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Donne ai vertici nei comuni capoluogo: mediamente una su cinque. E, in qualche caso, va molto peggio.

Nei comuni di Andria, Benevento, Foggia, Crotone e Catanzaro le donne rappresentano appena l’8% della composizione di consiglio, giunta e apparato dirigenziale. Tra le Regioni, questo primato spetta a Basilicata, Sicilia, Calabria, Veneto e Molise con una percentuale media di componente femminile di poco al di sopra del 14%. L’indagine, condotta da FORUM PA su Regioni e Comuni Capoluogo di Provincia, rientra nelle linee di azione per il 2009 dell’Osservatorio Donne nella PA - l’iniziativa promossa insieme con futuro@lfemminile con lo scopo di valorizzare la presenza e il ruolo professionale delle donne nella Pubblica Amministrazione - che ieri ha presentato ad un pubblico di vertici politici e amministrativi, rigorosamente al femminile, le nuove iniziative per il 2009.
Tra queste “Barbablù, che ne hai fatto delle tue donne?”, un riconoscimento che intende segnalare e sollecitare le amministrazioni pubbliche meno virtuose dal punto di vista del coinvolgimento delle donne ai vertici politici e amministrativi della propria struttura e che verrà consegnato alle amministrazioni “meritevoli” a FORUM PA 2009. Consulta qui il rating di regioni e comuni capoluogo.

Non solo amministrazioni “Barbablù”, naturalmente, ma anche le PA più sensibili e attente ai temi al femminile: la maglia rosa spetta a Sardegna (32% di presenza femminile nei vertici politici e amministrativi), Piemonte e Trentino Alto Adige (entrambi 28%) Lazio (26%) ed Emilia Romagna (22%). Tra i comuni, i virtuosi sono Bologna (36%), Pavia (35%), Ravenna, Genova e Cremona (33%).

Qualche considerazione.
Spigolando tra i valori medi, emergono considerazioni interessanti. Degli otto comuni capoluogo con un sindaco donna, 5 sono su valori superiori alla media e ben due, Pavia e Genova, tra le prime cinque. Ugualmente ben posizionati i comuni con un presidente del consiglio donna, quasi tutti al di sopra del valore medio.

Tra le città metropolitane, Roma, Milano, Napoli e Palermo sono tutte al di sotto del valore medio, in qualche caso – Napoli e Palermo, rispettivamente 70^ e 72^ posizione – molto al di sotto. Ma quello che incide maggiormente sul valore medio percentuale è il numero molto basso di consiglieri e assessori donne, mentre quasi sempre è alto il numero dei dirigenti donne. Roma, per esempio, ha il 35% di dirigenti donne, percentuale che sale al 41% tra i dirigenti apicali. Palermo raggiunge il 41% di dirigenti donne sia nella seconda fascia che tra gli apicali, Napoli si attesta su un più modesto, ma sempre sensibile, 30% tra i dirigenti di seconda fascia e 35% tra gli apicali.

Considerazioni analoghe possono esser fatte per le Regioni. Come per i Comuni, le due Regioni con un governatore donna – Piemonte e Umbria – si attestano entrambe su valori superiori alla media, il Piemonte è addirittura secondo nella classifica generale. Ugualmente l’Emilia Romagna, che ha un presidente del consiglio donna, rientra tra le prime cinque. Anche la Campania ha un presidente del consiglio donna: la regione è al di sotto dei valori medi quanto a presenza femminile, ma anche in questo caso incide la carenza di donne nel consiglio e nella giunta, che è, invece, abbastanza alta tra dirigenti apicali e di seconda fascia.

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