Intervista

Razionalizzazione, risparmio e valorizzazione del patrimonio edilizio: il nuovo Palazzo della Provincia di Torino

Articolo del dossier Patrimoni immobiliari
DadaCloud

Foto di Valeria Gili

Una ristrutturazione durata due anni e il Palazzo di Corso Inghilterra è stato trasformato nella nuova sede degli uffici della Provincia di Torino. Secondo critieri di razionalizzazione e risparmio energetico. Alessandra Speranza, Assessore al Personale, Organizzazione, Patrimonio e Sistemi Informativi della Provincia, ci spiega questa scelta.

Una superficie complessiva di oltre 32mila metri quadri, 14 piani di uffici in grado di ospitare circa 1.000 persone, un auditorium con 400 posti: sono alcuni dei numeri della nuova sede degli uffici della Provincia di Torino, nel Palazzo di Corso Inghilterra progettato da Ottorino Aloisio negli anni Sessanta, ex-sede della direzione generale della Sip (poi Telecom). Il grattacielo è stato completamente ristrutturato nel giro di due anni (a partire da luglio 2006) ed è stato inaugurato ufficialmente il 10 ottobre scorso.
Sempre per restare sulle cifre, è di circa tre milioni di euro annui il risparmio stimato nella gestione dell’ente grazie a questa operazione, che ha permesso di concentrare in un unico palazzo - che tra l’altro è stato dotato di moderne tecnologie per il risparmio energetico - uffici prima distribuiti su sette diverse sedi.

“Nel 2001 – ci racconta Alessandra Speranza, Assessore al Personale, Organizzazione, Patrimonio e Sistemi Informativi della Provincia di Torino – abbiamo verificato che, sulla scia dell’emergenza dovuta all’accorpamento sulla Provincia di molte deleghe per funzioni regionali e statali, erano stati acquisiti o acquistati diversi immobili, senza seguire alcun criterio di razionalizzazione. Siamo quindi partiti con una ricerca di mercato, per individuare un immobile che avesse una capacità insediativa importante. Da questa ricerca è emersa la disponibilità del palazzo ex-Telecom, che è sulla Spina centrale di Torino, in una zona in profondissima trasformazione, che però in quel momento era ancora un vero e proprio cantiere. Abbiamo voluto scommettere sulle potenzialità di quest’area, che secondo noi sarebbe potuta diventare la nuova City di Torino. E non ci siamo sbagliati: infatti adesso è il quartiere di maggiore sviluppo dal punto di vista degli insediamenti logistici e produttivi. Grazie a quella scommessa, abbiamo potuto acquistare l’immobile a un prezzo molto più basso di quello che avrebbe ora”.

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Quindi nel 2003 la Provincia acquista l’immobile, i lavori vengono affidati tramite asta pubblica nell’ottobre 2005, nel maggio 2006 viene approvato il progetto esecutivo e a luglio partono i lavori, che si concludono nel giro di due anni. Due gli elementi fondamentali da sottolineare in questa operazione, del tutto innovativa dal punto di vista amministrativo: l’abbinamento tra dismissione del patrimonio immobiliare e ristrutturazione della nuova sede e l’affidamento dei lavori con l’istituto dell’appalto integrato.
“Abbiamo sfruttato una possibilità che ci veniva offerta dalla legge Merloni (art 19 comma 5 ter dell’allora Legge Merloni – legge 109/94 – poi abrogata dal Decreto legislativo 163/2006, cosiddetto Testo Unico per gli Appalti - N.d.R.) – ci spiega Alessandra Speranza -. Il progetto di ristrutturazione è stato finanziato, in parte, con la dismissione di alcuni immobili di proprietà provinciale, utilizzati come sede di uffici, bellissimi ma non più adeguati dal punto di vista funzionale. Il finanziamento in conto lavori prevedeva, quindi, una parte di indebitamento e una parte di dismissione immobiliare. I lavori sono stati affidati sotto forma di appalto integrato per cui, oltre alla realizzazione dei lavori, era a carico del soggetto appaltatore anche la redazione della progettazione esecutiva. Non solo: la ditta si è occupata anche delle pulizie e dei traslochi finali”.

