Editoriale

La sfida del merito unisce l’Italia… a parole!

Il vecchio detto che meno una cosa si fa più se ne parla è sempre una chiave interpretativa cinica, ma attuale. E’ quindi con il forte rischio di iscrivermi tra i parolai che torno a parlare di un tema che mi è caro: il riconoscimento del merito nella PA[1]. Lo faccio partendo da tre fatti che sembrano andare tutti nella stessa, giusta, direzione.

  • Il primo è il più vecchio: risale all’ottobre scorso ed è la proposta del Sindaco Letizia Moratti di un Manifesto del Merito che accomuni, al di là delle appartenenze politiche, le città di buona volontà e i loro vertici politici. Lo riprendo perché è semplice, bello, del tutto condivisibile e già firmato da decine di sindaci di città piccole e grandi. Vi suggerisco di leggerlo e ve ne propongo l’incipit: "Siamo cittadini che amano il proprio Paese, la propria terra, la propria Città e sentono la responsabilità di migliorarli. Nel nostro lavoro ci impegniamo perché tutti, soprattutto i giovani, guardino al futuro con speranza e fiducia. Crediamo che per la rinascita del nostro Paese dobbiamo affermare il primato del merito. Affermare e premiare il merito significa legare l'impegno individuale, la responsabilità personale, la competenza che ognuno porta con sé ad obiettivi concreti, a risultati misurabili e verificabili da parte di tutti i cittadini. Solo così si accendono motivazioni e desideri, si realizza il bene individuale, l’integrazione, il bene comune".
  • Il secondo fatto è di giovedì scorso: l’approvazione alla Camera (era stata già approvata al Senato) della legge delega di Brunetta sulla produttività del lavoro pubblico di cui abbiamo già abbondantemente parlato, che ha nel riconoscimento del merito (e nella sanzione del demerito) la sua stessa base politica.
    Ho già scritto quello che mi piace e quello che non mi piace di questa delega. Il passaggio alla Camera l’ha in parte migliorata, senza però eliminare molte delle cose che mi lasciavano perplesso: tra tutte la riforma in senso governativo-presidenzialista della Corte dei Conti che, come sapete, io non amo molto almeno così come è fatta infarcita di giuristi, ma la cui indipendenza è bene democratico prezioso.
  • Il terzo fatto è il convegno che l’area dei “liberal PD” ha proposto a Acicastello (Catania) venerdì scorso con il titolo appunto “La sfida del merito”: ne hanno parlato in tanti e sui nostri temi vi suggerisco di sentire (grazie a Radioradicale e al suo impagabile servizio) l’intervento di Ichino.
Su Saperi Pa trovi approfondimenti e relazioni sul tema della meritocrazia

E allora? perché il titolo di questo editoriale è così pessimista?
Ve lo spiego subito: perché quando dalle parole si passa ai fatti di questo riconoscimento del merito non c’è traccia. Avevamo cominciato dalla proposta di un sindaco e allora restiamo sui comuni: siano essi virtuosi o viziosi, risparmiatori o scialacquoni la legge finanziaria li tratta tutti allo stesso modo. I tagli lineari sono gli stessi, l’autonoma responsabilità è di nuovo azzerata: si legga, tra tutte, la norma che non permette agli EL di reinvestire i proventi di dismissioni, neanche se il comune è economicamente virtuoso.

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E’ un vecchio ritornello: senza possibilità di gestire autonomamente le risorse, di fare risparmi e goderne, di essere rigorosi (rigore che deve tornare a vantaggio dei cittadini) parlare di merito diventa appunto un esercizio retorico. Quando alle parole seguiranno i fatti? Quando il Ministero dell’economia e la Ragioneria Generale dello Stato si allineeranno alle dichiarazioni di principio che tutta la politica (anche quella omologa al ministro) chiede ormai a gran voce.

E per venire alla vita quotidiana delle amministrazioni, quando riapriremo ai giovani talentuosi (core ricordavano nella scorsa newsletter) le nostre amministrazioni per un’iniezione di innovazione? A quando le date del prossimo corso-concorso per entrare nella PA? A quando la legge per una nomina trasparente dei vertici delle Aziende sanitarie?

