Editoriale

Il piano di e-gov 2012 di Brunetta: io l’ho letto!

…E vi assicuro che non è stata un’impresa facile leggere e studiare i cinque documenti che sono stati proposti e che potete comunque scaricare direttamente dall’home page del Ministro Brunetta.
Si tratta di un lavoro imponente: 292 slides tra management summary (12 pagine); presentazione (70 pagine); sintesi (18 pagine); obiettivi dettagliati (188 pagine); quadro sinottico di alcuni progetti (4 pagine).
Basta questo elenco per farci dire che, finalmente, abbiamo un piano: completo, articolato, diviso in quattro grandi aree, in 27 obiettivi, in una settantina di progetti (e per qualche obiettivo manca ancora il dettaglio). Un piano con quadri sinottici, diagrammi di Gantt, fabbisogni necessari, strumenti di governance e di controllo, obiettivi intermedi… Insomma un piano.

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Per darvi un’idea del lavoro fatto comincio dalla presentazione che parte da una corretta analisi dei ritardi dell’Italia (condivisibile tranne, forse, che per un po' di confusione sui dati riguardo le famiglie connesse alla rete, che non sono il 17%, ma il 42% come riporta l'indagine Eurobarometro dello scorso dicembre che abbiamo già commentato in un editoriale) e mette in evidenza alcuni dei limiti maggiori, tra tutti la scarsa diffusione della banda larga.

A questa prima analisi segue un’interessante sottolineatura del ruolo che può e deve avere la PA, che va riorganizzata ispirandosi a quattro parole chiave: meritocrazia, efficienza, trasparenza, accessibilità. Niente da dire: sottoscrivo in pieno. Così sono in generale d’accordo sulla strategia per migliorare l’efficienza: ripensare e semplificare le regole, ridurre gli oneri amministrativi (rispetto a questo vi segnalo un'intervista di qualche settimana fa con Silvia Paparo), snellire i processi interni, rendere certi e celeri i tempi di erogazione dei servizi, ridurre i costi di funzionamento della PA.
Mi direte che non è roba nuova… sono d’accordo, ma è ancora lì che aspetta di essere realizzata e quindi… fosse la volta buona!

Su Saperi PA trovi articoli di approfondimento ed interviste sul progetto Reti Amiche

Continuando a leggere ho qualche perplessità nel giudicare gli emoticons o le Reti amiche come strumenti efficaci di partecipazione, ma non è grave purché non si ci si fermi lì.
Non continuo la descrizione perché ho fiducia che leggerete direttamente i documenti e perché sarebbe un’impresa troppo grande per la misura di un editoriale.
Faccio quindi come se aveste letto o almeno scorso il piano (se avete poco tempo leggetevi solo la sintesi e il management summary…) e passo subito ad un commento.

Premetto che farò come le guide dei ristoranti quando omettono il giudizio perché non hanno elementi sufficienti: c’è, infatti, sicuramente da apprezzare (continuando la metafora delle guide) l’impegno della nuova gestione, la vastità del menu, la completezza dell’offerta, ma manca ancora la prova più importante: quella della verifica … A tavola! Qualche commento però me lo permetto.

Ci sono cose che mi piacciono molto:

  • la dimensione-Paese del piano e il suo proporsi come obiettivo di legislatura: abbiamo bisogno di visioni strategiche e non tattiche;
  • il coinvolgimento del mondo imprenditoriale che viene chiamato ad essere protagonista;
  • la stretta correlazione del piano di e-gov con la riforma della PA;
  • il coraggio nell’indicare fabbisogni realistici anche a costo di dover constatare che per ora le risorse a disposizione sono molto al disotto del necessario;
  • infine una notazione di mood: mi piace l’energia che il piano dimostra e anche un sostanziale ottimismo che in questi tempi di crisi non è poco.