In pratica la ditta che ha eseguito la ristrutturazione è stata pagata (per circa i due terzi del valore dell’appalto) con gli edifici dismessi, liberati via via, in base all’avanzamento dei lavori. Tutto questo ha consentito di limitare l’impatto sul bilancio provinciale e di raggiungere, grazie a un’unica procedura, diversi obiettivi: ristrutturazione dell’immobile, sua attivazione, vendita del patrimonio non più utile. E un perfetto rispetto dei tempi di consegna: tra luglio e settembre 2008 è stato effettuato il trasloco dei dipendenti nella nuova sede, che oggi è pienamente operativa.

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Ma come mai la Provincia di Torino ha scelto di recuperare proprio il Palazzo di Corso Inghilterra? Alessandra Speranza ci spiega che non si è trattato solo di una scelta logistica: “È stata anche una scelta politica precisa. Invece di costruire una nuova sede e consumare altre parti di territorio, abbiamo voluto riqualificare un palazzo che era stato sì importante per questa città, ma che in un certo senso rappresentava anche una pagina buia. Quando a Torino abbiamo perso la Telecom, abbiamo perso anche posti di lavoro e risorse. Investire qui era anche un gesto simbolico, per dire che questa città rinasce sempre a nuova vita”.

“Il palazzo era nato già come palazzo per uffici, con una struttura interna assolutamente facile da ristrutturare. In questo senso è stato completamente rimesso a nuovo, per cui, a un certo punto, del palazzo originario era rimasto solo lo scheletro”. Queste le direttrici su cui si è mossa la ristrutturazione del palazzo: l’introduzione di tecnologie avanzate per l’efficienza e il risparmio energetico (coibentazione di tutta la facciata dell’edificio, possibilità di regolare autonomamente la temperatura in ogni ufficio, impianto di illuminazione sensibile alla luce esterna, sistema di spegnimento automatico delle luci, innovativo impianto di climatizzazione che sfrutta il teleriscaldamento e l'acqua di falda); miglioramento dei servizi alla persona e comfort ambientale per i dipendenti e per l’utenza (ottimo collegamento con il trasporto pubblico, servizio di mensa, micronido aziendale, posteggi, aree relax, zone fumatori a norma di legge); massima accessibilità grazie all’assenza di barriere architettoniche.

Sulla nuova normativa in materia di ricognizione e valorizzazione del patrimonio immobiliare, leggi l’intervista a Marco Dugato.

“Credo che la nostra esperienza sia abbastanza innovativa, anche rispetto alle nuove normative in materia di gestione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, pensiamo ad esempio all’art. 58 del Decreto legge 112/2008 – conclude Alessandra Speranza –. Dismettere 7 sedi e acquisirne una nuova, che ci farà spendere molto meno della somma delle altre, è un esperimento riuscito. Molto spesso noi gestiamo male patrimoni splendidi, che invece possiamo restituire al godimento della collettività per spostarci in palazzi magari più tecnologici ed efficienti”.
“Non è più il tempo in cui le amministrazioni hanno soldi ‘freschi’. Oggi devono saper sfruttare al meglio il patrimonio che hanno, per valorizzare le parti valorizzabili e spendere sempre meno su quelle che non servono più. La dismissione, ovviamente, non deve essere finalizzata solo a fare cassa. La nuova normativa ha senso se, alla fine, si ottiene un miglior funzionamento dei servizi. Nel nostro caso, ad esempio, la scelta di una sede facilmente raggiungibile con il trasporto pubblico rende un miglior servizio sia ai dipendenti che ai cittadini. Pensiamo poi all’auditorium: a Torino non c’è una sala per il pubblico di queste dimensioni in un luogo così strategico. Quindi abbiamo fatto un investimento per noi, ma anche per la collettività”.

Per saperne di più, vai al sito web della Provincia di Torino.

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