Intervista

Posta Elettronica Certificata: obbligo di legge o no?

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Foto di SC Fiasco

La bozza del Decreto Anticrisi approvata dal Consiglio dei Ministri a novembre conteneva alcune importanti indicazioni per quanto riguarda la digitalizzazione del paese. In particolare l’articolo 16 prevedeva l’obbligo per tutte le aziende ed i professionisti di dotarsi di una casella di Posta Elettronica Certificata (PEC) da utilizzare per tutti i rapporti con le amministrazioni pubbliche. Una sterzata troppo drastica, evidentemente, dato che nel passaggio alle Camere l’articolo 16 è stato emendato, trasformando l’obbligo della PEC in una scelta opzionale.

Abbiamo chiesto ad Antonino Mazzeo professore all’Università Federico II di Napoli ed animatore del Focus Group sulla dematerializzazione che FORUM PA, in collaborazione con IBM, ha avviato a novembre e a cui partecipano oltre 50 rappresentati di pubbliche amministrazioni centrali e locali, di spiegarci le motivazioni di questo passo indietro. Ci sono ripensamenti in corso sulla Posta Elettronica Certificata?

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Innanzitutto è bene chiarire il contesto di riferimento. La Posta Elettronica Certificata è uno degli strumenti necessari alla gestione informatica del documento, che dovrebbe portare alla tanto sognata “PA senza carta”. In particolare la PEC è l’alter ego informatico della raccomandata postale con ricevuta di ritorno e garantisce l’opponibilità giuridica a terzi dell’avvenuta consegna di un documento elettronico.

“Quando utilizzo una casella di posta elettronica per mandare la mia offerta per una gara pubblica – spiega Antonino Mazzeo - il provider consegna il messaggio all’amministrazione e mi rilascia una ricevuta, dotata di requisiti tecnici definiti dalla legge. Questa ricevuta garantisce a me, mittente, che quella mail è arrivata, è arrivata nei tempi corretti ed è, quindi, un atto valido a tutti gli effetti, oppugnabile in tribunale in caso di contenzioso.”

Tuttavia è proprio quel “definiti dalla legge” di cui parla il professor Mazzeo a destare le preoccupazioni di qualcuno. Una delle principali critiche che si trovano in rete è che lo standard della PEC è uno standard tutto italiano (lo dice anche wikipedia) e che gli altri paesi europei stanno affrontando il problema ricorrendo ad altri standard più universalmente riconosciuti come la firma digitale. “In realtà – sottolinea Mazzeo - come spesso avviene per gli argomenti strettamente tecnici che hanno un impatto forte sull’organizzazione economica di un Paese o di una categoria, si tende a fare confusione.
Parliamo prima da un punto di vista prettamente tecnico. In questo momento la Posta Elettronica Certificata è un elemento di vanto per l’Italia. Non è una forzatura di mano del governo. Tutta la normativa sulla PEC è passata per il vaglio della Commissione Europea ed è stata approvata. Tra l’altro il percorso fatto dal CNIPA per arrivare a definire le regole tecniche di questo strumento è stato partecipato e condiviso dai produttori, dai provider e da tutte le componenti della società. Il fatto che in questo momento l’Italia sia sola, non vuol dire che gli altri paesi stiano lavorando su altri sistemi, ma semplicemente che non stanno lavorando affatto su questo aspetto della dematerializzazione. Vede, ognuno stabilisce le proprie priorità in base al proprio livello di organizzazione. L’Italia aveva un’organizzazione dei processi burocratici molto arretrata rispetto ad altre nazioni ed ha dovuto accelerare i tempi su alcuni strumenti per colmare questo gap e questo vale per la PEC, ma anche ad esempio per la cooperazione applicativa, rispetto alla quale siamo gli unici ad aver portato la discussione ad un livello così avanzato.
Se la Francia e la Svizzera non stanno studiando oggi una forma di Posta Elettronica Certificata da usare nei rapporti con le imprese è perché, probabilmente, il loro sistema è ancora competitivo. Ma il passaggio al digitale non è un’opzione e quando questi paesi sceglieranno di intraprendere questa strada dovranno effettuare uno studio sulla normativa europea più all’avanguardia presente e, forse sceglieranno proprio quella italiana”.

