini ed ho, invece, ricevuto una visura catastale riguardante M.P.T. Plastica .R.S.L. con sede in Calcinaia.
Potrebbe aiutarmi a comprendere questo arcano ? Cioe' come mai all'indirizzo da me conosciuto come una abitazione privata risulta esserci una fabbrica ?
Ringraziando invio cordiali saluti

Finalmente! Cominciavo a

Finalmente! Cominciavo a dubitare dell'esistenza della nostra Agenzia. Lavoro da trent'anni nell'Agenzia del Territorio e ricordo il senso di frustrazione che mi travolse quando entrai il primo giorno nell'allora Ufficio Tecnico Erariale. Ebbi la netta sensazione che non avevamo alcun ruolo sociale.
Negli anni mi resi conto che quando un ente è inefficiente tutti i loro "clienti" trovavano molto comodo scaricare su di esso anche colpe di professionisti, altri enti,ecc. Tutto cominciò a cambiare con la prima informatizzazione, ma soprattutto da 1992 quando i nostri uffici cominciarono ad essere frequentati non solo da professionisti, ma anche da comuni cittadini, a riprova che l'attenzione di questi ultimi funziona più di ogni altro ministro, legge o circolare.
Ma negli ultimi anni, proprio come ha scritto il collega, è un'intera amministrazione che ha creduto, lavorato e sudato per il cambiamento. Alla fine degli anni '80 vidi una trasmissione televisiva sugli uffici catastali in Germania in cui si mostrava un ufficio deserto, perchè cittadini e professionisti facevano tutto dagli studi grazie alla tecnologia informatica, che pure era ancora agli albori. Mi sembrò un sogno. Ora questo è realtà anche da noi. Aspetto che qualche ministro, uno qualsiasi, oltre a parlare di assenteismo, di fannulloni, ecc. faccia sapere che grazie all'impegno di tutti i dipendenti di questa agenzia, grazie al loro convinto lavoro di squadra ( è vero dirigenti e lavoratori sono tutti nella stessa barca) un cittadino può farsi comodamente la sua visura da casa, che i professionisti possono inviare le loro pratiche restando nei loro studi, che possono prenotare un appuntamento per non perdere tempo, che un atto appena stipulato è già registrato, trascritto e volturato, che sono anni che in quest'Agenzia si misurano i risultati in maniera quasi maniacale, che chi si assenta perde denaro vero e lo perde anche se la malattia è vera.
Insomma abbiamo da darvi tante notizie buone sul fronte dell'antifannullonismo. Perchè non vi fate un giro?
Non vorrei che le buone pratiche, come ha detto il collega, fossero i piccoli anche se buoni rimedi che ognuno di noi cerca di trovare ogni giorno per conservare quella passione al lavoro che ci aiuta a sopravvivere alle false accuse e si dimenticassero invece i cambiamenti importanti, epocali che una struttura come la nostra ha fatto lavorando nel suo complesso.
Margherita Ramunno

controindicazioni

Sono uno dei pochi brunettiani della PA. Finora ho condiviso tutto, comprese le esigenze mediatiche e la funzionalità di alcune posizioni propagandistiche, la necessità di tagli indistinti nella prospettiva di una politica di valutazione efficace, la tanto attesa fase 2. Qui si apre lo scenario più importante per capire il futuro che possiamo costruire e qui purtroppo cominciano le dolenti note. Comincio a vedere diffondersi negli uffici frotte di dirigenti e funzionari che si dedicano esclusivamente alla ricerca di un appiglio, un anfratto, un recondito esperimento, un miserrimo caso da impacchettare, edulcorare e, con tanto packaging, lanciare in pasto alla nuova campagna "nonsolofannulloni". Attenzione

appunto...

