Editoriale

Facebook, internet e social networking in ufficio, roba da fannulloni?

Un articolo interessante di Vittorio Zambardino ieri su Repubblica raccontava che qualche azienda e pubblica amministrazione italiana e straniera ha deciso di impedire ai propri dipendenti di usare Facebook in ufficio e ha anche chiuso o limitato molto l’accesso agli altri strumenti di social networking e, in alcuni casi, anche la libera navigazione su Internet. Motivo: distrae i dipendenti dal lavoro.
In questi giorni di discussioni sulle regole di base del comportamento nel pubblico impiego mi sembra un tema interessante.

Dopo i tornelli fisici che obbligano i dipendenti pubblici ad essere fisicamente in ufficio, sono necessari i tornelli “virtuali” che ne blocchino le uscite in Internet verso relazioni sociali extralavoro o, più banalmente, verso l’opportunità di organizzarsi il prossimo weekend online? Qual è la situazione oggi nelle amministrazioni? Ci sono regole chiare? Chi controlla e come?

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La materia è abbastanza controversa e ha dato luogo a numerosi pronunciamenti sia della magistratura che del Garante per la protezione dei dati personali.

In sintesi le cose stanno così:

  • La magistratura ha preso posizioni diverse: ha dato spesso ragione ai datori di lavoro che avevano sanzionato dipendenti che usavano mezzi dell’ufficio per attività, diciamo così, non inerenti; ma nel frattempo ha anche sanzionato, a volte, come invasivi i comportamenti dei datori di lavoro che usavano i server aziendali per scoprire su quali siti avessero navigato i dipendenti o con chi avessero chattato o scambiato e-mail. Insomma non si può fare ma non si può neanche controllare (la solita nebbia).
  • Il Garante con una delibera (la n.13 del 1 marzo 2007) ha definito abbastanza chiaramente le regole o almeno i principi guida. Leggetevela, ma in estrema sintesi dice che il datore di lavoro, sia pubblico o privato, le regole deve metterle prima. Deve chiarire prima cosa si può fare e cosa no (ad es. download di file e musica no; navigazione su Internet libera sì; social networking sì; telefonate su skype no; ecc) e anche quali sono, anche sul server dell’ente, gli spazi “privati” in cui nessuno entrerà mai e quali sono gli spazi “pubblici” che potranno essere ispezionati e/o condivisi. (A proposito navigando su Saperi PA ho trovato un'interessantissima relazione di FORUM PA 2008 proprio su questo tema di Giovanni Buttarelli).
Su saperi Pa trovi altri approfondimenti sul tema del social networking applicato alla Pubblica Amministrazione

Io mi sono fatto un’idea che vorrei verificare con voi: è molto difficile e pericoloso mettere del vino nuovo in botti vecchie. Per cercare quindi di mettere ordine in questo campo, senza pretendere di prendere acqua con un colabrodo, dobbiamo cambiare il nostro approccio alle regole. Qualche idea potrebbe essere:

  • Nella società della conoscenza le organizzazioni devono essere basate sulla conoscenza. Qualsiasi barriera preventiva rischia di essere come gli antispam di cattiva qualità. Magari ci evita gli spam, ma ci taglia via anche le roba buona.
  • Questo, ovviamente, non può voler dire che un dipendente possa passare la sua giornata al videopoker; ma nel caso in cui lo fa il problema non è l’accesso a Internet, ma la qualità del suo dirigente e della sua organizzazione. Insomma non ci sono scorciatoie alla funzione dirigenziale né alla necessità di motivare e di misurare e valutare le performance individuali e di gruppo. Su questo non ci sono “tornelli” magici;
  • Che Facebook e gli altri strumenti di social network possono potenzialmente distrarci con i loro ossessivi e continui stimoli, tutti lo sappiamo, ma ci propongono idee, contatti, punti di vista: siamo certi che senza saremmo più produttivi?
  • La distinzione tra tempo di vita e tempo di lavoro, che era alla base della fabbrica fordista sta assottigliandosi in moltissime organizzazioni… Le idee vengono ovunque, gli incontri utili ed interessanti non servono solo al boss che fa affari giocando a golf, ma anche al funzionario che si occupa di welfare in un comune o di attività produttive in una provincia. In questo senso le comunità di pratica sono un esempio calzante: vogliamo considerarle uno spreco di tempo?