Su Saperi PA trovi articoli e relazioni sul tema della firma digitale

Per quanto riguarda la critica che la Posta Elettronica Certificata sia sostanzialmente un doppione inutile della firma digitale, Antonino Mazzeo dice che è un’obiezione che può nascere solo da chi non conosce lo strumento: “Firma digitale e PEC sono due strumenti differenti che servono a scopi differenti. La prima garantisce l’autenticità di un documento, la seconda offre, invece, garanzie sull’avvenuta consegna ad un destinatario e sul non ripudio di quel messaggio. Il fatto che questa garanzia, nella PEC, sia materialmente espressa da una ricevuta firmata digitalmente dal provider è puramente contingente e dipende dal fatto che al momento attuale la firma digitale è uno strumento riconosciuto dalla legge”.

Insomma la Posta Elettronica Certificata è un tassello fondamentale per realizzare il passaggio dalla carta al documento informatico e la sua funzione non è sostituibile: se prima potevo mandare raccomandate oggi devo poter mandare messaggi di Posta Elettronica Certificata. Dal punto di vista tecnico è uno strumento maturo e riconosciuto a livello europeo ed anche i costi sono piuttosto ridotti. Ma allora perché la decisione di modificare l’articolo 16 del Decreto anticrisi eliminando l’obbligo dell’uso della PEC nelle comunicazioni con le amministrazioni pubbliche?

Il professor Mazzeo risponde che si tratta di un problema puramente organizzativo: “Come dicevo prima occorre scindere la questione tecnologica dalla questione politica. È, infatti, ragionevole accettare le critiche di chi percepisce l’obbligo di dotarsi di una casella PEC come un onere aggiuntivo senza nessun ritorno. È un dato di fatto che moltissime aziende non possiedono nemmeno un pc e che molte altre non sono pronte per un cambiamento così penetrante. In questa situazione l’investimento nei sistemi di gestione documentale viene vissuto come una forzatura”.
Il vero costo della PEC, infatti, non è nell’acquisto del servizio, ma in tutto quello che c’è dietro, a cominciare dalla revisione di alcuni processi aziendali, necessaria per poter sostituire lo strumento tradizionale con quello informatico. “I motivi per cui si vuole rallentare questo processo – continua Mazzeo - sono tanti. Il più semplice è che cambiare i processi interni è costoso (almeno all’inizio) e in questo momento di crisi, forse, non viene percepito come priorità.”

I temi della gestione documentale informatica e della dematerializzazione troveranno a FORUM PA '09 uno spazio specifico all'interno dello Zoom Dematerializzazione.

Il punto è, però, che se salta la PEC salta una parte importante del processo di dematerializzazione della PA. Basti pensare a cosa vuol dire in termini di costo investire in una piattaforma di gestione informatizzata delle gare di appalto e poi continuare ad accettare la doppia modalità: PEC e raccomandata tradizionale. “A dirle la verità – chiude Mazzeo - non mi sembra che l’articolo 16 sia stato stravolto così tanto dalla versione iniziale, semplicemente si è scelto di ammorbidire l’obbligo della PEC con l’obbligo per aziende e professionisti di dotarsi di un  sistema di trasmissione elettronica dei messaggi che- cito - «certifichi la data e l’ora dell'invio e della ricezione delle comunicazioni e garantisca l'integrità del contenuto delle comunicazioni trasmesse e ricevute, assicurando l'interoperabilità con analoghi sistemi internazionali». Il che, da un punto di vista funzionale, è esattamente la stessa cosa. Per una volta dovremmo andare fieri di essere così avanti e se la PEC non è uno strumento universale oggi, lo sarà domani. I veri problemi, per quanto riguarda la dematerializzazione sono altri, a cominciare dalla conservazione, ma questo è un altro discorso.”

