Editoriale

Facciamo chiarezza sul disegno di legge delega “antifannulloni” approvato in Senato

E’ una “riforma epocale”, come dice Brunetta, o un provvedimento sbagliato che abbandona la contrattualizzazione, come dice la CGIL? E’ una vittoria della responsabilità bipartisan sulla PA, come l’astensione del PD porterebbe a credere, o invece si prepara una battaglia parlamentare in Aula? Vediamo di fare un po’ di chiarezza su questo provvedimento legislativo di grande rilevanza per tutto il comparto pubblico e di darvi tutti i documenti disponibili in modo che ognuno possa farsi la sua idea…e anche io non mi esimerò dal dirvi la mia.

Non vi propongo un viaggio brevissimo, né cibo premasticato: ma credo che tutti noi che ci occupiamo di PA o perché ci lavoriamo dentro o perché, come me, abbiamo speso una vita a trattarne, dovremmo prenderci l’impegno di non fidarci dei sunti più o meno interessati e, almeno dove le cose sono così importanti, sarebbe bene che ci facessimo le nostre idee da soli.

Su Saperi PA gli articoli che parlano della "riforma Brunetta"

Il disegno di legge delega di cui stiamo parlando, quello che i giornali hanno chiamato “antifannulloni”, si chiama in effetti Delega al Governo finalizzata all'ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico ed è parte integrante della strategia del Governo per la riforma della PA, così come annunciata dal Ministro Brunetta già a giugno presentando il suo “piano industriale”. Si tratta di una legge delega e, quindi, da essa scaturiranno entro nove mesi dei decreti delegati attuativi che saranno trasmessi per un parere non vincolante alle commissioni parlamentari e alla Conferenza Unificata prima di diventare leggi. Il disegno di legge prevede poi, molto opportunamente a mio parere, altri due anni di tempo per modificare i decreti sulla base della prima esperienza e dell’impatto da essi avuto.

Ma ecco i documenti che vi consiglio:

  • Dapprima vi suggerirei di leggere le slides con cui Brunetta lo ha presentato, ancora nel giugno scorso, quando fu approvato dal Consiglio dei Ministri.

  • Poi leggerei il testo del disegno di legge così come è uscito dalla commissione affari costituzionali del Senato con a fronte il testo originale: non è facilissimo tenere le fila delle modifiche, ma è estremamente illuminante verificare di persona quanto sia cambiato (a mio parere decisamente in meglio) il testo e quali sono stati i principi su cui si sono basate le modifiche.

  • Successivamente potete andarci a guardare ancor meglio dentro leggendo il testo così come lo propone sul suo sito Pietro Ichino (che ora è senatore di minoranza del PD), che evidenzia in rosso e in verde la provenienza delle modifiche (governo o opposizione) mettendo ancor più in luce il lavoro cooperativo che ha svolto la commissione.

  • Il decreto, come ampiamente comunicato dai giornali, è stato approvato in commissione con il voto favorevole su tutti gli articoli anche del PD e con l’astensione della minoranza sull’intero disegno di legge. Questo sostanziale accordo ha suscitato, come era logico pensare, commenti molto diversi. Leggete, ad esempio, quello che scrive Linda Lanzillotta del PD a tal proposito, rivendicando le modifiche sostanziali apportate al documento iniziale. Dice l’ex Ministro del Governo Prodi: «del testo originario è rimasto poco o nulla: forse per la prima volta dall’inizio della legislatura si è svolto infatti, in parlamento, un confronto vero sul merito delle questioni». Le risponde lo stesso Brunetta confermando, per così dire la paternità del disegno di legge e la sua sostanziale conformità alle linee guida del Governo.

  • Questo accordo di massima, seppure vigile come sottolinea l’opposizione in vista di future battaglie sui decreti delegati, ha suscitato commenti molto critici della CGIL che con due dirigenti di prima fila denuncia le gravi pecche del provvedimento soprattutto in termini di diritti sindacali. Michele Gentile, responsabile dei Settori pubblici della CGIL lo stigmatizza così: «Il cosiddetto provvedimento 'antifannulloni' segna il reale abbandono della contrattualizzazione del rapporto di lavoro nel lavoro pubblico, nelle modalita' e nei contenuti con i quali Massimo D'Antona la aveva costruita». Mentre Carlo Podda, sempre della CGIL, mette in evidenza il costo che avrà l’Autorità indipendente per la valutazione che il ddl prevede, denunciando anche i presunti alti stipendi che i componenti di tale organismo prenderebbero.

  • Ma la componente del PD che ha appoggiato il processo riformista non ci sta e Pietro Ichino risponde così: «Carlo Podda ha sostenuto che il disegno di legge su valutazione e trasparenza nelle amministrazioni, approvato dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato la settimana scorsa, costituirebbe un netto arretramento rispetto al regime di “contrattualizzazione” del lavoro in questo settore, introdotto dalle riforme Cassese e Bassanini degli anni ’90. Podda, però, non indica un solo punto di quel testo legislativo a sostegno della propria affermazione. Non può indicarlo, perché non c’è. Il vecchio testo dell’articolo 2 del disegno di legge del Governo (che davvero avrebbe giustificato la protesta di Podda) è interamente scomparso, mentre è stato accolto dalla Commissione l’emendamento del Pd che recita testualmente: “resta fermo che è riservata alla contrattazione collettiva la determinazione dei diritti e delle obbligazioni direttamente pertinenti al rapporto di lavoro”. Allo stesso modo, sono interamente frutto delle proposte del Pd accolte dalla Commissione (e non previste nel testo originario del disegno di legge del Governo): l’indipendenza dell’Agenzia per la valutazione e la trasparenza nelle amministrazioni, il cui vertice dovrà essere nominato con il consenso dei due terzi del Parlamento; il principio del benchmarking comparativo tra amministrazioni omologhe; il principio della trasparenza totale delle operazioni di valutazione e misurazione: un principio di portata davvero rilevantissima, che consentirà a chiunque di conoscere immediatamente non soltanto gli indici di andamento gestionale elaborati da ciascun organo di valutazione, ma anche i dati su cui esso opererà. Ciò consentirà a sindacati, associazioni degli utenti, ricercatori universitari e chiunque altro non soltanto di controllare i dati stessi, ma anche di costruire su di essi valutazioni basate su criteri e metodi diversi rispetto a quelli del valutatore interno all’amministrazione».

