Editoriale

Orgoglio e pregiudizio, in tempo di crisi

Orgoglio è parola grossa e un po’ desueta, applicata alla PA sembra, poi, quasi fuori contesto, figuriamoci in un momento, come quello in cui viviamo, che ci porta allarmi continui e incalzanti di una crisi esogena che meno capiamo, più temiamo.
Brunetta, con un intervento come sempre molto diretto, ha alzato la palla parlando di una certa vergogna dell’impiegato pubblico a confessare il proprio lavoro ai figli, contrapposto all’orgoglio sorridente di un mitico “tornitore della Ferrari”. La metafora era chiara e le polemiche, seppure attese, mi sono sembrate in vero un po’ sforzate. Chiarissimo infatti mi è parso nel suo discorso l’incitamento al necessario “scatto d’orgoglio” che recuperi per il pubblico impiego, in questi momenti bui, il ruolo di fattore critico per uscire dalla crisi. Ma c’è un ma….

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Manca al ragionamento del Ministro un pezzo importante che la seconda parola, “pregiudizio”, del titolo di questo editoriale ci suggerisce: non siamo in un contesto neutrale e l’opinione pubblica, tartassata da annunci di fannulloni ovunque, non è certo obiettiva di fronte ad un pubblico impiego spesso giudicato sommariamente e comunque visto con diffidenza.

Proprio in questo contesto di crisi planetaria (ed è la terza parola del titolo) è quanto mai necessario sottolineare con forza il ruolo essenziale che la pubblica amministrazione è chiamata a svolgere. Un libro prezioso mi aiuta in questo sforzo, è scritto da Jacques Attali ed è per ora uscito solo in francese (“La crise, et après?” ed, Fayard), ma di prossima pubblicazione in italiano presso le edizioni Fazi. 

Il ragionamento di Attali è semplice, ne cito testualmente un pezzo particolarmente esplicativo che arriva quasi alla conclusione di questo breve e prezioso volumetto:

“la gravità delle minacce che pesano sull’economia mondiale e l’analisi teorica che abbiamo svolto richiedono di realizzare un programma coerente in tutti i paesi in cui la deriva del mercato ha provocato devastazioni. Questo programma può essere definito da una sola ambizione: riequilibrare il potere dei mercati con quello della democrazia. E, in prima istanza, riequilibrare il potere dei mercati finanziari con  il potere dello stato di diritto.

[…]

Certuni denunceranno allora i pericoli inerenti ad una maggiore burocrazia. Hanno torto: tutte le organizzazioni umane hanno bisogno in qualche modo di una burocrazia, siano esse banche, imprese o amministrazioni pubbliche. La questione è di sapere al servizio di chi questa burocrazia agisce e se essa è sufficientemente capace e controllata per svolgere la sua funzione nel modo più efficace”.

Ecco questo è il punto: agire tutti per avere una pubblica amministrazione non solo efficiente, ma efficace e al servizio dei cittadini che la pagano e che ne costituiscono i clienti.

Una PA che sia un baluardo di legalità e una garanzia per tutti, soprattutto per i più deboli e non per i più furbi, una PA che sia in grado di far rispettare regole e diritti con intelligenza e con strumenti moderni ed efficaci.

In questo senso la PA potrà aiutarci ad uscire dalla crisi e ad uscirne migliorati; in questo senso lavorare nella PA può e deve tornare ad essere un orgoglio da raccontare con un sorriso ai propri figli.

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Commenti

Giudizi e pregiudizi

Trovo esilarante l'ennesimo tentativo di ricavare il giudizio sui dipendenti pubblici dalle righe di una versione scartata di una sceneggiatura di un film su Fantozzi.
Trovo che le considerazioni di Brunetta siano, in questo caso, banali, superficiali e controproducenti. Come per la questione dei fannulloni, chi ha lavorato con impegno in questi anni si è sentito (e si sente) denigrato.
Penso che il ministro abbia colpito nel segno per ciò che riguardava le assenze per malattia, ma ora mi attendevo da lui maggiore concretezza: invece ancora parole, come i suoi predecessori.....andrà così fino alle prossime elezioni, quando si scoprirà che siamo tutti bravissimi e utilissimi per il bene del Paese ?