Per quanto tu possa essere d'accordo, trovo veramente poco giustificabile un'operazione mediatica così avvilente verso un'intero settore dei lavoratori italiani. Ora abbiamo anche il sito nonsolofannulloni.it a ribadire il concetto!
Secondo te il fine giustifica sempre i mezzi?
Ma qual'è il fine?
La bontà dell'operazione Brunetta, come sottolineato da più parti, si sarebbe dovuta vedere appunto nella fase 2.
Se si ha la pretesa di sconvolgere un sistema senza avere idee e progetti validi per migliorarlo veramente allora i dubbi sorgono. Come sono sorti a te che sei un suo sostenitore.
Allora forse il fine non è quello di riformare in positivo. Forse quello che interessa è veramente il taglio alla spese addossato ancora una volta ai dipendenti pubblici.

Cause ed effetto

Una azienda è produttiva=efficiente=funziona_bene se e solo se:

a) conosce tutti i propri processi produttivi
(Nella PA ci sono evidenti e disastrose lacune di conoscenza a tutti i livelli)
b) utilizza le risorse idonee
(Nella PA le risorse materiali e le risorse umane ancorche' numerose non sono del tutto inidonee al raggiungimento
degli obiettivi)
c) verifica sistematicamente la produzione

In tal caso non c'e' necessita' ne' spazio per improvvisazione ne' tanto meno per la inventiva del singolo o del singolo gruppo.

Nella PA mancano, purtroppo, proprio le condizioni a) e b).
Inutile, demagogico e pretestuoso colpevolizzare questo o quello.

cause ed effetto

Condivido la tua analisi dei problemi della P.A., per quanto riguarda la conoscenza dei processi produttivi, un'esperienza che ha avuto poco successo è stata quella dell'auditing.
Da più di venti anni è chiaro che il processo di comunicazione vertice-base è lo strumento essenziale per lo sviluppo della P.A.in questo meccanismo diventa essenziale un buon funzionamento dell'auditing, di un servizio diretto all'ascolto dei problemi organizzativi.In Istat anche se le premesse erano buone, siamo stati tra i primi a crearlo, i risultati sono stati scarsi a causa della scelta di concetrarsi sui problemi dei servizi tecnici escludendo o comunque riducendo l'attenzione su quelli non direttamente rivolti al core-business.Questa scelta dettata probabilmente da ragioni economiche, se le risorse sono poche ci si concentra sui problemi vitali dell'istituzione, si è ripercossa in modo negativo su tutta l'organizzazione.
Per quanto riguarda il secondo punto mi sembra fondamentale chiarire che non sono inidonee le risorse umane della P.A., perchè all'opinione pubblica sfugge, complici i media che non intervistano i dirigenti statali bensì vallette e calciatori,bensì le risorse strumentali che la P.A. utilizza.Si economizza sui libri, con effetti catastrifici sull'aggiornamento dei ricercatori, sugli abbonamenti on-line, considerati ancora un privilegio, una sorta di benfit concesso a qualcuno, sulle automobili, costringendo i direttivi all'uso della propria auto con rischi per la sicurezza nei casi di super-lavoro, sugli oggetti di cancelleria che sono obsoleti rispetto a quelli del resto d'Europa, in Italia i post-it,le slides per le riunioni, le cartelline trasparenti, le lavagne magnetiche ed in sughero, sono ancora out dalle gare d'appalto perchè giudicati troppo costosi, eccetera.
La verifica sistematica della produzione organizzata in un'ottica di sostegno e rivolta al solving problem costituisce il punto di svolta del cambiamento della P.A.
Quando, giovane funzionaria, mi occupavo dei report per la valutazione individuale della produttività, evidenziavo le difficoltà che impedivano o rallentavano il raggiungimento degli obiettivi.Emergeva in modo evidente ad esempio l'impatto dell'influenza e perfino del maltempo sulla produttività ed anche che i problemi più gravi non riguardavano mai solamente l'ente bensì i contatti tra enti.L'elemento vincente era la sinergia, la condivisione dei problemi a livello più alto ed esterno.
Oggi mi è chiaro che i nodi, per i quali la collettività è scontenta della P.A.dipendono per la maggior parte dall'incapacità dei vertici di delegare le funzioni.
Si sente dire che i direttori sono troppi ma non è chiara la complessità della società italiana e l'assoluta carenza di contatti tra direttori di istituzioni diverse.Lo stesso discorso è valido per i dirigenti per i quali non sono ancora neanche ipotizzati tavoli di lavoro abituali, banche dati per lo scambio di informazioni ed in genere contatti, ancora oggi è difficile mettersi in contatto con persone che lavorano in campi di ricerca analoghi ai propri o raggiungere velocemente l'accordo con altri dirigenti per la gestione di problemi territoriali,sanitari eccetera.
Per questo il lavoro del forum è prezioso.
Romana Mancini