Ma ci sono anche cose che non mi piacciono:

  • la più grave è che è un elenco in cui mancano le priorità.
    27 obiettivi sono tantissimi: pensare di perseguirli tutti assieme è velleitario. Cosa è più urgente? (non chiediamoci cos’è più importante, altrimenti non ne verremo mai a capo) La giustizia o la scuola? La sanità o il turismo? Cosa faremo prima: un piano per i servizi in larga banda o la diffusione capillare delle carte dei servizi? Insomma se fossi un’impresa di ICT decisa a non disinvestire nel campo della PA (quindi un’impresa coraggiosa e lungimirante) una volta di più non saprei dove investire.
  • La seconda cosa che mi lascia perplesso è che il piano mischia cose già ampiamente definite da leggi e regolamenti (penso all’accessibilità dei siti Internet o alle prescrizioni del CAD in termini di dematerializzazione) per cui si fissano nuovi e molto procrastinati tempi di attuazione (mentre le scadenze sono già abbondantemente passate) ed altre del tutto nuove che vanno senz’altro chiarite meglio (per esempio il ruolo dell’Agenzia per l’Innovazione nel trasferimento del know-how);
  • questo mi porta alla terza considerazione: il piano pare partire da una “tabula rasa”, ma le cose non stanno affatto così. Ho già detto, e non mi stancherò di ripetere, che in questi ultimi anni, bui per quanto riguarda l’azione di governo, la vera innovazione c’è stata nei sistemi regionali (non dico nelle regioni, non è la stessa cosa: i sistemi regionali comprendono come attori fondamentali anche gli Enti locali). Mi pare che il piano non ne tenga alcun conto. Insomma, come direbbe Troisi, perché ricominciare da zero? Ricominciamo da tre!

Per ora mi fermo qui perché vorrei un vostro parere, ma non posso esimermi a questo punto dal darvi un mio personale elenco di priorità. Di fronte a risorse limitate io partirei da:

  • Diffusione della larga banda e progettazione della “banda larghissima” (vedi i piani di USA, UK, Francia per non citare che i più importanti).
  • Censimento vero di poche best practice che effettivamente funzionano (vedi molti dei progetti interregionali proposti dal CISIS e dal progetto ICAR) e loro diffusione nazionale;
  • Ripensamento del meccanismo di acquisto di beni e servizi di ICT da parte della PA: comprare in gare al massimo ribasso vuol dire comprare scarti di magazzino; bisogna studiare forme di “avvisi” che permettano di utilizzare l’intelligenza delle imprese e le loro esperienze anche internazionali;
  • Individuazione di pochi (quattro) settori di intervento su cui focalizzare tutte le risorse di questi quattro anni. Per me sono: scuola in primis (ma non con le lavagne elettroniche per favore!!!); sanità; giustizia; energia/ambiente.

Io ho detto la mia… aspetto la vostra!

 

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Commenti

Sbilanciamento+mancanza di rispetto per chi ha costruito sinora

Condividendo le principali osservazioni vorrei sottolineare, inoltre, come il piano non sia rivolto a tutta la P.A. in quanto trascura molti ministeri e anche le realtà locali. In questo senso credo sia impossibile parlare di reale dematerializzazione se il piano considera solo a una parte della P.A.. Credevo che il Codice dell' Amministrazione Digitale avrebbe portato tutti gli impiegati della P.A. ad essere formati all'impiego delle nuove tecnologie come strumenti di lavoro senza l'ausilio della carta e all'abolizione della posta tradizionale o delle comunicazioni scritte sostituendole con documenti elettronici firmati digitalmente (in tutte la P.A. sia centrale che locale)!!!! Un progetto che non trova spazio all'interno dell' e-gov 2012 e quindi credo che dovremo aspettare il 2017???
In più concordo con il Direttore nella mancanza di considerazione di quanta innovazione sia stata fatta sinora e che ritengo abbia delle punte di eccellenza che con il "riuso" potrebbero essere estese a macchia di leopardo in molte altre realtà della P.A.. Per questo trovo il piano una mancanza di rispetto per le persone della P.A. che hanno lavorato e lavorano nel settore e hanno già raggiunto buoni risultati, anzi in alcuni casi ottimi risultati.
A questo punto non posso che sperare che il piano da qui al 2012 venga rivisto.
Marco