In quel giorno potremo pensare che il riconoscimento del merito avrà superato la fase enunciativa e sarà divenuto un vero diritto.


[1]Per chi non fosse convinto suggerisco un esercizio: digiti - “scelta dei primari” +merito” nella ricerca Google. Esce quasi un migliaio di documenti. Cominci ora a leggerli tutti: ce n’è di tutte le fonti statali, regionali, politiche, sindacali ecc. Per ultimo legga le date degli articoli e vedrà ahimè che sono anni che si dice esattamente la stessa cosa, per fare appunto l’esatto contrario!

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Commenti

IL MERITO NELLA P.A. !!!

Sono Franca Caruso (all'anagrafe Francesca,) dipendente del Ministero dell’Economia (ex Tesoro), impiegata, con un compito rilevante di responsabilità da diversi anni (Capo Servizio del Settore Scuola), presso la Direzione Territoriale dell’Economia e delle Finanze di Catanzaro.
Nel maggio del 2002 ho partecipato ad un concorso per titoli ed esami, bandito a livello nazionale, ma di pertinenza regionale, per il passaggio alla posizione conomina C3.
Mi sono classificata al primo posto.
Dopo due anni dalla conclusione delle prove di esame e nell’attesa di avere la meritata promozione, poiché alcuni impiegati appartenenti alla qualifica C2 non sono riusciti a vincere le prove concorsuali, mediante interventi di “alta politica”, è avvenuto un accordo a livello centrale tra l’Amministrazione e le OO.SS., in base al quale la graduatoria di merito, ancorchè approvata con decreto pubblicato sulla G.U., è stata modificata ed io, da prima che ero, sono diventata ultima. Così il merito va a farsi benedire e sono inquadrati alla qualifica superiore i non vincitori.

Come me, altri venti colleghi subiscono la stessa sorte in diverse regioni d’Italia.
Mi rivolgo ad un legale e presento il mio bel ricorso al Giudice del Lavoro di Catanzaro; dopo tanti anni di rinvii, finalmente si tiene l’udienza: il ricorso viene respinto con una motivazione ridicola.

Lo scorso anno, durante le discussioni e le polemiche sulla Pubblica Amministrazione e gli impiegati “fannulloni”, si è occupato della vicenda il Corriere della sera, ma, evidentemente, ci saranno stati interventi dall’alto e la cosa è morta sul nascere.
Ho scritto più volte a “mi manda rai-tre”, “striscia la notizia”, “le iene”, “Maurizio Costanzo”, “Tg7”, e non so più a quanti altri media: nulla da fare.

Ho scritto più e più volte ai Capi del personale presso il Ministero dal quale dipendo: il nulla.

Nel frattempo, il collega di Perugia, per altro ancora giovane, si è ammalato di tumore all’addome ed è morto, lasciando famiglia. Magari non sarà per quello che si è ammalato, ma il pensiero rimane… Anche perché, a seguito di questo stravolgimento di regole a procedure concluse, nell’ambito degli Uffici si sono create situazioni gravi di disagio: il vincitore va in coda e passa avanti l’altro che non aveva vinto… immaginarsi…

Mi sono chiesta e ci siamo chiesti: come è possibile subire una così grave ingiustizia? Ho sempre lavorato con dedizione e senso del dovere, ho esibito i miei titoli accademici, conseguiti con tanto sacrificio, HO VINTO IL CONCORSO, ho un curriculum di tutto rispetto nell’ambito dell’Ufficio. Ma evidentemente non basta, non conta il merito ed io non so più a quale santo votarmi per essere ascoltata e far sì che anche gli altri colleghi lo siano.

Non solo: come è possibile che la “giustizia” sia così soggettiva rispetto ad una medesima problematica se, quattro giudici, in altrettante regioni, esprimono nel merito un parere addirittura opposto?