E allora? La ricetta è sempre la stessa: buon senso, regole chiare, condivise e rispettate anche dai capi, apertura e fiducia sempre (ma sino a prova contraria), misurazione e valutazione dei risultati dei gruppi con possibilità di premiare i team virtuosi… Ma di questo abbiamo già parlato cento volte…

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Commenti

La produttività

ho letto con interesse ed effettivamente il problema non è facebook ma l'inefficenza generale della PA, l'inefficenza di organizzare il lavoro, l'inefficenza di premiare la produttività.
Non avendo modo (e non volendo) misurare la produttività di un singolo si tende a limitare tutto quello che si "pensa" possa impedire la produttività!
Ecco che il primo giorno di ogni malattia viene "tassato" senza considerare che quello potrebbe essere l'unico giorno di malattia in un anno e quindi potrebbe non ineficiare la produttività di un intero periodo.
Non si considera che, ad esempio skipe, potrebbe essere un fortissimo mezzo di scambio d'informazioni produttive per l'ufficio e di rispoarmio per la PA.
Un "grande della PA" (ex Dirigente alla presidenza del Consigio), ha sempre sostenuto che la pausa caffè, "obbligatoriamente" fatta con i colleghi d'ufficio fosse un ottimo mezzo di scambio di buone pratiche (e così era sotto la sua Dirigenza)aumentando la produttività ... oggi verresti considerato un "fannullone"!

Veramente non è tassato

Veramente non è tassato solo il primo giorno di malattia, ma i primi dieci... e per ogni episodio, quindi si ricomincia sempre da capo nel conteggio: non bastava, a Brunetta, tassare i primi 10 gg. nell'anno, e basta... Ma qualcosa cambierà, sono troppo evidenti le violazioni costituzionali di questa normativa persecutoria. Comunque hai centrato il punto: la produttività è troppo difficile da misurare (e troppo soggetta a discriminazioni), per cui: "Colpiamo i malati, così si lamenteranno solo loro". Non hanno capito che la salute e l'integrità fisica sono qualcosa che non c'entra nulla con la produttività e che, purtroppo per l'essere umano, può venir meno in qualsiasi momento; pertanto gli scontenti sono molti di più di quelli che all'inizio erano stati previsti da questi "sapientoni" che mettono le mani in tasca alle persone con problemi invece di pensare a ridursi i loro privilegi.

Il "tassato" era metaforico

Il tassato è metaforico, in realta in quei primi 10 giorni di ogni malattia vengono decurtati solo i premi accessori ... nel caso mio ad esempio si tratta solo di 8 euro.
Concettualmente potrebbe sembrare giusto: non ci sei, non produci, non ti do la produttività.
In realtà quel sitema è totalmente sbagliato perchè colpisce non solo gli assenteisti ma anche quelli che producono ... però, purtroppo, (e questo mi fa arrabbiare ancora di più) ha prodotto i suoi risultati!
Non voglio uscire fuori tema.
Se esistesse un sistema (so che esiste ma non è mai stato voluto adottare) per calcolare la produttività, se molti più dirigenti fossero più capaci a motivare i propri "subalterni", il problema facebook non esisterebbe proprio!

Ti invito a leggere questa http://diavolineri.net/vidoniani/2008/05/20/i-vidoniani/
una "ballata" scritta in tempi non sospetti (anni 60) "Ma chiediamoci : a chi è addebitabile il triste “ PURO SI POI ..NUN FAI..“ dell’ultimo verso della Ballata?"

Se non aumenta l'efficenza dei nostri politici e dei nostri dirigenti, la presenza in ufficio, il non utilizzare facebook ed altro, potrebbe comunque non produrre i suoi frutti!