Condivido l'analisi dei

Condivido l'analisi dei problemi della P.A. per quanto riguarda la conoscenza dei sistemi produttivi. Io sono un appartenente ad una realtà provinciale delle Forze dell'Ordine ed ho avuto la fortuna di partecipare attivamente ad un progetto che ci ha portato al conseguimento della certificazione UNI ISO 9001.
Questo percorso ha consentito di analizzare nel dettaglio alcuni nostri processi ed ottimizzarli al meglio.
Abbiamo avuto la disponibilità ed il sostegno del vertice locale per introdurre nuove tecnologie che hanno consentito di rendere efficienti settori che prima , a fronte di un impiego maggiore di personale, davano scarsi risultati.
L'impiego di hardware e software da noi realizzato ci ha consentito di condividere dati con un conseguente vantaggio anche superiore alle aspettative.
Semplificando e condividendo sulla rete atraverso un sito siamo riusciti ad ottenere un notevole risparmio di carta, uniformità e chiarezza nella modulistica, uniformità e chiarezza nelle informazioni.
Siamo riusciti a migliorare sensibilmente il servizio al cittadino attraverso un'analisi approfondita delle sue aspettative.
Sembra niente ma dietro a tutto ciò vi è stato un grandissimo lavoro, un cambio di mentalità che ha messo al centro di tutto l'efficienza ed il cittadino.
Un grande lavoro è stato fatto anche all'interno per sradicare vecchie abitudini che portavano l'apparato ad essere lento e macchinoso.
Il processo innovativo ha consentito di svegliare anche i "dormienti" che, quasi travolti da quest'ondata di freschezza, si sono adeguati e, dopo qualche resistenza, hanno aumentato la loro produttività con piacere.
Si era innescato un meccanismo per cui, anche settori non toccati dal gruppo di lavoro, richiedevano assistenza al fine di snellirsi e rendersi efficienti.
I risultati sono stati davvero eccellenti ma poi, con il cambio del vertice, questi obbiettivi non sono stati più primari.
Il sistema che si era instaurato è stato visto, a mio parere, quasi come un freno al potere assoluto del Comando.
Nessuno può contribuire al cambiamento, non esiste confronto, è il vertice che decide cosa si fà e cosa non si fà!!
Non esiste specializzazione, il personale và fatto ruotare a piacimento (del vertice ovviamente)così è sempre chiaro chi ha il bastone di comando!
Bisogna eseguire e non pensare!
Il senso di appartenenza non è più uno strumento utile per aumentare la produttività ma fà parte delle nuove teorie che non servono a nulla!
L'importante è la statistica che l'Amministrazione centrale richiede (quantità di numeri e non qualità)!
Si applica il regolamento alla lettera anche se, anziano com'è, non è più adeguato.
Così siamo caduti nel baratro, si tira a campà sperando di non incappare in qualche bufera generata dal Comando.
La certificazione è diventata un punto di arrivo e non di partenza.
Faccie tristi e personale demoralizzato e demotivato ovunque.
Il gruppo di lavoro è stato adeguatamente smembrato e, in alcuni casi, demansionato per non correre il rischio che vi fosse qualche ritorno di fiamma.
Personale con una marea di corsi formativi in comunicazione o informatica o altro (vi lascio immaginare i costi) utilizzata per aprire e chiudere porte o per fare altri servizi da gavetta.
Nessun progetto innovativo in atto.
Fotocopie per tutti di qualsiasi cosa, non condivisione sulla rete.
Macchine che escono per un controllo, fanno 10km in tutto, e ne devono fare altri 7 per andare a rifornirsi di 2 litri, (con minimo due persone di equipaggio e 20 minuti di tempo) e compilano almeno 2 moduli per rifornimento.
Posti di servizio che compilano innumerevoli registri per cose che potrebbero essere racchiuse in 5 righe su un unico registro (ma tanto i registri sono gratis...!)ecc.ecc.
Tutto questo per affermare che, almeno per la mia esperienza, la base c'è, il sistema c'è, i fannulloni sono davvero pochi e tanti sono quelli che si impegnano o si impegnerebbero anche più del dovuto ma, purtroppo, il pesce puzza dalla testa ed è per quella servirebbe un bel decreto.
Ma purtroppo cane non mangia cane e la casta è potente e fà quel che vuole, senza limiti, tanto non paga di tasca propria.