Cordiali saluti. Franca Caruso

meritocrazia e realtà

Editoriale di ampia portata, caro Presidente, che anche se parte dall’elemento “merito nella PA” tocca nervi scoperti della politica e delle lobby di potere in Italia. Si, perché è vero che di merito parlano tutti, e tutti, sempre, ne hanno parlato: ci ricordiamo forse di qualche Ministro o Sindaco o Presidente di Giunta che abbia sostenuto che la carriera nella PA la devono fare gli “amici” o che gli incarichi si devono affidare a dirigenti bravi ma, soprattutto, fedeli ? Nessuno lo ha mai detto ma è essenzialmente quello che si è sempre fatto e che oggi, con la PRIVATIZZAZIONE del rapporto di lavoro è ancora più difficile da contrastare; perché l’indipendenza e l’imparzialità di un manager, di un dirigente, di un funzionario e di un semplice impiegato, magari “responsabile di procedimento”, è divenuta una variabile opzionale in quanto il legame con il “dirigente sovraordinato” o con il “politico” è sempre più soffocante in quanto è sempre più facile allontanare un dirigente scomodo senza pericolo di commettere – se solo si è un po’ attenti – alcuna illegittimità palese.
D’altro canto, la gestione del personale impiegato è sempre più difficoltosa in quanto, tranne alcuni casi rarissimi, non esistono gli strumenti per esercitare non solo il controllo e la sanzione ma soprattutto il riconoscimento della professionalità e del merito: i contratti collettivi del personale non dirigente prevedono poco, uguale per tutti (o quasi) e necessità di consenso del sindacato per ogni azione nei confronti del personale (e qui si distingue tra chi ha la tessera giusta e chi ha quella sbagliata).
Questo Governo, come gli altri, continua a parlare dei temi dell’efficienza e dell’efficacia ma continua, come gli altri, ad attribuire incarichi ed a fare nomine non solo di soggetti politicamente vicini (criticabile ma comprensibile) ma continua anche a prevaricare in modo palese dirigenti e funzionari con esperienze e professionalità dimostrate, inserendo soggetti esterni alla PA molto fidati.
Le norme che si accinge a promuovere in materia di PA mancano di una preliminare strategia costituzionale che rispetti i cittadini ed i cittadini dipendenti della PA: sono ancora iniziative tese a coprire un buco o a facilitare le azioni che ho accennato. Basti dire che la regione Lazio, dopo essere stata ripetutamente sanzionata dal TAR e dal Consiglio di Stato per le nomine illegittime a dirigente fatte senza concorso nei confronti di personale senza requisiti, si accinge ad approvare una legge regionale di sanatoria.
Esempi del genere sono innumerevoli e la causa è sempre la necessità della politica o, meglio, del politico, di asseverare la PA quale strumento di distribuzione di benefici e, quindi, utile per assicurarsi il consenso elettorale da parte di lobby e gruppi di potere.

meritocrazia

Sulla meritocrazia nel ministero dell' Economia, offro la mia testimonianza, condivisa con altri 20 funzionari provenienti dalla posizione C1,vincitori di corso-concorso nel 2002, per la posizione C3;nel 2004 viene pubblicata la graduatoria di merito sulla G.U, ma di seguito, veniva pubblicata una diversa graduatoria(di demerito?)con la quale si dava la priorità ai concorrenti provenienti dalla posizione di partenza più elevata C2, a prescindere dal punteggio e a prescindere dallo stesso bando secondo il quale la priorità doveva essere riconosciuta solo a parità di punteggio ottenuto.
Da prima, sono diventata ottava,(i posti a concorso erano 7) pur avendo un punteggio di 16 punti più alto rispetto a chi mi è stato preposto. Dopo il danno...la beffa:ci viene offerto di subentrare nella posizione C2 lasciata libera dalle persone che ci hanno "scippato" il posto guadagnato; un po' come baciare la mano che ti bastona.Abbiamo accettato questa elemosina:1) come parziale risarcimento del danno subito, mentre avevamo già avviato i ricorsi al giudice del lavoro;2) perche se non avessimo accettato e fossimo rimasti in posizione C1, con la riapertura dei corsi di riqualificazione, saremmo stati scavalcati anche da tutti i colleghi più giovani e meno esperti di noi.Siamo stati estromessi anche dalla graduatoria degli idonei e il famoso"doppio salto" negato ai vincitori è stato concesso anche agli ultimi degli idonei.
Ci hanno rovinato irrimediabilmente la carriera, i ricorsi vanno per le lunghissime...uno di noi 20 è morto di tumore e noi che, senza timore di smentite ci siamo rivelati i "migliori funzionari" per curriculum e per meriti, stiamo ancora penando e aspettando giustizia. ma quale giustizia risarcirà mai noi o i nostri eredi dell'umiliazione, delle perdite di chances e delle beffe subite?