    Ho voluto proporvi una citazione un po’ più corposa di questo articolo di Ichino perché descrive dettagliatamente molti punti importanti del provvedimento. E sono quelli su cui l’accordo delle parti politiche è assodato.

  • Un ultimo articolo, molto interessante perché veramente bipartisan, scritto insieme da Pietro Ichino senatore del PD e Maurizio Castro senatore del PDL, dice chiaramente la sua sul punto, invero un po’ demagogico, del costo della suddetta Autorità. Dicono tra l’altro i due autori: «Stante il ruolo delicato e difficile che si attribuisce all'Agenzia, la commissione ha ritenuto poco realistico pensare che tale ruolo possa essere svolto in modo efficace da persone che, non essendo retribuite, vi si potrebbero dedicare soltanto saltuariamente, nei ritagli di tempo: nei Paesi dove queste funzioni sono svolte in modo efficace, i responsabili della valutazione lavorano a tempo pieno e sono per questo congruamente retribuiti. La maggioranza ha convenuto con l'opposizione che gioverebbe molto all’incisività dell'operato dell'agenzia il fatto che a dirigerla siano chiamate anche persone che abbiano svolto negli anni passati la stessa funzione nelle audit commissions dei Paesi dove la valutazione indipendente è sperimentata da decenni, dove dunque si è accumulato un notevole know-how in questa materia».

E veniamo, se avete ancora un po’ di pazienza, al mio parere. Io credo che si sia fatto in effetti un grande passo in avanti e sostengo con forza i principi guida del provvedimento. Sono e sarò attento e cauto nel vedere come questi si incarneranno nei decreti delegati. Non vorrei che gli attacchi controriformistici siano appena iniziati. 

Cosa mi piace del disegno di legge:

  • la chiarezza, per ora dichiarata, con cui si propone di distinguere cosa, nel pubblico impiego e nell’organizzazione delle amministrazioni, va contrattato e cosa deve essere fissato dalla legge. Non è un punto da poco: nel memorandum di Nicolais, infatti, si faceva, a mio personale giudizio per altro espresso anche allora, molta confusione. Misurazione, valutazione, organizzazione degli uffici, incarichi ai dirigenti non possono essere oggetto di cogestione con i sindacati. Il perché è sotto gli occhi di tutti;

  • l’importanza data alla trasparenza, alla comunicazione ai cittadini, al ruolo della cittadinanza organizzata nel valutare la qualità dei servizi, ossia quelli che si chiamano outcome, in altre parole il valore che la PA ci restituisce in cambio delle nostre tasse;

  • l’obbligo imposto alle amministrazioni di confrontarsi e di auto collocarsi nel panorama delle altre amministrazioni omologhe, anche per quanto attiene alla virtuosità delle proprie spese;

  • l’indipendenza dell’Autorità per la valutazione, organismo su cui per altro c’è ancora molto da lavorare, che sugge all’ipotesi di essere un ornamento della Funzione Pubblica e torna ad essere un organismo autonomo e “terzo”. E se costa qualcosa di più sono d’accordo con Castro e Ichino: saranno soldi ben spesi!

Su Saperi PA trovi le interviste sul ruolo dei dirigenti nella pa
  • la maggiore autonomia e responsabilità della dirigenza che esce dai vari commi dell’art.4 con la grande enfasi sulla necessità di migliori direttive da parte dei vertici politici che fissino obiettivi chiari e misurabili. Se vi andate a rileggere quanto è emerso dai dirigenti apicali nel nostro seminario di castello Orsini dello scorso ottobre, vi renderete conto che si va sulla stessa strada invocata dalla parte migliore della dirigenza;

  • l’internazionalizzazione della dirigenza di prima fascia con un periodo di servizio e di studio da prestare presso un’altra amministrazione dell’Unione europea o di uno degli stati dell’Unione;

  • infine, e so di alzare un vespaio e quindi aspetto vostri commenti anche contrari, mi è piaciuto il coraggio con cui si prova a metter mano alla Corte dei Conti o almeno alla sua Governance. Sono anni che vedo la parte migliore della PA scuotere la testa ogni volta che si parla dei controlli della Corte e della sua politica arroccata: forse aprire qualche finestra e far entrare un po’ d’aria nuova non è male.

Di fronte ad un giudizio in complesso positivo, c’è anche qualche cosa che non mi piace nel ddl.
Non mi piace ad esempio:

  • la vaghezza che resta su cosa non va contrattato con il sindacato, vaghezza che deriva dalla soppressione del punto b) del comma 2 dell’art. 2 del ddl dove si faceva, invece, un elenco preciso di cosa sarebbe rimasto di competenza della normativa e dell’organizzazione;

  • la collocazione non definita dell’Autorità che sarà istituita “nell’ambito del riordino dell’ARAN”. Non capisco che vuol dire e perché non pensare ad un’autorità del tutto indipendente dal Governo e dai suoi dipartimenti;

  • l’enfasi, a mio parere eccessiva e impropria, in una legge d’indirizzo come una legge delega, sulla lotta all’assenteismo. Ribadisco, come più volte ho scritto, che è necessario ripristinare regole certe, ma che “ben altri” sono i temi chiave dell’efficienza e dell’efficacia del lavoro pubblico;

  • il ruolo attribuito al CNEL, che mi pare un contentino alla mancata collocazione al suo interno, come più volte si era progettato, della famosa autorità. In effetti, fatti salvi valore e compiti costituzionali del CNEL, di un ulteriore attore nella commedia non mi pare si sentisse la necessità.