I numeri di Brunetta

Io ho letto solo la presentazione (70 pagine) e ho scritto questo commento:
Brunetta ha presentato in pompa magna il suo “Piano E-Gov 2012”.
Tutti i ministri dei precedenti governi hanno presentato in pompa magna il loro Piano E-Gov, e lui non è certo da meno.
Sollecitato anche dal blog di Mantellini ho dato un’occhiata al Piano E-Gov 2012, un documento di 70 pagine.
Mi pare fatto piuttosto male, con dati disomogenei e su argomenti diversi. Faccio alcuni esempi perché ci sono alcune cose, anzi più di alcune, che proprio non convincono:
I media battono sul dato, riportato a pagina 5, che solo il 17% delle famiglie italiane usa Internet, contro una media EU del 32%.
A pagina 9 si fa una comparazione tra Italia e Germania. Le famiglie italiane con connessione Internet salgono a circa il 42%.
A Pagina 22 invece le famiglie connesse a banda larga sembrano essere circa il 25%.
Per capire qualcosa su dati regionali bisogna cercare di interpretare la tabella di pagina 11, io non ci sono riuscito.
A pagina 15 ci sono comparazioni tra paesi europei, ma non si capisce di cosa si stia parlando. C’è anche scritto che “…L’Italia si posiziona a 27, leggermente al di sopra del valore medio dell’Europa che che è a 76…” (il che che è nel testo).
A pagina 18 c’è una tabella che ci racconta degli “…Individui (%) che hanno usato internet per la
ricerca di lavoro nel 2007 in aziende sopra i 10 addetti che usano internet per la formazione.” Ma cosa vuol dire?
--- continua qui:
http://lunacamuna.blogspot.com/2009/01/internet-i-numeri-di-brunetta.html

Al di là dei contenuti, che

Al di là dei contenuti, che comunque devono essere analizzati e valutati, il Piano Brunetta prevede investimenti non indifferenti che tralasciano 2 aspetti fondamentali:
1. chi paga?
2. il ritorno?

Siccome sono i cittadini a pagare, quali garanzie abbiamo sull'efficacia/efficienza del piano?

Saranno sempre e solo le multinazionali di informatica estere a dividersi la torta?

Direi che dobbiamo sfruttare l'occasione per creare una Politica Informatica Nazionale, dobbiamo far crescere e sviluppare imprese con capitali monetari e capitali intellettuali nazionali.

Possiamo sfruttare l'occasione affinchè la Pubblica Amministrazione dia lavoro direttamente anche a Liberi Professionisti Esperti Abilitati con resposnabilità deontologica professionale, necessari per svolgere le attività di terzietà.

Questo è il mio piccolo contributo. Aspetto suggerimenti e osservazioni.

Saluti
Ciro FANIGLIULO

Un plauso ai commenti che

Un plauso ai commenti che sono stati fatti....

Vi invito ad una riflessione:

Link -> http://www.innovazionepa.it/home.htm - Home page
Risultato -> 404 - The page cannot be found

Le mani per l'innovazione saranno quelle giuste???

Ciao

Ma che riflessione è? scusa

Ma che riflessione è?
scusa tanto ma se togli
/home.htm
il sito funziona perfettamente...

sono d'accordo

Sono d'accordo con questa osservazione.
Da persona che sta nel campo dell'informatica da 30 anni, e che è impegnata per il superamento del digital divide in zona montana, posso dire che spesso nella PA la scelta dei consulenti e delle aziende non ha nulla a che vedere con il merito e la soluzione tecnica migliore.e/o il costo minore
In particolare la mia azienda ha un sistema di archiviazione sostitutiva massiva che in alcune situazioni private ha sbaragliato la concorrenza internazionale, ma nella PA non c'e' verso di proporre una soluzione del genere...... perchè la mentalità corrente dei vari uffici acquisti della PA è : "....o compro da qualche big dell'informatica (quindi nessuno puo' dire nulla) oppure acquisto perchè in qualche modo conosco il fornitore......" -
Questa è la situazione.
.....non è un caso che Brunetta è andata da microsoft ....... la quale sul campo dell'archiviazione documentale è entrata da poco....
... se tanto mi da tanto !