datore di lavoro della PA

In estrema sintesi: i termini efficacia (raggiungimento degli obiettivi) ed efficienza (rapporto prestazione/costi) erano già stati previsti dai Padri costituenti con le parole “BUON ANDAMENTO”, solo che l’art. 97 della costituzione indicava anche l’IMPARZIALITA’ della pubblica amministrazione, requisito oggi trascurato. L’art.98, poi indica anche che I PUBBLICI IMPIEGATI (quindi anche funzionari e dirigenti) SONO AL SERVIZIO ESCLUSIVO DELLA NAZIONE, cosa che pone in seria difficoltà i politici di turno (ministri, sindaci, ecc.). L’art. 54, infine, è quasi imbarazzante quando sostiene che “I CITTADINI CUI SONO AFFIDATE FUNZIONI PUBBLICHE HANNO IL DOVERE DI ADEMPIERLE CON DISCIPLINA ED ONORE, PRESTANDO GIURAMENTO NEI CASI STABILITI DALLA LEGGE”.
Il problema è che l’edificio dell’efficacia ed efficienza crolla se non è costruito sulle fondamenta dell’imparzialità, cioè della trasparenza e della correttezza. E questo oggi è sempre più difficile perché la privatizzazione del pubblico impiego ha introdotto rapporti di dipendenza personali che, a cascata, partono dal politico, passano per il dirigente e giungono all’ultimo impiegato.
I dirigenti, soprattutto, sono oggi trasformati in yes-men perché il loro incarico e la loro retribuzione dipende da valutazioni dei loro superiori (politici o dirigenti sovraordinati di fiducia dei politici) che non possono essere obiettive e realistiche perché non sono affidate ad organi terzi che comprendano anche una loro rappresentanza; da qui anche la diminuzione della qualità della nostra dirigenza.
Il datore di lavoro della PA dovrebbe essere la Nazione, cioè il Popolo cioè i cittadini ma oggi il politico ha un ruolo talmente invasivo da rendere vano il dettato costituzionale e dove non arriva la mano del politico giunge l’alleanza con i sindacati maggiori, guarda caso anch’essi di estrazione politica, finalizzata alla gestione dell’organizzazione di uffici, trasferimenti, concorsi, promozioni, riqualificazioni e così via. Di questo regime, i primi a farne le spese sono proprio i cittadini dipendenti della PA, mortificati nella loro professionalità, sottratti delle aspettative di carriera e sbeffeggiati dal loro ministro. Ma d’altro canto il controllo della PA per il politico è fondamentale per gestire il territorio ed ottenere il consenso elettorale.
Per uscire da questo circolo vizioso servirebbe una controriforma illuminata che restituisse dignità costituzionale alla PA ed ai dipendenti pubblici (la cui verifica sulla qualità del lavoro si può fare senza privatizzazione basandola su uno sviluppo di carriera trasparente ed imparziale) ma questa controriforma dovrebbe essere promossa proprio da quei soggetti politici che hanno l’interesse opposto.-

Condivido pienamente quanto

Condivido pienamente quanto esposto vorrei far presente al Ministro Brunetta che non tutti hanno avuto la possibilità come lui, grazie a..........., di fare la carriera che ha fatto! E' facile per persone come lui, che non devono scontrarsi giornalmente con problemi di subordinazione ed economici, che ha avuto appoggi politici "sempre ed ovunque" parlare dall'alto del suo piedistallo e gettare fango su tutte le categorie dei pubblici dipendenti. Le carenze dei pubblici servizi esistono principalmente per quel tacito accordo tra Politici (fai questo ....ed io .......) e Dirigenti/Segretari Comunali (non potrei, non vorrei, ma .......se vuoi.....però in cambio .........) e ciliegina sulla torta Sindacati.