causa ed effetto = OK

l'analisi condotta nel commento "Cause ed effetto" è perfetta. Viene soltanto da aggiungere che il tutto viene maggiormente inficiato dagli aspetti legati mostruosamente alla politica. Persone premiate, spostate, denigrate, ecc. solo per "oliare" e mantenere in vita la macchina politica. In molti casi, purtroppo, gli uffici risentono di quello che viene chiamato in gergo "spoil system". Vine automatico riportare integralmente quello che wikipedia riporta per questo termine: "In politica l'espressione inglese spoil system (letteralmente: sistema delle spoglie) descrive la pratica con cui le forze politiche al governo distribuiscono a propri affiliati e simpatizzanti cariche istituzionali, la titolarità di uffici pubblici e posizioni di potere, come incentivo a lavorare per il partito o l'organizzazione politica. Sebbene le linee generali di questa pratica si possano ricondurre alla nozione di clientelismo, l'espressione spoils system non implica, originariamente, una connotazione negativa o l'idea che tale distribuzione di cariche sia necessariamente un abuso (in altre parole, si tratta di un'espressione moralmente neutra che descrive una prassi formalmente riconosciuta, e apertamente applicata, in determinati periodi storici negli Stati Uniti come in altri paesi). L'origine dell'espressione è il motto statunitense to the victor go the spoils ("ai vincitori va il bottino")"
Una sola aggiunta per rendere più facile la comprensioen delle difficoltà di motivazione all'interno degli uffici pubblici in relazione alla presenza del c.d. nucleo di valutazione. Tale organismo è nominato/scelto dalla parte politica che in quel momento governa per cui .....
Buona fortuna a tutti