E voi che ne pensate?

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Commenti

quando i fannulloni diventano orcoclasti

I provvedimenti del ministro Brunetta hanno ridotto le assenze del personale che molti definiscono "fannullone". Ma con quali effetti? Da luglio 2008 mi sono trovato nella stessa stanza di ufficio un faccendiere, accanito fumatore, bestemmiatore e nessuno, ripeto nessuno, è intervenuto a difendere me persona con handicap.
La valutazione dei meriti è puramente politica e così nel ripartire la piccola frazione proventi di attività conto terzi che l'ente svolge, mi trovo "premiato" con un importo pari o addirittura inferiore a quello che vine assegnato al fannullone. Mi si dice che bisogna applicare il dettato della parabola del "figliol prodigo".
In realtà si livella verso il basso la produttività del pubblico dipendente.
Lo scopo è chiaro ed è quello di privatizzare tutto il settore: si tutela solo il fannullone per raggiungere il fine.
L'ufficio dove lavoro di pomeriggio diventa di volta in volta nursery per figli del fannullone, alcova per l'amante occasionale del fannullone (con tanto di macchie di sperma sulla mobilia trovate l'indomani), stanza riunione del locale ordine dei giornalisti, stanza riunione di movimento politico parasquadrista e sala da gioco.
E lamentarmi cosa è servito? A nulla tranne che finire al pronto soccorso del locale nosocomio.
Beffa delle beffe: si sostiene che sia stato io a provocare il fannullone per aver segnalato le porcherie che faceva. Fantastico! In che stato siamo finiti...

Non credo che il ministro

Non credo che il ministro risolverà qualcosa con questo decreto. Non va colpito il povero impiegato ma chi dirige che spesso si avvale di collaboratori esterni (perchè parenti, figli di amici o raccomandati da politici) e mette da parte il proprio personale. Parlo per esperienza personale sto tutto il giorno senza far niente. L'ufficio dove lavoro (sede periferica) è stato spogliato di tutti i suoi compiti io e la collega gestiamo soltanto delle pratiche relative a degli incentivi regionali, le protocolliamo e le cataloghiamo e alla fine facciamo il consuntivo che va alla sede centrale per le relative liquidazioni. Ho chiesto la mobilità proprio perchè sono stanca di stare buttata per 6 ore, ho trovato anche l'ente che mi prende, premetto che l'ufficio presso il quale lavoro per legge (approvata a giugno scorso)scompare, ma udite udite il mio direttore dopo avermi dato l'ok a muovermi ora mi bloca il nulla-osta perchè vorrebbe che anche la collega chiedesse la mobilità (ma lei non ne vuole sapere perchè le manca poco alla pensione). Da ciò potete dedurre che faccio parte della schiera dei fannulloni ma non per mia volontà ma del mio capo che altro non è che un politico messo lì per 5 anni dai suoi amici per fare più danni che altro.
Non so se tutto quello che ho scritto è pertinente ma consideratelo come uno sfogo sono già alcuni anni che sto in queste condizioni e 5 mesi che ho chiesto la mobilità.....
E' prorpio vero che l'Italia va a rotoli...........

efficienza nella PA?