Cosa vuole insegnare Brunetta a chi oggi dopo tanti sacrifici e dopo tanta gavetta, nel privato prima e nel pubblico dopo, facendo con impegno nel privato molteplici lavori anche umili ed a volte pesanti, e successivamente sempre con impegno lavori di responsabilità nel pubblico, si vede superato in carriera da funzionari incompetenti ma definiti dai politici come Brunetta "Alte professionalità".

Detto da chi ha vissuto l'esperienza di ex dipendente comunale che nessun Brunetta di turno ha mai elogiato, ho perlomeno non ingannato o pubblicamente sbeffeggiato.

In breve:

-Segretario Comunale (guai a toccare questa categoria Santa madre Prefettura insegna; è raro trovarne uno preparato e capace di svolgere le vere funzioni assegnate) degno servitore del politico, che spesso e volentieri viene meno al rispetto anche in contradditorio con il politico del pubblico dipendente capace e impegnato;
-Sindaco che pretende dal dipendente l'esecuzione di progettazione opere pubbliche dall'unico tecnico comunale nonostante gli impegni quotidiani coprano ampiamente l'orario di lavoro ed oltre (sono state tante le ore fatte al di fuori dell'orario di lavoro per le quali non è stata richiesta la liquidazione)senza ausilio di altro personale;

-Segretario Comunale che a fronte di un monte ore di straordinario di gran lunga oltre a quello consentito, vieta "giustamente" al dipendente di eseguirne altre, ma guarda caso nel momento in cui il Sindaco pretende altre prestazioni, tra l'altro di opere pubbliche (progettazione e direzione lavori con relative contabilità), il Segretario Comunale per accontentare il politico e per sua tranquillità, predispone ordine di servizio, per cui minaccia il tecnico di sanzione disciplinare in caso di non ottemperanza, non garantendo altresì la copertura finanziaria pur sapendo vista la situazione che è impossibile il recupero delle ore:

Conclusione:
-il tecnico ottemperà all'ordine di servizio;
-il Comune risparmia diverse centinaia di milioni (vecchie lire) non dando incarichi ad esterni;
-le ore non vengono retribuite e non possono essere recuperate;
-il Sindaco agli Assessori che , conoscendo la professionalità e l'attaccamento al lavoro del tecnico,fanno presente che non si può andare avanti in quel modo, e che chi lavora in particolar modo facendo risparmiare ingenti somme al Comune, ha diritto ad essere retribuito, ricevono da lui la seguente risposta "state tranquilli il tecnico non perderà nulla a costo di pagarle io di persona", cosa mai avvenuta;
-il Segretario Comunale per salvare la faccia predispone una deliberazione "burla" di liquidazione fatta in modo tale da essere bocciata clamorosamente dal Co.Re.Co., e fu così che il Comune non pagò e l'assegno personale del Sindaco lo sto aspettando ancora oggi dopo 14 anni, nonostante quest'ultimo abbia regolarmente percepito il suo stipendio per la carica ricoperta;
-altro punto debole, il sindacato:(mai rivolgersi a questi personaggi che a mio parere, sono i veri fannulloni alla Brunetta), l'avvocato del Sindacato presenta ricorso, ma guarda caso al tribunale sbagliato, che pur riconoscendo la genuinità della documentazione presentata dal tecnico, esprime la non competenza;
-il tecnico chiede al seretario comunale ed al Sindaco di adottare una deliberazione seria, in modo tale che in caso di nuova bocciatura da parte del Co.Re.Co., si possa nuovamente ricorrere al Tribunale giusto, visto che l'operato del tecnico ha prodotto un ingente indebito arricchimento per il Comune,
-il Sindaco ed il segretario comunale oltre a non provare alcuna vergogna nei confronti del tecnico e degli assessori di nome e non di fatto (il Sindaco decide tutto), per il vero e proprio sfruttamento avvenuto e le minacce (vedi ordini di servizio illegittimi), rispondono vergognosamente con un secco "abbiamo vinto 1 a 0";
-il tecnico responsabile del procedimento, per mancanza di tempo, ha rischiato spesso di non adempiere alle competenze ordinarie dell'ufficio (edilizia privata - vigilanza - pubblico - ecc.), rischiando molto spesso penalmente, cosa non avvenuta perchè si è ridotto a lavorare molte volte anche sino a notte (cittadini testimoni di tutto);
-la cosa più vergognosa e che il tecnico ha comunque provveduto sempre oltre il normale orario, rubando il giusto tempo che dovrebbe essere dedicato alla famiglia ed in particolare ai figli, a completare quanto di competenza, anche nei momenti più critici (lunga e grave malattia di una figlia, protrattasi per ben due anni e cessata con il decesso) in cui la moglie ha dovuto sopperire alle sue forzate assenze, restando continuamente vicino alla figlia.

