Editoriale

Ma dalla crisi usciremo in macchina?

Leggendo le misure anticrisi approvate dal Governo è lecito porsi delle domande che provo a girarvi: siete certi guardando le strade delle nostre città, come sto facendo io dalla mia finestra d’ufficio, che abbiamo bisogno di aumentare/sostituire il nostro parco macchine (e non continuino a raccontarci che abbiamo il parco macchine più vecchio d’Europa senza dirci che abbiamo anche il maggior numero di automobili per abitante) incentivandolo con i pochi soldi a disposizione? Siamo certi che, uscita dalla crisi, l’Italia che vogliamo è questa?

Siamo certi (magari chiedetelo a qualche amico inglese o francese o ricordatevi dell’ultima visita in casa loro) che abbiamo bisogno di migliorare la nostra dotazione di mobili o di elettrodomestici?

Qualcuno si ricorda, invece, dei dati dell’eurobarometro che vi ho presentato a fine anno? Del fatto che tutti i Paesi nostri concorrenti hanno più Internet, più larga banda, più servizi online (e li usano ben di più)?
Mi pare che, come non mai, siamo ad un bivio tra un’Italia che vuole a tutti i costi far finta di nulla e tirare a campare con quello che ha sempre fatto e un’Italia digitale che non riesce a nascere. Il dramma è che chi sceglie è sommamente ignorante (avete capito bene, sostengo che è ignorante) e quindi sceglie sulla base del già conosciuto, del consolidato, dei posti di lavoro da salvare, piuttosto che di quelli da creare.

Mi si dirà che anche le industrie automobilistiche degli altri Paesi europei sono aiutate: in parte è così, ma perché allora non confrontate le grandi campagne per portare le reti di nuova generazione che stanno facendo Francia, Spagna, UK, Germania, per non parlare del piano Obama? Noi in Italia possiamo fare tutto? Possiamo permetterci tutte e due le priorità: garantire l’industria matura e scegliere insieme il nuovo?
Se possiamo farlo allora facciamolo; se, come credo, la mole del debito pubblico ce lo impedisce allora, cari miei, hic Rhodus, hic salta: è il tempo delle scelte. E le scelte che vedo non mi piacciono per nulla: all’innovazione toccano le briciole, alla scuola e all’Università manco quelle, agli investimenti per la larga banda e per l’accesso universale alla rete fondi incerti e procrastinati.

Eppure tutti gli esperti conoscono bene e hanno ricordato più volte l’effetto moltiplicatore in PIL e in occupazione degli investimenti in innovazione, in ricerca, in rete, in servizi avanzati. Non ci mancano studi né proposte: potete leggere sul nostro sito una sintesi di quello che hanno detto i capi azienda dei principali operatori di ICT, che abbiamo chiamato a discutere del futuro della rete in un incontro informale con il Presidente della IX commissione della Camera On.le Mario Valducci.
Nonostante questo, quando si parla di incentivi alle imprese l’accesso alla rete non viene neanche nominato, quando si parla di infrastrutture vengono sempre prima le opere di cemento, quando si parla di posti di lavoro vengono sempre prima quelli che già lavorano e non i giovani della nuova economia, che aspettano alla porta.

Ma, statene certi, dalla crisi non si esce in macchina: quelli erano gli anni ’60 ragazzi!

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Commenti

Fronteggiare la crisi col vecchio?

Sono daccordo con Lei. Il punto cruciale in effetti è: non si può uscire dalla crisi SENZA PUNTARE SUL NUOVO. In questo senso, incentivare "nuove" auto che sono sostanzialmente uguali alle vecchie (qualche grammo in meno di CO2...) fossero ibride, elettriche, a celle a combustibile,... allora sì.
Quel che si ottiene è buttare ciò che funziona ancora, riempendo discariche su discariche.
Queste risorse devulute all'auto nonn sono sottratte solo ad internet (per la quale è questione di nuova MENTALITA' più che di maggiori risorse): sono sottratte alle energie rinnovabili. L'Italia deve darsi piani ambiziosi come ricoprire i tetti di pannelli solari: FARE cioè UNA COSA MAI FATTA PRIMA e NON BUTTAR NULLA, MA AGGIUNGERE ciò che serve. E' lì che vorrei vedere gli incentivi veri. E' lì il NUOVO, l'unica posssibilità per i nostri figli.
Ing. Giovanni Piazzo
INPDAP
D.C. Sviluppo Organizzativo e Formazione
V.Ballarin, 42 Roma
Tel. 06 5101.7769
Fax. 06 233.236.599