Premetto che sono ideologicamente di destra e quale ultima speranza, ho votato per questo Governo, non mi identifico in nessun partito politico. Rilevo,altresì, che non mi piacciono i politici, ed ancor meno gli uomini che hanno della specie dei mammiferi il solo aspetto esteriore, i quali colpiti da qualche aberrazione cromosomica assumono i comportamenti degli invertebrati. Mi riferisco in particolare agli ex Democristiani, radicali, socialisti e comunisti, pronti a coltivare il loro orticello ed a saltare sul carro del vincitore, insieme al loro nemico storico Gianfranco Fini. Tali ominidi sono inestinguibili, la storia ne è piena ed appartengono a tutti i partiti politici, anzi nella politica trovano il loro habitat e substrato nutritivo. Sono Napoletano, amo la mia città, ma non il modus operandi nel vivere quotidiano di gran parte dei miei concittadini, credo che il Ministro Brunetta abbia origini Napoletane, in quanto è portato naturalmente ad eseguire sceneggiate e ad improvvisare normative nel vano tentativo di otturare voluminose falle nella barca della P.A., senza rendersi conto che la nave giace nel sottofondo e circondata dalla melma non può ritornare a galla. Occorre la ricostruzione di una nave ex nova, con equipaggi diversi. Infatti, a titolo esemplificativo, gli attuali comandanti, della Direzione Generale attività ispettiva del Ministero del lavoro, nel documento di programmazione dell’attività di vigilanza 2009, redatto falsamente ed apparentemente nello spirito delle iniziative di Brunetta, tese a premiare il merito e ridare efficienza, è il massimo dell’incompetenza e porterà ad uno svilimento delle norme tese al rilancio della P.A.
Se il nostro fosse uno Stato con un minimo di serietà e capacità, dovrebbe destituire all’istante tali comandanti che, con tale programmazione mostrano di non conoscere nemmeno i fondamentali compiti d’istituto. I compiti d’istituto in materia di sicurezza sul lavoro non sono solo i cantieri edili e la vigilanza nelle F.S, ma principalmente quelli sulle radiazioni ionizzanti, sulle direttive di mercato (macchine, ascensori, apparecchiature a pressione), tale vigilanza è completamente omessa, basta osservare le statistiche tanto pubblicizzate sull’attività di vigilanza, evidentemente mai analizzate, la cui redazione rappresenta una mera burocrazia per gli uffici periferici, con la grave conseguenza che molte apparecchiature elettromedicali (TAC, RMN ecc.) presenti nei nostri ospedali e macchine industriali, non solo non potrebbero essere commercializzate, ma nemmeno essere messe in funzione. In materia di radiazioni ionizzanti che non determinano infortuni ma malattie tumorali che si manifestano dopo anni d’esposizione, il Ministero si è dimenticato della vigilanza, tanto che anche nella programmazione 2009 non vi è alcun accenno. Evidentemente un tumore che si manifesta dopo anni, non desta emozione e scalpore come l’infortunio in edilizia. Il fatto connaturato da estrema gravità consiste nella previsione nel predetto documento di programmazione di attribuire un punteggio di 2,5 per tutta la vigilanza in materia di sicurezza. Ciò sta a significare che per la valutazione del merito del personale, è attribuito un punteggio di 2,5, sia riguardo la contestazione di mancato uso del casco o degli scarponi, sia per la contestazione di una macchina complessa quale un ciclotrone, un impianto chimico, o per l’effettuazione di rilievi strumentali che richiedono elevata professionalità (misure di rumore, inquinanti, vibrazioni ecc.), tanto da una decina d’anni non si eseguono più e gli strumenti giacciono negli armadi, senza nemmeno togliere agli stessi le batterie, tanto paga pantalone.
La mancata istituzione del registro infortuni pure è valutata 2,5 punti, la beffa sta nel fatto che il registro infortuni è stato abrogato dal recente T.U. , molti ispettori non conoscono il nuovo testo e continuano erroneamente ed illegittimamente a contestare tale inesistente violazione a tutt’oggi, i vari capi non si accorgono e per una contestazione erronea il funzionario riceverà ben 2,5 punti, invece di essere punito o quantomeno richiamato. In pratica per una contestazione facile da rilevare ed erronea è attribuito lo stesso punteggio della contestazione ad una PET (macchina ad emissione di positroni). Le conseguenze sono evidenti, si contesteranno solo violazioni semplici che non richiedono alcuna professionalità quali il mancato uso del casco e della cuffia otoprotettrice. L’Ispettore che ha capacità e professionalità e si ostinerà a verificare macchine complesse ad analizzare centinaia di pagine di un documento di valutazione dei rischi, avrà lo stesso punteggio dell’omesso uso del casco, ovvero solo 2,5 punti. Con tale aberrante e distorta logica, colui che contesterà solo la mancanza del casco o di indumento protettivo alla fine del mese avrà evaso centinaia di pratiche, tanto alle statistiche Ministeriali interessa il numero ma non la qualità, l’ispettore più professionale e capace, oltre che coscienzioso, eseguirà poche pratiche complesse e pertanto, ironia estrema, pur avendo profuso più lavoro e professionalità sarà meno meritevole rispetto al fannullone che si è limitato a ispezione superficiali che possono eseguire anche gli scolari delle elementari.
La pubblicazione sul sito del proprio Dicastero, dell’anagrafe delle prestazioni dei dipendenti pubblici, da parte del Ministro Brunetta, ha rappresentato una vera sceneggiata carica di fumus. L’iniziativa sarebbe stata lodevole, se fosse stata seguita da semplici accertamenti, ma la mera pubblicazione rappresenta scarsa efficacia ed efficienza, da parte del Ministro, dallo stesso a chiacchiere tanto perseguite.
Infatti, se avesse ciccato sul motore di ricerca “ COOGLE”, il nominativo di qualche funzionario preceduto dal titolo, tra quelli riportati negli elenchi, avrebbe rilevato facilmente che gran parte dei dati fornititogli non sono veritieri. Lo stesso risultato avrebbe ricavato da un incrocio dei dati informatici inserendo il semplice codice fiscale, prelevati dalla banca dati in cui pervengono per gli effetti del D.Lgs.165, i compensi che ogni pubblica amministrazione corrisponde a consulenti e lavoratori esterni.
A titolo d’esempio, se avesse cliccato il nominativo di un direttore di una delle Direzioni prov.della Campania, avrebbe facilmente verificato che lo stesso ha percepito ben 53.000 euro, per il collaudo statico e amministrativo del parcheggio e pertinenze esterne del Campus Universitario di Fisciano. Trattasi di attività oltre che vietata al dirigente, palesemente incompatibile con i compiti d’istituto della direzione che dirige, infatti, trattasi di attività edile che i suoi ispettori dovrebbero andare a controllare sia per il lavoro nero che per la sicurezza Lo stesso dicasi di alcuni funzionari responsabili di unità e linee operative. Se poi clicca sul nominativo, (sempre preceduto dal titolo) dei vertici della Direzione Generale dell’attività ispettiva, rileverà che c’è da chiedersi quando hanno espletato il loro servizio, posto che per gran parte dell’anno hanno girato per l’Italia in seminari, docenti di corsi a pagamento. In qualche caso la stessa persona ha espletato docenze sia a Venezia che a Milano nello stesso giorno. Il tutto è visibile su google, ad insaputa dei dirigenti e funzionari. Ora capisco perché da più di un anno la Direzione Generale non ha tempo per rispondere a ben 15 quesiti essenziali per espletare l’attività di vigilanza e fornire uniformità d’indirizzo sull’intero territori nazionale