Scusate per la probabile non correttezza grammaticale ma quanto sopra è stato scritto velocemente in un momento di nausea per la continua demonizzazione dei pubblici dipendenti, quasi mai dei politici e dei dirigenti politico/dipendenti; per questi ultimi addirittura qualche politico ha in mente di proporre un incentivo economico per fare quello già di loro competenza: essere di esempio lavorando, dirigere, sapersi rapportare con i subalterni, controllare ed incentivare.

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Cencio parla male di straccio...un segretario comunale.

A leggere i commenti, penso che il ministro Brunetta abbia buon gioco a porre le sue provocazioni al centro del dibattito. Del resto è vero che nessuno di noi dipendenti pubblici, a essere onesti, è orgoglioso del suo lavoro e noi non godiamo della stima sociale di nostri colleghi di altri paesi europei. E' anche vero che siamo molto bravi a trovare negli altri i responsabili di questo stato di cose; per i politici è colpa dei sindacati, per i sindacati è colpa dei politici e dei dirigenti, per i dirigenti è colpa dei dipendenti e così via, senza mai fare seria autocritica.
L'unica via d'uscita è coltivare un profondo senso del dovere e del lavoro (purtroppo non è molto sviluppato da noi). Se ognuno nel suo ruolo (dipendente, operaio, dirigente segretario comunale, funzionario) si dedicasse con spirito di servizio a quello che fa, con il massimo impegno e cercando di migliorarsi continuamente (anche la mansione più banale è migliorabile all'infinito), eviterebbe tanti piccoli errori e disservizi fonte di sprechi e ritardi che poi si riverberano sui cittadini. In questo modo aumenterebbe la propria autostima e il credito nei confronti dei cittadini.

Il profondo senso del dovere

Sono i commenti come questo e chi ha il coraggio di farli che aprono la speranza ad un mutamento della situazione: commenti, peraltro, che riguardano qualsiasi cittadino lavoratore. E sono proprio alcuni ottimi lavoratori della PA che ho avuto la fortuna d'incontrare nelle mie esperienze di cittadino comune che mi convincono circa la possibilità, pur nella inusitata dimensione tecnica ed economica del problema, di trovare la strada giusta. Mille miglia cominciano con un passo: su premesse come quella in oggetto, non è affatto impossibile avviare il cammino.

Dipendente Ente Locale

Premesso che ogni Stato (e ogni cittadino) ha la P.A. che si merita (o che vuole meritarsi) il sig. Ministro dovrebbe chiedersi perché negli anni i dipendenti della P.A. stessa si sono dovuti adattare ad un regime che prevede carriera a chi si prostra ai piedi dei politici e dei loro desiderata, fastidio per chi vuole fare di più e meglio, nessuna possibilità di emergere.
Io non ho alcuna vergogna a dire cosa faccio nel mio lavoro, ANZI !!!! faccio vanto dell'impegno che metto (io ma anche tutti i miei colleghi) per dare servizi immateriali ma utilissimi ai miei cittadini.
Quando entra un cittadino, mi alzo in piedi gli stringo la mano e lo saluto con un sorriso, perché é lui il mio datore di lavoro (e solo lui, non il sindaco di turno, a cui devo rispetto e collaborazione e non sudditanza) e cerco di immedesimarmi nelle sue necessità e bisogni come se fossero i miei.
E' così difficile? E il sig. Ministro queste cose le capisce? Per favore smetta con i proclami e lavori di più (anche Lui, finalmente).