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Commenti

senza PC?

Scusate, ma qualcuno è al corrente che molte aziende sono senza il PC? Non per "rimanere ignoranti", ma perchè potrebbe non servire per deteminate attività e quindi una ditta decide di non averne in carico. Altrimenti, per la proprietà transitiva, PEC obbligatoria-->diventa obbligatorio anche il PC-->quindi obbligatoria anche la connessione ad internet? Forse che negli altri Stati siano stati così "stupidi" da prendere in considerazione tale REALE possibilità?
Saluti
A. Gabelli

PEC, costi ed obbligatorietà

Tutto è comprensibile ma, a mio parere, visto l'ambito di applicazione in cui la PEC trova il suo senso (Internet/Certificabilità delle comunicazioni), vi è un aspetto che è poco accettabile per come è stato imposto in Italia: non è l'obbligatorietà del possesso di un account PEC ma il suo costo imposto di servizio ad essere una cosa assai opinabile.

Se è vero che la PEC serve per snellire e dematerializzare le comunicazioni che si instaurano tra cittadino/azienda e la PA e se è vero che tale semplificazione parte dal presupposto che la PEC si pone quale alter-ego/sostituto digitale della classica raccomandata postale con ricevuta di ritorno allora perchè non farne pagare solo l'uso effettivo (invio) e non l'accesso al servizio (possesso dell'Account PEC)?

Paragone: quando ci si reca in un Ufficio Postale non si paga l'accesso allo stesso (almeno non direttamente e/o non così palesemente) ma si paga l'attivazione del servizio di cui si intende usufruire: la raccomandata che si intende inviare e solo quella...perchè, in quest'ottica, la PEC dovrebbe essere gestita in modo così drasticamente differente?

A chi giova?

In sostanza un paese moderno dovrebbe offire un servizio per il quale è legata la sua PA a costo nullo (lo Stato dovrebbe fornire account PEC a tutti i soggetti fiscali e alle persone fisiche esattamente come fa fornendo un Codice Fiscale) ma dovrebbe permetterne il suo uso a pagamento (pay per use) ovvero "pago SE quanto uso non PER QUANTO possiedo". Utopia?

Oppure tutta questa coercizione serve, tra le altre cose, a ripagare le infrastrutture informatiche che, fino ad ora, sono state realizzate per imporre la PEC ai cittadini italiani ?

Non proprio cosi' (forse)

Ciao,

La tua osservazione non e' sicuramente banale e forse non hai tutti i torti ma con la stessa quantita' di dubbio la tua 'metafora' e' in errore, almeno in parte (sarebbe correggibile con una idea non male) per due ordini di motivi

1) Il paradigma in oggetto e' di tipo batch (il sistema accumula messaggi senza richiedere la partecipazione attiva della parte ricevente) e non interattivo (e' richiesta la presenza del ricevente, ad es dietro ad un PC)

2) Nel mondo reale ogni cittadino ha una residenza, (per i senza fissa dimora addirittura ne esiste una convenzionale) e sulla sua carta di identita' reca informazioni atte al riconoscimento fisico.

La mia prima osservazione comporta che la nostra casella postale, a cui l'incaricato recapita la raccomandata, e' un requisito indispensabile per la ricezione di messaggi postali. Inoltre il documento/pacco in attesa di consegna alla posta richiede spazio (su questo vale il tuo discorso di pagare solo se uso il servizio) e la ricevuta relativa alla consegna e' conservata sia dall'utente (in una cartella o sparsa per la casa) che dalle poste organizzate (almeno lo spero) non solo per data (sembra che usino il PC per gestire lo scarico, alleluja). Questi 3/4 spazi per contenere avvisi, messaggi, pacchi, ricevute si devono per forza concretizzare in uno spazio di storage in due luoghi ben precisi: la residenza dell'utente e l'ufficio postale, analogamente alla casella PEC di un utente e dell'ente.