Sconcertante è anche la sua iniziativa, in merito al controllo degli invalidi civili di cui alla L.133, tale controllo che per legge è effettuato ogni 5 anni, è stato da lei anticipato, attribuendo il compito di verifica all’INPS. Evidentemente non si è fidato delle commissioni invalidi civili dell’ASL? In ogni caso con tanto sperpero che c’è in Italia, va a colpire i cittadini più deboli, il cui unico sostentamento sono i 250 euro mensili. Tale norma secondo lei è da ritenere incisiva ed efficace per il rilancio della P.A.? Ha visto la circolare applicativa dell’INPS, in cui ogni sottocommissione di verifica sarà costituita da un medico INPS e due medici privati esterni, con cui effettuare una convenzione da parte dell’Istituto. Quando costerà tale operazione, in considerazione del fatto che le commissioni saranno costituite per i 2/3 da medici privati esterni da pagare? Ciò al solo fine di togliere l’unico sostentamento di 250 euro mensili alle categorie più deboli. Bastava colpire i casi di truffa con l’utilizzo del PC, altro cavallo di battaglia della sua politica, di cui contraddittoriamente mostra di non ricorrere. Infatti, da un incrocio dei dati con la motorizzazione e le attività sportive con i nominativi degli invalidi e relative patologie, saltano facilmente fuori i pochi casi truffaldini. Ciò avrebbe evitato ulteriore sperpero di danaro pubblico, nonché stress ed umiliazioni ad anziani disabili, nonostante che sarebbero stati sottoposti alla visita medica di controllo secondo la periodicità fissata dalla legge. In tutta sincerità, secondo lei tale normativa rientra nella sfera dell’efficacia ed efficienza amministrativa?
Infine, c’è da chiedersi, con gli attuali vertici degli uffici pubblici, in cui gli inacarichi di responsabilità, generalmente sono conferiti agli incapaci ed invertebrati i c.d. “YES MAN” di estrazione politica e sindacale, è possibile che costoro siano in grado di valutare il merito e le capacità di un loro sottoposto.
E’ più semplice valutare il merito verificando chi è entrato con regolare concorso pubblico e non ope legis che rappresenta la stragrande maggioranza delle assunzioni favorite dai partiti e sindacati negli ultimi trent’anni e che sono la causa dell’attuale sfascio. Perché non si verifica,non a mezzo di sterili numeri e formule strane, bensì attraverso la lettura e l’analisi del lavoro effettuato dal singolo la qualità della produzione del dipendente?...................... mi fermo altrimenti viene fuori un libro che ho intenzione di scrivere quando andrò in pensione qualora il buon Dio me lo consentirà.

P.S. faccia meno leggi e proclami, prima di ricorrere a normative faccia prima una analisi strategica prevedendo gli effetti applicativi della norma, in ogni caso le auguro buona fortuna…………….., mi dispiace solo che se dovesse riuscirci, io ormai starò in pensione e non potrò che dire mi sono trovato a lavorare nella PA in un epoca sbagliata.

Un caloroso abbracco

Sig. Lanfranco,
papà di 4 figli, avendo conosciuto sacrifici immani (che si riversano tuttora) Le giunga un mio forte abbraccio.
Anch'io sono prossimo alla pensione....peccato!!! Ma non mi dispiace assolutamente.........Mi mancherà tantoil lavoro di fannullone, ma non certo la "lavoratrice" classe dirigente, nè tantomeno colui che, pretendendo miseramente di ristabilire la P.A, la sta sprofondando in un baratro senza più uscita e irreversibile!!!!!!!!!!!!!!!

Difficile crederci

La riforma della pubblica amministrazione è un tema fondamentale, è su questo siamo tutti d'accordo, poiché è la strada principale che è necessario percorrere per adeguare i servizi erogati ai cittadini alle mutate esigenze di una società moderna. E' giusto dunque che di ciò si occupi il Parlamento in modo costruttivo, coinvolgendo tutti i partiti.
Però, ho il dubbio fondato che tutti i buoni propositi di cui si parla restino tali senza arrivare ad una concreta attuazione. E' esperienza comune quella di vedere, in molte occasioni, ignorate, disattese, male applicate, travisate, aggirate tante leggi e regolamenti, che invece dovrebbero fare da guida ed essere fonte di ispirazione per chi opera nella pubblica amministrazione, e questo senza che per altro nessuno si indigni o scandalizzi. In tante, troppe occasioni le vere linee guida che indirizzano i comportamenti di chi deve prendere delle decisioni, si ispirano ad idee del tipo "fatta la legge trovato l'inganno",o "il fine giustifica i mezzi", in modo da anteporre gli interessi particolari a quelli generali. Esempi classici, che valgono per tutti, sono le modalità con cui sono gestiti i concorsi pubblici per l'accesso alla ricerca od all'insegnamento nelle università pubbliche, oppure le modalità con cui i partiti hanno invaso la pubblica amministrazione per potersi spartire poltrone e poltroncine.

Ci sono due tipi di regole che ordinano il convivere tra le persone all'interno di una società: quelle scritte (le leggi fatte in parlamento), e quelle non scritte (le leggi della morale, dell'etica e del senso civico). Ebbene, sono proprio queste ultime che determinano le modalità con cui le prime come vengono scritte e soprattutto applicate.

Chi sta alla guida di un paese, non solo scrive le leggi, ma, con il proprio comportamento ed esempio, influenza profondamente l'etica della società. Nel nostro paese il problema vero è nelle regole non scritte. Negli ultimi vent'anni sono cambiate, e sono cambiate in modo a mio avviso, negativo. Chi ne è responsabile è l'attuale classe politica, che è il prodotto di una lobby affaristico-clientelare che la controlla e che non ha a cuore il buon funzionamento della cosa pubblica. Infatti, il buon funzionamento dello stato contrasta fortemente con gli interessi di tale lobby e con i privilegi che essa si è costruita in questi ultimi anni, così da prosperare a danno della maggioranza dei cittadini.