il nostro supereroe

E' proprio vero, i sistremi incentivanti non sono una novità, ma questo proposto e imposto dal Ministro mi sembra una grossa ipocrisia. Proprio perchè molte realtà lavorative pubbliche si erano da tempo dotate di sistemi volti all'efficienza (carta dei servizi, obiettivi, customer satisfaction, ecc.) e proprio perchè si vuol far credere che prima di Brunetta tutto ciò non esisteva o non funzionava a dovere.
Parlo di ipocrisia per due ordini di motivi:
Prima di tutto perchè in questo clima di tagli hanno trovato un bel modo di togliere una fetta di salario ai lavoratori facendolo passare per innovazione e lotta all'assenteismo, con un discreto ritorno, grazie al martellamento mediatico, anche in termini di consenso popolare: gli impiegati statali sono fannulloni, quindi non meritano nè premi incentivanti nè di percepire tutto il salario se sono ammalati.
in secondo luogo perchè mi pare che i sistemi ideati sono rivolti all'organizzazione del lavoro, quindi alla dirigenza. Se sei un semplice impiegato che ha la sfortuna di lavorare in un'ufficio non eccellente anche se ti spacchi la schiena non ti verrà mai riconosciuto niente. Siamo sicuri che è un incentivo?
I sistemi premianti fino ad ora in essere invece erano anche rivolti al personale che si distingueva per impegno, professionalità e disponibilità alle situazioni disagiate.
E non è affatto vero che i premi di produttività sono stati sempre e comunque distribuiti a pioggia! Dove si è verificato questo si sarebbero dovuti perseguire i responsabili non l'intera collettività.
Personalmente penso che questi nuovi sistemi incentivanti potrebbero servire qualcosa se messi a fianco di quelli già esistenti, e non in sostituzione, per il semplice motivo che riguardano due livelli diversi del mondo del lavoro: la dirigenza e il personale.
Volete mettere però che bel risparmio si ha se si premiano 100 o 1000 uffici anzichè solo il 10% degli impiegati?
Mi spiace, ma il nostro Ministro Brunetta non sta facendo altro che l'ennesimo taglio agli statali mascherandosi da supereroe.

Finiamola con il circo e continuiamo con le buone pratiche.

Basta con questo circo avvilente!
Devo dirvi che non credevo possibile che un ministro della repubblica potesse approvare la pubblicazione di un sito web "nonsolofannulloni.it". Non ci posso proprio credere. Siamo all'atto finale, altro che giustificazioni.
E' come se dalla parte opposta i cittadini o gli stessi dipendenti pubblici (che cittadini sono e sicuramente pagano le tasse e con gli stipendi che hanno non arrivano a fine mese, questa è la realtà!) aprissero un sito web nonsolopoliticiincapaci.org o nonsoloamministratoricorrotti.it, o nonsoloevasori.com (tra l'altro questi ultimi sono sicuramente più tutelati di noi dipendenti pubblici).
Concordo con quanto detto da Antonio Ferro: in questo modo non si vuole andare ad aumentare la produttività generale della PA ma l'intenzione è quella di fare tagli coperti da abili operazioni di disinformazione mediatica.
Concentriamoci piuttosto sulle buone pratiche e sullo sviluppo dei Cantieri dell'Innovazione che trovo assolutamente interessanti. Il ministro deve però rendersi conto che per certi dipendenti pubblici tali esperienze non possono che rimanere confinate all'interno del proprio bagaglio culturale, o riproposte in minima parte nella propria attività lavorativa quotidiana. Per trasformare le buone pratiche in cambiamenti reali a favore dei cittadini-utenti servono infatti due prerequisiti che non dipendono dai dipendenti pubblici e di cui nessuno parla (che poi sono gli stessi requisiti per una azienda che vuol funzionare): risorse adeguate e volontà della governance politica di investire in tale direzione. Altrimenti è solo demagogia. Ad esempio, vogliamo investiamo in tecnologia, in sistemi informativi, magari in esperienze web 2.0: questo costa molto, in termini di risorse economiche e di formazione del personale. Siamo sicuri che oggi le realtà pubbliche possono fare investimenti di decine o centinaia di migliaria di euro con le borse pubbliche perennemente vuolte? Se non ci sono le risorse non si sperimenta e non si innova. Ed allora, gentile ministro, chiudete cortesemente il sito nonsolofannulloni.it e destinate annualmente risorse "reali" per cofinanziare a fondo perduto progetti qualificati. Vedrete che le proposte di cambiamento fioccheranno spontaneamente e si avrà un miglioramento generale delle prestazioni della PA.

P.S. Spero che il ministro non intenda finanziare i migliroamenti nella Pubblica Amministrazione con i tagli di precari che da anni lavorano in condizioni difficili o, perché no, decurtando lo stipendio dei dipendenti pubblici in malattia!