Condivido ed approvo. Chi,

Condivido ed approvo. Chi, più di chi non ha mai veramente "lavorato", o è stato maestro nel "defilarsi - nascondersi - ecc", o ha reso l'assenteismo pratica "summa cum lauda", può essere in grado di riconoscere i veri fannulloni?

Bravo, Gianluca

Bravissimo!!!

Il ministro Brunetta

Il ministro Brunetta continua la sua operazione mediatica di annunci sopra le righe, ponendo sulle sole spalle dei lavoratori della PA sia la colpa della inefficienze del sistema pubblico (vedi fannulloni) sia il compito del riscatto.Condivido pienamente le conclusioni del libro, la questione è sapere se si vuole veramente una burocrazia capace di svolgere imparzialmente i suoi compiti.

Capacità, efficienza, trasparenza nella PA

Dalle polemiche Ministro (1) - Lavoratori della PA (2) - Cittadini (3) sembra emergere una chiara unanimità di giudizi sull'esistenza del problema in oggetto. Quanto alla soluzione, per contro, le divergenze appaiono insormontabili. In effetti, il soggetto (3) legge il contesto così come desumibile dai suoi contatti col "front office", vale a dire col soggetto (2). Quest'ultimo, astraendo dai "distinguo", sostiene che sussiste una carenza di volontà politica (soggetto (1) e dintorni) di mutare realmente la situazione. Il soggetto (1) ritiene che tale volontà si esprima unicamente intervenendo sul soggetto (2): la chiusura del cerchio è perfetta o quasi, poichè il cittadino in realtà è l'unico a subire le conseguenze di siffatto processo.
Atteso che, comunque siano distribuite le responsabilità tra i soggetti citati, la soluzione del problema ha dimensioni economiche, tecniche e temporali pressoché incommensurabili, c'è da chiedersi che significato pratico possano assumere le conclusioni di Attali in casa nostra dove la visione della questione si richiude sulle sue premesse. Quis custodiet ipsos custodes?

Rispondo ad Enzo R. E la

Rispondo ad Enzo R.
E la responsabilità del soggetto (3), i cittadini, dove la collochi? Sbaglio o sono ancora loro (noi) ad eleggere i politici? Non nascondiamoci dietro il paravento delle liste chiuse: sono una difficoltà, non un impedimento.
Poi c'è l'asservimento dei media da non sottovalutare. E fa opinione. Accentra l'attenzione (o la distoglie...)
Al di là di un giusto richiamo ad uno standard minimo di educazione da richiedere nei contatti front office (da ambo le parti!), per favore chiamiamo le cose col loro nome: dove sono i dirigenti? Non sta a loro organizzare gestire coordinare ecc. dipendenti e lavoro?
Il cerchio è:
POLITICA=>DIRIGENZA=>PA(=Dipendenti=Servizi)=>CITTADINI=>POLITICA
Maria M.(quadro parastato)

@ Maria M.: la teoria dei cerchi

Prendo atto che il cerchio da me rappresentato non è quello giusto: tra l'altro pensavo che la Dirigenza facesse parte della PA, invece, a quanto leggo, ne è fuori.
Mi limito alle seguenti considerazioni:
a. Non v'è dubbio che i cittadini abbiano diritti e doveri, quindi responsabilità anche in fatto di educazione. Ma al punto in cui siamo, accetterei volentieri nel "front office" meno compitezza e maggiore efficienza ed efficacia;
b. Per quanto mi riguarda, non utilizzo in nessun caso paraventi, poiché non ne ho;
c. Se la Dirigenza è fuori della PA non capisco come possa organizzare, gestire, coordinare ecc. dipendenti e lavoro (della PA?);
d. Si conferma che giriamo in tondo, con l'aggravante che il cerchio si chiude su un soggetto incorporeo denominato "Politica", quindi, in pratica, completamente anonimo e dai contorni evanescenti;
e. A fronte di quanto sopra, mi si rafforza l'idea che il "prezioso" libro di Jacques Attali, citato nell'ottimo articolo di Carlo Mochi Sismondi, dalle nostre parti sia privo di qualsiasi valenza concreta.