Per quanto fin qui esposto ritengo che qualsiasi provvedimento emesso dall'attuale Parlamento in tema di pubblica amministrazione e non solo, difficilmente potrà risultare sulla carta il migliore possibile, ed in ogni caso perderà di efficacia nel momento della sua attuazione.

Veri responsabili del dissesto della PA sono proprio i politici

Ho lavorato per anni nel settore privato prima di approdare nella P.A. e quindi posso, credo a ragion veduta, presumere di aver identificato alcune delle reali ragioni dell’inefficienza del settore pubblico italiano, anche se alcuni mali sono gli stessi di quello privato.
1. Cominciamo dalla testa: gli Organi dell’Amministrazione. Nel pubblico e spesso anche in molte aziende del settore privato, nelle società partecipate, nelle banche ecc. le nomine dei Vertici e dell’alta dirigenza sono oggetto di spartizioni politiche e sindacali senza alcun reale riferimento alle capacità professionali dei soggetti nominati. Il minimo che ci si può attendere è che indirizzi, linee guida, strategie non siano mai in linea con le reali esigenze dei cittadini e che le linee attuative non siano aderenti alle reali possibilità di concretizzazione poi da parte dell’amministrazione. Non parliamo poi dei danni prodotti dai loro interessi personali o dei loro sponsor politici nella gestione della cosa pubblica o privata.
2. Un po’ più in basso: i dirigenti. Nella PA , come anche in alcuni settori privati, le assunzioni e le nomine dei dirigenti sono sempre politiche o sindacali (che spesso è la stessa cosa). Anche in questo caso occorre osservare che i dirigenti non hanno quasi mai fatto la “gavetta”, non conoscono quindi il lavoro che si svolge negli uffici e spesso si limitano solo a passare le carte ai loro dipendenti cercando di minimizzare le proprie responsabilità. Quando poi non pretendono di prendere l’iniziativa emanando direttive deliranti che spesso fanno solo danni! Anche se dovrebbero, i dirigenti pubblici non prendono quasi mai un una decisione rischiosa o soltanto coraggiosa se non espressamente voluta dai Vertici. Da loro poi non si ottiene quasi mai una risposta. a qualsivoglia problema o questione, che potrebbe eventualmente metterli anche in minima difficoltà con i loro superiori. Le carriere dirigenziali sono sempre condizionate dai loro sponsor politici: per questo motivo il loro impegno è profuso a elargire favori che spesso consistono in affidamenti di consulenze o di appalti a determinati soggetti “amici”.
3. Gli impiegati. Nella PA, e anche in alcuni settori del mondo privato, gli impiegati vengono assunti con criteri clientelari ovvero mediante raccomandazione politica o sindacale. In mancanza quindi di una vera “selezione” in base a reali capacità professionali, l’amministrazione, solo per tentare di essere efficiente, dovrebbe perlomeno puntare sulla formazione e su una buona organizzazione. Ma poiché l’organizzazione dovrebbe essere concepita e poi realizzata proprio da chi, lo abbiamo pocanzi detto, non è in grado di farlo che succede? Che il lavoro viene svolto con enorme fatica dai pochi volenterosi che, in una strutturazione del lavoro fatiscente, sono obbligati a tamponare con le proprie capacità le lacune altrui. Chi lavora lo fa quindi per la propria buona volontà, con enorme fatica e senza alcuna reale motivazione. E ovviamente senza alcun riconoscimento o compenso.
4. Incarichi e responsabilità. Per far in qualche modo funzionare un meccanismo che altrimenti non potrebbe in alcun modo procedere, ad alcuni impiegati vengono talvolta affidati incarichi o responsabilità per le quali, ma non è sempre vero, viene talvolta corrisposta una modesta indennità. Anche in questo caso non mancano però, da parte dei dirigenti, favoritismi nell’affidamento di incarichi meno delicati o di comodo, ma ugualmente retribuiti, agli “amici” di partito o di sindacato, sottraendo così risorse economiche indispensabili ad altre attività invece veramente produttive.
5. Le carriere dei dipendenti. Sono sempre oggetto di lottizzazione partitica e sindacale. I risultati dei concorsi interni non sono indicativi delle reali capacità dei partecipanti ma quasi sempre sono un’autentica farsa. Il trucco è sempre quello: dare votazioni leggermente meritocratiche ma semiuguali alle prove scritte (poiché sono più facilmente controllabili in caso di ricorso) attribuendole però in modo da poter essere ribaltate dalle prove orali (che non vi è alcun modo di controllare a posteriori).

Su cosa si basa quindi il funzionamento della PA ?
Sul senso di responsabilità dei singoli, e sulle loro capacità individuali. L’unica accortezza del management consiste nell'applicare alcune eccezioni alle perverse “regole” sopra accennate: in settori delicati e dove si deve necessariamente essere efficienti, si cerca di assegnare persone capaci e di buona volontà. Ma solo perché se così non fosse, il sistema stesso prima o poi andrebbe in crisi e collasserebbe.

E in questo desolante panorama, di cui politici e sindacati sono i principali responsabili, cosa si fa con la riforma Brunetta?
Si abbozza una legge superflua e di impronta demagogica: si fa finta di punire gli assenteisti, penalizzando però tutti, anche quelli che fannulloni non sono. Il problema dei finti malati lo si risolve sottraendo soldi anche chi si ammala per davvero.
Inoltte si recupera l’efficienza depauperando anche chi si assenta per assistere una persona con handicap. Proprio come se il dover accudire un disabile fosse un privilegio !