La seconda osservazione comporta che la posta come gestore vuole sincerarsi che l'utente usi (o passi) con molta probabilita' per un certo luogo, virtuale o meno. Chi obbliga un gestore di posta elettronica non certificato a consegnare tutta la posta che riceve, o peggio ancora a smistare tutta la posta accettata? (E' una questione di reputazione, non di prova opponibile in giudizio). Nella legislazione per la PEC ci sono degli obblighi anche sulla conservazione sui messaggi e sulle ricevute degli stessi: in caso di errore ne risponde il gestore della casella.

Grazie comunque per la tua osservazione, che mi ha indotto in questa riflessione.

P.S: Una soluzione non malaccio potrebbe essere quella che lo Stato (o chi per esso) crei una webmail accessibile solo tramite SmartCard (meglio se non CRS). Il soggetto puo' o meno leggerla ed in questo caso puo' pagare solo con l'uso (anche se lo Stato e' obbligato a creare detta casella a priori). Sarebbe sicuramente piu' sicura del login/password usato per la PEC. Finalmente per tutto cio' che deve avere valore legale ed in cui non e' previsto l'anonimato potrei finalmente avere a che fare non con 'salvatorelionetti@yertoo.ti' ma con "Salvatore Lionetti, via PincoPallo" o "Salvatore Lionetti presso CapCom S.r.l in ...". Si uniformerebbe il tutto anche alla gestione di messaggi firmati che non hanno bisogno del timestamp. Infine come diceva l'ottimo Prof. si avvicinerebbero i due concetti: posta certificata e firma digitale.

la rete è globale.

Il PEC è sicuramente nella direzione giusta e permetterebbe a noi tutti, cittadini e Pubblica Amministrazione, di sveltire e semplificare la mutua comunicazione. Ma una cosa è la sperimentazione, un'altra è un decreto che ne sancisce l'obbligatorietà. Chi emana decreti esecutivi riguardanti la rete, il Web, dovrebbe innanzitutto ricordarsi che cos'è la rete stessa. La vera globalizzazione è ed esiste solo lì e se ci si muove in tale terreno, non bisogna mai dimenticarsene. L'Italia è inserita in una contesto europeo e mondiale, a prescindere dal web, e già per l'emanazione di leggi e decreti esecutivi non può prescindere da normative o direttive europee. Figuriamoci per decreti riguardanti Posta elettronica e Web. Certo, ognuno a casa sua può fare ciò che vuole. E in effetti è proprio questo il motivo per cui l'Europa Unita è ancora una mera utopia, unita solo da una moneta forte ma scomoda e traballante, salvata tra l'altro in corner più di una volta. E questo perchè? Perchè nessuno vuole cedere, nessuno vuole sacrificare e soprattutto non vengono messi sul tavolo i veri problemi. Se conoscete i vari diritti sanitari e dei trasporti, del commercio e dell'industria, solo ad esempio, dei vari Paesi membri e le leggi e i decreti che li regolano, avete già un'idea delle immani diversità di trattamento e delle incredibili discrepanze tra uno Stato all'altro, distante ormai un paio di metri l'uno dall'altro, senza neanche più dogane e con libera (libera?) circolazione dei lavoratori. In Italia se ne parla da anni, da decenni, e pur essendo ormai nota la posizione che occupa legge e giustizia italiana nel mondo (170° posto? dietro Albania e Togo?), non si riesce a fare una riforma degna di tale nome. Si sa, cambiare le leggi vuol dire cambiare il sistema, i processi, rivoluzionare il mondo del lavoro, la pubblica ammistrazione la sanità. Questo si può fare a piccoli passi e ognuno ha i suoi problemi. E guarda, purtroppo, solo i suoi.
Vogliamo parlare di Europa? Ok. Allora parliamo di lingua, costituzione e leggi unificate.
Altrimenti non la vedo affatto bene e le premesse e le previsioni mi danno purtroppo ragione.

PEC italiana?

La PEC è stata sviluppata in Italia dopo anni di sperimentazione e costituisce una realtà consolidata. Al momento 23 Gestori di PEC sono accreditati presso il CNIPA. Sul sito di quest'ultimo si possono avere tutte le informazioni necessarie.

