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Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione: a che punto siamo?

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by Thomas Hawk

Proseguiamo questa settimana il nostro percorso attraverso luci e ombre della PA digitale in Italia. Dopo gli articoli usciti nelle due precedenti newsletter – dai titoli poco rassicuranti “PA digitale chi l’ha vista?” e “Perchè fallisce l'e-Government” – questa volta torniamo a parlare dello stato del Sistema Pubblico di Connettività (SPC).

L’occasione ci è stata offerta dal convegno “Semplificazione, efficienza, cooperazione: l’ora dei fatti”, organizzato da FORUM PA, in collaborazione con Almaviva, Eds ed Oracle, che si è svolto a Roma il 24 settembre scorso. In particolare l’intervento di Antongiulio Bua, Direttore Centrale del Comune di Milano, ci ha offerto lo spunto per riflettere sulle criticità che ancora ostacolano la piena realizzazione del SPC.

Il Sistema Pubblico di Connettività e Cooperazione offre alla Pa una grande occasione per rendere più efficienti i sistemi informativi e raggiungere così obiettivi di semplificazione e miglioramento del servizio offerto a cittadini e imprese. Si tratta, tuttavia, di un’occasione che non è stata ancora colta pienamente: per rendere effettive tutte le sue potenzialità il Sistema ha bisogno di un ulteriore slancio verso la cooperazione applicativa e lo scambio informativo tra enti e dell’istituzione di processi innovativi, che vadano a sostituire modalità di lavoro ormai superate.

Su Saperi PA trovi gli Atti del convegno “Semplificazione, efficienza, cooperazione: l’ora dei fatti

Nel suo intervento Antongiulio Bua, Direttore Centrale del Comune di Milano, ha quindi illustrato le principali criticità da risolvere per rendere pienamente operativo il Sistema Pubblico di Connettività e i servizi di cooperazione applicativa. Prima fra tutte, quella legata al tema della reciprocità; un nodo che non può essere sciolto senza un cambiamento di mentalità, che porti ad acquisire il concetto di dato pubblico come bene comune e non come proprietà su cui innestare un business.

"Non può esistere una rete di cooperazione in cui un soggetto lavora gratis per l’altro, mentre l’altro si fa pagare i dati”, sottolinea Bua e fa un esempio: “I Comuni quando ci sono dei cambi di residenza correggono anche le banche dati della proprietà delle automobili, ma quando per le contravvenzioni richiedono i dati necessari al Ministero dei Trasporti pagano anche quelli che loro stessi hanno fornito. E questo vale anche per altri casi. Con la cooperazione applicativa questa cosa deve finire: se qualcuno fornisce dei dati al Sistema, poi li deve avere indietro gratis. Credo che questo sia un grande nodo: vuol dire, per esempio, revisione del ruolo di SOGEI”.

La necessità di un cambiamento di mentalità diventa ancora più evidente quando si guarda ai processi che regolano le procedure e il rapporto con la Pa. Un esempio attuale? L’iter da seguire per ottenere il bonus sociale per l’energia elettrica, introdotto di recente dall’Authority per l’elettricità, che Antongiulio Bua sintetizza così: il cittadino che vuole acquisire il bonus deve presentare una serie di certificazioni o autocertificazioni al proprio Comune (residenza, nucleo familiare, fotocopia dell’Isee), che poi le deve notificare all’Authority, la quale decide se assegnare il bonus. Ma Bua si chiede: “Che il cittadino è residente lo sappiamo, se si rivolge a quel Comune: perchè deve autocertificarlo? Quante persone sono nel nucleo familiare è un dato che tutte le Anagrafi hanno. L’Isee, poi, possiamo prenderla all’Inps. Se ci sono problemi medici particolari serve anche la certificazione dell’Asl, che paga gli ausili medici che consumano elettricità per cui ha già quei dati”.
“Se i nuovi processi che la Pa mette in piedi non tengono presente che c’è la cooperazione applicativa, il sistema invece di semplificarsi si complica. Bisogna che tutti prendano atto che il sistema Paese ha fatto questo salto e i nuovi processi devono favorire uno sviluppo ulteriore di questo sistema e non penalizzarlo”.
“Il Sistema Pubblico di Connettività richiede la reingegnerizzazione di tutti processi della Pa. Questa non si fa riscrivendo i processi esistenti, perchè non si trascrivono in informatica i processi che si facevano con altri strumenti. La reingegnerizzazione significa anche formazione e riguarda tutte le Pa interconnesse. Su questo credo che in questa fase non ci stiamo muovendo, non vedo nascere community di amministrazioni che poi lavorano in maniera evoluta attorno a questi temi”.

Bua esamina, poi, il rapporto con i privati e le associazioni professionali, in particolare con il sistema bancario e assicurativo, che rappresenta un problema enorme per la cooperazione. “Le banche sono i maggiori richiedenti di certificati – sottolinea Bua – in banca senza certificati di carta non sei nessuno, soprattutto se sei straniero. Poi c’è il sistema giustizia: il cittadino dialoga con la giustizia attraverso gli avvocati e il sistema degli avvocati non ha un collegamento diretto con il SPC (mentre con il sistema del notariato siamo abbastanza avanti). Poi gli architetti e gli ingegneri, che presentano le Dia e per presentarle devono raccogliere una serie di certificati che stanno tutti nel Sistema. Insomma, si pone il problema di tutti i soggetti che interagiscono o fanno da intermediari in varie maniere con la Pa”.

Bua, infine, solleva la questione del rapporto con le imprese multinazionali che producono i software utilizzati dalla Pa: “Con l’utilizzo globalizzato degli stessi strumenti software si pone il problema della customerizzazione, ma le grandi società multinazionali non sembrano molto propense a personalizzarli. In particolare il rapporto col cliente non viene in primo piano quando il cliente è marginale, come può essere una Pa italiana, ad esempio un piccolo Comune”.

Vai agli Atti del convegno “Semplificazione, efficienza, cooperazione: l’ora dei fatti”
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Commenti

Attenzione, il dott. Bua ha

Attenzione, il dott. Bua ha ragione.

Pensate se qualcuno, invece di utilizzare la cooperazoine applicativa per partecipare, faccia un'operazione del tipo : scarico tutto l'archivio dell'INPS, poi del Mininterno, poi delle finanze.

C'è l rischio di centralizzare e poi rivendere le informazioni.

C'è un rischio sicurezza che spero sia stato trattato, è vero che oggi siamo arretrati, ma è anche una forma di difesa.

Che ne pensate ?

Distinti saluti

Certamente Bua ha ragione.

Certamente Bua ha ragione. Attualmente i dati dei cambi di residenza per la motorizzazine vengono caricati dai comuni. I Comuni per conoscere le targhe (multe, permessi, ecc.) sono costretti a ricomprarsi le informazioni che in molti casi hanno condiviso loro. Così la coperazione applicativa non si fa da pari!

La notizia dell'elezione di

La notizia dell'elezione di Obama da qualche speranza di innovazione democratica su questo pianeta e siccome anche l'Italia si trova su questo pianeta può darsi ci possa essere un effetto positivo anchje su di noi.
Bisogna cambiare : basta petrolio e viva il sole. Basta carta, viva gli schermi digitali...

Bisogna poi cambiare la cultura delle persone, la cosa più difficile...

Importante reingegnerizzare

Importante reingegnerizzare la pubblica amministraizone.

Si punta troppo alla tecnologia e poco alle risorse umane.

Ci sono poi problemi legati alle capacità dei manager.

Insomma occorre fare qualcosa di più perchè il servizio non può prescidnere dalla formazione dei dipendenti.

Distinti saluti