Inoltre, sempre in chiave demagogica si introduce per i medici una nuova norma completamente superflua: da sempre esiste la possibilità di licenziare o radiare il medico nel caso di false attestazioni e di gravi violazioni nell’accertamento di patologie. Nel migliore dei casi si tratta del falso in atto pubblico punito dal codice penale. Le norme introdotte dal Brunetta sono solo demagogia: sappiate che per accertare tale violazione dovrebbe comunque essere dimostrata la volontà del medico di commettere un falso che nel campo della medicina, in quanto la sintomatologia è dichiarata dal paziente, è un'autentica chimera. E poi è importante che lo sappiate: il potere politico non attaccherà mai la lobby dei medici i quali, in periodo di elezioni, procacciano fior di voti a questo o a quel partito soprattutto tra le persone anziane, tra i malati e tra quelle più bisognose.

E poi come la mettiamo con le “nuove” responsabilità del dirigente: multe, valutazione del personale, mobilità degli incarichi ecc. ? Sono “nuove norme” che nelle leggi e nei contratti di lavoro pubblico ci sono da sempre.

Insomma se andiamo a ben vedere, nel sistema normativo c’è sempre stato tutto il necessario. Invece non c’è mai stata la volontà politica di attuare tali norme perché in tal caso sarebbe stato necessario togliere i privilegi a chi ne ha sempre goduto, ossia a chi ha alle spalle uno sponsor politico.
E quanto affermo l’ho sperimentato sulla mia pelle: tante volte ho dovuto lavorare al posto di chi non c’era pur risultando regolarmente in servizio, perché questi era protetto politicamente, o dal sindacato o da questo o quel dirigente. Tante volte ho avuto moltepici incarichi, ovviamente non retribuiti da alcuna indennità, perché dovevo arginare falle organizzative, formative o prodotte da chi non voleva o non era in grado di lavorare ma che era comunque protetto dall’alto.

Scusate se non mi firmo con il mio vero nome.

Spartacus

veri responsabili del dissesto della PA. Tutto e' perduto?

L'analisi di Spartacus corrisponde assolutamente e desolantemente alla realta´. Come nel rapporto tra corrotto e corruttore, tra dirigenti della PA e casta politica si e' venuto formando nel corso del tempo un legame tanto stretto quanto perverso, che blocca il sistema paese in uno dei suoi punti vitali e che coinvolge in qualche modo anche i livelli più bassi della piramide gerarchica. Dal politico che costruisce la sua influenza attraverso le nomine dei vertici della PA al dirigente che è pronto ad asservire se stesso e la struttura di cui e' a capo ai bisogni del politico di riferimento, fino all'impiegato che assunto grazie alla intermediazione del sindacato fa carriera se diventa una pedina del gioco, tutto il sistema funziona in senso antimeritocratico. E´ il piu' grande freno alla crescita del nostro Paese e il maggiore alimento delle sue storture. Ben lo sa la minoranza ostinata che prova a comportarsi in modo diverso. Chi sta fuori del sistema perverso ne paga, in genere silenziosamente, le conseguenze. Le risorse premiali e i benefici vengono distribuiti in modo del tutto contrario alla logica dell'efficienza: si premiano i comportamenti che fanno funzionare il sistema, cioè i comportamenti che generano il dissesto: immobilismo, sprechi, corruzione.
L'introduzione di elementi meritocratici in un sistema come quello attuale non sara' sufficiente, anzi potra´ dare esiti paradossali. Tuttavia sarebbe sbagliato credere che non ci siano soluzioni. La PA ha bisogno di dirigenti capaci e autonomi dal sistema politico e dalle pressioni degli interessi privati. Ha bisogno di controlli efficaci da parte dei soggetti esterni alla PA ma interessati al suo buon funzionamento, a cominciare dai cittadini. Ha bisogno di svincolare i meccanismi di selezione dalle sistematiche interferenze dei gruppi organizzati di promozione degli interessi specifici, siano gruppi politici, sindacati, organizzazioni economiche.
Se pensiamo possibile un rinnovamento della cultura politica e civile della società italiana, rinnovamento che si e' verificato nel recente passato del nostro paese in alcuni momenti cruciali, se pensiamo che il cittadino italiano possa veramente diventare tale, e quindi anche soggetto di diritti nei confronti della PA, che si possa promuovere una nuova cultura della PA anche all'interno della stessa tra chi lavora, allora possiamo pensare che non tutto sia perduto.

A.A.A. Trasparenza cercasi....i politici la fanno da padroni

Agenzia delle entrate e incarichi dirigenziali elargiti ad amici e sponsorizzati ragazzini DOC e demansionati coloro che stavano formando i ragazzini e garantivano i risultati nella legalità.Tutta l'operazione è stata condotta in modo omertoso e nessuna informazione è trapelata al fine di fare fuori coloro che bene avevano operato per tanti anni.Tutti tacciono la trasparenza non va di moda caro ministro Brunetta, i risultati ottenuti negli anni dai demansionati vanno accuratamente nascosti.Buona fortuna Ministro............

Quanto è vero Spartacus !