Più di venti anni come allenatore (basket) mi hanno insegnato che per raggiungere un risultato occorre avere, una motivazione comune, e dei dirigenti e allenatori capaci di saper organizzare e motivare.
L'orgoglio del risultato raggiunto deve essere conferito alla "squadra" piuttosto che al dirigente (il detto nel basket è si vince in 10 e si perde in 11, nella PA concettualmente è il contrario). Tutti hanno la responsabilità di svolgere il proprio ruolo nel raggiungimento dell' obbiettivo comune (lavoro per obiettivi).

Carissimi, leggo con

Carissimi, leggo con entusiasmo i vostri commenti e mi viene da sorridere al solo pensiero che negli USA il problema è esattamente il contrario, ovvero come fare ad introdurre gli strumenti di facebook e skype nella pubblica amministrazione? Forse si potrebbe tentare di usare queste persone a vantaggio della P.A e costruire davvero un team vincente!!!

Infatti, tutti, dirigenti

Infatti, tutti, dirigenti compresi, hanno la responsabilità di svolgere il proprio ruolo: e siamo proprio sicuri che chi sta male alcuni gg. l'anno, ma quando è in ufficio "svolge il proprio ruolo" sia meno produttivo di chi ha una salute di ferro ma perde il proprio tempo in chiacchiere e magari non fa combinare nulla nemmeno a chi deve recuperare il tempo perso in assenze per malattia? E' tutto sbagliato, un mondo che gira alla rovescia. Sarebbe tanto più semplice prevedere un tetto massimo di assenze, es. 10 l'anno, in cui ricomprendere patologie non gravi, e tassare solo il superamento di questo tetto: mentre per ricoveri ospedalieri, malattie più serie, infortuni ecc., a differenza di quanto accade con questa legge odiosa, non dovrebbe essere tassato proprio un bel nulla. E a proposito di consistenza della trattenuta, per un complesso meccanismo per cui la parte accessoria dello stipendio è variabile a seconda dell'amministrazione presso la quale si lavora, nel mio caso ogni giorno di trattenuta corrisponde a poco meno di 30 € lordi, per cui un'influenza, poniamo di 5 gg., mi comporta una perdita secca superiore ai 100 € netti: perchè Brunetta non fa la guerra ai virus invece di considerarci colpevoli? Oppure, secondo questa mente illuminata, dovremmo andare in ufficio con la febbre, rischiando complicazioni e anche di infettare i colleghi? Per non parlare delle patologie più serie che, se non sei in pericolo di vita, ti costano ancora più care perchè stai a casa più tempo: e poi ci sono gli accertamenti diagnostici, i farmaci, le terapie riabilitative, tutto da pagare di tasca nostra. Evviva la giustizia!!

social networking in ufficio

Ritengo che il problema sia dimostrare l'effettiva utilità nell'uso del social networking in ambito professionale. La moda che ha lanciato Facebook in Italia, ne nasconde le possibilità in ambito professionale. E' necessario che - soprattutto chi lavora in ambito sistemi informativi - spieghi e dimostri l'utilità della 'conoscenza' e delle informazioni che provengono dal web 2.0.
A tal proposito, vi segnalo un utile post (in inglese) di Jason Falls, esperto di marketing e sociale media, nel suo blog http://www.socialmediaexplorer.com/2008/11/17/how-to-be-the-social-media...
nel quale offre interessanti spunti su come divulgare l'utilità del social networking in azienda.
Ne parlo anche sul mio blog (in inglese) bloggingaroundtheworld.wordpress.com
Spero sia utile per stimolare il dibattito

anche il Formez chiude a Facebook.

Se anche il Formez, centro di Formazione e Studi, ente che forma la nostra PA, i nostri Enti Locali ad essere sempre innovativa, vicina alle esigenze del cittadino, ascoltarne i bisogni...che costruisce comuntà di pratiche e professionali per far dialogare gli operatori, per trovare soluzioni a problemi comuni...prende la decisione di chiudere Facebook...allora la crisi delle "idee" non solo quella economica, finanziaria, politica...è arrivata!