In altri paesi europei stanno realizzando o hanno già realizzato sistemi aventi obiettivi analoghi alla PEC. Non tutti sono supportati (ancora) dalla legislazione: basta citare il Belgio, ove una legge del maggio 2007 ha aperto la strada ai documenti digitali, tra cui l'equivalente della PEC, anche se il modello in via di realizzazione si differenzia da essa per qualche aspetto. In Spagna il Correos è prossimo alla realizzazione di un altro sistema, sempre di analoghe finalità. Anche la Germania con il suo Buergerportale è in questo filone. Vi è infine un servizio realizzato da notai di vari paesi europei, e qui mi fermo.

Uno dei due organismi di standardizzazione europei, lo European Telecommunications Standards Insitute - ETSI, ha rilascito ad agosto 2008 una specifica molto dettagliata della Registered E-Mail, la ETSI TS 102 640, che molto ha in comune con la PEC, per la quale è in corso un'azione di ulteriore affinamento per raggiungere l'interoperabilità con i sistemi esisteni o in via di realizzazione. Questo va visto in parallelo allo sforzo di promuovere il riconosciento della PEC da parte dello IETF come RFC.

PEC Italiana?

Posso capire lo sforzo che è stato fatto per arrivare alla diffusione della PEC, ma non concordo con chi afferma che questo tipo di standard possa posizionare il nostro paese all'avanguardia rispetto ad altri che potrebbero anche non aver ancora fatto molto in questo campo.
Secondo la mia modestissima opinione la PEC nasce obsoleta.
Cerca di soddisfare il concetto di non ripudio (e non lo può fare) insieme al concetto di ora e data certa (e si può fare anche diversamente) in aggiunta al concetto di integrità (che già oggi si può fare in altro modo).
Un problema davvero "grande" nel nostro paese è che c'è poca sensibilità sulla Information Security.
Se, infatti, avessimo pensato ad educare gli utilizzatori di computers PRIMA di obbligarli ad utilizzare strumenti informatici avanzati, forse oggi avremmo una popolazione molto più consapevole, che conosce i comportamenti di base da seguire per ridurre e mitigare i rischi di Virus, di Malware e di perdita accidentale dei propri dati, insieme alla consapevolezza di dover utilizzare certi tipo di tecnologie (es. i certificati digitali) per poter soddisfare i principi della confidenzialità, dell'integrità e anche del non ripudio.
In pratica, sto cercando di dividere in modo molto netto i due contesti principe su cui oggi c'è molta confusione: da una parte mettiamo la Dematerializzazione dei documenti (e quindi le fatture, i documenti cartacei anche in versione unica ...); dall'altra parte mettiamo la posta elettronica che in buona parte contribuisce comunque ad una enorme riduzione dei volumi di carta, ma che deve ancora trovare una sua "standardizzazione" per poter ottemperare a requisiti importanti tipo il Time Stamping e le ricevute "certificate" di avvenuta consegna.
Sul Time Stamping si può agire a livello tecnologico, ad esempio assoggettando i clients di posta elettronica ai loro rispettivi Servers (Lotus, Exchange o che altro ..) i quali dovrebbero (e qui interviene la legge ..) essere connessi in modo "stabile e certificato" ad un NTP Server accreditato (es. il Galileo Ferraris di Torino o dei Gateways NTP che potrebbero, a loro volta, servire pool di Servers a livello territoriale). Evitando che siano i clients ad imprimere la data e l'ora ma che siano, invece, i Servers a farlo, e che per fare ciò si avvalgano di un network accreditato di Time Servers.
Sull'integrità si può utilizzare già oggi più sistemi, ma la firma digitale S/MIME è quanto di più semplice e standard che si possa immaginare, quindi anche qui non vedo problemi. Oltretutto anche il discorso "costi" si presenta abbastamza contenuto.
Sul discorso "non ripudio" (o vera ricevuta di ritorno) il discorso è paradossalmente un pò più complesso. E qui anche la PEC non aggiunge valore con il suo meccanismo di ricevute Server To Server (ufficio postale con ufficio postale), in quanto non garantisce mai che il destinatario abbia realmente letto il messaggio, nè che il messaggio contenga effettivamente quanto stabilito tra le parti.
L'analogo servizio di Ricevuta di ritorno a fronte dell'avvenuto ricevimento è oggi già possibile impostando l'opzione di "Delivery Notification", la quale però non garantisce la lettura. Ma, se ci pensiamo bene, nemmeno l'opzione di "Notifica di lettura" garantisce che il destinatario abbia letto il messaggio. Egli potrebbe avere l'anteprima automatica che scatena automaticamente l'invio di un messaggio di "avvenuta lettura", ma magari questo destinatario è solamente transitato superficialmente sulla mail appena ricevuta, senza leggerne approfonditamente il suo contenuto.