Merito

intervento positivamente critico e purtroppo veritiero.Complimenti

Sfida del merito

Condivido la sua riflessione, credo che se qualcuno si andasse a studiare un tantino la storia ed in particolare la rivoluzione francese potrebbe vedere diversi paralleli, oggi siamo nella fase (con le dovute evidenti diversità per fortuna) del terrore rivolto ai dipendenti pubblici incolpati di cose delle quali hanno sì colpa ma non primaria perchè sappiamo bene che certi comportamenti sono e sono stati favoriti e sinanche incoraggiati dai governanti di turno (a tutti i livelli) nella storia della Repubblica. Volevo solo fare un piccolo magari insignificante esempio - di segno contrario - che in questi giorni ho anche quantificato economicamente.
Durante la programmazione comunitaria conclusasi nel 1999 (di fatto poi nel 2001/2) ho avuto il compito di realizzare (da solo) il sistema informativo di un obiettivo comunitario nella mia regione (la società informatica della regione aveva tempi biblici rispetto alle necessità) e per fare questo non ho badato a mansionario, orari, ferie, sabati, domeniche. L'ho fatto con passione ed entusiasmo duplice in quanto appassionato e preparato nel settore della programmazione e dei database e perchè vedevo che tutto ciò avrebbe avuto un effetto sull'occupazione e lo sviluppo economico nella Mia Regione come in effeti poi è stato.
Cosa ho avuto in cambio oltre ad alcune ore di straordinario al mese (poche)? Niente!
Ma non me ne lamento, ho fatto quello che mio Padre mi aveva insegnato, il mio dovere di cittadino, nient'altro!
Ah sì, gli ispettori comunitari si sono presi la briga di scrivere un capoverso dove ci hanno encomiato per il sistema informativo realizzato, questo sì.
Assessori regionali? Mai visti!
Dirigenti superiori? Nemmeno!
Il Brunetta di turno? Ma figuriamoci!
Forse che in questa Regione (FVG) con ancora influssi austro-ungarici avevamo ben poco da mettere in riga?
Ho quantificato, ai valori di oggi, il risparmio per l'amministrazione: oltre 300.000 Euro (dedotto il mio costo - costo! non stipendio).
E poi ho proseguito a fare cose simili... (come anche in precedenza d'altronde).
Per inciso: sulla malattia avevamo già tutto, quello che si è aggiunto è l'obbligatorietà della visita (già sperimentata nel 2001 ed abbandonata per l'antieconomicità) e gli orari (vergognosi).
E se ne esce un qualsiasi Brunetta a legiferare di merito?
E come me ce ne sono tanti, anche molto migliori.
Chiedo rispetto, nient'altro.
Non temo il giudizio ed il confronto, abbiamo già gli obiettivi che regolarmente raggiungo ed il premiale che regolarmente prendo (chissà come mai?) ma non accetto la colpevolizzazione.
A fine anni '80 avevo partecipato ad un progetto di analisi organizzativa che poi, per chiara volontà politica, è stato affossato. In quella occasione ho visto spesso il nefasto influsso della politica nell'ambiente di lavoro e le aree diciamo "regolari" e quelle un pò "fuori" (poche).
Per sistemare le cose bastava la volontà di applicare le regole esistenti. Niente di più. Ma non c'era.
Se ci sono profittatori stanateli ma senza penalizzare chi fa il suo, così ci si fa solo dei nemici e cominciate dall'alto.
Scusate lo sfogo ma come diceva Eduardo:
"a' da passà à nuttata"
(scusate eventuali imprecisioni nella citazione)
Cordiali saluti,
L.Corolli