misure anticrisi a favore dell'auto

Concordo pienamente.
Aggiungo solo che mi sembra che da parte dei media (giornali e men che meno televisione) non vi sia un grande sforzo per criticare questo assurdo modello di sviluppo basato sulla mobilità privata, cioè su questa invasione costante ed inarrestabile delle automobili nella nostra esistenza.
Viene da ricordare una icastica vignetta di Bucchi su Repubblica di qualche mese fa in cui un figlio chiede al padre "Papà come sarà l'auto del futuro?" ed il padre risponde "Ferma, figliolo".
Nel frattempo però le auto ferme parcheggiano nelle nostre vite.

Eppure potremmo uscirne in carrozza

Oggi sento dire che si riparte con il nucleare: non riesco a crederci!
Invito tutti quanti a visionare un film che gira gratuitamente su internet e che ha avuto uno strepitoso successo:"Zeitgest" rimastered edition con sottotitoli in italiano.
Successivamente è stato prodotto anche "Zeitgeist addendum", sempre sottotitolato, dove potrete scoprire che abbiamo già disponnibile tutta l'energia pulita e rinnovabile di cui abbiamo bisogno, e abbiamo anche la tecnologia per utilizzarla. Allora perchè non lo facciamo?
Scoprite perchè e prendete visione il "Venus Project", perchè, come dice il suo promotore, sarà la scienza a salvare il mondo, non i politici, che non sanno e non conoscono niente!(per non dire altro..)

L'automotive è l'edilizia di una volta.

Investire in ricerca e sviluppo ? Certo ma sarebbe il caso di vedere cosa ha prodotto la massa d investimenti fatti in passato altrimenti si danno solo quattrini in consulenze e progetti più o meno fumosi e inutili.
Oggi che per far partire un'opera pubblica ci vogliono i poteri speciali della protezione civile (non perché le leggi siano sbagliate ma perché manca la capacità e la voglia di applicare le normali procedure applicate nel resto d'europa) forse il sistema più veloce per attivare la spesa sono proprio gli incentivi alle auto: nel giro di qualche settimana si rimette in moto una miriade di attività e ci si guadagna in termini di consumi di carburante e di produzione di anidride carbonica. Non credo che la sola ricerca fondamentale possa servire a far uscire dalla crisi in tempi brevi così come credo che prima di riuscire a posare la prima pietra di una nuova centrale (nucleare?) quelli che hanno perso il lavoro ne hanno già trovato un altro .... o sono in età da pensione.
Le infrastrutture e la ricerca dovrebbero essere pianificate in tempi normali e non sotto la spinta dell'emergenza perché dispiegano gli effetti in tempi lunghi e nell'immediato rischiano di aggravare le crisi perché nell'immediato -tra professionisti e società di consulenza- distribuiscono ricchezza ai meno bisognosi.

Navigazione a vista

Ricordo male, o fino a poche settimane fa Berlusconi escludeva ogni aiuto di Stato alla Fiat?
Oggi ha cambiato idea; solo “per imitazione” di altri? O perchè non saprebbe come impiegare quei pochi quattrini che ha, in modo diverso?
Obiettivamente: ai 50 o 100 mila cittadini che bene o male campano di Fiat, gli chiediamo di andare a casa subito, in cambio della promessa che i loro figli avranno tutta la banda larga che vogliono e gratis, e un gran futuro da ricercatori? Così, dall’oggi al domani?
Leggo testualmente sul sito della Presidenza del Consiglio: “I quattro assi su cui ruota il provvedimento: Salvaguardia dell'ambiente e lotta all'inquinamento; più sicurezza sulle strade; impulso alla ricerca e all'innovazione; totale coerenza con le misure Ue.”
C’è anche R&D, giusto? Solo parole vuote? Cerchiobottismo a buon mercato?