Come si vede di cose da fare ce n'è molte. Io sono solo un pò preoccupato perchè con l'imposizione da parte della legge, si sta cercando di costringere una larga parte di popolazione ad utilizzare un sistema che è ben lontano dal poter essere definito "vicino allo standard". Anzi. Se pensiamo che se io devo affrontare un progetto con una società straniera che non ha, nel suo paese, la PEC o un equivalente, posso scegliere tra il "vanificare" lo scopo della mia PEC, perchè non avendo il destinatario un sistema equivalente il complesso sistema di reciprocità nello scambio di ricevute non avverrebbe (e quindi nulla sarebbe utilizzabile a fini legali), oppure posso scegliere di obbligare il mio interlocutore a comperarsi una favolosa casella PEC presso uno dei fornitori accreditati in Italia ... Mi sembra poco proponibile.

Sperando di non avervi tediato con i miei discorsi, vi invito a riflettere, nella speranza che si riesca ad ottenere maggiore chiarezza sulla nostra legge e su quanto e su che cosa converrà concentrare i nostri prossimi sforzi per arrivare ad una rapida ed efficace risoluzione del problema.

Un saluto
A. Feltrin

pec obbligatoria.

La pec obbligatoria per le società nasce solo per obbligare dette società a ricevere mail certificate da parte delle pubbliche amministrazioni e non tra privati. Se lo fai tra private società lo fai di tua iniziativa e non è imposta dalla legge, pertanto tra privati potrai comunque utilizzare le raccomandate o altro mezzo a te + idoneo. se la società con la società straniera la fai in italia allora hai l'obbligo di adottare la pec ( ma è la società ex novo ad avere tale obbligo è non il socio).
Per quanto riguarda che il destinatario della pec non abbia potuto leggere la mail, il problema non sussiste proprio....visto che già le attuali notifiche CARTACEE non danno la cartezza assoluta che l'atto sia entrato o meno nella sfera di conoscenza del destinatario, vedi notifiche eseguite ai sensi dell'art 140 e 143 cpc, o art 60 lett E del dpr 600/73 o art 26 dpr 602/73, O A MEZZO RACCOMANDATA A/R. Se il postino non ti trova si riporta indietro la raccomandata e se non te la vai a ritirare entro 10 gioni ,...la raccomandata si intende notificata anche se non te la ritiri!!!.

pec e pubb amministrazione...

la pec in italia nasce per la pubb amministrazione ...per velocizzarla per renderla + efficiente e + efficace......... e per impedire che i cittadini debbano spendere denaro direttamente alle poste , per velocizzare anche i cittadini......

e per evitare che persone poco oneste possano impugnare gli atti per difetti ed irregolarità nelle notifiche e per evitare che si perdino atti ed occultamenti volontari o colposi......

senza pensare a quanti atti possano essere notificate il giorno stesso della loro formazione ...impedendo impugnazioni per prescrizioni.......

vantaggi per i cittadini::::