Sono sostanzialmente

Sono sostanzialmente d'accordo con le perplessità e le osservazioni precedenti. C'è il grosso rischio che l'attuazione del Piano di e-Gov sia un'opportuna solo per Aziende informatiche d'oltreoceano
Se vogliamo cogliere quest'occasione per far crescere competenze e know how nazionali occorre che sia ben chiara la cornice all'intero della quale la P.A. deve operare:
- banda larga
- trasparenza
- Formati aperti
- riuso e open source ( abbiamo esempi validisimi nellU'niversità, negli enti locali e nella sanità)
Non buttiamo all'aria il lavoro svolto dalla Commissione del professore Angelo Raffaele Meo,

PAL e IT

Posto che il giudizio sul Piano del nuovo Ministro necessità di attendere almeno l'inizio di alcune delle azioni pianificate concordo sulla mancanza di OBIETTIVI MISURABILI; l'unico obiettivo non può solo essere la spesa dei fondi messi a disposizione, obiettivo che purtroppo è l'unico messo in campo dalle nostre amministrazioni locli quando ci sono fondi da spendere in particolare nell'ICT. Anch'io quindi concordo con la preocucpazione che alla fine i progetti IT siano un'ottima occasione solo per le multinazionali del settore.
Lavoro nel campo da 20 anni e quando si propone qualcosa alla PA l'osservazione principale è sempre la stessa: dato che si ha poco conoscenza del settore, poca capacità di valutare il lavoro svolto, di chiedere obiettivi misurabili e concreti e spesso anche la convinzione che in fondo l'innovazione non serve a nulla, la cosa più semplice è affidarsi ad una grande impresa così ci si para ....
Esempio esemplare sono le tante azioni di innovazione finanziate nelle regioni meridionali con i vari POR, vi porto il caso della Puglia che conosco direttamente: ebbene una vagonata di milioni su PIS, PIT, Misura 6.2, etc. con numerose gare finite tutte a grandi aziende che sono certamente capaci di scrivere ottime offerte tecniche ma poi rilasciano un po di server, PC, qualche licenza d'uso e vanno via con il risultato che in linea teorica le nostre PAL hanno già tutto quello di cui hanno bisogno in tema di innovazione e servizi IT, nella pratica se si fa un giro presso i comuni, le province o la Regione, o gli uffici unici dei PIS/PIT/etc. c'e' solo il deserto.
Sarebbe utile che con la prossima programmazione si riuscisse ad evitare il meccenismo delle Gare e si premiasse invece la partnership pubblico-privato finanziando direttamente progetti che riportano risultati misurabili solo se questi vengono effettivamente raggiunti. Certo ci vuole un pò di impegno in più da parte dell'ente erogatore (Regione o Ministero) ma non conosco metodi più efficaci.

open source e formati aperti

sottoscrivo quanto indicato da cstomaci: adottare un software proprietario significa mettersi nelle mani del produttore, dei suoi tempi e dei suoi aggiornamenti a pagamento, senza possibilita' di rivolgersi ad altri.

Discorso simile per i formati proprietari, i quali costringono di fatto all'acquisto del software proprietario (vedi sopra) che lo gestisce. Penso ovviamente ai formati microsoft (.doc, .xls e soprattutto .mdb), ma non dimentichiamo autocad, tanto per dirne uno.

L'altro fattore implicito nell'adozione di formati e sw proprietari riguarda la sicurezza e la riservatezza: impossibile dire se il dato sw presenta un difetto tale da permettere l'accesso non autorizzato ai dati o una loro cancellazione improvvida e non voluta.

Inoltre, l'adozione di formati aperti assicura l'accessibilita' futura, dato che non ci sono vincoli legali alla creazione di sw che li interpretino, ne' ora ne' tantomeno in futuro.

CYA