Quanto è vero quello che dici, Partacus. Verrebbe voglia per l'animatore del forum fne una bella copia ed incorniciarla per Brunetta. Vuole davvero riformare la PA., e non farsi solo pubblicità a buon mercato (vendere l'ennesimo tappeto ? Berlusconi docet in materia) nella nota di Spartacus c'è una sintesi mirabile ed il nocciolo dei problemi è: accesso alla Dirigenza, dia di prima che di seconda fascia. Il pesce puzza dalla testa ! L'ha perfino riconosciuto Brunetta ! Si ma cosa si fa per tamponare ? La gavetta per accede al comando non la fa più nessuno. Men che mai con i concorsi pubblici per la Dirigenza messi in mano alla PCM. Autentico "Postificio" per accoliti, amici, portaborse ed altro. Giro chiuso e ristretto, in modo da poter ben controllare i polli ben allevati.
Esperienza sul campo ? Nulla. Ma vi pare possibile che un fessacchiotto appena laureato a 25-26 anni con un concorso - apparentemente serissi (salvo poi selezionare i polli DOC) - gli si da il bastone di comando a 27-28 anni nominandolo dirigente ? Ma quale Ente pubblico o privato affiderebbe ad un simile pivellino la Dirzione di un Ufficio che può andare da un delicato reparto di ospedale, ad un ancor più delicato Ufficio delle Imposte.
Proposta: l'accesso alla dirigenza deve essere il frutto di un percorso, non necessariamente interno, ma un percorso documentabile e positivo. Il coronamento di un operato che si è dimostrato di saper ben fare. In breve il "Cursus Onorum" le "Referenze" scritte. In Francia in Germania e soprattutto in UK questa è la sola strada maestra: NON puoi dirigere l'Ufficio x se prima non hai dimostrato sul campo con le azioni z, y e n di valere.
Tutto questo senza contare l'effetto devastante che sulla struttura (cioè i funzionari e colleghi che hanno tirato la gavetta per anni, ma non hanno il santo politico, sol perchè hanno la schiena dritta): ma che esempio si da. Quali stimoli si danno. Diceva Totò ..... ma fatemi il piacere.
Secondo voi l'Arma darebbe i risultati che da, se ad un Tenetino o Capitano a 27 anni e dopo aver superato una prova, gli si affidasse il Comando di una Città media ? Ma a rifatemi il piacere.
La carriera e la sua tutela nella PA è tutto, se vogliamo svincolare il suo operato da quessa fossa biologica che ormai è diventata la nostra politica.

E' proprio vero Spartacus

E' proprio vero Spartacus quello che dici; ed è ancora più desolante la campagna mediatica contro i pubblici dipendenti che Brunetta ha architettato con la complicità di giornalisti incompetenti e al soldo del padrone. Così i cittadini sprovveduti (che, ahimè, sono la maggioranza della popolazione) hanno creduto che le intenzioni del ministro fossero valide. In pochi hanno capito che non c'era nessuna volontà di risolvere i problemi che tu hai abilmente sintetizzato, ma era solo una manovra per far passare come capri espiatori le persone con situazioni difficili (per malattia, invalidità ecc.), coprendo i veri responsabili del dissesto della P.A.

Iniziativa necessaria e doverosa

L'impresa di riformare in senso moderno la PA è - in generale, ma particolarmente in Italia - di tale complessità e difficoltà che non si può non apprezzare lo sforzo che Ministro e Parlamento (maggioranza ed opposizione) stanno mettendo in atto. Come spesso accade, a valle delle enunciazioni di intento e di principio, è poi la fase di concreta attuazione che spesso finisce col deludere le aspettative. Oppure col creare inevitabili "letti di Procuste", vedi i provvedimenti sui permessi per ragioni familiari, che eliminando privilegi o pessime abitudini - cosa sacrosanta - creano purtroppo oggettive situazioni di disagio a molte famiglie. Ma ciò non deve essere alibi per mandare tutto a meretrici: non possiamo proprio più permetterci certi lussi.

scorrendo velocemente il

scorrendo velocemente il disegno di legge delega "anti f." non trovo la volontà di responsabilizzare in modo concreto i dirigenti.
Mi spiego meglio.
Spesso nel pubblico una sorta di malessere si innesca perchè la dirigenza è fiacca ed incapace.
Se non è fiacca è prepotente e troppo spesso agisce dittatorialmente.
Il mobbing è frequente anche se da fuori nessuno osa credere.
Sono pochi i dipendenti laboriosi che spendendo del loro ricorrendo al giudice.
Per lo stipendio esiguo che si ritrovano molte persone subiscono o accettano il demansionamento.
Come si suol dire :" Tirano a campà".
Detto questo se un dirigente è bravo ed efficiente tutto a cascata diventa efficiente.
Quindi nel caso accertato di incompetenza, di atti vessatori, il dirigente dovrebbe essere immediatamente licenziato e/o sanzionato;
impedire quindi che il dipendente con i mezzi finanziari precari che si ritrova, debba ricorrere personalmente per avere giustizia;è noto il caso in cui quando sorgono diatribe fra dirigente e dipendente, chi ne paga le spese è quasi sempre il dipendente, l'anello più debole della catena. E' quasi fisiologico il concetto.
I dirigenti dovrebbero mensilmente ricevere un controllo diretto mediante un team di dirigenti che provengono dal privato;
nel caso di errori dalla dirigenza procurati, tali dirigenti dovrebbero essere multati e sanzionati.
Nel caso in cui un dirigente impedisca innovazione e progetti di qualità,dovrebbe essere sanzionato.
Insomma mirate ai dirigenti e tutto a poco a poco cambierà.
Diversamente resteranno solo belle parole su di un libro "che non fu mai scritto".

sante parole, quelle di

sante parole, quelle di Valeria (4/12/2008)!
I pubblici dipendenti "fannulloni" (nel senso di pigri, poco collaborativi, poco innovativi, sciatti nelle prestazioni) nella stragrande maggioranza dei casi hanno dei responsabili e dirigenti che:
- non sono all'altezza del ruolo che rivestono (sono stati selezionati con altri criteri)
- non hanno le competenze organizzative, culturali,amministrative...adeguate
- non sanno comunicare con il loro personale
- non sono realmente interessati alla qualità della prestazione dei loro uffici
- non sono responsabilizzati (nessuno chiede loro conto dei risultati o li censura o sanziona quando lavorano male, o, peggio, combinano pasticci)
- non sono essi stessi testimoni del valore di parole quali : qualità, servizio, disponibilità, rispetto, correttezza
- scartano ed emarginano chi "disturba" con iniziative di cambiamento.
Signor Ministro, bisogna cominciare dalla testa!