1) non dovranno pagare + i diritti di notifica per singola notifica ( 5,88 euro) di atti emessi dalla pubb amministrazioni
2) non dovranno più pagare per inviare gli atti alla pubb amministrazione ( la raccomandata + leggera costa 3 euro...)
3) le ricevute di ritorno della pec saranno quasi istantanee max 10 secondi dopo l'invio...senza rischio di perdite... e se perrse possono essere richieste una copia al gestore....
4) l'invio potrà essere fatto anche a mezzanotte, con il vantaggio di non fare file alle poste e di non dover rispettere gli orari degli uffici postali....
5) la pec non potrà essere persa dagli uffici pubblici.....
6) il cittadino che utilizzerà la pec avrà diritto alle risposte da parte della pubb amministrazione in un tempo inferiore....quindi se il cittadino farà ricorso al prefetto avverso una infrazione al codice della strada, il prefetto dovrà emettere ed inviare l'ordinanza ingiunzione in un tempo nettamente inferiore.....vedremo il legislatore cosa dirà in merito.............
7) LA PEC POTRà ESSERE CONSULTABILE IN QUALSIASI LUOGO DEL MONDO ( SEMPRE CHE CI SIA UN COLLEGAMENTOINTERNET)
8)SI EVITERANNO NOTIFICHE PER COMPIUTA GIACENZA POSTALE ( IL POSTINO SE NON TI TROVA SI RIPORTA LA RACCOMANDATA INDIETRO, E SE NON LA VAI A PRENDERE , SON FATTI TUOI......L'ATTO COMUNQUE DOPO 10 GIORNI E BELLO CHE NOTIFICATO....QUINDI TI DEVI SCOMODARE AD ANDARE ALL'UFFICIO POSTALE PER RITIRARE LA RACCOMANDATA.............DALLE 10 DEL MATTINO IN POI..PERCHè PRIMA NON TE LA DANNO...

9) SI EVITANO NOTIFICHE PER ASSENZA TEMPORANEA .....IL MESSO NOTIFICATORE O L'UFFICIALE GIUDIZIARIO CHE VIENE A CASA TUA E NON TI TROVA ... DEPOSITA L'ATTO NELLA CASA COMUNALE E TI MANDA LA RACCOMANDATA.... TU DEVI FARE LA TRAFILA DEL PUNTO 8, TE NE TORNI A CASA SALVO POI APRIRE LA RACCOMANDATA E SCOPRIRE CHE IL GIORNO DOPO DOVRAI ANDARE AL COMUNE A RITIRARE ANCHE L'ATTO DEPOSITATO.... E SE NON CI VAI SON COMUNQUE FATTI TUOI PERCHè L'ATTO COMUNQUE E BELLO CHE NOTIFICATO......

10) SI EVITERANNO LE NOTIFICHE PER IRREPERIBILITà.... SE HAI CAMBIATO CASA E NON HAI AGGIORNATO L'INDIRIZZO ANAGRAFICO E VIENE IL MESSO O L'UFFICIALE GIUDIZIARIO E QUINDI NON TI TROVA .... EVITI CHE L'ATTO TI VENGA NOTIFICATO A TUA INSAPUTA AI SENSI DELL'ART 143 DEL CPC.......

11) NE POTREI ANCHE ALENCARE ALTRE 10 DI POSITIVITà....

VANTAGGI PER LA PUBB AMMINISTRAZIONE.

1) dal momento della formazione dell'atto potrà essere immediatamente notificato....... notifiche di massa a mezzo di pec....si eviteranno che gli atti vengano notificati oltre i termini per la prescrizione........potenzialmente gli atti potrebbero essere notificati 1 minuto dopo la loro formazione ......

2)si eviteranno casi di occoltamento e perdite accidentali di atti.

3) si eviteranno i difetti e le irregolarità delle notifiche....

PEC e Certificati Digitali

Vi invito a dare un'occhiata all'inchiesta sulla PEC e sui Certificati Digitali
che ho pubblicato da poco sul mio blog
http://www.techblogs.it/office/2009/05/pec-gratis-tutta-la-verita.html
Fatemi sapere cosa ne pensate.

Saluti

F.Forestiero